Passito di Pantelleria DOC – Donnafugata, Ben Ryé 2005

Passito di Pantelleria DOC – Donnafugata, Ben Ryé 2005Uvaggio: Zibibbo (Moscato d’Alessandria)

Se il Ben Ryé fosse una canzone sarebbe una canzone di Carmen Consoli. E’ un passito di Pantelleria vero, emozionante, come lei. Buono perchè dolcissimo ma con un’acidità che gli conferisce forza da vendere. Il bouquet è travolgente; grandi confetture, pesca ed albicocca soprattutto, ma anche mandorle, agrumi, miele, fiori, sensazioni che sanno di mare e di Sicilia, che raccontano il calore della gente e la forza del carattere. La persistenza è tanta, sensazioni che si ripetono ancora adesso che scrivo, un’ora dopo aver finito l’unica bottiglia disponibile. Ecco, se il Ben Ryé fosse una canzone sarebbe “Blu notte”, di Carmen Consoli. Buonanotte.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC – Umani Ronchi, Casal di Serra 2006

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC – Umani Ronchi, Casal di Serra 2006Uvaggio: Verdicchio

Al di là delle degustazioni, in cui -quasi- sempre scopro cantine e vini di cui ignoravo l’esistenza, mi piace venire a conoscenza di realtà che conoco poco in situazioni differenti. Una bella occasione è stata la prima cena organizzata da Identità Golose al ristorante del Westin Palace. Moreno Cedroni, Chef della Madonnina del Pescatore a Senigallia e del Clandestino a Portonovo, presentava alcuni dei suoi piatti. Bello perchè si ha la possibilità di gustare ristoranti non facilmente raggiungibili. Meno bello perchè volete mettere stuzzicare i “rigatoni all’arrabbiata con alici, melanzane e salsa all’aglio” in riva al mare, magari al tramonto, nella splendida cornice del Clandestino?

Questo il menu della serata:
L’insalata di mare si dà le arie al limone; Il baccalà che salo io con cipolla stufata e zuppa di pane; Spada 35° alla pizzaiola con gelato al cappero; Rigatone all’arrabbiata con alici, melanzane e salsa all’aglio; Caesar salade di tonno; Magnus; Cremoso di cioccolato al latte e wasabi con gelato al baleys e sesamo tostato; Il tropico del cancro.

Per l’occasione in abbinamento alcuni vini della Umani Ronchi, storica azienda marchigiana. Il Casal di Serra è il vino, tra quelli presentati, che mi è piaciuto di più. Un verdicchio davvero buono, vero, se mi passate il termine. Aveva un naso piacevolissimo ed in bocca era caratterizzato da una freschezza e sapidità da manuale.

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Marche IGT – Umani Ronchi, Maximo 2004

Marche IGT – Umani Ronchi, Maximo 2004Uvaggio: Sauvignon

Parte alla grande, si sentiva il profumo dal tavolo, senza dover infilare il naso nel bicchiere. Poi ha un colore bellissimo, oro pieno. Profumi molto intensi e complessi. Questo essere “tanto” si ritrova poi in bocca, a scapito di un po’ di freschezza. Davvero una grande conclusione, mentre sul tavolo, lungo la linea del Tropico del cancro di Cedroni, veniva gustata la piccola pasticceria.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC – Umani Ronchi, Plenio 2004

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC – Umani Ronchi, Plenio 2004Uvaggio: Verdicchio

Buono, molto. Mi è piaciuto meno del Casal di Serra, però, perchè è più pieno, meno fresco, nonostante un’aromaticità molto più importante ed una maggiore persistenza.

Questa la descrizione della vinificazione copiaincollata dal sito della Umani Ronchi: La massima cura è dedicata fin dalla fase della raccolta, del trasporto in cassette, della pigiatura dell’uva, per evitare macerazioni e fermentazioni indesiderate. Le uve pigiate vengono pressate con pneumo-presse, e il mosto raccolto in contenitori di refrigerazione per la decantazione statica. Il 70% viene fermentato in acciaio a temperatura controllata mentre il 30% del mosto fermenta in barriques e in botti grandi per essere poi interamente assemblato nel mese di marzo. Il vino riposa in serbatoi di cemento per 8 mesi con permanenza sulle fecce, ed è affinato in bottiglia per 6 mesi.

