Media 140 food&wine, online i video di tutti gli interventi

Lo scorso 24 aprile avevo organizzato, all’interno della quarta edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, un incontro dedicato al mondo del vino (e non solo) in rete. In particolare l’attenzione era rivolta ad i social media e, nello specifico, come il loro uso stia cambiando il modo di lavorare e di confrontarsi con il mercato e, più in generale, con i propri pubblici.

Sono contento quindi di poter segnalare, per chi non era fisicamente con noi a Perugia e non ci ha potuto seguire in streaming, che l’intera mattinata è online, sul canale del festival.

Di seguito tutti i video, divisi per intervento.

Andrew Gregson, fondatore di Media 140, saluta la parentesi food&wine – 5’40”, in inglese

Massimiliano Tremiterra, direttore dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero di Perugia, apre i lavori – 2’40”

Ancora un’introduzione ai temi della giornata, quella del sottoscritto – 2’10”

Ryan Opaz, Catavino28’40”, in inglese

Gianpaolo Paglia, Poggio Argentiera30’00”

Una parentesi forse più tecnica: il food&wine nei social network, ovvero come (provare a) sfruttare al meglio i rapporti con i propri clienti. Interventi di Fabio IngrossoDavide CoccoSlawka G. Scarso – 44’58”

A concludere la giornata alcune esperienze di chi vive ed utilizza i social media quotidianamente. Interventi di Samuel Sanders, Antonio Bonanno, Francesco Zonin, Andrea Bezzecchi, Michela Cimnaghi108’32”

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 3 Commenti

Gattinara Riserva DOCG – Travaglini 1993


Nebbiolo | 20-30 €

Poi ci sarebbe da aprire un capitolo a proposito di quegli amici che cercano di prevedere che vino ti potrebbe piacere, quella specifica sera. Che pensano al menu e a tutto il resto. E, guarda un po’, raramente sbagliano.

(chissà, magari passeranno da queste pagine un giorno, e questo è un grazie)

Nebbiolo quindi. Quello con qualche anno sulle spalle e con tutto un trascorso capace di articolarsi lungo l’assaggio. I profumi, dice: rari, quasi rarefatti, sicuramente sfaccettati.
Vino, ci ho pensato parecchie ore dopo, capace di rimanere sospeso senza neanche lontanamente provare a stupire. La sostanza è tutta qui, a portata di mano. Basta saperla apprezzare, dopo averla trovata. Ci sarebbe da scrivere, per cortesia gustativa, di quelle note capaci di accompagnare il sorso. Quella nota più sapida che, coniugata ad un’inaspettata freschezza, lo rende pulito, elegante, finissimo.
Ecco. Compatto ma leggero nel saper emozionare.
Nebbiolo dicevo. Punto e a capo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | 1 Commento

Alto Adige Gewürztraminer DOC – Hofstätter, Kolbenhof 2007

Gewürztraminer | 20-30 €

Kolbenhof mi piace perchè è vigore ed eleganza. Un Gewürztraminer rigoroso, a suo modo. Lo guardi di traverso, mentre fa capolino nel bicchiere, e pensi che il colore, per dire, non è che sia così carico. E poi c’è tutta quella questione relativa ad una certa eleganza, dei profumi dico. Chiamiamola compostezza.
C’è tensione, e fa piacere che sul filo dell’aroma viaggino, quasi didascaliche, le tante note ritrovate prima. C’è il centro della bocca, succoso, pieno, certamente a suo modo potente e, come dire, importante. E poi sul finire non si distende e rimane lì, a ricordarti bene di che pasta è fatto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Trentino-Alto Adige | 5 Commenti

Tasting panel (reprise)

Tasting panel. Ovvero quando un’azienda manda ad un certo numero di persone un campione del proprio prodotto per averne un riscontro (presumibilmente) sincero e diretto. Un’opinione quindi, e la possibilità di avere un’idea di quello che il mercato pensa di te. Veloce ed (apparentemente) indolore.

