Aglianico del Vulture DOC D’Angelo 2001

C’è una parola che proprio non riesco a mandare giù, un termine che appartiene ampiamente al vocabolario comune ma nel quale al tempo stesso non riesco a non leggere prima gli aspetti negativi dei positivi. È vino “base”.

“Cominciamo con il nostro base?”

Ma base de che? Ok, è sempre quello che costa meno. Nella stragrande maggioranza dei casi le uve delle vigne migliori sono altrove. In genere matura in contenitori meno costosi e per meno tempo dei suoi fratelli maggiori. Viene prodotto in più esemplari. Ma, e questo è nodo centrale, non è necessariamente così meno buono degli altri da meritarsi questo suo essere relegato nella riserva indiana dei vini da saltare a pie’ pari.

“No guardi, i base li salterei. Inizierei l’assaggio con gli altri.”

Mi prodigo allora in equilibrismi linguistici che in genere si sintetizzano con “vino d’ingresso”. Ma sono aperto a suggerimenti.

Questo Aglianico del Vulture di D’Angelo quando è uscito costava una manciata di euro. Oggi, a una decina d’anni di distanza, è scuro e cupo. Introverso, vuole molti minuti per aprirsi e raccontare tutte le sfaccettature della sua bellissima evoluzione. C’è una componente fortemente ematica ed animale che si fonde con sentori di prugna, di asfalto e di cenere: tutte note inserite in un affascinante contesto mediterraneo. In bocca scalpita e scalda il cuore. Ha una trama soffice e vigorosa, intrigante nel suo rivelarsi così sinceramente vulcanica. Di questo Aglianico del Vulture di D’Angelo oggi vorrei averne la cantina piena, alla faccia del suo essere “base”.

Giorno tre: l’Aglianico del Vulture

10.00. Cantine del Notaio nonostante non sia una delle realtà storiche del Vulture è una delle cantine più conosciute. Gerardo Giuratrabocchetti da questo punto di vista non ha dubbi: quello che serve più di ogni altra cosa, oggi, è un grande lavoro di comunicazione volto a promuovere tanto i vini quanto il territorio. E probabilmente ha ragione, questo piccolo angolo di Basilicata racchiuso tra i comuni di Melfi e Rionero alle pendici di quello che era un vulcano è un posto speciale. Molti vigneti, in particolare quelli esposti a sud-est, godono di una vista spettacolare e la luce -ah, che luce- in giornate come quella di oggi dona a tutto il panorama una luminosità pazzesca, rapisce gli occhi.

Ci vorrebbero mille parole per raccontare la quantità di informazioni che Gerardo ha voluto condividere oggi. Dalla conformazione geologica della denominazione alle differenze dei suoli. Dalla conduzione biodinamica del vigneto all’idea di un aglianico capace di regalare diverse tipologie, sia spumantizzato che leggermente passito. Sapete cosa? È cantina che va visitata (anche per le bellissime cantine di maturazione nel centro del paese, cinquecento metri quadri scavati nella roccia intorno al sedicesimo secolo).

12.00. Alfredo Cordisco di Eleano è un vignaiolo tout court: è perfettamente a suo agio nel parlare di suoli, nel passeggiare in vigna per spiegarti meglio i diversi tipi di potatura, nell’arrampicarsi sulle botti per prendere un campione dell’ultima annata e nel degustare i tanti vini comodamente seduto in ufficio. I suoi Eleano e Dioniso sono due Aglianico del Vulture dallo stile inconfondibile, sempre freschi ed eleganti. Menzione speciale poi per l’Ambra, un passito di moscato fatto di intensità, complessità e da una beva davvero fuori dal comune.

