“Etza” 2011, il müller-thurgau di Radoar

Forse il miglior müller-thurgau prodotto in Italia? Non lo so, di certo l’Etza di Radoar negli anni è cresciuto tantissimo ed oggi è vino bianco di una godibilità estrema (ma anche di più).

Io per primo ho pochissime notizie a proposito della cantina, motivo per cui è da tempo nell’elenco mentale di quelle che mi piacerebbe visitare. Ma se Bolzano non è proprio dietro l’angolo, ancor meno lo è Velturno, una quarantina di chilometri più a nord. So che è azienda certificata biologica, che in vigna il regime praticato è strettamente biodinamico e che le fermentazioni sono naturali. Che i vigneti sono abbastanza alti, intorno ai 900 metri, e che è maso a tutto tondo, la produzione spazia infatti dalla frutta ai distillati. Quello che invece so è che questo Etza, questo 2011, è buonissimo. Che è vino dal colore non particolarmente carico, anzi, e che è solo al naso che cominci ad intuirne la grinta grazie ad una profondità non comune. Che è aromatico certo, ma elegantissimo nella sua compostezza. C’è per esempio quella nota di salvia che ti rapisce e che rimane impressa come pochi altri riconoscimenti. E poi che in bocca è teso come una corda di violino ma al tempo stesso appagante come pochi. E va giù che è un piacere.

Costa circa quindici euro, e vale ogni centesimo speso.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Articoli, Trentino-Alto Adige | 5 Commenti

Angelo Gaja: “i vini naturali sono qui per restare”

“Quella del vino naturale non è una moda, la direzione è quella e non si tornerà più indietro”.

Ed è solo una una frase, anche se certamente significativa, tratta da un keynote speech di raro spessore tenuto ieri a Perugia da un Angelo Gaja straordinariamente in forma. Parole d’ordine: il futuro, i giovani, la grande sapienza artigiana di questo paese. Chapeau.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 6 Commenti

Il “Chiassobuio” 2009 di Tunia


È stato il sangiovese a farmi venire una gran voglia di tornare a scrivere di vino bevuto. Ieri sera il Rosso di Montepulciano 2010 di Poderi Sanguineto si è dimostrato in una forma a dir poco eccezionale (a proposito, nei prossimi giorni dovrò dedicare qualche riga a questa meravigliosa annata, ci sono troppe cose da dire), seguito subito dopo da La Querciola 2007 di Massa Vecchia. Un vino che piano piano sta cominciando ad uscire dal guscio protettivo che si era costruito intorno e che sta dimostrando di essere un vero e proprio monumento alla Maremma. O Le Trame 2008 di Podere Le Boncie della settimana scorsa, un vino di un’immediatezza, di una beva e al tempo stesso di una profondità disarmanti. Mi piace tantissimo.

Ma no, queste righe in realtà non sono dedicate alle tre straordinarie donne dietro ai vini appena citati ma ad una realtà che non conoscevo ed in cui mio sono imbattuto pochi giorni fa. Si chiama Tunia ed è cantina in Val di Chiana, nella parte settentrionale, in provincia di Arezzo. Mi sono messo a leggere il loro blog e mi sono appassionato alla loro storia e al loro approccio. Si tratta di un’azienda agricola abbastanza grande, si sviluppa su complessivamente venticinque ettari, nata appena tre anni fa grazie alla passione di tre giovani. Vigne vecchie affiancate ad impianti nuovi ed olivi. Ma soprattutto, è il motivo per cui sto scrivendo questo post, un sangiovese di grande fragranza, gentile nei profumi, tutto giocato su un bel rincorrersi tra acidità e polpa. Un vino che viene parzialmente vinificato in legno ma che mantiene comunque grande beva (della serie, a secchi). Si chiama “Chiassobuio”, costa poco più di dieci euro e l’annata è la 2009.

Visto e considerato che potrei arrivare in cantina in meno di un’ora il prossimo passo è certamente quello di andare a trovarli.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Toscana | 5 Commenti

Enogea, Barbaresco e la classificazione dei Cru

Dalla redazione digitale di Enogea sono stati così gentili da mandarmi via email una copia dell’ultima pubblicazione nata dall’esperienza della rivista. Una raccolta contenente tutti gli articoli scritti su Barbaresco ed i suoi vini da Alessandro Masnaghetti in questi ultimi anni che si conclude con il primo tentativo, rigorosamente non ufficiale, di classificazione dei Cru in base al merito.

Nello specifico alle annate che vanno dalla 2002 alla 2009 sono dedicate una sessantina di pagine. Tutti gli articoli usciti su Enogea in questi ultimi anni. Per chi come per esempio il sottoscritto non è abbonato da così tanto tempo (il racconto dell’annata 2002 è stato pubblicato nell’estate del 2005) è un’ottima occasione per recuperare informazioni preziose in tal senso. E se a guardare la successiva classificazione era forse facile immaginare che ai famosi Asili, Montefico e Rabajà fossero attribuite le cinque stelle, il massimo, lo stesso non si può dire delle meno note Martinenga e Roncagliette. Ma è elenco tutto gustoso, ricco, pieno di sfumature nate dall’esperienza masnaghettiana che invita ad assaggiare e riassaggiare con avidità.

