Assisi DOC – Sportoletti, Grechetto 2006

Sportoletti Grechetto 2006Uvaggio: Grechetto

Continua la ricerca del Grechetto perfetto. Da quando sono tornato a vivere a Perugia per fortuna ho avuto la possibilità di ritrovarmi di fronte uno dei miei bianchi preferiti. Perchè costa poco e ce ne sono decine di interpretazioni – praticamente tutti i produttori del perugino (e non solo) lo producono. Perchè è fresco, leggero, profumato e raramente scontato. Perfetto per la stagione e per un aperitivo, prima del buio. Quello di Sportoletti, e di Riccardo Cotarella, è giallo paglierino chiaro. Ha naso fresco, abbastanza intenso ed elegante. Note agrumate si fondono con sensazioni di frutta esotica e floreali. Ha un’ottima bevibilità, grazie ad una buona acidità. Finisce pulito, con una leggera nota amarognola. La foto è mia. E mi sa che si vede…

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Umbria | Commenta

Il Brunello ed il sangiovese grosso

Dicevano che questa degustazione si sarebbe dovuta chiamare “Il Brunello, quello vero” ma che era un po’ troppo forte, visti i tempi. Poi è notizia di oggi che anche l’Erbaluce avrebbe i suoi problemi, dopo quelli di Montepulciano e Montalcino. Insomma. Tempismo perfetto. Aspettiamo la prossima denominazione al varco.

Però è vero che non esiste momento migliore per ribadire, assaggiandoli, che ci sono produttori (la stragrande maggioranza) che fanno ottimi Brunelli, ovviamente rispettando le regole, e che sono quelli che poi, sulla lunga distanza, non hanno bisogno di nascondersi dietro a giochini vari. Perchè sono espresioni di un bellissimo territorio, sono vini ricchi di personalità e, guarda un po’, sono buonissimi. Prodotti di grande spessore, quindi, per una delle più belle degustazioni cui abbia partecipato. Sandro Sangiorgi ha questa capacità di esprimersi in un modo estremamente bello e semplice, anche quando i concetti facili non lo sono affatto. E poi in sottofondo c’era l’ultimo disco solista di Eddie Wedder, splendida voce dei Pearl Jam.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia 2000

Tutti i primi tre Brunelli non hanno grandi ambizioni di colore. Sono tutte diverse espressioni di un rosso granato piuttosto leggero ed elegante. Naso ricco, per il Col d’Orcia, di sensazioni di frutta rossa e di sensazioni terziarie: catrame, cuoio, vaniglia. Inizialmente molto intenso, poi perde qualcosa. In bocca è giovane, leggeremente sapido, comunque equilibrato. Complessivamente molto corretto. E formale.

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Brunello di Montalcino DOCG – Il Paradiso di Manfredi 1998

Qui il naso è leggermente più evoluto, è elegantissimo e di grande complessità. Sentori di terra, di sigaro, note legnose e di umidità. In bocca è leggiadro, non è invasivo. E’ fresco, meno caldo, molto naturale. Finisce sul metallo e sulla castagna. E rimane a lungo.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Capanna 1998

Il naso è leggermente più intenso degli altri, si parla di grande spessore. Una nota eterea appena accennata fa da sfondo a note carnose e leggermente floreali insieme a radici, liquirizia, tartufo. Grande austerità. In bocca è robusto, caldo, largo. I tannini sono grassi e lo rendono equilibratissimo. Finale di straordinaria pulizia. Coniuga potenza ed eleganza. Severo ed aristocratico. Praticamente perfetto.

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Brunello di Montalcino DOCG – Salicutti, Piaggione 2003

Naso non intensissimo. Note balsamiche, note speziate leggermente dolci, note fruttate sul rosso – fragoline e confettura di fragole. In bocca ha un’alcolicità pungente, nonostante sia piuttosto equilibrato. Meno dritto degli altri. Il finale è lungo e corrispondente con le sensazioni olfattive.

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Brunello di Montalcino DOCG – Le Macioche 2003

Naso dolce, più legnoso e vanigliato degli altri. Quasi esotico. Papaya, tè verde, pepe bianco, agrumi. E poi si scopre che da queste parti il terreno è più sabbioso che altrove. E gli aromi che ne derivano tendono verso una certa imprevedibilità. Molto equilibrato, con una sensazione di legno che ritorna su un bel finale.

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Brunello di Montalcino DOCG – Fattoria Poggio di Sotto 2003

Naso austero. Elegante e raffinato. Note di terra, di goudron, di ruggine, di chiodi di garofano. Sanguigno, se si può dire. Il tannino è gentile, l’acidità piacevole. Grande corrispondenza per una bevuta davvero importante.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Degustare come atto pratico, Toscana | 2 Commenti

Sagrantino di Montefalco Passito DOCG – Ruggeri 2004

RuggeriUvaggio: Sagrantino

Ero a cena alla Bottega del vino (di Perugia, non di Verona). Ed ero irraggiungibile. Telefonino rotto. Era strano, perchè pur infastidito dall’inconveniente ero pervaso da una certa sensazione di libertà. Mangiavo da solo, nessuna sapeva dov’ero. Ed era strano perchè una volta, penso agli anni novanta, era sempre così. E si sopravviveva lo stesso.

