Architetti al servizio della vinificazione/5 – Petra

Cantine Petra, Suvereto (LI)

Studio: Mario Botta
Progetto: 1999-2000
Realizzazione: 2001-2003

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Italia, Linee ed architetture, Toscana | 11 Commenti

Vigneti delle Dolomiti Müller-Thurgau IGT – Tiefenbrunner, Feldmarschall 2008

Müller-Thurgau | 20-25 €

Non so bene come iniziare questo post, e questa in effetti è la terza volta che cancello quanto scritto per ricominciare dal niente di un editor vuoto. Che questo Feldmarschall è assaggio particolarmente definito, ma, e non capisco come mai, altrettanto evasivo, anche alla tastiera.

Müller-Thurgau quindi. Voi, in genere, come ve lo aspettereste? Aromatico, magari piuttosto carico forse anche al colore, caratterizzato da una certa pienezza gustativa. Ecco, non questo. Che le sensazioni, qui, da un vigneto che si aggira al chilometro sul livello del mare, si giocano su sottigliezze e precisioni.

E’ Müller-Thurgau chiarissimo, dalle sfumature sfuggenti. Le sensazioni olfattive sono fredde, delicate, puntuali: frutta a polpa bianca, agrumi, fiori bianchi. E poi una mineralità spinta integra il tutto esprimendo anche note più sapide.
La verticalità, poi, si esprime in un assaggio di straordinario nervosismo. Secco, tanto, e con un corpo che rimane tesissimo grazie ad una bella vena alcolica. Tagliente, puro, definito, come dicevo.

Ed il fatto che il tappo fosse a vite certo, è sempre piacevole sorpresa.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Trentino-Alto Adige | 3 Commenti

Ancora sul tappo a vite

Ancora tappo a vite, insisto sull’argomento. Questa volta proviamo a parlarne di là, su Intravino.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 2 Commenti

Champagne Georges Clément, Blanc de Blancs Premier Cru Brut

Chardonnay | 20-25 €

Delicato, prima di tutto. Poi, dopo qualche momento, si trova uno Champagne di ampia florealità che fa da contorno a note più fruttate, in particolare di limone, pera e mela cotogna. E’ gentile, come solo un Blanc de blancs sa essere.
In bocca attacca elegante, gioca le proprie carte su tutta una serie di piacevoli morbidezze e, grazie alla sapienti corrispondenze con le note olfattive, risulta particolarmente compiuto. Soffice e seducente.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Champagne, Francia | Commenta

La Nouvelle Vague dei Lambruschi

Attenzione, questo post è altamente autoreferenziale. Praticamente racconta, o ci prova, mesi di chiacchere, di incontri e di post su altri blog e social network in genere. E certo, mi coinvolge, visto che mi sono trovato a vivere alcuni di quei momenti in prima persona.
Ma capisco certamente possano non interessare. Ci mancherebbe.

Per essere chiari: non so dire con certezza come sia iniziato tutto questo. E neanche pretendo di riuscire a sintetizzare correttamente quello che può essere successo e che coinvolge decine di persone.
Sicuramente, e questo è un fatto, il merito è dei produttori protagonisti. E dei loro vini. Poi, dopo, viene quello che riguarda l’internet, i blog, il seguente interesse. La cosiddetta viralità. Solo dopo, però.

Ho scritto viralità, o enoviralità, visto l’argomento. Che praticamente è quando un po’ di persone si interessano ad un prodotto. E cominciano a parlarne ed a scriverne. Ad investire parte del loro tempo per fare in modo che tale prodotto venga conosciuto da altri. Si creano delle conversazioni intorno alla questione ed ecco che con il passare del tempo da pochi ci si trova magicamente in tanti.
E’ così che il mercato sta cambiando, è così che le relazioni tra le persone stanno diventando cruciali per il mercato.
Ora, chi si occupa di prodotti reali, e della loro promozione reale, si trova di fronte alla necessità che tutto quello che possa venire detto su un prodotto sia quantomeno sincero, reale, non artefatto. Ed è forse la cosa più dificile.
Ecco, la grandezza, e mi riferisco a quello che è successo fino ad ora, è tutta qui. Che nessuno aveva interessi commerciali nell’incontrarsi a parlare del vino più povero che ci sia. Anzi. Alla base di tutto c’è passione, divertimento, voglia di stare insieme.

