Una giornata di collegamenti: post i liked

- No guru. No miti. No eroi. Kill your idols. La nuova rubrica di Davide Cocco, su Tigulliovino.

- Il prossimo Vinix Live! si terrà a Faedo (TN), da Pojer e Sandri. E sembra già imperdibile.

- Château Mouton Rothschild ogni anno ci regala etichette bellissime. Vere opere d’arte.

- Si può scrivere di un vino e dire quanto non ci sia piaciuto? Certo, e quando è fatto con stile ancora meglio.

- Leggere che a The Sartorialist manca Gourmet Magazine me lo ha reso più umano. Ed anche più simpatico.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Maremma Toscana Rosso IGT – Massa Vecchia 2003

Merlot, Cabernet sauvignon | 30-40 €

Mi sono svegliato all’improvviso, ma non perchè avessi caldo. Il vento era un sussurrio leggero, fuori, e le tende danzavano lievi come se nulla le potesse disturbare, almeno quella notte. Mi sono girato e, guardando l’alto soffitto, ho avuto per un attimo una sensazione di smarrimento, come se tutto ad un tratto avessi capito di non essere a casa, ma in un posto nuovo, che non conoscevo. Ci è voluto ancora qualche secondo ed il fragile rumore delle onde in lontananza per ricordare e realizzare. E quel senso di smarrimento, quasi di solitudine, è improvvisamente scomparso.
Con gli occhi aperti mi sono girato ed ho cominciato a ripensare a tutto quello che era successo. Alla cena sulla spiaggia, ai sorrisi ed a quella rara sensazione di armonia. Il piccolo fuoco ed alcune candele erano le uniche sorgenti di luce, e forse era proprio per quel gioco di ombre e di penombre che le immagini, almeno nel ricordo, erano così soffici, morbide, praticamente avvolgenti. C’erano le braci ma, intenso, rivivevo nelle narici l’odore della macchia mediterranea. E poi i piedi nudi che giocavano con la sottile consistenza della sabbia, mentre le ore passavano veloci.
Mi sono alzato e guardando fuori dalla grande finestra, verso il mare, mi sono sentito invadere da quella quella sensazione di perfetto e definitivo, anche se inafferrabile. E ho avuto un brivido, e non era il freddo. E’ che sarei rimasto lì per sempre, felice.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Toscana | 7 Commenti

Oneglass, il vino da portare sempre con sé

La domanda è lecita: come fare a bere un bicchiere di vino senza essere necessariamente costretti ad aprire una bottiglia? Ed ancora: come fare, almeno idealmente, a portare quel bicchiere di vino in giro, pronto per essere consumato in ogni momento?
Oneglass risponde esattamente a queste due domande. E’ un bicchiere di vino (o forse appena meno) la cui peculiare caratteristica è proprio la portabilità. Sta dappertutto, anche in tasca, per dire.

Quando avevo deciso di aderire a questo tasting panel (l’avevo anticipato velocemente un paio di settimane fa) la cosa che più mi incuriosiva era il tipo di vino contenuto all’interno di questi piccoli contenitori. Chissà se era possibile, mi chiedevo, coniugare un progetto così pop ed un vino di qualità. Perchè qui la faccenda non è così immediata. Da una parte il contenitore, dall’altra il contenuto.

Il contenitore

Chapeau. Queste bottiglie in miniatura sono bellissime. Si potrebbe dire della forma o della grafica in generale ma la cosa che sicuramente colpisce di più è il materiale. C’è proprio quella sensazione tattile, sarà il grip, ma l’idea che trasmette è di sicurezza, di cosa fatta bene.
Sotto ogni “bicchiere” poi una piccola frase, una miniatura, un ricordo. Sempre diversa: “ingerire per via orale”, “istruzioni per l’uso: versare, bere”, “attenzione, potrebbe migliorare la giornata”, e molti altri.
Tutto è millimetrico, la qualità non è un’impressione ma cosa da toccare con mano.

Il contenuto

Sono tutti blend, i vini di Oneglass. I due bianchi, pinot grigio e vermentino, sono rispettivamente tagliati con traminer e chardonnay. I due rossi, cabernet sauvignon e sangiovese, con teroldego e syrah.

