Your own barbera

Ricordate il progetto “Istantanee di vino“? Bene, mentre è cominciato il lavoro di selezione che porterà alla scelta delle fotografie che verranno esposte durante le serate/degustazione potete, in caso, postare su Facebook e sulla pagina dedicata immagini che vi legano in qualche modo alla barbera.

Nel mio caso non posso non pensare alla degustazione conosciuta come #barbera1, era maggio dell’anno scorso e c’era entusiasmo e curiosità, come traspare anche dalle parole di uno degli artefici di quel bellissimo momento di confronto, Vittorio Rusinà.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 3 Commenti

La Corsica del vino, il nord est

Sarà che un po’ mi appassionano le regioni considerate come minori (si, provate ad aprire una qualsiasi guida del vino francese e vi accorgerete quanta poca importanza viene data all’Île de Beauté), sarà che quando sono in vacanza ogni occasione è buona per scappare in cantina (sempre e comunque), sarà che avevo voglia di riassumere in un post quelle impressioni e annotazioni che hanno attraversato le ultime estati.

Chiaro, non voglio stare qui a descrivere la Corsica del vino, in rete sicuramente troverete un sacco di informazioni utili ed esaustive. Per esempio, un buon punto di partenza per farvi un’idea di quelle che sono le principali aree vitivinicole dell’isola è la pagina dedicata su corsica.net, idem per i principali vitigni. No, qui volevo soltanto riportare i nomi di quelle cantine che mi hanno colpito, senza alcuna pretesa di completezza, o quei vini in cui mi sono imbattuto e che mi hanno lasciato un ricordo particolarmente ficcante.

A Patrimonio, la zona considerata più rappresentativa dell’intera regione, è impossibile per esempio lasciarsi scappare cantine come Antoine Arena, Domaine Gentile, Domaine Leccia, Clos Bernardi o Domaine Cordoliani. Il nielluccio qui è protagonista indiscusso, regala bicchieri profondi e particolarmente tannici. Non sono però vini stancanti, anzi una delle loro caratteristiche è proprio la grande vitalità dell’assaggio. Più duri quando d’annata tendono ad ammorbidirsi con il tempo guadagnando in eleganza nelle migliori interpretazioni. Outsider, il bianco gentile di Arena: intenso, materico, lunghissimo.

Dall’altro lato della montagna, a Cap Corse, ci sono forse i miei bianchi preferiti di tutta l’isola. Vermentino dritti, tesi, sapidi, minerali. Poche le cantine, tra queste Domaine Pieretti, Clos Nicrosi, Domaine de Gioielli. Outsider il rosso “Vieilles vignes” di Pieretti, nielluccio ed alicante per un vino dal grande carattere mediterraneo.

Puntando a sud si attraversa la grande piana della costa orientale. Poche le cose interessanti, qui comandano le rese, mi sono imbattuto però in una piccola cantina di grande fascino ed umanità: Clos Fornelli. Buoni i cosiddetti base, fantastico lo sciaccarellu nella selezione conosciuta come “La rob d’Ange“. Prima di Porto-Vecchio poi, sulla sinistra, una delle realtà più interessanti di tutta la Corsica, Domaine de Torraccia. Vini succosi, profondi, eleganti che trovano forse la loro migliore sintesi nella cuvée “Oriu“, nielluccio e sciaccarellu. Ma sono tutti splendidi.

(continua)

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Corsica | 2 Commenti

Vini scolpiti dall’ossigeno

Misurarsi con il tempo è forse la sfida più grande. Tanti i rischi ma, a volte, enormi le soddisfazioni. L’occasione è stata quella di una recente degustazione, la volontà quella di godere “di una bellezza in bilico, ambigua ma ancora viva e legata ad un compromesso estremo quanto misterioso come quello con l’insidia dell’aria“. Il risultato sconcertante per le straordinarie finezze incontrate. Ma è questo, bellezza, l’incanto evolutivo dei vini bianchi.

