Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC – Cascina Gilli 2009

Malvasia di Schierano | <10 €

Ci sono bottiglie che semplicemente ti conquistano. Perchè ti piacciono, nell’accezione più amichevole del termine, e poi perchè hanno un prezzo assolutamente accessibile, omettere sia fattore di particolare rilevanza non renderebbe giustizia a questa particolare bottiglia.
Cioè.
La Malvasia di Cascina Gilli, vino dolce da vitigno aromatico, ha un colore rosso rubino leggero (leggiadro?) con una bella spuma vivace. Le stesse idee anche al naso: sensazioni fresche floreali e fruttate che invitano ad assaggiarlo.
In bocca fa della scorrevolezza la sua caratteristica più piacevole. Coniuga freschezza e leggerezza, senza perdere la sua anima aromatica. Pur non essendo possente, nonècosìdolce, ha una personalità sottile, che accompagna il bicchiere.
E poi, a fine pasto, stufo di quei vini da dessert dal residuo zuccherino misurabile più in chilogrammi/litro che altro, questa malvasia ti sembra snella, bevibile ed amichevole, appunto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | 5 Commenti

Una questione privata

Se oggi una persona mi chiedesse perchè io sia qui, e mi riferisco ad enoicheillusioni, e perchè perda (perda?) così tanto tempo intorno ad una questione che probabilmente interessa più lo scrivente che il lettore risponderei che non lo so. Sarà la passione, la continua voglia di imparare.
Oggi in particolare, forse, un mio caro amico compagno di bevute e di scoperte potrebbe venire incontro a quella particolare persona spiegando come quella passione sia qualcosa di più. Un legante per un legame. Se mi capite.
Scrive in una bellissima email:

Io ho sempre creduto, nonostante sia una posizione all’apparenza un pò settaria, che il vino in sè non sia niente più che liquido alcolico con gusto, profumo e colore. Berlo così come lo stiamo facendo noi, azzardando una danza leggera intorno alle nostre vite, sfiorando piccole confidenze, intravedendo alcune ombre e pezzi di vita vissuta (sempre con il bicchiere in mano) rende onore alla bevanda, ridandole il senso profondamente “mistico” che ha sempre avuto.

E non è un caso approdare verso lidi sempre più eleganti, impervi, mai scontati. Credo sia un pò il senso di un fine comune, che porta persone diverse in momenti simili a cercare (senza saperlo bene) cose con molti punti in contatto.

Come quando si dice “amato lo Champagne il resto lo dimenticherai”: ecco, io so che di produttori, di bottiglie, di storie ce ne sono infinite per la mia sete di scoperta, anche nella sola Champagne. E posso far dormire tranquilli i miei dubbi, che c’è ancora strada da mordere per loro.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 5 Commenti

Champagne Ayala, Cuvée Rosé Brut Nature

Chardonnay, Pinot nero | Sboccatura settembre 2008 | 40-50 €

Se forse la prima cosa cui pensi con il bicchiere pieno è una certa austerità, è all’assaggio che Ayala ti spiazza. Sarà per quel nervo, o forse per quelle note inaspettate.

Il rosa è scuro ed antico, il perlage fitto, di rara eleganza. E poi a sentirlo, ah, tutto quello sfondo di sottobosco, vero protagonista, ancor più delle più ovvie note fruttate del pinot nero.
In bocca è particolarmente compiuto, e si caratterizza per una spalla acida di particolare importanza. Riempie il palato, ricordando magari assaggi di altre tipologie. Allo stesso modo però, subito dopo, si caratterizza per una grande scorrevolezza e pulizia, a richiamare un altro bicchiere.
Solo apparentemente solenne, diventa facilmente bevuta amica.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Champagne, Francia | Commenta

Champagne Ayala, Zéro Dosage Brut Nature

Pinot nero, Chardonnay, Pinot meunier | Sboccatura luglio 2009 | 25-30 €

La cosa più bella del pas dosé di Ayala è che sembra solo appararentemente facilmente codificabile. E’ cioè uno di quei Champagne capaci di coniugare all’eleganza bevibilità e corpo. La complessità non è protagonista, va cercata nella bellezza dei profumi, capaci di evolvere durante l’assaggio.

Il naso è croccante e diretto, le sfumature emergono piano piano, diverse di volta in volta. Crosta di pane, leggera e sfumata, frutta fresca prima, leggermente passita poi. Un tocco minerale. In bocca l’attacco è soffice, nonostante la tipologia, e piacevolissimo. In un secondo momento emergono le componenti più dure a renderlo dritto, diretto e ad accompagnare tutto il sorso.