15.00. A proposito di eleganza, ieri sera a cena mi sono imbattuto nel 2007 di Macarico: un vino che ha ridisegnato ai miei occhi i confini della tipologia. Davvero, non credevo di trovare a Barile un aglianico così definito, di così grande pulizia ed espressività. Ovviamente sono subito corso in cantina per vederci chiaro. Rino Botte, il proprietario, scandisce il ritmo delle parole con calma, con quell’accento profondamente influenzato da oltre trent’anni trascorsi a Cremona. Affascina e coinvolge mentre racconta la sua idea di Vulture, da quel vigneto così atipico per la zona, una densità di impianto che sfiora le diecimila piante per ettaro, allo stile di vinificazione, interamente incentrato nell’impedire stress eccessivi al vino. In una parola eleganza, appunto.

18.00. Ah, nel tardo pomeriggio mi sono voluto ritagliare un’oretta per salire il Monte Vulture e andare a vedere i due laghi di Monticchio, due specchi d’acqua che occupano quelle che erano le bocche del vulcano. C’è poco da dire, sia per la spettacolare strada che porta fin lassù che per i laghi in sé.

20.00 Stasera serata tranquilla, mi dico mentre con lo sguardo torno ai tetti di Melfi. Domani è giornata tosta. Che bello però.

Giorno due: Cantina Carbone, Melfi


Comincio dalla fine. Lo Stupor Mundi 2011 assaggiato dalla vasca è un Aglianico del Vulture abbastanza definitivo. Non si tratta di un assemblaggio, è frutto delle vigne più vecchie di Cantina Carbone e già adesso, a pochi mesi dalla vendemmia, ha il sapore del grandissimo vino. Certo, deve ancora andare in legno e maturare per molto tempo, deve affinare tutte le sue possibili asperità nonostante un equilibrio già invidiabile e magari nel 2014, quando finalmente uscirà in commercio, mi rimangerò quanto detto. Ma tant’è, oggi mi è piaciuto da matti.

Mentre scrivo queste righe il sole sta tramontando alla mia destra. È panorama suggestivo, illumina il versante occidentale del Monte Vulture e dona ai tanti tetti di Melfi un colore particolarmente accogliente (anche se la foto non rende del tutto l’idea). Dalla strada qualche clacson mi riporta ai tanti assaggi di oggi e mi chiedo quanto riesca ad essere completamente obiettivo: Sara Carbone oltre ad essere una cara amica è forse la persona che più si è spesa per aiutarmi nell’organizzazione di questo viaggio, a lei va molto più di un grazie (per non parlare poi di Luca Carbone, straordinario cicerone tanto in vigna quanto tra le botti della cantina). Dicevo dei vini? Il fiano è bianco deciso e scattante, di grande espressività nonostante sia al di fuori da quella che viene comunemente considerata come la sua terra d’elezione. Gran buono il 2011, quando uscirà sarà bere con avidità (bhè, magari anche da aspettare, vuoi vedere che questo fiano ha qualcosa da dire anche sulla lunga distanza?). Il Terra dei Fuochi è un aglianico senza grandi ambizioni, un vino da tutti i giorni nella migliore accezione possibile del termine, un bicchiere che coniuga l’espressività del vitigno ad un corpo mai eccessivo, misurato, gentile. Tutte caratteristiche che si ritrovano in pieno nel 2010, versione decisamente più sottile e sussurrata del generoso 2009. E poi lo Stupor Mundi. Il 2008 è straordinario nell’affiancare ricchezza e un grande slancio gustativo, ti prende e ti porta via. Un magnifico Aglianico del Vulture.

Una giornata di collegamenti: ancora #AglianicoDelVulture1

– “E’ semplicemente vino. Niente di serio, infatti per lui, per il suo territorio e per le sue persone, facciamo migliaia di chilometri.” Andrea Bezzecchi, su Fienile in fermento.

– “Abbiamo attivato i nostri telefoni e abbiamo organizzato tutto, dalla visita guidata, alla degustazione nel nostro negozio di prodotti tipici, al laboratorio del Pane di Matera IGP sino alla cena al ristorante Baccanti.” Angela Bottarini, su Sapori dei Sassi.

– “#Aglianicodelvulture1 è nato grazie alla disponibilità di Sara Carbone, e all’entusiasmo di un gruppo di appassionati che hanno pensato di estenderlo utilizzando Twitter e Facebook.“, Fabrizio Vicari su GustoVino (anche qui e qui).