- Prosecco “sur lie” Casa Coste Piane 2006. Stupefacente per tenuta, è calcareo, cremoso, leggiadro, ancora teso. Avvolge, in bocca l’incontro è quello tra un’anima più dolce, comunque morbida, ed una più salata.  ****+

- Ferrari, “Giulio Ferrari” Riserva del fondatore 1991. Ho già detto, quello che rimane è la splendida eleganza ed autorevolezza di un metodo classico assoluto, definito come pochissimi in tutte le sue sfumature. *****

Trebbiano d’Abruzzo Valentini 1983. Annata forse minore ma lui c’è, con tutta quella sapidità salmastra, travolgente per forza emotiva. ****+

- Gaspare Buscemi, “Alture” Riserva massima 1987. Un pinot bianco sorprendente, ricco di note fruttate affiancate da una mineralità gessosa mai stanca. Sapido, dritto ma al tempo stesso delicato, ha un bellissimo svolgimento lungo tutto il palato. ****

- Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Riserva 1988. Note candite, agrumate e minerali, caratterizzate da un’evoluzione affascinante. In bocca è travolgente per sapidità, paga qualcosa in lunghezza. ****

- Collio Goriziano I Clivi, “Brazan” 1997. La terra ed il mare, sostanza e leggerezza. Naso fantastico per profondità e complessità, in bocca è teso, c’è tutta quell’acidità e quella lunghezza che non ti aspetti. Sorprendente, trascinante. *****

- Soave Classico Pieropan, “La Rocca” 2000. Opulento, di grande materia, a tratti barocco. Note di miele introducono ad un grande assaggio, di tensione e di lunghezza. ****

- Verdicchio dei Castelli di Jesi Il Coroncino 2001. La sorpresa. Naso invernale, evoluto ma mai stanco grazie ad una mineralità da manuale. Teso, sapido, espressivo nonostante il suo essere così secco, a tratti austero. ****+

- Etna bianco Benanti, “Bianco di Caselle” 2004. Leggerezza, mineralità e freschezza. Inaspettato, sorprendente (a quel prezzo, poi). ****

- Pouilly Fumè Didier Dagueneau ”Pur Sang” 2005. Meglio del 2004, più definito, fresco e divertente nel rincorrersi. Vabbè, il mio sauvignon preferito. *****

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico | 4 Commenti

De Barbacarlo

Low-profile, il Barbacarlo non è un vino che si incontra in giro per manifestazioni. Degustazioni, magari verticali o comunque momenti di approfondimento sono rarissime. Sulle guide appare sporadicamente anche se in rete, in momenti diversi, molti ne hanno scritto come di un gioiello da non lasciarsi sfuggire. E poi è vino che ama lasciarsi aspettare, capace come nessun altro Oltrepò di sfidare il tempo. Il tempo, quello che una volta entrati nel punto vendita di Broni sembra essersi fermato, con quell’atmosfera davvero di altri anni. Un po’ per l’arredamento, per i manifesti, per i quadri e per le tantissime bottiglie d’annata, un po’ per il ritmo con cui Lino Maga scandisce le proprie parole. Lento e definito, sicuramente di basso profilo. Come il suo vino, come il Barbacarlo.

Il mio arrivo a Broni, la provincia è quella di Pavia, è frutto di un percorso iniziato un paio d’anni fa, uno di quelli che sempre di più mi hanno portato a girare la Via Emilia guardandomi intorno, forse specchio di un paese. Grandi, grandissime realtà da una parte, piccoli produttori legati a metodi di produzione considerati come tradizionali dall’altra. Ecco quindi Broni diventare tanto punto di partenza quanto punto di arrivo per provare a misurarsi con le capacità, le caratteristiche e (forse) anche le potenzialità di quelle che vengono normalmente definite come le rifermentazioni naturali in bottiglia.

A punti, mi scuserete, nel ripensare alle tante emozioni delle visite in cantina devo cercare di fare un po’ di ordine.

- Visitare l’Azienda Agricola Barbacarlo ed entrare nel punto vendita nel centro di Broni (una volta con cantina annessa) significa lasciare i ritmi cui siete abituati fuori dalla porta. Lino Maga non ama la fretta e, nella giornata giusta, è capace di farvi rivivere gran parte del suo percorso e della sua vita irrimediabilmente legata ai destini della Vigna Barbacarlo. Una storia legata a ventitrè anni di battaglie legali per difendere il suo nome. In tanti, infatti, vista la sua fama si erano messi a rubarlo, imbottigliando come Barbacarlo quello che Barbacarlo non era. Come se tutti, nell’Oltrepò, potessero appropriarsi di quel nome. Alla fine Lino Maga l’ebbe vinta e ad uscirne sconfitta è stata di certo la denominazione che, con il senno di poi, avrebbe potuto puntare decisa verso le caratteristiche uniche dei vari appezzamenti e che oggi, invece, appare più confusa che mai.

