A corto di assaggi, vi ripropongo un articolo scritto qualche tempo fa per una piccola rivista locale, rimanendo in tema con la bella bevuta di ieri.
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Sono tornato a vivere in Umbria da poco. E tra le tante cose che ho ritrovato con piacere non posso non pensare ai tanti vini che mi hanno accompagnato durante gli anni dell’università e di cui ho definitivamente sentito la mancanza. Ce n’è uno, poi, meno blasonato di tanti altri, più economico, talvolta poco considerato e generalmente molto diffuso, per cui ho proprio un debole. Il Grechetto. Previsto in praticamente tutte le denominazioni di origine a bacca bianca della regione, ha delle caratteristiche di bevibilità straordinarie. Ha aromi floreali e fruttati, anche tropicali, magari di nocciola, di mela e di pera; è sempre secco e fresco, ha una bella acidità e talvolta si presenta con una bella nota amarognola sul finale. Come aperitivo è perfetto, è raramente scontato ed è capace di regalare anche prodotti di buona struttura che lo rendono abbinabile ad innumerevoli piatti.
Generalmente lo preferisco in purezza, così, semplice, senza che abbia fatto passaggi in legno. Magari dai Colli Martani, anche se nel perugino un po’ tutti ne interpretano una propria versione. Penso ad Adanti, ad Antonelli, a Caprai, al biologico Di Filippo, a Scacciadiavoli, e tanti altri.
Generalmente lo preferisco in purezza, dicevo. Ma come non pensare al grande Cervaro della Sala, in cui viene assemblato allo Chardonnay. O ai tanti Orvieto, vini molto spesso belli ed eleganti. O al Torre di Giano di Lungarotti, premiato lo scorso anno dal Gambero Rosso come miglior vino italiano sotto gli otto euro, in cui protagonista è anche il Trebbiano.
Il nome? Niente a che vedere con, ad esempio, il Greco di Tufo o le cosiddette uve di famiglia greca. Sembrerebbe risalga al medioevo, che i grechetti di allora ricordavano aromi propriamente tipici del mediterraneo orientale. Che poi si sia scoperto che geneticamente è molto simile alla Ribolla Riminese ed al Pignoletto dell’Emilia-Romagna è informazione che interessa più agli scienziati, che a noi bevitori.
E poi ci sarebbe il Grechetto di Todi, o Tuderte, una varietà coltivata nell’omonimo comune, che si caratterizza per maggiore struttura e finezza. Progres, associazione nata per difendere, promuovere, diffondere la produzione del tudertino – appunto – ha recentemente organizzato a Roma, all’Hotel Cavalieri Hilton, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Sommelier, una presentazione dei vini dei produttori aderenti: Peppucci, Roccafiore, Tenuta San Rocco, Todini, Tudernum. Ne sentirete parlare, sempre di più.
Uvaggio: Grechetto
Uvaggio: Corvina 70%, Corvinone 20%, Rondinella 10%

Uvaggio: Sangiovese 85%, Cabernet sauvignon, Malvasia nera, Canaiolo 15%
Uvaggio: Sangiovese, Sagrantino, Merlot
Penso che sia di difficile installazione, per prima cosa. Mi spiego: quelli del piano di sotto non concorderebbero con questa scelta, almeno nel mio appartamento. Perchè, per il resto, è davvero bella.
Uvaggio: Sangiovese 100%



L’Umbria Wine Festival 2009 ed un po’ di metereologia
Bella iniziativa, certo, quella organizzata dall’AIS Umbria all’interno del complesso della facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia. L’Umbria Wine Festival è un’occasione per alcune aziende del territorio per presentare al variegato pubblico presente i loro vini e le nuove annate.
Peccato che fosse tutto organizzato in uno dei chiostri storici della bellissima struttura. E che fosse, quindi, all’aperto. Mi spiego meglio: ieri a Perugia nevicava. Ed oggi il sole non ha alzato di molto le temperature.
Poche fotografie qui, su Flickr, poi sono scappato. Avevo freddo.
Prezzo del biglietto di ingresso: 10 euro. Degustare un Sagrantino di Montefalco a poco più di 10 gradi centigradi non ha prezzo. Per tutto il resto?