A proposito della crisi delle denominazioni di origine

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti

See you around

Beh, non saranno certo il vento e la pioggia che mentre faccio colazione guardo fuori dalla finestra a rovinare la grande giostra che si mette in moto a partire da questa mattina. Sabato (oggi), Cerea e ViniVeri. Domenica e martedì, Vinitaly. Lunedì, Villa Favorita e VinNatur. Come al solito, see you around.

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Intervista

Con un grande grazie a Carlo Lenotti per lo spazio dedicatomi ieri su Bobos. Una piacevole chiacchierata alle porte di Vinitaly sullo stato del vino sul web fatta qualche giorno fa su Skype.

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Interviste

Su Slow Wine in questi giorni sono uscite tre interessanti interviste ai responsabili, rispettivamente, degli appuntamenti dedicati al mondo dei vini naturali dentro e fuori Vinitaly. A Beppe Ferrua, presidente dell’associazione che organizza ViVit. Ad Angiolino Maule, presidente di VinNatur e responsabile dell’organizzazione di Villa Favorita. A Giampiero Bea, presidente di ViniVeri e responsabile dell’omonima manifestazione che si tiene a Cerea (Vr).

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Il quadrato semiotico dei wine lovers

Il quadrato semiotico, provando a farla breve, è uno strumento visuale utile a sintetizzare ed analizzare la struttura delle relazioni che esistono in un determinato campo. Un diagramma che grazie alla sua configurazione è in grado di riportarne velocemente le relazioni logiche, tra le altre quelle di contrarietà e di complementarità. Da qui la sua utilità nell’analizzare in un sol colpo d’occhio, o quasi, un determinato mercato ed i comportamenti delle persone che ne fanno parte.

È con questo strumento che Bosco Viticoltori ha deciso – grazie alla collaborazione dell’istituto che lo ha riportato prepotentemente di moda, almeno in Italia - di provare ad analizzare gli atteggiamenti di consumo degli italiani verso il vino. “Lo studio, recita il comunicato stampa, ha classificato in un quadrato semiotico le motivazioni che spingono o allontanano il consumatore verso gli acquisti di vino, aiutando le imprese a comprendere il posizionamento del marchio e quello dei loro prodotti sul mercato”.

Due opposizioni sono emerse in modo trasversale nelle conversazioni analizzate:

la prima: tra chi parla del vino e della sua produzione come qualcosa di sacro, prezioso e da difendere vs. chi ne parla come uno strumento per accompagnare il cibo o una bella serata (profano)
la seconda: tra chi del vino tematizza la dimensione naturale, come la terra o il vitigno vs. chi lo tematizza come un artefatto culturale, costruito in cantina dall’abilità dell’enologo

In occasione dell’imminente Vinitaly il quadrato semiotico dei wine lovers sarà oggetto di un convegno promosso dalla stessa Bosco Viticoltori. L’appuntamento è per il 7 aprile alle ore 11:00 presso l’Auditorium del Centro Congressi Palexpo (io quasi certamente lunedì sarò a Villa Favorita ma questo è uno di quegli appuntamenti che potrebbero davvero aggiungere qualcosa alla già ricca conversazione sull’argomento).

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Un Chianti Classico in meno

Ci è voluto il 2011 – il maledetto 2011 – per convincere definitivamente Giovanna Morganti ad “uscire” dalla denominazione e presentare il suo mitico “Le Trame” come un Toscana Rosso, vino ad Indicazione Geografica Tipica. Rivedibile la prima volta, bocciato la seconda: questo l’esito delle due degustazioni presso la consueta commissione di assaggio. “Certo che avrei potuto fare qualcosa tra le due degustazioni, magari aggiungere un po’ di solforosa.. Però sai, mi ero proprio stufata, se per i canoni della commissione il mio è vino che non va bene non c’è problema, davvero“.

Giovanna mi racconta poi di averne parlato con i propri clienti più importanti e di aver ricevuto solamente rassicurazioni, che il loro scopo è vendere  il suo “Le Trame”, vino unico ed irriproducibile, non un Chianti Classico che spesso se presentato come tale va a scontrarsi con prodotti molto meno costosi. E in fondo è proprio questo il punto, quello di una denominazione che forse nella ricerca di una continua omogeneità perde il proprio senso più profondo, quello della valorizzazione non solo delle sue tante diversità territoriali ma anche (e magari soprattutto) personali. Voci le cui inevitabili differenze, a maggior ragione in occasione di una vendemmia estrema come quella del 2011, non fanno altro che aumentarne la complessità.

Invece no. Per questo oggi a guardare l’etichetta de “Le Trame” ho come l’impressione che il Consorzio del Chianti Classico abbia perso una delle sue voci migliori.

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Un’etichetta pazzesca

La bella storia di Alessio Bigagnoli, da “garagista” a produttore della più bella etichetta dell’anno secondo i giudici del Concorso Internazionale Packaging di Vinitaly in soli due anni. E c’ha pure il tappo a vite.

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Tutti i Massimiliano Croci del mondo

È che più o meno all’ultimo momento mi sono trovato con la serata libera. Venerdì pomeriggio, alle sei o giù di lì. Rimanere a Milano o cosa? L’idea di salire in macchina, prendere la direzione di casa e fermarmi lungo la strada è stata pressoché immediata. E poi era davvero troppo tempo che non tornavo in cantina da Massimiliano Croci. La prima (e fino all’altro giorno, unica) fu visita un po’ rubata, di passaggio tra un impegno e l’altro. Giusto il tempo per una veloce chiacchierata e qualche acquisto.