Uno Champagne da bere, nella migliore accezione del termine.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Champagne, Francia | 4 Commenti

Valpolicella Classico Superiore DOC – Domìni Veneti, Verjago 2004

Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina, Oseleta, Molinara | 10-15 €

Verjago è Valpolicella appena anomalo, figlio di un breve appassimento – quaranta giorni – che lo pongono in quella forbice che, non so, potrebbe stare tra la denominazione comunemente conosciuta ed un Ripasso. Circa.

Ed infatti ad assaggiarlo c’è da dimenticare per un attimo tutti gli altri Valpolicella passati da queste parti. Che qui c’è struttura e forza. Potenza. In qualche modo anche eleganza.
Lo guardi ed il colore è fitto e scurissimo. Al naso c’è tutta quella frutta, dalla ciliegia in poi. Anche sensazioni terziarie, appena addolcite, in particolare di chiodi di garofano, anche se a uscire prepotentemente è una nota eterea. Che stoffa, pensi.
In bocca attacca compatto, certamente pieno. La prima cosa che ti stordisce però è una nota alcolica imperiosa, quasi devi concentrarti per ritornare a percepire un continuum quasi didascalico con le sensazioni olfattive. Quella spalla acida. E quel tannino.
Un bicchiere vigoroso, di una possenza inaspettata. Troppa, forse.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Veneto | Commenta

Una giornata di collegamenti: Media 140 food&wine, una settimana dopo

Il 17 aprile La Repubblica descriveva Media 140 food&wine come “evento speciale dedicato all’enogastronomia (malgrado le miserevoli figure italiane all’estero il boccone tricolore mantiene il suo appeal), con il meglio dell’editoria web nel settore food and wine.”

Non credo avessero capito bene di cosa si trattasse – evabbè – però durante quest’ultima settimana è stato bello leggere i resoconti di chi era presente sabato scorso a Perugia.
Penso per esempio a quanto scritto da Slawka Scarsouna manifestazione di cui c’era da tempo bisogno – da Fabio Ingrossoin Italia non si era ancora visto un momento di riflessione così di qualità sul rapporto vino e internet – o da Davide Coccoricca di spunti, movimentata e sincera la discussione, con tanti casi pratici che aiutano sempre a capire il complicato (per alcuni) mondo della rete. Un mondo fatto di interconnessioni, reti, visi, persone, amicizie.

Le interviste dal sito di Media 140, the producer, the blogger and the importer, ed i su e giù di Gabriele Cruccolini. E poi le foto, tantissime, alcune delle quali sono su diversi set dedicati su Flickr. C’è quello di Giorgio Montersino, quello di VinoFamily, quello di Sybelle (foto sopra) e Miss Borga.

A tutti, grazie.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Dissapore Camp @Squisito!

Quasi dimenticavo.
Domani all’interno di Squisito!, l’annuale manifestazione dedicata al buono che si tiene a San Patrignano, ci sarà un bel momento di incontro tra Dissapore ed i suoi lettori.

Se siete in zona ci vediamo lì.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Fast Good // Ancora sul Grechetto di Todi

Ci sarebbe quindi questo mensile distribuito localmente, in Umbria, sul quale il sottoscritto ha il piacere di tenere una rubrica dedicata alle cose buone del territorio. Il mese scorso siamo ritornati, a quasi due anni di distanza, sul Grechetto di Todi.

Certo, a guardare da fuori il mondo del vino dell’Umbria è normale che si veda una realtà piuttosto piccola, almeno se inserita in un contesto nazionale che vede così tante regioni più grandi e più varie. Però, ed è opinione diffusa, negli ultimi tempi la crescita qualitativa è stata inarrestabile.

Il Sagrantino di Montefalco ha attraversato confini sia regionali che nazionali ed è oggi considerato, a ragione, una delle bandiere della produzione italiana di qualità. Il territorio nel corso degli anni ha attratto investimenti ed è cresciuto sia per numero di aziende che per ettari vitati e bottiglie prodotte. Un successo straordinario, senza pari nel nostro paese degli ultimi anni.

Il Torgiano Rosso Riserva è denominazione considerata da molti appassionati come mitica, il cui sangiovese trova in Vigna Monticchio un cru straordinario, capace di sfidare il tempo. L’ampia zona del Lago Trasimeno sembra, rispetto solo a qualche anno fa, in grado di regalare vini di particolare equilibrio.
E poi tante ottime cantine, che non rientrano in denominazioni note, ma che lavorano benissimo e producono vini di grande interesse.