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Nebbiolo d’Alba DOC – Bruno Giacosa 2005

Nebbiolo d'Alba DOC – Bruno Giacosa 2005Uvaggio: Nebbiolo

Quindi la sera del mio compleanno abbiamo bevuto molto ed abbastanza bene. Non ringrazierò mai abbastanza Filippo del Civico 25 di Perugia per avermi fatto assaggiare uno dei distillati più affascinanti che abbia mai provato. Si trattava di uno Scotch di Michel Couvreur, un “Very sherried single malt, over 24 years”. Distillato il 26 novembre 1981. Un esperienza difficile da descrivere. Davvero incredibile. Ogni altra parola sarebbe riduttiva.

Questo nebbiolo di Giacosa, poi, era assaggio di assoluta tipicità, bello e delicato.

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Toscana IGT – Tenuta San Guido, Guidalberto 2002

Toscana IGT – Tenuta San Guido, Guidalberto 2002Uvaggio: Cabernet sauvignon, Merlot, Sangiovese

Colore rosso rubino. Al naso ricorda profumi di frutti rossi maturi, di vaniglia. In bocca è importante, con un tannino molto morbido ed una buona persistenza aromatica. Un vino, nonostante un 2002 non di certo generoso, anzi, di grande stoffa, senza dubbio. La prima annata risale al 2000. Un vino molto moderno, qualsiasi cosa voglia dire.

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Etna DOC – Frank Cornelissen, Rosso del contadino 2005

Etna DOC – Frank Cornelissen, Rosso del contadino 2005Uvaggio: Nerello mascalese ed altri

Ecco. Vorrei fare il punto della situazione. Ho cominciato a scrivere questo blog circa sei mesi fa annotando le impressioni che avevo avuto bevendo questo o quel vino. Nè più nè meno. Una sorta – davvero – di taccuino virtuale che mi ritrovo spesso a sfogliare per sapere cosa avevo pensato in quel momento. Non ho ambizioni. Non capisco niente -o poco- di vino. E’ successo che un giorno di alcuni anni fa mi sono iscritto al primo livello del corso per sommelier. E dopo avere finito il terzo ho scoperto che ne sapevo davvero pochissimo, e che la chiave era continuare a cercare, a provare ad imparare. L’Ais mi aveva dato alcuni strumenti, che saranno sempre parte del mio bagaglio, ma era solo un inizio. Perchè questo spazio allora? Per ricordare e condividere. Mi piacerebbe che un giorno qualcuno mi scrivesse: “Jacopo, ma cosa scrivi, quel vino non è così!” Condividere, appunto.

Qui, Il Mangione, contenitore online di recensioni ed impressioni di ristoranti, scrive che di blog non se ne può più, che è ora che questo fenomeno rallenti. Che non ne possono più di questo modo di fare informazione. Ecco. Fare informazione. I blog fanno informazione? Nello specifico, è giusto eleggere e paragonare i blog a quelli che sono comunemente considerati i media tradizionali, e quindi storicamente depositari di tale autorità? Si e no. Qui Aristide offre un bellissimo spunto di riflessione sul blogging. Cos’è, dove sta andando.

Ne copio ed incollo una parte:

Ci sono almeno due scuole di pensiero:

* Blog, fenomeno della comunicazione
La prima sostiene che i blog siano un fenomeno inseritosi nella comunicazione tradizionale, in qualche modo impossessatisi di spazio e attenzione con strumenti relativamente “poveri” (cioè di costo basso) ma molto diretti. Comunicano su qualsivoglia argomento con qualsivoglia grado di libertà, ma con livelli di responsabilità quasi mai direttamente proporzionali alla libertà che si prendono. Semplici consumatori o professionisti alla ricerca di alternative forme di espressione, prendono il megafono elettronico e interattivo e lo usano.