– “Tanti amici da riabbracciare, altri da conoscere, da svelare. Tutto questo grazie sempre e solo al nostro amato web 2.0.“, Sandra Salerno, su Un Tocco di Zenzero.

Aglianico del Vulture DOC – Grifalco, Damaschito 2007

Aglianico | 15-20 €

Davvero, in quanti dopo aver prepotentemente messo il naso nel bicchiere, alla cieca, penserebbero di trovarsi di fronte ad un Aglianico del Vulture? Cioè, qui il pensiero corre veloce altrove, ed ogni riferimento al Piemonte non è puramente casuale.
Ci sono note vegetali, ferrose, terracee, al tempo stesso scure e nobili. Bellissimo, da rimanere incantati per profondità e finezze. In bocca è sostenuto da un gran succo senza mai apparire troppo, come se entrasse in punta di piedi e, solo dopo, ci rendesse partecipi di tutta la sua forza espressiva. C’è sapidità ed un’invidiabile trama tannica, che quasi asciuga il palato. Chiude verticalmente, lasciando dietro di sé una grande idea di tensione. Da non mancare, e da aspettare.

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E scusate se del Damaschito non ho fotografia alcuna, ma ci tenevo a scriverne.

Aglianico del Vulture DOC – Elena Fucci, Titolo 2007

Aglianico | 20-30 €

Quando Elena Fucci ti parla del suo Titolo ti guarda negli occhi, sicura di sé. Poi, mentre fai qualche domanda, l’espressione diventa curiosa ed interessata. Trasmette passione, non è cosa da poco. E poi il suo Titolo è Aglianico del Vulture deciso e definito, buonissimo nel coniugare gentilezza e rigore.

Subito, apparentemente, sembra quasi sconti quella sensazione data dall’utilizzo della botte piccola, ma è idea che scorre via veloce. C’è sostanza, sotto. Gli aromi giocano su vari toni di dolcezza, penso alla speziatura, ad una certa balsamicità. In bocca è fresco, caratteristica che si trascina piacevolmente lungo tutto l’assaggio, nitido, stilisticamente impeccabile nel trovare una perfetta geometria tra le curve e gli spigoli. Finisce come aveva iniziato, con eleganza. Un Aglianico del Vulture femminile, ma non per questo fragile.

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Foto di Alessandro Marra

Aglianico del Vulture DOC – Eleano 2004


Aglianico | 20 €

Trovarsi nel bicchiere un Aglianico di sei anni e non sentirli, neanche un po’. Eleano regala un’interpretazione del Vulture particolarmente elegante e definita, e l’impressione, dopo il primo sorso, è di trovarsi di fonte ad un vino capace di continuare a regalare sorprese e soddisfazioni. Anche poi, nel tempo.

Il naso è straordinario. Nessun protagonista ma la capacità di fondersi a vicenda per regalare un bouquet estremamente sfaccettato e fine. Erbe officinali, ma anche goudron e ciliegia. In bocca è sottile, caldo, con una trama tannica particolarmente integrata al tutto. La potenza è altrove, anche sul finale, che sembra ritornare su quell’idea di terziario che tanto aveva affascinato, prima. Un Aglianico del Vulture prezioso.

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Aglianico del Vulture DOC – Michele Laluce, Le Drude 2006

Aglianico | 15-20 €

Una delle sorprese della grande degustazione di Melfi del 5 agosto si chiama Michele Laluce. Il suo è un Aglianico da botte grande capace di coniugare complessità, eleganza, succo. Scusate se è poco.

Un’espressione stilistica di grande bellezza quindi, il cui naso sa regalare un ventaglio di profumi che variano dal caldo del frutto per arrivare ad un sottofondo fatto di spezie e di leggera balsamicità. E poi in bocca, che sorso. C’è scorrevolezza, polpa, freschezza, corpo. Rimane in tensione lungo tutto l’assaggio per finire pulito e leggero, quasi vibrante.

