Il Pecorino di Offida (il 2010, nello specifico)

Allora la trasferta ad Offida dello scorso weekend è stata anche l’occasione per una degustazione, domenica mattina, di circa venticinque pecorino. E guardate, avevo anche cominciato a scrivere un post fatto di impressioni ed osservazioni ma, dopo solo poche righe, ho capito che avrei fatto prima a rimandarvi all’impeccabile report di Mauro Erro. Lì c’è davvero tutto.

Volendo fare un brevissimo riassunto di quello che avrei scritto, aggiungo solo che si, si può parlare di un tratto comune nel Pecorino DOCG di Offida. Vini non aromatici ma comunque caratterizzati da una certa ricchezza espressiva, da una certa acidità (niente di particolarmente tagliente, chiaro) e da una vaga sensazione di dolcezza, quasi ad ammiccare all’assaggiatore (ecco, a questo punto ci sarebbe da aprire una parentesi su quanto scritto rimandi immediatamente al trebbiano spoletino, anche se questo ha una struttura diversa, più incisiva nell’esprimersi).

I nomi che mi sono segnato, una volta scoperte le etichette, sono: il ”Rugaro Gold” della Cantina dei Colli Ripani, il “Villa Piatti” di Collevite, il ”LiCoste” di Domodimonti, San Filippo, il “Kiara” di San Giovanni.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico | 3 Commenti

Le cantine ed i contenuti generati dagli utenti

Il mio intervento di sabato scorso ad Offida era incentrato sull’importanza dei contenuti generati dagli utenti. Quei contenuti (thread sui forum, post  e commenti sui blog, recensioni su social network specializzati in vino ma anche semplici lanci su Twitter, Facebook, Friendfeed e chipiùnehapiùnemetta) che partono dal basso, dal consumatore.

Si, direte, non è una novità. Ma nel vino troppe, troppe cantine hanno un approccio che si può considerare in un certo senso verticale, così abituate a portare avanti la propria comunicazione istituzionale e così poco propense all’ascolto. Il loro grande problema, anche quando riescono ad essere informate su quello che succede online, è questo: la tendenza a guardare al contenuto e non al potenziale valore della relazione che si può instaurare con quel consumatore.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 14 Commenti

Offida è in provincia di Ascoli Piceno

Domani (sabato), alle quattro, sarò ad Offida per una tavola rotonda dal titolo “raccontare il vino al tempo di internet e delle marchette”. Con me Giovanni ArcariStefano Caffarri, Corrado DottoriMauro Erro, Fiorenzo Sartore. A moderare Alessandro Morichetti e si, è assolutamente probabile che ci sarà da divertirsi.

A fare da contorno la manifestazione Divino in Vino, una tre giorni dedicata al vino ed alle tipicità del territorio: degustazioni, banchi d’assaggio, seminari. Qui il programma dettagliato.

Al solito, se siete in zona (forse) ci si vede lì.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 5 Commenti

Fast Good // Collecapretta

Come forse alcuni di voi ricordano di tanto in tanto ho riportato qui sul blog il testo della mia rubrica mensile su Piacere Magazine, Fast good. In particolare quando era particolarmente inerente a faccende, come dire, vinose. Sul prossimo numero, quello di settembre, ho scritto di Collecapretta, cantina apparsa qui più e più volte. Questa è una panoramica, un riassunto volutamente poco tecnico ma che (credo) rende un po’ l’idea del lavoro di anna e Vittorio Mattioli. Il passo successivo, se interessati, è quello di andare a trovarli in cantina. I bianchi citati si riferiscono tutti alla vendemmia 2010 (hey, assaggiateli, è stata una bella stagione) ed i rossi alla 2009. La foto qui sopra è di Luigi Cremona.

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Mi si faceva notare che negli ultimi mesi questa rubrica ha nominato più di una volta una piccola cantina sconosciuta ai più, Collecapretta. Vero. Veniva spesso affiancata a nomi ben più noti della viticultura regionale per l’assoluta qualità della sua produzione e l’autore era certo di fare cosa gradita nel consigliarla senza esitazione. Ma una cosa sono i vini nell’unicità dell’assaggio, certamente buonissimi, un’altra la narrazione di una realtà e del suo contesto, condizione necessaria (e spesso fondamentale) per cercare di capirli fino in fondo.

