Champagne Mignon & Pierrel, Brut S.A.

PierrelUvaggio: Chardonnay 60%, Pinot Nero 40%

So che la bollicina francese è scelta scontata per questi giorni di festa. Ma non ne ho potuto fare a meno. Avevo queste due bottiglie che mi guardavano da troppo tempo, in attesa di essere stappate. La prima, Mignon & Pierrel, è veramente scelta fine e delicata. Al naso, soprattutto, emergono sensazioni floreali di grande femminilità, idee minerali e solo dopo, a cercare un po’, viene fuori un corredo più biscottoso, di lieviti e di leggera crosta di pane. In bocca rimane di basso profilo, non impera, emerge un tiraggio di grande personalità, anche alcolica. Bello lo scoppiettio del perlage sul finale, di spiccata acidità, bello teso, anche se appena scomposto. Della seconda, decisamente più convincente, ne scriverò domani.

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Soave DOC – Marco Mosconi, Corte Paradiso 2007

MosconiUvaggio: Garganega

Se l’impatto è inizialmente erbaceo, il continuo è decisamente floreale. Solo dopo appaiono aromi come la pera e la pesca, ma vanno cercati, che qui il naso è gentile. Assaggiato appare molto secco ma altrettanto lineare, emerge una sapidità di gran classe e dopo, al centro, un picco di alcolicità lo accompagna al finale, leggero e pulito. Gentile dicevo. Si, ma di gran carattere.

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Merry Christmas (I Don’t Want To Fight Tonight)

Mi associo alla massa augurale, ma non uso parole mie. Con le loro viene davvero meglio.

Merry Christmas, I don’t want to fight tonight
Merry Christmas, I don’t want to fight tonight
Merry Christmas, I don’t want to fight tonight with you

Where is Santa? At his sleigh?
Tell me why is it always this way?
Where is Rudolph? Where is Blitzen, baby?
Merry Christmas, merry merry merry Christmas

All the children are tucked in their beds
Sugar-plum fairies dancing in their heads
Snowball fighting, it’s so exciting baby

I love you and you love me
And that’s the way it’s got to be
I loved you from the start
‘Cause Christmas ain’t the time for breaking each other’s hearts

Where is Santa? At his sleigh?
Tell me why is it always this way?
Where is Rudolph? Where is Blitzen, baby?
Merry Christmas, merry merry merry Christmas

All the children are tucked in their beds
Sugar-plum fairies dancing in their heads
Snowball fighting, it’s so exciting baby

Yeah, yeah, yeah

I love you and you love me
And that’s the way it’s got to be
I loved you from the start
‘Cause Christmas ain’t the time for breaking each other’s hearts

Merry Christmas, I don’t want to fight tonight
Merry Christmas, I don’t want to fight tonight
Merry Christmas, I don’t want to fight tonight with you

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Friuli Isonzo DOC – La Boatina, Sauvignon 2007

BoatinaUvaggio: Sauvignon

Sauvignon piuttosto morbido, quello che passa da queste parti oggi (e sulla tavola ieri). Vino pieno, dal colore carico. Gli aromi sono tropicali, comunque fruttati, appena floreali e solo in fondo un po’ minerali. In bocca, nonostante un certo guizzo di acidità, rimane abbastanza caldo e complessivamente morbido. Non è l’assaggio dell’anno, per la tipologia, ma rimane bevuta comunque pulita, con un finale leggero, appena etereo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Friuli-Venezia Giulia, Italia | Commenta

Colli del Trasimeno DOC – Duca della Corgna, Divina Villa Etichetta Nera 2004

Divina VillaUvaggio: Gamay

Il Gamay del lago, questo almeno*, racconta i colli del Trasimeno. Delicatezza e piacevolezza. E’ la parte gentile dell’Umbria. Il rosso è rubino, con riflessi ancora violacei, molto scuro. Al naso l’attacco è pieno, il frutto si combina alla perfezione con una leggera speziatura, di vaniglia e di pepe verde. Nobile. L’attacco è alcolico, ma solo all’inizio, che poi viene fuori una struttura equilibrata e piacevole, avvolgente e con un senso compiuto. Finisce lasciando una sensazione appena più amara del tutto. Buono, molto, e da lasciare riposare ancora un po’.