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Foto di Maria Grazia Melegari

Una giornata di collegamenti: #AglianicoDelVulture1 continua, in rete

– “#AglianicoDelVulture1 è stata la più importante operazione di comunicazione di un territorio del vino fatta in Basilicata dalla notte dei tempi. E ho detto tutto.“, Filippo Ronco, su Back Office.

– “Ma sopra e prima di tutto, il vino. Basilisco, Camerlengo, Cantine del Notaio, Eleano, Elena Fucci, Eubea, Grifalco, Laluce, Macarico, Musto Carmelitano, Paternoster. E Carbone, certo, non sopra agli altri ma accanto, insieme, in batteria e con modestia, con quel nitido intento di avanzare senza scavalcare, anche quando sei tu [Sara Carbone, n.d.r.] l’artefice di tutto.“, Alessandro Morichetti, su Intravino.

– “Aglianico, l’antico Ellenico. Ne scopro un’inaspettata eleganza, sul Vulture. Il tannino e l’acidità sono il nerbo di un corpo sempre notevole, dal cuore rustico. Ma nel tessuto finale il succo della terra del vulcano (note a volte ferrose, di radici, di tamarindo e china) s’illumina di luce, ed ecco il vino di struttura, generoso e secco, in cui trovi una specie di aggraziata solarità.“, Maria Grazia Melegari, su Soavemente.

– “Quindi, la degustazione vera e propria: non una sfida ma, appunto, un modo per stimolare il confronto e cercare di cogliere l’essenza di un vino e del suo terroir.“, Alessandro Marra su Luciano Pignataro.

#AglianicoDelVulture1

Devi andarci, avevo subito pensato. Non capita spesso infatti di poter assaggiare in un’unica degustazione alcune delle migliori espressioni di un territorio. Avere poi la possibilità di farlo lì, dove nasce, riesce a rendere l’esperienza più completa e consapevole.

Si trattava di un momento di assaggio nato online da un’idea di Sara Carbone che ha visto decine di persone, curiose ed entusiaste, partire alla volta di Melfi con l’intenzione di vivere il Vulture per qualche giorno, grazie anche ad alcune piccole deviazioni di percorso. La Basilicata infatti è lontana, da tutto. Impossibile pensare ad un mordiefuggi, ad una sola giornata da dedicare alla scoperta di questo particolare Aglianico. No, era necessario prendersi i tempi giusti per immergersi -almeno un po’- in questi luoghi talmente belli da lasciarti senza fiato. Arrivare almeno il giorno prima, gironzolare anche dopo. La Basilicata infatti è un posto unico, sia a vederla scorrere velocemente dai finestrini che a sentirne il vento tra i capelli. E’ un posto dove la luce del sole incontra il cielo e la terra formando un alchimia dal sapore quasi mistico. Sicuramente definitivo.

Ed è qui, vicino Melfi, alle pendici di un vulcano ormai spento, che nasce uno dei due o tre più importanti Aglianico, quello del Vulture appunto. Un vino di straordinaria profondità, il cui legame con la terreno che lo vede nascere sembra imprescindibile. Un vino di grande struttura ma raramente troppo aggressivo. Un vino buonissimo, le cui diverse interpretazioni differiscono non così tanto da rendere l’intera denominazione difficilmente interpretabile, anzi. Mi aspettavo bottiglie scorbutiche, ho trovato gentilezza e vigore. E poi quella capacità di portare in superficie tante diverse sfumature. Il frutto e la balsamicità, ma anche quelle sensazioni più crude che facilmente, anni dopo, possono virare verso l’animale. E la mineralità, certo. Basilisco, Camerlengo, Cantine del Notaio, Carbone, Eleano, Elena Fucci, Eubea, Grifalco, Laluce, Macarico, Musto Carmelitano, Paternoster i nomi delle cantine che hanno creduto in questo momento di confronto. Ci sarà occasione di scriverne.

Sono appena tornato, ma il sapore dell’Aglianico del Vulture e della sua terra rimarranno con me ancora per molto.