Uvaggio: Sauvignon, Chardonnay, Pinot bianco, Tocai friulano
Il colore è giallo paglierino verso il dorato. Al naso spicca per eleganza e nitidezza dei profumi. Fruttati, floreali, erbacei. In bocca è bene strutturato grazie ad un’ottima acidità. E’ persistente, buono, piacevole.
Che stile, nel suo essere definito. E poi pensi che è un blend, e che costa poco, e ne sei felice.

Uvaggio: Sangiovese
Uvaggio: Chardonnay
Uvaggio: Petit verdot
Uvaggio: Sangiovese, Canaiolo, Malvasia nera, Merlot
Uvaggio: Lagrein
Uvaggio: Cabernet sauvignon, Cabernet franc
Uvaggio: Sangiovese, Merlot
Uvaggio: Manzoni bianco (Incrocio varietale di Riesling renano per Pinot bianco)


Etna DOC – Frank Cornelissen, Rosso del contadino 2005
Ecco. Vorrei fare il punto della situazione. Ho cominciato a scrivere questo blog circa sei mesi fa annotando le impressioni che avevo avuto bevendo questo o quel vino. Nè più nè meno. Una sorta – davvero – di taccuino virtuale che mi ritrovo spesso a sfogliare per sapere cosa avevo pensato in quel momento. Non ho ambizioni. Non capisco niente -o poco- di vino. E’ successo che un giorno di alcuni anni fa mi sono iscritto al primo livello del corso per sommelier. E dopo avere finito il terzo ho scoperto che ne sapevo davvero pochissimo, e che la chiave era continuare a cercare, a provare ad imparare. L’Ais mi aveva dato alcuni strumenti, che saranno sempre parte del mio bagaglio, ma era solo un inizio. Perchè questo spazio allora? Per ricordare e condividere. Mi piacerebbe che un giorno qualcuno mi scrivesse: “Jacopo, ma cosa scrivi, quel vino non è così!” Condividere, appunto.
Qui, Il Mangione, contenitore online di recensioni ed impressioni di ristoranti, scrive che di blog non se ne può più, che è ora che questo fenomeno rallenti. Che non ne possono più di questo modo di fare informazione. Ecco. Fare informazione. I blog fanno informazione? Nello specifico, è giusto eleggere e paragonare i blog a quelli che sono comunemente considerati i media tradizionali, e quindi storicamente depositari di tale autorità? Si e no. Qui Aristide offre un bellissimo spunto di riflessione sul blogging. Cos’è, dove sta andando.
Ne copio ed incollo una parte:
Ci sono almeno due scuole di pensiero:
* Blog, fenomeno della comunicazione
La prima sostiene che i blog siano un fenomeno inseritosi nella comunicazione tradizionale, in qualche modo impossessatisi di spazio e attenzione con strumenti relativamente “poveri” (cioè di costo basso) ma molto diretti. Comunicano su qualsivoglia argomento con qualsivoglia grado di libertà, ma con livelli di responsabilità quasi mai direttamente proporzionali alla libertà che si prendono. Semplici consumatori o professionisti alla ricerca di alternative forme di espressione, prendono il megafono elettronico e interattivo e lo usano.
* Blog, fenomeno parte dei processi di cambiamento di un settore
La seconda scuola di pensiero, largamente minoritaria, ritiene che i blog siano non tanto un fenomeno di editoria (individuale o di piccoli gruppi), ma il manifestarsi di un fenomeno di liberazione di nuove energie più ampio, dove le comunità di opinioni si formano per cambiare qualcosa, o meglio, innovare sulla rete e tramite la rete i processi decisionali, informativi, commerciali, persino cognitivi o politici. Con inevitabili impatti anche sui business toccati da queste comunità.
Ovviamente mi sento molto più vicino a questa seconda definizione.
Mauro Lupi scrive: “I blog non sono media, sono persone”. Come non essere d’accordo? Quando si parla di convergenza dei media ci si dimentica spesso che i protagonisti di questa convergenza siamo prima di tutto noi, persone. Che, oggi, lo spazio virtuale fa parte del quotidiano di tutti. Che il blog di ognuno, come il proprio spazio su myspace, o su facebook, o wherever fanno parte del nostro essere. Il blog non fa informazione a prescindere, quello è un potere che gli viene dato dai lettori, da altre persone. Che non si può comprare. Non c’è niente di più democratico.
Parlando di persone, pochi vini raccontano le mani di chi li ha creati come il Rosso del contadino di Cornelissen. Niente additivi, niente interventi. Un vino dagli odori e sapori incredibili, che raccontano la terra. Un vino spiazzante. Aromi di frutti rossi si abbinano a sentori animali. In bocca rimane molto fresco e molto sapido. Un vino “country”, in tutto e per tutto.