Tra l’altro Castell’Arquato è un borgo davvero bello. Così nostalgico, così elegante. È lì che Massimiliano ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia ormai quasi quindici anni fa. Oh, stiamo parlando di un ragazzo allora poco più che ventenne, capace di un coraggio che invidio e stimo al tempo stesso. Avete presente? Lì intorno pensare nel 2002 o nel 2003 di continuare a produrre quelli che solo oggi sono considerati come i vini della tradizione era una cosa da pazzi scatenati. Stiamo parlando di un periodo storico che ha visto praticamente dall’oggi al domani rifiutare non solo una tipologia ma il significato stesso, inteso in senso culturale, dei vini a rifermentazione in bottiglia. Invece no, per Massimiliano allora era impossibile pensare di passare come avevano già fatto tutti i suoi vicini all’autoclave e a quei vini tutti uguali tra di loro. Scelta difficile, difficilissima. Per lui, per tutta la sua famiglia.

Una scelta che oggi Massimiliano rivendica come l’unica possibile, l’alternativa è infatti oggi rappresentata da una continua rincorsa verso il prezzo più basso per una tipologia, quella dei Colli Piacentini, che non brilla certo per qualità media. C’è il Monterosso, forse il suo vino che preferisco, il più tipico dei vini bianchi di Castell’Arquato. Un blend che vede protagoniste trebbiano e malvasia. Un vino secco e gustoso, dritto e dissetante. Uno di quelli che richiamano immediatamente quelle atmosfere un po’ estive, aperitivi giusti quando il sole è ancora alto. C’è il “Lubigo”, un bianco leggermente macerato sulle bucce e prodotto da sole uve di ortrugo che spicca per ruvidità e per profondità. Uno di quelli che richiamano sempre il sorso successivo, tra una fetta di salame ed un pezzo di formaggio. Infine c’è il Gutturnio, classico blend di barbera e di bonarda. Un vino rosso lungo e trascinante, brioso e saporito. Perfetto collegamento tra i Lambrusco delle provincie di Modena, Reggio Emilia e Parma e le Barbera che si cominciano a trovare pochi chilometri più in là, in Lombardia.

Un produttore, Massimiliano Croci, che spicca per continuità e per costanza. I suoi sono infatti tra i più affidabili vini a rifermentazione in bottiglia che io conosca, sempre lineari e limpidi nella loro consapevolezza. Vini solidi, verrebbe da dire. Invece no, non in questo senso almeno: è proprio una certa, lontana fragilità a renderli così romanticamente affascinanti.

Trasparenza per un mondo migliore: venerdì sera sono stato ospite di Massimiliano e di sua sorella nel Bed&Breakfast che hanno appena finito di ristrutturare alle porte di Castell’Arquato. Un luogo semplice e delizioso (ancora grazie).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Emilia-Romagna, Produttori | Commenta

Io sì che ho bevuto vini schifosi, che bei tempi

Io preferivo il Terrano di una volta, era più acido. Adesso sono tutti uguali, il Cabernet.. il Merlot.. li fanno per voi giovani che non capite niente di vino. Io ho bevuto dei vini schifosi, che bei tempi.

Un meraviglioso clip tratto da “Zoran, il mio nipote scemo“, il film italo-sloveno uscito nel 2013 e diretto da Matteo Oleotto (con un grande grazie a Massimiliano Croci dell’omonima cantina dei Colli Piacentini per lo screen-capture, o come si dice).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 3 Commenti

Umbria Grida Terra, assaggiamo qualcosa

Umbria Grida Terra è una manifestazione che si terrà a Perugia a partire da questa mattina, venerdì, e fino a domenica. Una piccola fiera nata per ridare vita ad uno dei più bei spazi del centro storico di Perugia, quel Mercato Coperto che negli ultimi anni ha vissuto uno stato di sempre maggior abbandono e che meritava tutto l’entusiasmo portato dagli organizzatori in queste settimane. Vignaioli, artigiani, piccoli produttori della filiera agroalimentare intorno alla città daranno vita ad una tre giorni che, sono sicuro, lascerà il segno.

Domenica mattina a mezzogiorno cercherò nel mio piccolo di contribuire alla ricchezza del suo programma con un piccolo momento di confronto che ho intitolato “Un altro Sangiovese è possibile, degustazione/incontro sui vini del perugino”. Cenci, Margò, Mani di Luna, Donini sono i nomi di quattro cantine che negli ultimi anni hanno infatti iniziato a produrre Sangiovese in purezza nei dintorni di Perugia. È possibile quindi in Umbria parlare di un suo possibile rinascimento? O sono esperienze isolate che si stanno “solo” confrontando con il più grande dei vitigni del Centro Italia? A queste osservazioni e domande cercheremo di rispondere a bicchieri scoperti, probabilmente con almeno un paio di sorprese ad affiancarli. Una chiacchierata, un piccolo aperitivo.

L’ingresso è gratuito per chi avrà il tagliando della manifestazione, visti però i posti particolarmente limitati vi pregherei di mandarmi un’email (l’indirizzo lo trovate nella colonnina qui a fianco) per confermare la vostra presenza.

A domenica.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 1 Commento


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