Collecapretta quindi. La località è quella di Terzo la Pieve Alto, non lontano da Spoleto, quando la strada comincia ad arrampicarsi verso la cima del Monte Martano. La casa quella di Anna e di Vittorio Mattioli, gli artefici di questi vini che un amico una volta definì “magici prima di essere veri”. Ma non è sempre stato tutto come oggi, molto cambia con la vendemmia del 2006, quando dalla cantina cominciano ad uscire le prime bottiglie. Prima il vino veniva infatti venduto rigorosamente sfuso, come qui si era sempre fatto e come anche oggi si continua (in parte) a fare. Una piccola grande novità che ha permesso a Collecapretta di varcare molti confini e di arrivare fin dove prima non era possibile. L’approccio, tanto in vigna quanto in cantina, è rigoroso. Il rispetto totale dei cicli naturali e la totale assenza di erbicidi, pesticidi e di diserbi anticipano una vinificazione senza alcun intervento. “Cantina aperta” recita la grande targa all’ingresso. Niente di più vero, l’accoglienza qui è una cosa seria, Anna e Vittorio non vi negheranno mai un sorriso e qualche minuto del loro tempo. Andare a trovarli vale lo spostamento, eccome. Per scoprire che il vino è parte di un ecosistema più vasto, non a caso le etichette parlano chiaro: “Vittorio Mattioli, agricoltore e poi vignaiolo in Terzo la Pieve”.

Infine, i vini. L’autore ha un debole per il “Vigna Vecchia“, un trebbiano spoletino di rara luminosità. Al suo fianco il “Terra dei preti“, un vino bianco macerato sulle bucce dal sapore arcaico, intenso e a tratti struggente. La malvasia, o “Buscaia“, è didascalica nell’esprimere il varietale e nell’affiancarlo a note minerali e salmastre. E il greco, o “Pigro delle sorbe“, caldo ed avvolgente.

Il “Rosato di casa Mattioli“, da uve ciliegiolo, nonostante il grado alcolico esprime forza e tattilità, ma con delicatezza. Tra i rossi il “Galantuomo“, una barbera profonda e dinamica, capace di sfidare le migliori espressioni piemontesi grazie anche ad una bevibilità mai stanca. E poi il sangiovese, “Le Cese” nella sua impronta tradizionale è capace di raccontare tutta l’eleganza contadina dei suoi artefici. “Il Burbero” è più profondo, a tratti surmaturo, il “Merlo nero“, da uve merlot, è intimo e generoso. Il ciliegiolo, o “Lautizio“, è fresco e piacevolissimo, in particolare a tavola, d’estate.

Collecapretta quindi. Anche perchè dietro ogni bicchiere spesso si nasconde un mondo intero, specialmente in questo caso.

Azienda Agricola Collecapretta
Loc. Terzo la Pieve Alto, 70 – Spoleto (Pg)
www.collecapretta.it

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Articoli, Umbria | 11 Commenti

A Montalcino ci stanno provando, di nuovo

Come forse alcuni di voi sapranno a Montalcino ci stanno provando di nuovo. Mi riferisco all’assemblea convocata al fine di cambiare il disciplinare del Rosso. Oggi Aldo Fiordelli sul suo blog esprime un punto di vista interessante: perchè mai andare ad aggiungere merlot e cabernet o syrah quando il mercato, sempre di più, cerca vini di facile beva, senza le strutture che queste uve andrebbero ad aggiungere? Non è che forse si tratta dell’inizio di un cambiamento più ampio, capace di aprire la strada al cambiamento del disciplinare del Brunello?

Non fa una piega, un motivo in più per non cambiare di una virgola il disciplinare del Rosso di Montalcino.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

Redondél, il teroldego e le parole che (forse) ci rappresentano

Le vacanze alle spalle, il caldo, l’ufficio, centomila cose da fare e poco tempo per finirle. Insomma, uno shock. Ma anche il piacere di ritrovare una certa quotidianità, la pausa caffè, il quartiere, l’aperitivo di stasera, il rivedere tanti visi amici.

Cosa c’entra? Niente, mi andava solo di riprendere il filo da qui, dopo oltre tre settimane passate tra mare, campagna e montagna. E poi il feed reader, letteralmente pieno zeppo di cose interessanti da leggere, per dire è proprio di questa mattina un post di Fiorenzo su Intravino di quelli che avrei voluto scrivere io, il primo spunto era venuto anche a me dopo averne letto un altro di Fabio Rizzari dell’Espresso. Riassumendolo: nel comunicare il proprio lavoro meglio parlare con le proprie parole, meno definizioni uscite da un manuale di marketing e più sudore (circa).

Il secondo spunto, immediatamente successivo, veniva dalla brochure qui sopra. Un manifesto che in undici punti racconta molto più di quanto tantissime altre realtà in molti più caratteri non riescano a fare. Che in fondo più del dove e del come spesso non si risponde ad una domanda fondamentale. Perchè. La cantina si chiama Redondél ed è una piccola realtà di Mezzolombardo, Trento. Tre ettari a solo teroldego; c’è il rosato, simpatico nella sua leggerezza, ed il rosso, appena ruvido e profondo. Sicuramente affascinante nel coniugare una certa complessità ad una grande beva.

Poi certo, è tutto un discorso di verità ed ognuno ha la sua. Ma ci sono verità e verità, ed alcune sicuramente sembrano più vere di altre.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | Commenta

Il pinot nero riserva 2008 “Sandbichler” di H. Lun

Quanto incide il prezzo nell’acquisto di una bottiglia? Molto, è ovvio.