Si, ok, ma di cosa sto parlando?
Il Lambrusco è un mondo vastissimo. Le denominazioni di origine sono più di una. I produttori innumerevoli. Le versioni sugli scaffali dei supermercati diverse tra di loro. E’ un mondo difficile da fotografare, almeno per me.
Una cosa, però, è certa. Moltissime bottiglie, ed in generale il nome del Lambrusco, vengono identificate come vini poveri, semplici, sempre frizzantini ed economici. “No, il Lambrusco no, non mi piace“. L’ultima volta che ho sentito questa frase era di un amico modenese, per dire.

Invece, ed è stata una scoperta anche per il sottoscritto, ci sono alcuni produttori che imbottigliano vini fatti di profondità e complessità, che non sono affatto scontati, che spesso sono dei Quasi-Lambruschi, proprio perchè così diversi dalle centinaia di migliaia di bottiglie precedentemente citate. O, addirittura, dei Non-Lambruschi, vini completamente fuori dagli schemi comunemente conosciuti. Vini che spesso vedono altri vitigni protagonisti. Insomma, cose diverse.

C’è un problema, però. Se nessuno ne avesse scritto difficilmente avrei anche solo immaginato questo piccolo mondo fatto di sovversisi del gusto. Si, ok, avevo sentito nominare Camillo Donati e le sue rifermentazioni in bottiglia. Ma personalmente mi fermavo lì.
Per fortuna allora che Stefano Caffarri, su Appunti digòla, stuzzicato dall’enciclopedico gourmet Vittorio Rusinà, la scorsa estate abbia cominciato ad interessarsi alla questione, scrivendo di Barbaterre prima, di Cinque Campi poi.

E non è una questione solo di blog. Anche se spesso questo o quel post possono dare il via a discussioni davvero interessanti, anche altrove. Magari su Facebook, o su Twitter e FriendFeed.

E non è neanche una questione di volontà collettiva. Cioè, nessuno ha ricominciato a lavorare, a settembre, pensando di concentrare i propri sforzi per promuovere dei produttori sconosciuti ai più. Son cose che vengono da sole.

Spesso è questione, anche, di casualità.
Mi ricordo però di una cena in Acetaia San Giacomo, organizzata online, e della curiosità che alcune bottiglie avevano suscitato nei presenti (per inciso, poi, è questo il bello, i Non-Lambruschi non lasciano indifferenti, mai).

Naturale che il passo successivo, viste le neonate amicizie, fosse quello di rivedersi offline. Dal digitale all’analogico, praticamente. E quale migliore occasione se non assaggiare, di nuovo, ma meglio, quelle bottiglie che erano rimaste così distintamente stampate nelle memorie dei presenti (e scriverne, dopo).

Eccola, l’enoviralità.

E se è vero che niente succede per niente, è anche vero che non sarebbe stato possibile se non grazie all’enorme sforzo organizzativo di Alessandro Setti, che ha creato un primo introduttivo incontro a Carpi ed un secondo, più articolato e complesso, con solo lambruschi reggiani ed un produttore presente, vicino Novellara.

Eccole quindi, alcune persone che parlanoscrivonodiffondono un vino. Anzi, in questo caso l’idea di un vino.

Ma la Nouvelle Vague dei Lambruschi, è chiaro, non è cosa nuova, è solo che noi ce ne siamo accorti solo adesso. Camillo Donati, Le Barbaterre, Cinque Campi, Ca’ de Noci, Storchi, Bellei -e ne sto certamente dimenticando qualcuno- sono produttori che hanno scelto di intraprendere una strada diversa. Una strada avventurosa, sicuramente nuova. E, a prescindere da tutte le altre valutazioni, solo per questo meriterebbero un applauso.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Emilia-Romagna, Italia, Parlo da solo | 16 Commenti

Champagne Georges Clément, Cuvée Tradition Brut

Pinot nero, Pinot meunier, Chardonnay | 15-20 €

Federico Miniussi, con la sua Fine Food and Wine, importa e commercializza eccellenze alimentari. Poco prima di Natale mi ha chiesto un’opinione su due nuovi Champagne che sta inserendo in catalogo. Potevo rifiutare?
E domani il secondo.

La Cuvée Tradition di Georges Clément, con la sua spuma morbida e divertita, è Champagne capace di stupire per la nitidezza dei suoi profumi. Gli agrumi sono gradevoli, quasi dolci. E’ croccante pur senza stancare, con un sottofondo di pan brioche, mandorle e di miele, appena accennato.
Attacca dritto, certamente piacevole. Continua polposo, ritornando sulle note olfattive. Termina avvolgendo il palato, grazie anche ad un finale di mirevole lunghezza.