- Croatina, uva rara, vespolina (nell’Oltrepò anche conosciuta come ughetta) vengono raccolte e fatte macerare per massimo una decina di giorni, al cambio di luna il vino viene travasato e in primavera va in bottiglia dove comincia la cosiddetta presa di spuma, o rifermentazione.

- Prima di parlare delle annate, una precisazione. Il Barbacarlo può essere (con qualche variante nel mezzo) più secco o più dolce, comunque con un residuo zuccherino più elevato. Per Lino Maga il vero Barbacarlo è il secondo, tanto da definire le annate più secche come “grame“, alla meno peggio “amare” con l’aria di chi è stato tradito da quella vendemmia. Quello che è certo è che a fronte di una maggiore dolcezza risponde una maggiore longevità, come fosse capace di mantenere nel vino e nella bottiglia quella complessità, quella profondità, quell’avvolgenza. Un vino sempre diverso, sempre specchio dell’andamento stagionale che lo vede nascere. “Non capisco“, dice Lino Maga, “perchè quando un vino è sempre uguale ci si ostina a mettere l’annata in etichetta? Nessun vino può essere uguale a se stesso“. Ogni riferimento ai vini considerati come industriali non è affatto casuale.

- Ecco quindi i grandissimi Barbacarlo, anche per Lino Maga. Il recente 2006, profondo ed elastico, di grande succo e finezza rurale, il 1995, il 1990, il 1983, il 1975 tutti capaci di portare la mente nella Langa più profonda, le sue nebbie e le sue sfumature autunnali. Vini enormi, da una parte caratterizzati da grandissime complessità e dall’altra una beva incredibile, mai aggressivi. Attenzione però, se le versioni più secche sono sicuramente meno longeve in gioventù sanno essere straordinariamente scattanti. Il 2009 è un vino affilato ma di grande polpa, mi piace tantissimo. Come il 2007 o, andando indietro di qualche anno, il 2001.

- Le etichette, quelle legate al collo della bottiglia, contengono i dati analitici e alcune considerazioni sull’annata. Informazioni preziose, una sorta di parere del produttore su quella particolare vendemmia. Ecco quindi il 2006 “da considerarsi morbido, fruttato tendente al dolce” o il 2005 “da considerarsi sull’amaro asciutto“. E poi la dicitura sempre presente, ormai mitica, “per quello che riguarda gli abbinamenti si consiglia di essere in due. La bottiglia e chi la beve“.

- Il Barbacarlo non è solo, lo affianca il Montebuono, alle uve precedentemente dette si aggiunge la barbera, più tannico ma altrettanto gustoso anche se in linea generale meno longevo. Una volta poi c’era anche il Ronchetto, di gran lunga il più selvatico dei tre ma la cui vigna, troppo difficile da lavorare, ha ceduto il suo spazio al bosco circostante.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Lombardia, Produttori | 8 Commenti

Ferrari, la Riserva del Fondatore “Giulio Ferrari” 1991

Mi stavo chiedendo se valesse la pena spendere qualche parola sulla storia di quello che è (forse) il più grande spumante italiano. Alla fine mi sono detto che si, che se non la conoscete vale la pena spendere un minuto per approfondire.

In breve, Giulio Ferrari era un giovane enologo con l’ambizione di produrre un metodo classico capace di sfidare i migliori Champagne. Dopo gli studi a San Michele all’Adige si trasferisce in Francia, prima alla scuola di viticoltura di Montpellier, poi ad Epernay, a lavorare in cantina. Tornato in Italia comincia a spumantizzare lo chardonnay del vigneto che ancora oggi caratterizza la “Riserva del Fondatore”, quello di Maso Pianizza, un appezzamento splendidamente esposto intorno ai settecento metri, vicino Trento. Un’altitudine capace (nell’idea) di eguagliare le caratteristiche tipiche delle latitudini francesi. L’esperimento funziona e, praticamente da subito, i suoi metodo classico diventano ricercatissimi. Negli anni cinquanta Bruno Lunelli, titolare di una famosa enoteca di Trento, rileva la Ferrari da Giulio, che continua a lavorare in cantina fino alla sua morte. Con la vendemmia del 1972 nasce la “Riserva del Fondatore”, quella che conosciamo oggi.