No, è che sto scrivendo queste poche righe dal Trentino, l’Alto Adige è proprio qui dietro, e (com’era assolutamente prevedibile) sto bevendo un sacco di pinot nero. La possibilità di trovarli praticamente in ogni dove mi ha permesso di riassaggiare i sempre fantastici Gottardi, Carlotto e Dalzocchio. Ma anche Hofstätter, Franz Haas, ed il costoso Hartmann Donà. Senza voler fare inutili parallelismi con la Borgogna si può dire che in zona si riesca a bere davvero bene spendendo cifre piuttosto ragionevoli. Per dire, a parte il Vigna San Urbano praticamente tutti i pinot nero di Mazzon si aggirano in enoteca intorno ai venti euro. E spesso ne vale davvero la pena.

Tutto questo per dire cosa? Poco, se non che mi sono imbattuto in un pinot nero di Egna dallo straordinario rapporto tra qualità e prezzo. Quello di H. Lun. Un bicchiere particolarmente equlibrato e gentile, certamente non un mostro di complessità ma caratterizzato da una gran beva. Dieci euro per tanto un bel tannino quanto un bel finale, appena amaro e setoso. Insomma, una piacevole sorpresa.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | 9 Commenti

Quelli che credono nel riutilizzo

Toh. A solo un mese di distanza dal post in cui scrivevo dell’importanza del riutilizzo del vetro (l’impressione era ci potesse essere spazio per un progetto per far si che la vita delle bottiglie si potesse sensibilmente allungare) scopro sul Wall Street Journal che è nata in California Wine Bottle Renew, una startup il cui scopo è quello di raccogliere, lavare, ridistribuire le bottiglie di vetro usate.

Partendo dal presupposto che la produzione della bottiglia in sé ha un costo energetico non indifferente l’idea è quella di incidere in termini di emissioni solo con il trasporto. Wine Bottle Renew infatti raccoglie qualsiasi tipologia di bottiglia in vetro e, una volta raggiunto un numero sufficente di bottiglie della stessa tipologia, provvede a spedirle alla cantina acquirente.

L’idea mi affascina. La seguirò con attenzione (e grazie ad Andrea Gori per la segnalazione).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 6 Commenti

Carte dei vini: Terroir Wine Bar, NY.


Certo, si potrebbe dire che è di difficile consultazione. Che con tutta quella confusione di caratteri, immagini, colori viene quasi il mal di testa. Ma la carta dei vini del Terroir Wine Bar di New York è spettacolare per idea, realizzazione, scelte. Geni.

Qui sopra la pagina dedicata ai Barolo di Bartolo Mascarello, ma c’è di più, eccome. Basti sapere che questa del 2011 è la “summer of riesling“. Tutto un programma. Il pdf è scaricabile da qui, poco più di sette mega da sfogliare con avidità.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 9 Commenti

Cantina Tollo, Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo

Cantina Tollo vende oltre 12 milioni di litri di vino in bottiglia, coltiva 3.500 ettari di terra“, questa l’introduzione sul sito. Voglio dire, Tollo è una di quelle realtà grandi, assai. Tante linee, tante bottiglie. Difficile riuscire a parlare di identità o di territorio di fronte a numeri di questa grandezza. Lo scopo è (o comunque dovrebbe essere) quello di cercare di trovare un giusto equilibrio tra quello che sarà poi il prodotto, a scaffale, ed il prezzo. E si tratta in questo caso di un risultato, almeno per queste due bottiglie, piuttosto centrato.

L’Aldiano 2010 è un trebbiano d’Abruzzo, ma non in purezza. C’è qual poco di chardonnay passato in barrique a renderlo un po’ più morbido, a tratti ammiccante. Poi certo, il risultato non fa una piega capace com’è di regalare note fruttate e floreali, tanto pulite quanto piacevoli. Anche in bocca c’è una nota fresca che poi lascia spazio a componenti più esotiche ed un corpo che non lascia indifferenti anche se certo, paga qualcosa in carattere. Il rischio è quello che si perda nel mucchio.

Il Cagiòlo 2007 invece è un montepulciano, in purezza. Un vino che della sua apparente semplicità fa la sua migliore caratteristica. Un vino convincente per beva, mai troppo o troppo poco. I bordi sterzano ancora sul violaceo ed anticipano un naso pulito e sfaccettato. Di piccola frutta rossa e di spezie nere. Equilibrato, il bicchiere richiama il successivo grazie ad una trama tannica mai invadente, anzi. Un assaggio capace di essere morbido senza stancare.

E poi vorrei ringraziare l’ufficio stampa per i campioni, ricordo ancora la chiarezza dell’email: “le scrivo per sapere se le può fare piacere ricevere alcune bottiglie da parte delle nostre cantine clienti”. Nel vino, è certo, un’assaggio vale più di mille parole (o comunicati stampa, fate voi).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Abruzzo, Assaggi, Campionature | 1 Commento