All’inizio fu Poggio Argentiera ed una selezione dei propri vini. Non solo Morellino, che lì c’era da raccontare un territorio, la Maremma intera.
Poi, dopo, ancora vino, ma l’azienda in quel caso faceva parte di un gruppo notevolmente più grande. Era Zonin, prima con la tenuta pugliese (Masseria Altemura) e poi con un nuovo bianco, il Viogner, ancora dalla Maremma. Era Rocca di Montemassi.
Ci sono stati due vini di Cascina i Carpini. Fratelli diversi, perchè vinificati parallelamente e con approcci in un certo modo opposti.
C’è stata una bella scoperta, una delle Barbera de La Maranzana e, subito dopo, la sorpresa di trovare una grande grappa, era una particolare selezione dei Fratelli Brunello.

Mi fa piacere quindi anticipare due diversi tasting panel che forse sono meno centrati rispetto al vino come elemento, ma che raccontano aspetti che spesso passano in qualche modo in secondo piano.
Il primo è un cambiamento di costume e di consumi. E’ il vino che diventa in qualche modo take-away e contestualmente monoporzione. Si tratta di Oneglass, praticamente un bicchiere da asporto.
Il secondo affronta la difficile questione relativa all’odioso sentore di tappo. Raro, certo, ma mai completamente debellato. Ecco allora Procork, un particolare sughero ricoperto da una sottile membrana che impedisce la contaminazione del vino, all’interno della bottiglia.

Presto qui.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 3 Commenti

Come diventare sommelier in 50 minuti


Nel frattempo ci tenevo a segnalare, per chi fosse di casa o di passaggio per il centro Italia, che il prossimo lunedì 5 luglio si terrà a Perugia lo spettacolo già proposto a Firenze di Leonardo Romanelli, Come diventare sommelier in 50 minuti.

Un racconto, un monologo, una commedia durante la quale farsi accompagnare alla scoperta del vino (anche) attraverso i tanti vizi che spesso accompagnano gli appassionati.

Una bella serata, insomma.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Rosato dell’Umbria IGT – Lungarotti, Castel Grifone 2008

Sangiovese, Canaiolo | <10 €

E’ vero che forse quando si tratta di rosati è normale non sovvenga automaticamente l’Umbria. E ci mancherebbe. Però, c’è un però, Lungarotti propone un blend a base di Sangiovese che ha tutto quello che si dovrebbe cercare in un bicchiere del genere.

Al di là del colore, io di rosati capaci di non essere estremamente affascinanti ne ho visti davvero pochi, è diretto nel suo essere così profumato. Bello, nella migliore accezione del termine. Pulito, la sensazione successiva. Esotico, l’impressione finale.
Metteteci poi tutte quelle idee di gentili morbidezze, ma anche di leggere tensioni ed avrete un vino che ad un bicchiere ne segue immediatamente un altro. E poi quando bere un rosato se non adesso, oggi, quando il sole sembra non voler andarsene mai?
Estate portami via.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Umbria | 1 Commento

Toscana IGT – Castello di Ama, L’Apparita 2000

Merlot | >100 €

A proposito del merlot, in particolare inteso come vino/vitigno migliorativo nel centro Italia, ne sono state scritte tante, tantissime. Poi però succcede L’Apparita, ed arriva il momento di dover aggiustare il tiro, almeno un po’.
Sarà perchè è la dimostrazione di quanto il Merlot possa essere maschile e femminile, insieme, senza essere necessariamente sfacciato, anzi. E’ un rincorrersi tra gentilezze ed austerità che lo rende particolarmente completo e definitivo. E va bene che non è l’annata in corso e che sicuramente, appena acquistato, avrà maggiori freschezze. Ma che naso, caspita. C’è da perdersi nella perfetta fusione tra il frutto e l’evoluzione dello stesso. Quelli che sono definititi terziari, qui, sono tanti, tantissimi. Una spirale dentro la quale lasciarsi cullare e trascinare.
E poi in bocca, struttura, potenza, eleganza.
E tutto il resto è noia.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Toscana | 2 Commenti

Umbria Trebbiano Spoletino IGT – Collecapretta, Vigna Vecchia 2008

Trebbiano spoletino | <10 €

Curioso che in assoluto le due migliori interpretazioni di Trebbiano Spoletino provengano dalle due aziende più naturali di tutto il comprensorio. E’ così, sarà forse che da queste parti non c’è nessun trucco, nessuna immersione nel legno, nessun tentativo di inseguire chardonnay e sauvignon. Due quindi, ed il Trebbiano Spoletino è nudo. Sincero e buonissimo.