*C’è anche il fratellino minore, quello con l’etichetta bianca, che non passa in legno.

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Vino Nobile di Montepulciano DOCG – Avignonesi 2005

AvignonesiUvaggio: Prugnolo Gentile 85%, Canaiolo Nero 10%, Mammolo 5%

Se il colore del Nobile di Avignonesi, quello base, è piuttosto scuro, rosso rubino, poco trasparente, comunque vivo, olfattivamente parlando è vino intenso, con un impatto morbido, da cui emergono sentori di spezie dolci e di frutta rossa calda, di grande riconoscibilità. In bocca rimane una piacevole sensazione di setosità, di morbidezza, affiancata però da una bella nota acida, soprattutto sul finale, che rimane nervoso e piacevole. E’ pieno ma godibile anche per una tannicità che non invade ma che rimane vigorosa. Chiude pulito e rotondo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Toscana | Commenta

Le stelle, quindi.

Mi ritrovo così a scrivere, con colpevole ritardo, di cosa abbiano davvero significato e cosa continuino a voler dire quelle stelline che fino ad ora ho piazzato quà e là, disquisendo di bicchieri e di bevute. Appurato che, lo scrivevo nel post precedente, dare un voto è anche un’assunzione di responsabilità e che non può davvero esistere senza un’adeguata spiegazione e giustificazione rimane un fatto: deve essere comprensibile il metro di giudizio.

Va prima premesso che, da queste parti, anche se può sembrare banale, si ha un debole per quei vini che appaiono rispettosi del vitigno prima e delle caratteristiche del terriorio poi. Va detto che si cerca di non guardare in faccia nessuno, nei limiti del possibile, ed ogni volta si prova ad assaggiare senza pregiudizi. Va sottolineato che il rapporto qualità/prezzo ha incidenza davvero importante nel giudizio complessivo. Va precisato che ogni valutazione è comunque soggettiva, ed ogni critica, se nata come spunto di costruttiva discussione, bene accetta.

Le stelle, quindi:

0 stelle – Da dimenticare.

1 stella – Complessivamente sotto la sufficienza, ci si aspettava di più.

2 stelle – Corretto e piacevole.

3 stelle – Buono, giusto e godibilissimo.

4 stelle – Grande bevuta, da non mancare.

5 stelle – Amore ed emozione. E non c’è altro da aggiungere.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

A parlar di stelle..

Ieri ho scritto del Nebiolo di Teobaldo Cappellano e, se ci avete fatto caso, non ho inserito la piccola immagine a me cara riportante le stelline.

Non è un caso.

Proprio lui, che decise di non inviare campionature a chi si occupa di guide, scrisse anche in controetichetta nel suo Barolo 1997: “Cortesemente a chi di “Guide” si occupa. Nel 1983 chiesi al giornalista Sheldon Wasserman di non pubblicare il punteggio dei miei vini. Così fece, ma non solo, sul libro “Italian Nobles Wine” scrisse che chiedevo di non far parte di classifiche ove il confronto, dagli ignavi reso dogma, è disaggregante termine numerico e non condivisa umana fatica. Non ho cambiato idea, interesso una ristretta fascia di amici-clienti, sono una piccola azienda agricola da 20 mila bottiglie l’anno, credo nella libera informazione anche se a giudizio negativo. Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori od opposte fazioni, interiormente ricca perché stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado d’esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da Madre natura, non è stato premiato. E’ un sogno? Permettetemelo. Teobaldo”.

E non è un caso che ne abbia scritto poco dopo un interessante scambio di battute con Mauro Erro, il viandante bevitore, sui commenti al mio post sul Testamatta di Bibi Graetz.

Intendiamoci, a me piacciono i giudizi. Ne è pieno il mondo e nessuno ne è immune. Un giudizio, nel mio caso le stelle, non avrebbe alcun senso da solo, senza una spiegazione, un commento, un racconto. Ed è questo il motivo per cui ho smesso di avere fiducia cieca nella maggior parte delle guide. Troppo sintetiche, troppo impersonali. Un giudizio completa e si completa con quello che viene prima.