* Blog, fenomeno parte dei processi di cambiamento di un settore
La seconda scuola di pensiero, largamente minoritaria, ritiene che i blog siano non tanto un fenomeno di editoria (individuale o di piccoli gruppi), ma il manifestarsi di un fenomeno di liberazione di nuove energie più ampio, dove le comunità di opinioni si formano per cambiare qualcosa, o meglio, innovare sulla rete e tramite la rete i processi decisionali, informativi, commerciali, persino cognitivi o politici. Con inevitabili impatti anche sui business toccati da queste comunità.

Ovviamente mi sento molto più vicino a questa seconda definizione.

Mauro Lupi scrive: “I blog non sono media, sono persone”. Come non essere d’accordo? Quando si parla di convergenza dei media ci si dimentica spesso che i protagonisti di questa convergenza siamo prima di tutto noi, persone. Che, oggi, lo spazio virtuale fa parte del quotidiano di tutti. Che il blog di ognuno, come il proprio spazio su myspace, o su facebook, o wherever fanno parte del nostro essere. Il blog non fa informazione a prescindere, quello è un potere che gli viene dato dai lettori, da altre persone. Che non si può comprare. Non c’è niente di più democratico.

Parlando di persone, pochi vini raccontano le mani di chi li ha creati come il Rosso del contadino di Cornelissen. Niente additivi, niente interventi. Un vino dagli odori e sapori incredibili, che raccontano la terra. Un vino spiazzante. Aromi di frutti rossi si abbinano a sentori animali. In bocca rimane molto fresco e molto sapido. Un vino “country”, in tutto e per tutto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Sicilia | Commenta

Venezia Giulia IGT – Borgo San Daniele, Arbis blanc 2005

Venezia Giulia IGT – Borgo San Daniele, Arbis blanc 2005Uvaggio: Sauvignon, Chardonnay, Pinot bianco, Tocai friulano

Il colore è giallo paglierino verso il dorato. Al naso spicca per eleganza e nitidezza dei profumi. Fruttati, floreali, erbacei. In bocca è bene strutturato grazie ad un’ottima acidità. E’ persistente, buono, piacevole.

Che stile, nel suo essere definito. E poi pensi che è un blend, e che costa poco, e ne sei felice.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Friuli-Venezia Giulia, Italia | 3 Commenti

Chianti Classico Riserva DOCG – Il Grigio da San Felice 2003

Chianti Classico Riserva DOCG – Il Grigio da San Felice 2003Uvaggio: Sangiovese

Il Grigio da San Felice ha il grande merito di non cercare aiuto in altre uve. Della serie: questo è sangiovese, così è, che vi piaccia o no. Quindi ne guadagna qualcosa in austerità e, grazie ad un sapiente uso del legno (80% botti di slavonia, 20% barriques) non perde in morbidezza. Il colore è rosso rubino scuro, il bouquet è intenso e complesso con tutti i sentori tipici del sangiovese, violetta ed amarena in primis, più note speziate. In bocca è abbastanza equilibrato, con un tannino che potrebbe essere più importante. Rimane però piacevolmente in bocca, grazie ad una buona persistenza.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Toscana | Commenta

Alto Adige DOC – Colterenzio, Chardonnay Cornell 2003

Alto Adige DOC – Colterenzio, Chardonnay Cornell 2003Uvaggio: Chardonnay

Giallo tra il paglierino ed il dorato. Naso molto intenso e complesso. Banana, ananas, pompelmo, vaniglia. In bocca è come il naso, molto intenso, prima di tutto. Però è fatto bene, è fresco, caldo, morbido, fresco ed abbastanza sapido. Equilibrato. Persistente. Complessivamente un vino “tanto”, pieno, carico. Non il mio stile di chardonnay. Ho detto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Trentino-Alto Adige | Commenta