Questo 1991? Un metodo classico caratterizzato da una classe e da un’eleganza cristalline, capace di regalare un ventaglio olfattivo di grandissima autorevolezza. Minerale prima, avvolgente poi. La nocciola è tostata, la pasticceria mai opulenta. Ma anche sentori agrumati e salini, per niente scontati in un continuo rincorrersi di nuovi riconoscimenti. In bocca il perlage non è mai stanco, rivela anzi una finezza inaspettata. E’ strutturato ed elastico, pieno, equilibrato anche se non tesissimo ma compensato da una lunghezza straordinaria. Un metodo classico italiano pazzesco.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | 2 Commenti

Wine Town a Firenze

Va bene i banchi d’assaggio, i concerti, gli spettacoli teatrali e gli showcooking. Ma la cosa più bella di Wine Town, lo scorso fine settimana a Firenze, era il fatto che tutti gli eventi fossero quà e là, sparsi un po’ per tutto il centro storico, e che il vino fosse coprotagonista di una manifestazione che abbracciava tutta la città coinvolgendo tanto il geek quanto il passante o il turista. Un modo di intenderlo come un compagno ideale di un viaggio alla scoperta di luoghi anche nascosti. Voglio dire, entravi in un palazzo o in una dimora storica, assaggiavi qualcosa, la visitavi, uscivi e facevi una passeggiata. E ricominciavi.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 5 Commenti

Loro devono stare fuori

Domani sera l’Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) di Bologna ha messo in piedi una bella verticale dedicata al Breg di Gravner.

Dalla pagina dedicata all’evento si può scoprire che è stato raggiunto il numero massimo di partecipanti, centoventi (!), che i bicchieri non sono forniti nella quota di partecipazione (!!) e che sarà presente il grande Josko.

Tra le altre informazioni viene poi specificato che il parcheggio interno è gratuito, che non sono ammessi bicchieri non ISO (un giorno dovremo affrontare anche questo argomento), che “se siete appassionati di vino non potete mancare” e che “non sono accettati produttori di vino”.

Pare si riconoscano dalle facce.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 50 Commenti

Perchè certo, il vino può avere mille sfumature di colore

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 3 Commenti

Istantanee di vino

E’ successo che sono stato coinvolto in un progetto di comunicazione dedicato alla promozione della Barbera D’Asti. Si tratta di un’idea tanto semplice quanto (sempre) affascinante, quella di raccontare un vino attraverso un percorso fotografico dei luoghi e delle persone che lo definiscono. In questi giorni un fotografo, Nicolò Minerbi, è impegnato a cogliere i momenti più significativi della vendemmia. Ma non solo, anche tutto quello che le fa da contorno. Una selezione di queste immagini andrà poi a comporre una mostra itinerante in alcuni locali di Milano durante una serie di serate dedicate all’assaggio della Barbera d’Asti.

In attesa di scoprire il dove e il quando è possibile seguire il progetto sulla pagina dedicata, su Facebook.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 1 Commento

Montevertine, Le Pergole Torte 2004

Se domani mi chiedessero di fare assaggiare il sangiovese a, non so, un essere umano poco avvezzo a questioni enoiche probabilmente inizierei a parlargli del Brunello, ma gli farei assaggiare Le Pergole Torte, magari con qualche anno sulle spalle. Sbaglio? Forse, ma non ci posso fare niente. Quando si parla di Toscana e di sangiovese il mio pensiero vola veloce nel cuore del Chianti Classico, a Radda e a Montevertine.

Il 2004 non fa eccezione, c’è carattere e profondità. Ma sono tratti leggeri, si librano con delicatezza senza mai apparire eccessivamente pesanti. E’ meraviglioso. Il colore? Denso, mai lucente ma di grande fascino. Ricorda la consistenza di una stoffa pregiata. Il naso? La complessità è tutta qui, nel definire al meglio uno spettro olfattivo molto didascalico, sangiovese all’ennesima potenza. Accenni floreali, impreziositi da un leggero affinamento in bottiglia. Note più fruttate, mature, calde. Ma anche spezie nobili ed una punta tabacco. E poi la bocca, avvolgente ed elegante, magistralmente definita per equilibrio ed armonia.

Buonissimo, a dire poco, per un’annata che adesso comincia a dare il meglio di sé. Da bere. E da ribere, siempre.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Toscana | 5 Commenti