Il Sagrantino passito di Ruggeri, un bicchiere prima di andare via, è di colore rosso rubino scuro, a tratti impenetrabile. Al naso sono evidenti sentori tipici per la tipologia: frutti rossi di rovo, spezie bagnate, confettura di lampone. La dolcezza è sorretta da un tannino leggermente astringente e polveroso che tende ad asciugare la bocca. Finale verso l’amarognolo. Piacevole.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Umbria | 2 Commenti

Montepulciano d’Abruzzo DOC – Marramiero, Incanto 2005

Marramiero Incanto 2005Uvaggio: Montepulciano

Vino tosto, l’Incanto. Rosso rubino scuro, pesante, impenetrabile. Al naso si ritrovano sentori speziati, di pepe nero, di vaniglia, di frutta rossa sotto spirito, di prugna. In bocca è bello sapido, robusto, leggermente astringente e lungo, con un finale più addolcito. Con un bel piatto di pecorini stagionati non sfigurerebbe affatto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Abruzzo, Assaggi, Italia | 2 Commenti

Amarone della Valpolicella Classico DOC – Montresor, Capitel della Crosara 1998

Amarone-Capitel-Della-CrosaUvaggio: Corvina, Rondinella

Ed è bello seguire l’evoluzione di una bottiglia. Avevo bevuto questo stesso Amarone, con un caro amico, alcuni anni fa, poteva essere il 2004. Poi ci siamo rivisti, oggi l’occasione era Repubblica Ceca versus Turchia, in tivù, eurpoei, insomma. Da contorno lo stesso vino che tanto ci era piaciuto allora. Vino al culmine della sua maturazione. Di colore granato scuro, con unghia più chiara sui bordi, quasi aranciata. Quasi. Denso e pesante il giusto, con archetti morbidi ed importanti. E se è vero che inizialmente il naso era piuttosto chiuso, ci è voluto poco perchè esprimesse soprattutto sentori terziari, come il cuoio, il tabacco, la liquirizia. Una nota dolce, in sottofondo, di vaniglia ed una nota eterea, come quella delle ciliegie sotto spirito. Equilibrato e morbido, come il tannino. Bocca in generale importante e piena. Finale in corrispondenza con il naso, piacevolemente persistente. Era l’ultima bottiglia. Non sapremo come sarà poi. Ma è davvero un peccato?

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Veneto | 2 Commenti

Umbria IGT – Lungarotti, San Giorgio 2003

San GiorgioUvaggio: Sangiovese, Canaiolo, Cabernet sauvignon

Vino solenne, il San Giorgio. Anche se in questo caso bevuto in eccessiva gioventù. Rosso rubino scuro, con chiari riflessi violacei. Naso di rara intensità. Una sottile nota eterea e balsamica fa da sfondo ad un naso di frutti rossi marmellatosi e sciroppati. In bocca il tannino è leggermente astringente e la sapidità va domata. E’ però largo, nobile, lungo e piacevolissimo. Da lasciare in cantina per riparlarne tra anni. E sarà ancora più buono.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Commenta

VDT – Thierry Puzelat, Le Petit Buisson 2006

Uvaggio: Sauvignon

Sauvignon tosto. Sarà per il colore, tanto, caldo, intenso. Per un naso caratterizzato da una mineralità esplosiva. Per la bocca, carica, equilibrata ed avvolgente. Per il finale, lunghissimo ed elegante. Una bevuta difficile da dimenticare.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Francia, Valle della Loira | Commenta

Morgon AOC – Marcel Lapierre 2005

LapierreUvaggio: Gamay

C’è questo amico che è l’agente qui in Umbria per la Velier che ogni volta è un’occasione buona per assaggiare un bicchiere nuovo. Cose buone, cose meno, cosa buonissime. Il gamay “base” di Marcel Lapierre è estremamente terreno, o terraceo. Lo si sente al naso che è si fruttato e speziato, ma soprattutto emerge questa sensaione di bagnato, come se si mettesse la faccia sopra ad una fattoria appena colpita da un acquazzone. In bocca è equilibrato, ha una freschezza molto piacevole ed un’acidità giovane. E’ però piuttosto importante, non robusto ma quasi. I tannini non infastidiscono ed ha un finale piacevole e fine, come se si addolcisse.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Beaujolais | Commenta

Champagne – Il sacrificio di un Terroir, di Samuel Cogliati

CogliatiVisto che sono in tema vorrei segnalare questo bel libro di Samuel Cogliati, in omaggio a tutti gli abbonati di Porthos ed altrimenti al costo di una decina d’euro. Righe lucide, in cui vengono raccontati gli innegabili problemi che affliggono la patria delle bollicine, a partire dalla coltivazione della vite e all’uso/abuso di sostanza chimiche, dalla questione del dosage alle politiche commerciali. Righe che però ribadiscono quanto quello dello Champagne sia un Terroir unico al mondo e che esprimono un malinconico ottimismo sul suo futuro. Scrive Sandro Sangiorgi nella prefazione: “Eccolo il sacrificio di un Terroir: usare il luogo per generare un affare, senza curarsi degli equilibri ambientali, territoriali e culturali; fingendo di non vedere la progressiva perdita di varietà ed identità.”