Io ho imparato i punteggi come molti altri, anni fa, durante i corsi ais, in centesimi. Spessissimo, mentalmente, anche quando sono magari al ristorante e si sta parlando di altro, dopo i primi sorsi penso in che fascia di punteggio si porrebbe quello che c’è nel bicchiere. E’ ovvio però che un numero non ha alcun senso, se non raccontato e se non contestualizzato. Altrimenti, se non sapessi chi ha attribuito quell’opinione, potrei pensare che Testamatta sia uno dei migliori vini d’Italia. E invece è vino che difficilmente comprerei.

Dare un giudizio significa anche assumersi una responsabilità e, volendo, essere a sua volta giudicato. Non è male.
Giudicare significa avere un metro di giudizio, presumibilmente diverso dagli altri, che il vino è forse quanto di più soggettivo possa esistere.
E, il giudizio, è da sempre materia di discussione e di confronto. Mi chiedo però se non sia uno strumento che aumenta incomprensioni e malumori. Cioè, posso scrivere in queste paginette virtuali le stesse cose che ho sempre scritto, senza voti e valutazioni? Cambierebbe qualcosa? Io ci sto pensando. Se vi va, parliamone.

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Nebbiolo d’Alba DOC – Cappellano 2005

CappellanoUvaggio: Nebbiolo

Il Nebiolo di Teobaldo Cappellano è dritto e piacevolissimo. Intenso ma non sfacciato. Ecco, è vero, se mi passate il termine. A metterci dentro il naso vengono fuori belle note nebbiolate, giovani, fragranti. I riconoscimenti sono di viola, di ciliegia, di mora, su di un letto appena vinoso. In bocca le idee sono di un vino pulitissimo, con grandi richiami agli aromi che si erano sentiti precedentemente. E’ nervoso, maleducato quasi, nel senso buono del termine. Ha un picco di acidità alla fine, che tende ad affievolirsi su di un finale di mirevole lunghezza ed armonia. Il vino che vorresti avere sempre in tavola, in queste sere d’inverno.

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Toscana IGT – Bibi Graetz, Testamatta 2003

TestamattaUvaggio: Sangiovese, Colorino, Canaiolo

Un po’ di rumore, almeno sul web, per un’iniziativa patrocinata da comune di Fiesole: il festeggiamento per il voto dato al Testamatta di Bibi Graetz da Wine spectator, ben 98 centesimi. La locandina stampata per pubblicizzare l’occasione recita: “il punteggio [cut] che inserisce Fiesole nella mappa dei grandi vini in Italia e nel mondo”.

Io, incuriosito dalle polemiche che ne sono scaturite, ho commentato così la notizia su Vino al Vino: “Trovo ‘inelegante’ il fatto che il Comune di Fiesole, in questo caso, abbia patrocinato un premio dato a una singola realtà, che comunque dovrebbe inorgoglire l’interezza del territorio, e non abbia invece colto l’occasione per valorizzare il proprio comparto vinicolo tutto. Che poi il pretesto sia stato un punteggio di WS è un altro discorso. Sarebbero nate polemiche per qualunque fonte di giudizio, che nessuno è immune, soprattutto su queste pagine. Tendo però a concordare con il primo commento di Gori, quando scrive che “Il punteggio di Wine Spectator così alto significa visibilità per il Comune di Fiesole su circa 3milioni di americani, tutti potenziali clienti di una cittadina [CUT]”.”

Ma com’è il Testamatta? Il 2003 è annata difficile, e si sente. E’ vino dal colore impenetrabile, rosso rubino scuro, e dal tessuto setoso. Il naso esprime grande profondità: davanti ad un inizio vanigliato, comunque condizionato dal passaggio in legno, vengono fuori grandi spezie scure. Liquirizia, rosmarino, more, frutta rossa e fiori passiti sono solo alcuni riconoscimenti per un naso molto nobile nella sua intensità e complessità. In bocca l’attacco è immediato, il corpo è grande, il tannino possente, masticabile quasi. Vino muscoloso, con un impatto gustativo importante anche se più veloce delle aspettative, soprattutto olfattive. Grande anche la persistenza, appena scomposta da una vena eterea. E va detto che l’amico Stefano, che ama il Testamatta, ha trovato questo 2003 particolarmente chiuso.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Toscana | 6 Commenti