Un’altra ricerca

Il mese scorso rilanciavo una ricerca sui consumi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, oggi è invece il turno di una sui consumatori utile alla stesura del nuovo progetto editoriale di Slawka Scarso, già autrice de “Il Vino a Roma” e de “Il Vino in Italia”. Si tratta di una manciata di domande, tutte chiuse, che richiedono pochissimi minuti. Eccolo qui.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Urge una definizione condivisa di “buon piazzamento”

Quando si guarda al mercato dei vini di Hong Kong sono due gli elementi da considerare: il primo riguarda le previsioni di crescita di questa regione speciale della Cina, che parlano di una progressione delle vendite in volume dell’11% annuo da qui al 2017; il secondo riguarda il fatto che oltre il 40% del vino in ingresso viene riesportato verso la Cina e verso l’altra regione speciale cinese di Macau. Va da sé che Hong Kong (7 milioni di abitanti) sia da considerarsi una tra le tappe obbligate per chi si affaccia in Estremo Oriente. In questo vero e proprio porto franco, hub strategico per i competitor internazionali dove, grazie all’abolizione nel 2008 dei dazi sul vino, sono quasi triplicate le importazioni fino a superare il miliardo di dollari nel 2012, l’Italia è ben piazzata nella top ten dei Paesi fornitori. Non è certamente in grado di insidiare la leadership francese (che ha oltre il 50% delle quote), ma naviga intorno alla quinta posizione con uno share del 3 per cento in valore.

Da “Hong Kong, gateway to China”, pezzo pubblicato sull’ultima edizione del settimanale economico del Gambero Rosso, Tre Bicchieri.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 2 Commenti

La certificazione del cambiamento?

Quest’anno niente Supertuscan. Una decisione che nella mia testa frullava già da un paio di anni (o forse addirittura da quando, una quindicina di anni fa, il collega Andreas März mi parlò di una sua analoga decisione… che ai tempi bocciai con grande e amichevole fermezza). Se sia giusto o sbagliato è difficile dirlo (toccherebbe di più a voi esprimervi), di sicuro alla base c’è un moto di “onestà” giornalistica che dovevo a me stesso e a voi lettori: a parte alcune eccezioni, che sono poi i nomi che hanno fatto la storia della tipologia, il resto dei vini negli ultimi anni era diventato sempre di più un obbligo e sempre meno un piacere. Soprattutto perché ancora prima di cominciare già sapevo cosa aspettarmi da questi vini sempre più prigionieri di sé stessi e incapaci di rinnovarsi (e la cui epopea andrebbe comunque prima o poi raccontata, con le sue vittorie e le sue sconfitte, con le sue intuizioni e i suoi errori, e soprattutto con uno sguardo il più possibile distaccato, non partigiano).

Alessandro Masnaghetti nella consueta introduzione alla panoramica dedicata ai vini del Chianti Classico, Enogea 51, novembre 2013.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

Un ritorno all’argilla (un ritorno?)

Ci voleva una serata particolarmente rilassante per aprire -finalmente- due bottiglie arrivate qualche settimana fa. Due vini prodotti dalla Tenuta Rubbia al Colle, l’appendice toscana del gruppo Arcipelago Muratori (lo stesso di Villa Crespi, in Franciacorta). Il primo, il “Vigna Usilio” 2007, è un Val di Cornia da sole uve di sangiovese  la cui maturazione avviene in barrique per circa due anni. Il secondo, il “Barricoccio”, ricalca tipologia e denominazione ma si differenzia per millesimo, è un 2010, e per maturazione, avviene in un contenitore in terracotta per circa un anno e mezzo.