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Champagne, Francia, Letterature | Commenta

Gli Champagne di Chartogne-Taillet

Ero a questa degustazione, la settimana scorsa, a Squisito!, a San Patrignano, vicino a Riccione. Mi interessava perchè le occasioni per confrontarsi con la più nobile delle bollicine sono piuttosto rare, soprattutto in ambiti in un certo modo “accademici”. Il titolo era un generico “Champagne”. Sorpresa, quindi, una volta arrivato, nello scoprire che l’occasione era la presentazione da parte di un relatore AIS, in presenza del distributore italiano e della produttrice, di un Récoltant Manipulant (ovvero quel vignaiolo che vinifica le uve di sua proprietà; le grandi Maison infatti non coltivano, o solo una parte, e comprano le uve per i loro prodotti) appena sbarcato sul mercato italiano. Non me ne vogliano, gli assaggi erano sicuramente interessanti, ma era una degustazione a pagamento ed era evidente a tutti che l’occasione aveva un sapore più commerciale che, come dicevo prima, accademica.

Chartogne-Taillet – hanno anche un blog – si trova a Merfy, piccolo comune a circa sette chilometri a nord-est di Reims, nel massiccio di Saint Thierry, probabilmente la zona più fredda di tutto lo Champagne. Producono circa centomila bottiglie, utilizzando tutte e tre le varietà più famose della regione – 30% Pinot Nero, 45% Pinot Meunier, 25% Chardonnay – alcune da alcuni appezzamenti vitati pre-filossera.

Champagne caratterizzati da uno stile comune, molto territoriali, estremamente minerali, con una grande bevibilità.

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Champagne Chartogne-Taillet, Cuvée Sainte Anne Brut S.A.

Uvaggio: Chardonnay 50%, Pinot Nero 40%, Pinot Meunier 10%

E’ senza annata, il loro base, anche se l’80% delle uve vengono, in questo caso, dall’annata 2004 ed il restante dalle loro riserve. Di colore che ricorda l’oro bianco, ha un naso inizialmente di grande spessore e complessità. Note agrumate, cedro, si affiancano a sensazioni floreali e molto minerali, gessate. Il perlage è molto delicato, anche in bocca e sul finale tende a scomparire. E’ equilibrato ed ha una persistenza media, che rimane un po’ stretta.

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Champagne Chartogne-Taillet, Le Rosé Brut S.A.

Uvaggio: Chardonnay 50%, Pinot Nero 40%, Pinot Meunier 10% e successiva aggiunta di un 15% di vino rosso ottenuto da Pinot Nero

Poco perlage, per il rosé. Al naso note di frutta rossa come la fragola si affiancano ad altre note fruttate come il pompelmo rosa, la pesca, quasi la cipolla. Di buona intensità e piacevolezza anche se le sensazioni olfattive rimangono un po’ corte. In bocca ha grande freschezza come acidità. Ha un finale lungo ed elegante, che ricorda più i vini fermi rosati che le bollicine.

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Champagne Chartogne-Taillet, Blanc de Blancs Brut S.A.

Uvaggio: Chardonnay 100%

Vena verdolina nel colore, e naso che piano piano esprime grande intensità e complessità. Fruttato, floreale, minerale. Sensazioni di mela e di pera si affiancano a toni di crosta di pane e di biscotti. Vino in movimento ed in continuo mutamento. In bocca è molto secco. Fresco ed equilibratissimo. In chiusura sensazioni amarognole di nocciola rimangono a lungo e lo rendono elegantissimo.

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Champagne Chartogne-Taillet, Vintage 2000

Uvaggio: Pinot Nero 60%, Chardonnay 40%

Qui il colore cambia radicalmente, si va verso il dorato. Come il naso che diventa più intenso e più caldo. Riconoscimenti di frutta gialla e rossa e di fiori bianchi. Note anche tostate e biscottate. In bocca è potente, non teme abbinamenti. E’ morbido e rotondo. Finale largo, pieno, lungo.

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Champagne Chartogne-Taillet, Cuvée Speciale “Fiacre” Brut S.A.

Uvaggio: Pinot Nero 60%, Chardonnay 40%

Qui sono concentrate tutte le uve delle vigne più vecchie e meglio esposte. Le rese sono molto basse e Charton-Taillet è uno di quelli che produce il suo vino di punta solo nelle migliori annate – nonostante non sia dichiarato in etichetta in questo caso la vendemmia di riferimento è quella del 2000. Il colore rimane verso l’oro giallo, appena più chiaro sui bordi. Naso di grande eleganza. Mela, pera, gelsomino, cedro, fiori d’arancio, crosta di pane, quasi piccola pasticceria, gesso. In bocca si conferma ricco ed elegante. Il finale è in tensione grazie alla grande acidità ed è, ça va sans dire, lunghissimo e di grande personalità

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Champagne, Degustare come atto pratico | Commenta