Un grande Brut di stampo classico, da non mancare.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Champagne, Francia | 1 Commento

Una giornata di collegamenti: il tappo a vite (o screwcap)

. Amo il tappo a vite. Ma lo sapevate già. Grande sorpresa nello scoprire su Internet Gourmet che Pieropan, forse il più importante produttore di Soave, ha deciso di declassare il suo Classico pur di utilizzare lo screwcap. Ma solo in Inghilterra.

. Il tappo a vite è uno dei vincitori indiscussi della decade appena lasciate alle spalle. Lo dice il Daily Telegraph.

. Non si tratta di un tipo di chiusura, ma che bello il design di molte di queste bottiglie!

. Anche negli Stati Uniti, però, un vino con lo screwcap rimane nell’immaginario collettivo come economico. E’ sarà così ancora per molto tempo. Lo dice Terry Hall, responsabile della comunicazione per l’associazione che riunisce i produttori di Napa.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 12 Commenti

Alto Adige Sauvignon DOC – Produttori di Colterenzio, Lafòa 2005


Sauvignon | 20-30 €

Il Lafòa, che poi è uno dei più famosi sauvignon italici, non tradisce le attese. Mai. Si dice vada aspettato qualche tempo, che è vino che necessità di rimanere un po’ in bottiglia per riuscire ad esprimere il meglio di sé. Ecco, bhè, quale migliore occasione allora la possibilità di confrontarsi con un 2005, considerando che l’annata attualmente commercializzata è la 2008.

Sauvignon dicevo. Di quelli tosti, ma senza essere tosto. E’ giallo, di quel giallo che è si dorato, ma non è caldo, ma brillante. Ed è bello da vedere. Anche al naso, dopo, ti abbraccia senza stordirti. E’ elegante, ma al tempo stesso per niente distaccato. I profumi sono tutti lì, li puoi afferrare. E mi riferisco alle note minerali, in primissimo piano, ed ad un sottofondo fatto di burro, di fiori gialli, di frutta secca.
In bocca poi ti avvolge come un’onda leggera, esprimendo concentrazione al centro senza perdere le leggerezze dei lati. Magari, si potrebbe azzardare che davanti ad una punta di freschezza in più ci sarebbe stato da gridare al miracolo, ma rimane straordinaria bevuta, che si conclude con una piacevolissima scia aromatica. Buonissimo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Trentino-Alto Adige | 2 Commenti

Valle d’Aosta, Chambave Moscato Passito DOC – La Crotta di Vegneron, Prieure 2007

Moscato bianco | 15-20 €

Di nuovo moscato, anzi Muscat. Questa volta però in versione passita, che affina per 12 mesi solo in acciaio.
E’ un tripudio di aromi, ovviamente tendenti al dolce: miele, zafferano, fiori di acacia, frutta bianca leggermente appassita, uvetta. Tutti profumi incastonati in gocce color ambra, dense ed intense, brillanti e scintillanti. Nell’assaggio, poi, tornano tutti supportati dall’alcool e dalla freschezza.
Morbidissimo, mai stucchevole, è invitante e se abbinato ad un erborinato un po’ deciso diventa assolutamente strepitoso. Splendido rapporto qualità/prezzo e, soprattutto, in grado di regalare emozioni.

Scritto da Fabrizio Gallino Pubblicato in Assaggi, Italia, Val d'Aosta | 3 Commenti

Valle d’Aosta, Chambave Moscato DOC – La Crotta di Vegneron 2008

Moscato bianco | <10 €

Ancora Valle d’Aosta, di nuovo su Enoiche Illusioni.
Ancora a metà della regione, poco prima di arrivare ad Aosta. I vigneti di Chambave e dei comuni limitrofi si perdono a vista d’occhio sulle colline che partono dalla Dora e si scontrano con le montagne che incombono sonnolente alle loro spalle.

Moscato o, come di dice in Valle, Muscat. Ed è uno di quelli che non ti aspetti: colore pulitissimo, paglierino scarico, aromatico, elegante, quasi dolce al naso, con albicocca e timo a fare da padroni. Ma l’entrata in bocca è una sferzata di acidità. Vino assolutamente secco e molto giovane, con le durezze nette e definitite. Quello che stupisce, alla fine, è il ritorno, gentile e delicato del frutto, quasi a voler chiedere scusa dell’irruenza iniziale. Una volta compreso il gioco di richiami e rimbalzi tra freschezza e fruttato, esprime una bevibilità invidiabile.
E rimane assaggio particolare e di sicuro interesse.

Scritto da Fabrizio Gallino Pubblicato in Assaggi, Italia, Val d'Aosta | 1 Commento