Vado subito al punto, fugando il primo dei punti in elenco: non sono vini lontani tra di loro, anzi. Sono infatti entrambe due belle espressioni di sangiovese da cui sembra emergere abbastanza chiaramente una certa matrice territoriale, hanno tutto quel calore e tutta quella polpa, caratteristiche declinate in eleganza, che ci aspetta da questa zona della Toscana. Ok, e allora? Leggo nell’allegato che “per millenni, dagli Etruschi ai Romani e fino alle soglie del 1700, l’argilla era considerato il materiale più idoneo per la conservazione del vino (..) Nella Tenuta Rubbia al Colle si è deciso di tornare alla terracotta in omaggio al popolo etrusco, di cui in un podere si sono trovati resti di un insediamento. Barricoccio è il nome che abbiamo dato alle nostre barrique in terracotta“, qui il blog dedicato al progetto. Non sono poche le aziende che negli ultimi anni hanno iniziato un percorso di ricerca utilizzando questo particolare materiale, fenomeno forse riconducibile al mondo dei vini naturali e più specificatamente ad alcuni dei suoi più famosi interpreti. Perchè davvero, nel parlare di anfore come non pensare immediatamente ad alcuni dei vini prodotti da Giusto Occhipinti (COS) in Sicilia o da Josko Gravner nel Collio, solo per citare due dei loro più illustri ambasciatori in Italia? Tuttavia si tratta di una strada la cui direzione è tutt’altro che nota, tali sono le differenze non solo di latitudine ma anche e soprattutto di caratteristiche varietali dei vitigni utilizzati. Il “Barricoccio” 2010 è però vino decisamente interessante, disteso, caratterizzato da un’acidità veemente e da una voglia di emergere non comune. Un vino che sarà interessante seguire con il passare delle stagioni, sperando non rappresenti solo una moda passeggera ma un progetto dalle radici più profonde. Qui c’è molta curiosità.

Ah, a proposito di maturazioni e di materiali. Sapete qual’è il contenitore di cui ultimamente subisco maggiormente il fascino? La classicissima damigiana di vetro, ben consapevole sia però cosa più da garagisti che da produttori.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Campionature, Toscana | 10 Commenti

Scrittura, web e comunicazione (un pomeriggio ad Ancona)

Solo per segnalare che il prossimo giovedì 7 novembre, nel pomeriggio, interverrò ad un appuntamento organizzato da Pepe Lab presso l’Università di Ancona. Un momento di confronto sul mondo dei blog, un “incontro tra passione, professionalità ed impresa nell’era digitale. Un dialogo con alcuni top blogger d’Italia per scoprire esperienze, consigli e alcune case history interessanti”. Prima, nel corso della mattinata, andranno in onda due workshop tenuti rispettivamente da Valentina Falcinelli (pennamontata.com) e da Simone Sbarbati (frizzifrizzi.com) dedicati più specificatamente alla scrittura sul web. Qui il programma completo.

Ecco alcune indicazioni: Facoltà di Economia “Giorgio Fuà”, Piazza Martelli 8. Ingresso gratuito, a partire dalle 16.00. Al solito, ci si vede lì.

Edit 7/11/2013: a causa di un’improvvisa influenza la mia partecipazione a #pc2 è ahimè saltata. Le mie scuse, anche qui, all’organizzazione per questa imperdonabile ed imprevista defezione.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Solforosa, solforosa, solforosa

Niente. Non se ne esce. Come già accennato qualche mese fa ormai agli occhi del grande pubblico vale il dogma secondo il quale i vini naturali sono quelli senza anidride solforosa.

Quindi il suo giudizio sul vino naturale è…

“…che uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile. Gli altri nove non sono bevibili in partenza. La fissa del naturale nasce da gruppi di appassionati più che dal grande pubblico: ma non si può pensare a un mercato composto unicamente da vini senza anidride solforosa. La trovo una discutibile astuzia di marketing”.

Così Maurizio Zanella, presidente di Cà del Bosco e del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, a proposito dei vini naturali in un’intervista di Maurizio Bertera su Linkiesta.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 5 Commenti

Non è mai così semplice come vorrebbero far sembrare

Sardegna: la qualità delle uve si presenta ottima e la resa uva/vino decisamente superiore rispetto all’ultimo biennio; si prevede una produzione superiore del 10% rispetto a quella del 2012.

Assoenologi, comunicato stampa, 31 agosto 2013

Meno 58% di Cannonau raccolto rispetto all’anno scorso. Meno 62% di Pascale (Ottomarzo). Non mi rimprovero niente. Ho fatto tutto il possibile. Lavorare tutto l’anno per mantenere le piante vive e libere ha i suoi costi ma anche i suoi benefici: avrò più tempo per la mia famiglia avendo meno vasche da rimontare e svinare.

Alessandro Dettori, Tenute Dettori, 23 ottobre 2013

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 5 Commenti

Ancora sul Campo del Guardiano, il grande Orvieto di Palazzone

L’altra sera avevo rilanciato velocemente su Facebook e su Twitter una battuta a proposito di un vino stupendo, oggi in una forma smagliante: il Campo del Guardiano 2004 di Palazzone. Non pensavo di tornarci, ma poi proprio questa mattina ho letto su Intravino della bella verticale di Cervaro della Sala scritta da Andrea Gori e non ho resistito. Negli ultimi anni ho infatti più volte avuto la fortuna di assaggiare entrambi questi grandi vini in diverse annate e.. beh.. a parità di millesimo l’Orvieto Classico Superiore di Giovanni Dubini ha uno slancio davvero sorprendente.

