Dalla quercia alla barrique

Google ha recentemente annunciato la dismissione del suo famosissimo “Reader” e la notizia mi provoca un certo sgomento. Sono infatti del tutto impreparato, trovare un rimpiazzo degno del suo predecessore non sarà così immediato, anzi. Nel frattempo, ed è forse l’unico aspetto positivo, mi sono messo a fare un po’ di pulizia tra quei contenuti che avevo contrassegnato con la classica stellina di Mountain View ed è saltato fuori questo video dell’anno scorso. Dalla quercia alla barrique, una produzione targata Millevigne e Maurizio Gily. Vedi a sistemare quegli scatoloni, laggiù nell’angolo?

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 6 Commenti

Amarone della Valpolicella Classico DOC “Il Velluto” Meroni 2000

L’occasione per tornare sull’Amarone è stata durante una recente degustazione dedicata alla Valpolicella. Non ne scriverò, sono ancora troppo acerbo a proposito di questo argomento che mi vede così vicino, sono nato a Verona, ma al tempo stesso così lontano per numero di assaggi e per feeling, una scintilla mai veramente scoccata.

Volevo però segnalare un vino che si distingueva in maniera netta per slancio ed eleganza. Un vino che rispetto agli altri è stato capace di esprimere profondità ma non peso, un Amarone della Valpolicella Classico caratterizzato da un bellissimo profilo olfattivo, tutto giocato su piccole ed eleganti note rosse impreziosite da goudron e cacao, da un’acidità vibrante e da un tannino di rara precisione. Era “Il Velluto” 2000 di Meroni, una bottiglia che costa circa 35 euro o poco più e che visti i prezzi che girano in Valpolicella è chiaramente il best buy della settimana. Ma pure del mese.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Veneto | 3 Commenti

Vino (al) naturale, Alice Feiring a Villa Favorita

Vinitaly e le manifestazioni parallele si avvicinano a passo svelto, nel mentre registro con piacere che proprio a Villa Favorita domenica 7 aprile Alice Feiring sarà presente per raccontare il suo ultimo libro, “Vino (al) naturale” (titolo originale: “naked wine”). Potrebbe essere una bella idea per una pausa tra un assaggio e l’altro, e poi il suo primo libro mi era piaciuto molto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | Commenta

In tutto questo il vino rimane lontano, sullo sfondo.

Un bel post di Pietro Stara dal mai troppo linkato blog Vino e Storia. Poi, per rimanere in tema, un altro bell’intervento di Sandro Sangiorgi sul naturale, fa il paio con quello rilanciato qui il mese scorso di Emanuele Giannone.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Comments are closed

Questo blog saluta con una certa curiosità l’apertura di uno spazio dedicato al vino sul sito del settimanale Panorama, tenuto tra l’altro dal famosissimo sommeliere Luca Gardini. Questo blog, tuttavia, guarda con un certo sospetto la dicitura ben in evidenza sotto al primo post, quello dedicato al lambrusco: “comments are closed”.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 2 Commenti

“Il vino in rete, la rete del vino”, una tavola rotonda

Scusate l’assenza, è un periodo pieno di scadenze e di cose da fare. E poi sono giorni trascorsi interamente davanti al computer, a testa bassa sulla tastiera, riuscire dopo cena ad aprire l’editor e scrivere qualcosa di sensato appare se non impossibile quantomeno impervio.

Interrompo però questo involontario silenzio per segnalare che domenica mattina sarò in provincia di Modena, al Castello di Levizzano Rangone (la zona è quella di Castelvetro), per una tavola rotonda dal titolo “Il vino in rete, la rete del vino”. Si tratta di un appuntamento inserito all’interno della manifestazione “To Be Lambrusco”, l’obiettivo dichiarato degli organizzatori è quello di raccontare la storia della comunicazione del vino negli ultimi 20 anni, dal ruolo delle guide a quello dei giornali di settore fino – ecco la parte che mi vede più coinvolto – al ruolo della rete. A moderare l’incontro Giorgio Melandri. Alla tavola rotonda parteciperanno: Davide Oltolini, Luciano Ferraro, Andrea Grignafini, Alessandro Bocchetti ed il sottoscritto.

Iniziamo alle 11.00. Se siete in zona fate un fischio, magari ci scappa un bicchiere di vino.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Montefalco Sagrantino d’Arquata, il 1988 di Adanti

Anche oggi Sagrantino di Montefalco. Ma che ci volete fare, succede per tutta una serie di strane coincidenze che magari un vino, una tipologia, esca dalla propria agenda per mesi e poi BUM, per una settimana non si beva praticamente altro. Che si abbia la fortuna ed il privilegio di spaziare tra produttori ed annate con una facilità sconcertante. Come detto l’altro giorno sono tutti assaggi che si inseriscono volutamente in un mio personale percorso di approfondimento sulla tipologia, da queste parti c’era curiosità e interesse.

La cosa che mi piacerebbe sottolineare a proposito di questo -meraviglioso- Sagrantino di Montefalco 1988 di Adanti ha a che fare più con la sua trama tannica che la sua eleganza. Intendiamoci, si trattava di un vino stupendo, di uno dei più buoni Sagrantino mai assaggiati, bottiglia che faceva il paio con un altro grandissimo, il 1988 di Arnaldo Caprai. Un vino che alla cieca in pochissimi (io certamente no) avrebbero collocato in Umbria per la finezza dei profumi, per l’iniziale austerità che poco a poco si addolciva leggermente lasciando spazio ad un’armonia, ad una complessità, una grazia che pochi altri vini possono vantare. Quindi no, non sono qui tanto a magnificare un vino incantevole quanto ad interrogarmi ancora una volta a proposito della straordinaria evoluzione che questa tipologia sa offrire. In tanti continuano a sostenere sia solo una questione di tempo, che il tannino sia elemento che naturalmente tende ad integrarsi e che basta aspettare. Non è così, o meglio, non è solamente così. Quando un paio di anni fa ho assaggiato alla cieca diversi 2001 avevo capito quanto fosse la cantina a fare la differenza. La sapienza, l’esperienza, la comprensione dell’annata. Tutte cose che ad oggi, assaggiando Sagrantino più giovani, si riconoscono nei vini di non così tante aziende.. In quelle storiche, certamente si.