A fare da contorno una lunga intervista ad Aldo Vacca della Produttori del Barbaresco, una retrospettiva sul Barbaresco 2001, uno sguardo sul Roero, un sacco di cartine e tanto altro. È possibile acquistarne una copia qui, su Bookrepublic (costa 8,99 euro). E c’è anche Barolo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Vinitaly si, Vinitaly no, Vinitaly forse

Questa mattina prima su Twitter e poco dopo sul profilo Facebook di Enogea è riemerso un tema che si ripresenta con cadenza più o meno puntuale: quello degli accrediti a giornalisti e blogger in occasione delle più importanti manifestazioni di settore. Esatto, Vinitaly.

Da una parte c’è chi dice, in questo caso cito testualmente Roberto Giuliani di Lavinium, che “il blogger è un’entità astratta dietro la quale ci può essere chiunque (..) se tutti quelli che scrivono di vino e cibo dovessero entrare gratis, non ci sarebbe più un pubblico pagante e gli eventi andrebbero falliti“. Oppure che “l’ingresso gratuito è legato a chi svolge una professione (..) chi scrive su un blog può farlo per mille ragioni diverse, essere molto più competente di tanti giornalisti incapaci, ma se non è un professionista non ha alcun diritto ad accedere gratuitamente“. Dall’altra c’è chi, come me, crede che non possa essere una tessera da giornalista a fare la differenza e che, nello specifico, la cosa migliore sia quella di effettuare una selezione a monte. Semplificando: hai un blog e scrivi di vino? Dentro. Sei iscritto all’ordine e scrivi di cricket? Quella è la cassa.

La mia è idea che si è formata nel corso degli anni ed in particolare lavorando all’interno di un importante ufficio stampa durante il mio “periodo milanese”. Ogni volta che si avvicinava la settimana della moda venivamo letteralmente sommersi di richieste di ogni tipo, dalle maggiori testate nazionali ed internazionali ai più piccoli blog di provincia. Il criterio in base al quale venire accreditati era di una semplicità disarmante: qualità, pertinenza, notorietà. Niente a che vedere con un concetto anche solo vagamente comparabile al “tutti dentro”, anzi. Il contrario.

Il nostro lavoro era quello di un qualunque altro ufficio stampa, dare sempre e comunque la maggiore visibilità possibile al prodotto in esposizione. Abbigliamento o vino, il concetto cambia davvero di poco. Viva il merito quindi. Ecco perchè credo che l’ufficio stampa di Vinitaly nel continuare ad ignorare il mondo dei blog e le richieste non affiancate da un numero di tessera abbia prestato un fondamentale servizio in meno alle migliaia di aziende (paganti) che affollano i padiglioni di Verona. Non sono però né io giornalista né io blogger ad avere voce in capitolo ma quelle stesse aziende (paganti) che dovrebbero, se credono, pretendere più attenzione in questo senso.

Pare tuttavia che qualcosa si stia muovendo. Staremo a vedere.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 9 Commenti

Vorrei averlo scritto io

Ieri su Intravino è uscito un post a firma di Emanuele Giannone di cui mi sento di quotare non solo ogni singola parola, ma anche ogni punto ed ogni virgola. Un post che ancora una volta (ancora? si, ancora) torna ad occuparsi del termine “vino naturale” , che rappresenta un punto fermo e una tappa da cui ripartire. Per andare oltre, per crescere.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 1 Commento

La carta dei vini di Lattughino

A proposito di Lattughino non è più possibile parlare di startup. È realtà che nell’arco di poco tempo si è affermata come riferimento nel mondo del delivery e del take-away di qualità, per ora solo a Milano. Ingredienti giusti, un bel po’ di inventiva ed un sacco di passione sono gli elementi che ne hanno decretato il successo. Ed è solo l’inizio.

Per loro, sono cari amici, ho curato i testi della piccola carta dei vini che dal mese scorso accompagna il menu serale (clicca sull’immagine per ingrandirla).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 6 Commenti

La Vitovska 2010 di Zidarich

Benjamin Zidarich non ha bisogno di grandi presentazioni, i suoi vini parlano per lui. Grandissimo interprete del Carso e dei suoi vitigni ogni volta che mi ritrovo a bere una sua bottiglia, che sia di vitovska, malvasia o terrano, provo partiolare godimento. Che bello.

Questa 2010 non è che l’ennesima conferma di un vignaiolo capace di sintetizzare dentro un bicchiere un po’ tutto quello che il territorio ed il vitigno sanno esprimere. Roccia e luce. C’è una componente di calore, una certa macerazione sulle bucce porta ad un colore caldo e profondo, lo stesso calore che in bocca si trasforma in una sensazione coinvolgente, come fosse una sorta di abbraccio. Ma non pesa, è vino che lungo tutto l’assaggio sembra librarsi trasportato dal vento, un bicchiere tira l’altro. Un vino che sa di buono, che nel suo essere per certi versi rustico è capace di essere lungo, lunghissimo in un modo che definirei (quasi) struggente.