Prendiamo questo 2004. Un bicchiere spiazzante per integrità, dal colore -ancora vivido- fino ad un profilo giocato su note di frutta mai stanca ed anzi ancora fragrante. Per non parlare di quella mineralità che lo caratterizza, una traccia gessosa di grande luminosità solare, e di quella tensione gustativa davvero difficile da trovare in altri vini bianchi di pari annata. Non è solo un discorso di freschezza e di acidità, non solo almeno. È tutto un equilibrio tra un peso specifico mai invadente e lo slancio dei grandi. Un’unione che porta ad un assaggio croccante, di grandissima longevità. È stato quasi un peccato aprirlo adesso e l’unica consolazione è quella di averne un’altra bottiglia, giù in cantina (l’appuntamento è per il prossimo decennio).

Ma è davvero possibile paragonare questi due vini? Non credo, uno è l’esempio più fulgido di quanto di buono si possa produrre sotto il cappello della denominazione di Orvieto partendo da quelle che sono le uve più tradizionali della zona, trebbiano e grechetto in particolare. L’altro rappresenta una scommessa su un vitigno internazionale, lo chardonnay, nata negli anni ottanta e capace di far parlare di sé come pochi altri vini bianchi italiani. Se però è vero che “la sfida per il bianco più longevo ha pochi concorrenti” è altrettanto vero che uno di questi è proprio accanto a Castello della Sala. A Palazzone, a meno di venti chilometri.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | 1 Commento

Il Dosaggio Zero di Andrea Arici

Se è vero che gli spumanti non dosati stanno vivendo un periodo di grande giovinezza è anche vero che il rischio, subito dietro l’angolo, è quello di imbattersi in vini eccessivamente asciutti, in cui la ricerca di un’eccessiva austerità ha portato ad una certa aridità espressiva. Se mi spiego. Beh, non è questo il caso del Dosaggio Zero di Andrea Arici, un Franciacorta da chardonnay ed una piccola percentuale di pinot nero assaggiato ieri sera per la prima volta con calma, al ristorante e non durante i tanti banchi d’assaggio degli ultimi mesi insieme al vulcanico Giovanni Arcari (qui è dove il sottoscritto consiglia di cliccare sul link per scoprire -se non lo conoscete- il progetto TerraUomoCielo, bella realtà che affianca altrettanto belle cantine).

Buonissimo, dicevo. È Franciacorta saporito ed elegante, materico e verticale. C’è un po’ tutto quello che ci si aspetta, nel bicchiere: una certa polposità olfattiva composta da note agrumate e floreali, dove le note di lieviti non appaiono mai invasive e dove è possibile trovare accenni più profondi, anche vegetali. E poi quella traccia di sapidità minerale così chiara, incisiva e luminosa che lo accompagna lungo tutto il sorso. Magnetico e gustoso, invita a tornare continuamente ad assaggiarlo. Fino alla fine della bottiglia.

Questo è il non millesimato, sboccato lo scorso 19 aprile. Viene via a circa venti euro.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Lombardia | 3 Commenti

Il tappo a vite è (decreto) legge

Quello apparso sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 24 settembre a firma del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, è Decreto storico (insomma, quasi). Dal giorno successivo la sua pubblicazione è infatti stato ufficialmente sdoganato il tappo a vite per tutte (tutte) le tipologie di vino italiane, ad esclusione ovviamente dei soli spumanti. Dal Barolo al Taurasi non c’è vino a denominazione di origine sul quale non sia quindi ipoteticamente possibile utilizzare lo Stelvin (saranno i singoli consorzi dei vini a DOCG -se sprovvisti di una regola in tal senso- a decidere se utilizzare il solo tappo di sughero con una modifica dei propri disciplinari da presentare entro sei mesi). Tra l’altro questo è decreto che va a completare il lavoro iniziato dal precedente Ministro che lo scorso 13 agosto 2012 aveva già intrapreso un percorso in questo senso.

Il testo completo in pdf lo potete trovare qui, a partire da pagina 4 (via Il Sole 24 Ore).

Edit 7/10/2013: Nello specifico, il tappo a vite viene ufficialmente riconosciuto come sistema valido per qualunque tipo di vino, anche a denominazione di origine (e questa è certamente la novità più rilevante). Tuttavia, se il suo disciplinare di produzione prevede una limitazione in tal senso questa rimane valida fatte salve eventuali successive modifiche.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 5 Commenti


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