A margine, i vecchi vini di Adanti hanno alcune delle più belle etichette abbia mai visto. Ma anche di questo, che ve lo dico a fare, se ne è già parlato.

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Almeno c’è il Sagrantino di Bea

Le elezioni sono andate come sono andate, lo sapete meglio di me, e io da casa non faccio altro che rimbalzare furiosamente tra programmi di approfondimento, blog, editoriali, home page dei principali quotidiani con uno stato d’animo che a seconda del momento spazia dall’isterismo alla rassegnazione. Nel mentre, con uno scenario politico mai così incerto, non posso però che registrare con piacere ed entusiasmo che il Sagrantino di Montefalco “Vigna Pagliaro” 2008 di Paolo Bea è, a sei giorni sei dall’apertura, più buono che mai. Fresco, profondo, appagante. Un Sagrantino buonissimo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Commenta

Il Forestiero, il sagrantino di Collecapretta

L’occasione per tornare a parlare di Collecapretta nasce dalla lunga degustazione di ieri sera. Ventiquattro Sagrantino di Montefalco di due diverse annate, la 2007 e la 2008. Una panoramica di cui scriverò presto e da cui sono uscito con le solite insicurezze. Da una parte ho trovato una conferma, a Montefalco è molto difficile parlare oggi di differenze di territorio, è la cantina a fare la differenza con il proprio approccio. Uno stile che in un’annata fortunata come la 2008 è capace di produrre meraviglie. Dall’altra mi sono ancora una volta scontrato con un muro e con molti vini particolarmente difficili. Come se io non riesca del tutto a capire che lingua parlare con l’uva più famosa della regione in cui vivo. Ma devo, e voglio, somatizzare l’esperienza per qualche giorno prima di scriverne.

Alla fine, era assolutamente fuori contesto, è saltata fuori un po’ per caso questa bottiglia. Le uve (anche se non è possibile scriverlo in etichetta) sono le stesse della non così lontana Montefalco e la macerazione sulle bucce è brevissima, di appena una settimana. Il risultato è un vino particolarmente goloso ed appagante. C’è tannino, ci mancherebbe, ma è elemento perfettamente integrato nell’assaggio ed anzi, se servito alla cieca dubito lo riconoscerei come tale. Probabilmente non è il vino più fine che esce dalla cantina di Vittorio Mattioli, direi anzi che si tratta di un vino particolarmente ruvido nella sua migliore accezione agricola. Un vino praticamente inesistente nei numeri, dalla vendemmia del 2011 ne sono state prodotte appena 326 bottiglie, questa era la 138. Un vino di grande beva che ha accompagnato una lunghissima chiacchierata sui vini assaggiati precedentemente e che è stato perfetto accompagnamento per una meravigliosa coratella di agnello (come piace a me, appena sfumata con un po’ di vino bianco ed impreziosita da qualche aroma).

Insomma, un sagrantino/nonsagrantino che va assaggiato per approfondire la tipologia. Un vino che insieme a quello di Calcabrina (anche quello fuori denominazione anche se per scelte produttive, non geografiche) si inserisce in questo variegato panorama targato Montefalco.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | 6 Commenti

Novità dal fronte

Incredibile, il Gambero Rosso è involontariamente riuscito dove in molti avevano tentato. Di là, su Intravino, ho infatti pubblicato ieri una lettera aperta a firma di tutte e quattro le principali associazioni riconducibili al mondo del vino naturale, un testo indirizzato alla redazione del mensile in risposta a due fortissimi editoriali usciti sul numero di gennaio della rivista. Ripeto: a firma di tutte.

Al di là infatti dei contenuti e delle posizioni espresse dall’una o dall’altra parte credo che sia avvenimento di straordinaria importanza che dimostra da una parte che una coesione di intenti è possibile e dall’altra che, quando queste associazioni sono unite, il messaggio ha una forza dirompente (a dire poco). E poi andate a leggerla e dopo, con calma, cominciate a scorrere i nomi dei firmatari. È elenco tosto, che non ha confini geografici e che fa impressione per quantità e qualità. Credo che da ieri qualcosa sia cambiato, e sarà bello scoprire cosa succederà nei mesi a venire.

C’è però un altro elemento che vorrei sottolineare, un passaggio contenuto nel testo che fa riferimento alla possibilità, oggi negata dal legislatore, di elencare in etichetta quelli che sono gli additivi contenuti nella bottiglia. A questo proposito è anche uscita un’Ansa nel primo pomeriggio di ieri, eccone uno stralcio:

“Il vino e’ l’unico prodotto alimentare in cui non possono essere scritti in etichetta gli ingredienti. Vogliamo avere la possibilità di scriverli”. È l’appello del presidente del Consorzio Viniveri Giampiero Bea che, in occasione della presentazione della decima edizione di “Viniveri 2013 – vini secondo natura” che si terrà a Cerea (Vr) dal 6 all’ 8 aprile, ha sottolineato come la mancanza di trasparenza non consente ai consumatori scelte d’acquisto consapevoli e non differenzia i produttori convenzionali da quelli naturali.”

È una proposta concreta su cui discutere, un punto di partenza per fare chiarezza.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti


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