La prima, lo splendido Arboreus di Giampiero Bea, era già passata da queste parti non così tanto tempo addietro.
La seconda, questa, costa molto meno ed ha carattere e profumi ed una bevibilità straordinaria. E poi ha tutto quello che si può cercare in un grande bicchiere di vino bianco. Ci sono la delicatezza degli aromi ed il carattere. La profondità e un grande equilibrio. La tensione.

Il massimo, poi, è sorseggiarlo in cantina, che l’accoglienza di Vittorio Mattioli non solo vale il viaggio, ma scalda il cuore.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Umbria | 5 Commenti

Emilia IGT – Ceci, Otello Nero di Lambrusco

Lambrusco Maestri | 10-15 €

C’è un’anima secca, nell’Otello nero. E’ quella della nota vegetale, più dura, quasi pungente. E’ la stessa che in bocca si trasforma in un’idea asciutta, agrappante.

E c’è un anima più dolce, forse più scura. E’ quella della schiuma, violacea e compatta, che al naso esprime quel sentore fruttato e che in bocca si trasforma in un’idea quasi abboccata. Che rimane, sul finale.

Due anime che faticano a trovare un punto d’incontro.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna, Italia | 2 Commenti

VDT – Tavernello rosso

Uvaggio non dichiarato | <10 €

Io per esempio credo di avere già bevuto il Tavernello. Credo fossero i tempi dei primissimi anni dell’Università, quando quello che era nel bicchiere aveva davvero poca importanza, che c’erano cose più urgenti. Tutta la cosa del vino è decisamente successiva e va di pari passo con la necesità di proiettare se stessi verso qualcosa che ci definisca, in qualche modo. Per me almeno è stato così.
L’interesse per questo specifico prodotto però è stato un po’ risvegliato da Massimo Mantellini, uno di quelli bravi, da seguire, il quale notava, a proposito della pubblicità in radio dello stesso, come l’associazione con il dipartimento di microbiologia della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna fosse in qualche modo un po’ forzata. E che forse non è che la stessa ne uscisse così bene, dopo.
Allora sono andato al supermercato e ne ho preso un brik, sono tutti da un litro, di quello rosso. Ne volevo parlare come un vino qualsiasi.
Degustazione. Giudizio. Voto. E via così.
Solo dopo averlo versato nel bicchiere, però, mi sono reso conto di come sia difficile riuscire a scriverne rimanendo nei canoni normalmente utilizzati per raccontare un vino. Perchè è corretto, senza difetti apparenti e clamorosi. Perchè potrei anche stare qui e dire del riflesso violaceo o del profumo dal carattere un po’ vinoso. Delle sensazioni, in bocca, che in qualche modo lo rendono particolarmente scorrevole – vedi acidità, assenza di tannino, ritorno su una certa idea di frutto, con poca, pochissima persistenza.
Però il Tavernello è di più. E’ un simbolo. E’ uno dei vini più venduti al mondo, è quello che anche chi non si azzarderebbe mai ad assaggiare tiene in frigo per sfumare le cotture. E’ il Tavernello, appunto. E’ un fatto culturale, prima di essere una bevanda alcolica.
Troppo ovvio, quindi, dire che preferisco tutte le altre cose, e che non credo mi ritroverei ad acquistarlo, ancora. Ci mancherebbe, qui si cercano emozioni, non correttezze. Però non me la sento di liquidarlo così, con un voto basso e via. Non ne vale la pena. Forse sarebbe meglio che io vada di là, che mi guardi allo specchio e che mi chieda se davvero vale la pena stare qui, e scrivere di questo o di quel vino, di approcci diversi, di territori, di persone, quando il Tavernello, questo vino con la data di scadenza è, in assoluto, il vino più bevuto in Italia. Forse, semplicemente, la mia (la nostra?) prospettiva alla fine va incontro ad esigenze così diverse da questa realtà da essere in un certo modo scollegate dal quotidiano. E questa idea mi spaventa.

S.V.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna, Italia | 12 Commenti