Pare che il Carso sia magnetico, che sappia prima coinvolgere, dopo rapire. Roccia e luce, ma anche il mare a fare da sfondo, mai da sottofondo. Per quello che vale, questa bottiglia ne è l’ennesima dimostrazione. Lasciatemi qui.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Friuli-Venezia Giulia | 2 Commenti

La tavola rotonda alla LUISS

Com’è andata? Bene, o almeno credo. Intanto va detto che il libro su cui eravamo stati chiamati a discutere è scritto bene. I mean, davvero bene. È una fotografia, un racconto, una raccolta di testimonianze di tutti e diciassette i soci del Consorzio Viniveri: Giuseppe Rinaldi, Augusto Cappellano, Ezio Cerruti, Ezio Trinchero, Eugenio Rosi, Alessandro Sgaravatti di Castello di Lispida, Loris Follador di Casa Coste Piane, Nicolò Bensa de La Castellada, Dario Princic, Benjamin Zidarich, Paolo Vodopivec, Valter Mlečnik, Giovanna Morganti di Podere Le Boncie, Francesca Sfondrini di Massa Vecchia, Marco Casolanetti di Oasi degli Angeli, Giampiero Bea, Salvatore Ferrandes.

E si, certo, se è vero che è sempre bello leggere il racconto in sé è altrettanto vero che l’aspetto forse più rilevante è che sia operazione voluta e realizzata da un’istituzione pubblica, l’Istituto Nazionale di Economia Agraria. Si sta muovendo qualcosa. Nonostante appaia come missione impossibile riuscire a conciliare le esigenze di realtà da decine di milioni di bottiglie e di piccole cantine da poche migliaia il fatto che piano piano si ammetta la criticità della situazione attuale è un (piccolo) grande passo avanti. Non è quindi un discorso di denominazioni di origine o di eventuali certificazioni, a monte si riconosce il valore simbolico di alcune aziende come di custodi dei rispettivi territori.

Dalla presentazione: “l’intensificazione del processo di globalizzazione, infatti, ha generato due tendenze contrapposte: da un lato, l’omogeneizzazione del gusto, come conseguenza della gratificazione forzata del consumatore; dall’altro, il localismo e la naturalità, ossia la ricerca di identità locali con una maggiore attenzione ai vitigni autoctoni e alla comunità territoriale che essi rappresentano.

Ovviamente non sono le sole e credo si possa essere tali anche interpretando filosofie produttive diverse. Ma la strada è certamente quella giusta. Vediamo cosa succede.

Foto di Slawka G. Scarso, co-autrice del volume.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Una giornata romana

Giovedì mattina alla LUISS di Roma si terrà un seminario sulla “sostenibilità ambientale, sociale ed economica della filiera vitivinicola”. In chiusura, dopo mezzogiorno, interverrò insieme a Bruno Gambacorta di Rai2, a Luca Zanini del Corriere della Sera e a Giovanni Bietti (autore della collana “Vini Naturali d’Italia”) per presentare e parlare di un volume curato dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria e dal Consorzio ViniVeri dal titolo “Custodi di identità, storie di contadini e delle loro vigne”.

Ecco alcune righe tratte dalla prefazione:

“..il quaderno presentato è complementare ad una attività di studio iniziata a gennaio 2012 sulla sostenibilità della filiera vitivinicola, la quale, a sua volta, si inserisce di diritto nel più ampio contesto degli studi INEA sulla responsabilità sociale nel sistema agroalimentare. In questo lavoro, tuttavia, ci si allontana dalla mera analisi economica di settore, soffermandosi invece su 17 imprese guidate da altrettanti vignaioli, dalle loro motivazioni e dalle loro filosofie di vita.

Il Consorzio Viniveri, in questo senso, nasce proprio dalla necessità di un gruppo di contadini artigiani di comprendere appieno il significato di sostenibilità in agricoltura, e applicarlo quotidianamente tanto in vigna quanto in cantina. Il loro lavoro si esprime nel vino generato da processi “naturali”; l’opera quotidiana di ciascun vignaiolo, tutore e testimone diretto di questo percorso che egli stesso “accompagna ma non domina”, passa per il territorio nella sua interezza e complessità, in difesa delle identità delle nostre campagne. La centralità dei rapporti umani, la difesa delle diversità culturali e delle identità territoriali, la possibilità di un consumo più consapevole sono altre questioni alle quali le interviste forniscono un prezioso contributo.”

Maggiori dettagli sul sito di Inea, è possibile scaricare la locandina di presentazione, o sul blog di Slawka G. Scarso, co-autrice del volume.

In caso, al solito, ci vediamo là.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 1 Commento


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