Tutti rossi, però.

Voglio dire, l’Umbria non è certo nota come regione bianchista anche se, va detto, qui si è sempre prodotto e consumato un gran numero di Orvieto e di Grechetto, tra gli altri. Quasi tutti i produttori vinificano almeno un bianco, per la maggior parte bottiglie destinate al nostro consumo che difficilmente trovavano strada in altre regioni.

Però, forse, le cose stanno per cambiare.

Vicino Todi viene coltivata una particolare varietà di Grechetto che riesce a dare vini di particolare carattere ed eleganza. Alcune cantine, nel corso degli ultimi anni, hanno deciso di provare a mettersi in gioco per vedere se fosse possibile riuscire a produrre un grande bianco, in Umbria, oggi. E i risultati, timidamente, cominciano a dare loro ragione.

Il Grechetto di Todi infatti, rispetto ai suoi simili coltivati in tutta la zona dei colli Martani, è vino certamente più profumato e strutturato, dalle architetture più complesse, capace di accompagnare tutto il pasto e certamente regalare soddisfazioni.
In pochissimo tempo sembra avere trovato una sua dimensione e certamente le basi affinchè possa diventare il vino bianco di riferimento della regione ci sono tutte.

Le cantine coinvolte, intelligentemente tutte riunite in un’associazione il cui scopo è la promozione della tipologia, sono realtà che producono Grechetto di sicuro interesse, ognuno con peculiarità e caratteristiche appena differenti, tutti piacevolissimi. C’è Roccafiore, una splendida cantina ma anche residenza con ristorante. C’è Tenuta San Rocco ed il suo agriturismo. Ci sono Tudernum, Peppucci, Franco Todini.

Andare a cercare questi vini, magari direttamente in cantina, tra le altre cose significa anche andare ad approfondire un territorio splendido, forse quello in grado di regalare i panorami più belli della regione, scusate se è poco.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Articoli, Italia, Umbria | 6 Commenti

Aglianico del Vulture DOC – Carbone, Stupor Mundi 2005

Aglianico | 25-30 €

E’ la ricchezza dell’assaggio la prima cosa che ti viene in mente, ancora prima di riprendere in mano il taccuino cone le note, buttate giù a penna, veloci e nervose. Stupor Mundi 2005, c’è scritto, seguito da Sara Carbone, Genova 2009, origine di questa particolare bottiglia.

Scuro, scurissimo, nonostante il suo essere rubino vivo, in particolare al centro, regala sensazioni che spaziano da una certa dolcezza del terziario ad un succo fatto di frutti rossi e di tipicità, passando per sensazioni più crude, quasi di terra.
In bocca è largo, tanto, attacca con decisione e forza fino quasi a schioccare. Non perde nulla delle sensazioni che erano rimaste stampate nella memoria olfattiva ed anzi, le amplifica. Il calore della ricchezza, appunto. Inutile negare il tannino, anzi. Una certa astringenza, solo apparentemente domata, chiude l’assaggio, particolare preludio ad un finale lungo e vibrante di emozioni.
Da aspettare, ancora ed ancora.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Basilicata, Italia | 6 Commenti

Aglianico del Vulture DOC – Carbone, 400 Some 2006

Aglianico | 15-20 €

Gli aglianici di Carbone hanno quella bevibilità (nella migliore accezione possibile del termine) che me li ha fatti amare, da subito. Ricordo come fosse ieri il Terra dei Fuochi, una delle bottiglie con il miglior rapporto benessere/spesa degli ultimi anni. Imperdibile.

E poi c’è il 400 Some, il mio preferito, che sembra regalare sensazioni scure, quasi selvatiche, pur rimanendo gentile lungo tutto il bicchiere. E’ scuro, come ci si immagina debba essere un Aglianico del Vulture. E’ ampio senza essere inutilmente generoso. Vibra, ed emergono quelle idee che ricordano la macchia mediterranea. Il frutto è rosso, maturo, accarezzato dal sole; una nota vegetale, sul finire. E poi non è dirompente. C’è corpo e sostanza, eccome, ma scivola piacevolmente, senza stordire. E’ un vino che ti accompagna e che fa dell’equilibrio la sua maggiore caratteristica, grazie a quella nota alcolica perfettamente integrata. Finisce delicatamente lungo, come un’onda che si adagia sul bagnasciuga.

E c’è lo Stupor Mundi, ma di quello scriverò domani.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Basilicata, Italia | 8 Commenti