Ad assaggiarli sono tutti vini appena corretti, che sembrano rispondere all’esigenza da una parte di un gusto un po’ internazionale e dall’altra di un pubblico un po’ inconsapevole, se mi spiego.
Il vermentino, per dire, manca di quel carattere mediterraneo capace a volte di donare profondità e mistero. C’è morbidezza, certo. Ci sono profumi ed una certa acidità anche se poi in bocca non sembra così integrato, anzi.
Il pinot grigio (l’aromaticità del traminer è evidente) invece sembra più equilibrato nel suo svelarsi femminile, almeno in apertura. Solo con l’alzarsi della temperatura emerge una nota più alcolica, anche sul finale, che sovrasta certe gentilezze e che inesorabilmente lo appiattisce.
Il sangiovese (anche qui, syrah in primo piano) è più ordinario. C’è (un po’ di) tannino, c’è (un po’ di) corpo, sembra ci sia un’idea. E poi nella sua semplicità chiude abbastanza bene, anche se appena addolcito.
Il cabernet è forse l’assaggio più convincente dei quattro, proprio perchè quello che più facilmente riporta la mente alla purezza espressiva del vitigno. Ci sono corrispondenze ed è vino che lungo tutto l’assaggio trova una certa armonia.

Decisamente meglio i rossi dei bianchi quindi, anche se l’idea è di avere a che fare con vini che non cercano la propria via attraverso la qualità dell’assaggio. La domanda che sorge con una certa spontaneità riguarda però la provenienza. Che vini sono? Chi li ha prodotti? Sulla confezione nessuna notizia oltre la denominazione (IGT) e le altre menzioni obbligatorie per legge. Peccato.

Oneglass

Contenitore e contenuto quindi. Da una parte si potrebbe scrivere che forse Oneglass è progetto piuttosto centrato che sicuramente potrà trovare un suo spazio ben definito nel mercato. In treno, in aereo, in autostrada o magari in tasca. Chissà. C’è tutta questa cosa della portabilità e poi tutto il coolness della grafica e del packaging. E poi chissenefrega se il vino non è espressione del territorio da cui proviene. Mai come in questo in questo caso capisco che la mancanza di quelle caratteristiche che normalmente potrei trovarmi a cercare in un vino non è davvero un problema. Oneglass non è tanto vino in sé quanto la possibilità di bere un bicchiere di vino. Sempre. A. Portata. Di. Mano. Bene, quindi.

Mi viene un dubbio, però. Un tasting panel in fondo è una sorta di indagine di mercato in cui viene chiesta un’opinione personale, non un’idea di quello che potrebbe essere per altri. Cioè, io azienda spedisco a te consumatore un prodotto per avere un tuo riscontro in proposito. Ed il sottoscritto – italiano, thirtysomething, celibe, istruito, di medio reddito – cosa ne pensa di Oneglass? Anzi, lo comprerebbe? E tutto qui, alla fine. O no?

La risposta è no, quindi. Non credo lo comprerei. E’ vero che la confezione da 100 ml è indiscutibilmente comoda, ma io normalmente bevo al bar, in enoteca, al ristorante, a casa, magari in ufficio e se anche dovessi organizzare alcuni bicchieri di vino in un contesto diverso e noncosìovvio probabilmente sarebbe occasione particolare, che meriterebbe una bottiglia pensata per l’occasione. E poi io sono uno che il contenuto è davvero importante. Mi piace sapere il chi, il cosa, il come ed il dove di ogni vino che assaggio. Non mi basta sapere di che blend si tratti e quale sia la data di scadenza, vorrei (qualcosa) di più.

Ma probabilmente il sottoscritto non ha niente a che fare con l’acquirente tipo. Di Oneglass, dico.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 5 Commenti

Però decidetevi (reprise)

Non è cambiato (quasi) niente (anche se però *il vino fa cantare* faceva sorridere, un bel po’).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 1 Commento

Umbria Sangiovese IGT – Collecapretta, Le Cese 2007

Sangiovese | <10 €

Di Vittorio Mattioli e della sua straordinaria accoglienza avevo già accennato, era meno di un mese fa. Allora avevo scritto di quello che è in assoluto il suo vino che preferisco, un Trebbiano Spoletino di rara purezza espressiva. Personalissimo, però.
La produzione di Collecapretta poi spazia dai bianchi ai rossi, dal greco alla barbera. Passando per il sangiovese, certo. In fondo l’ampia zona dei Colli Martani sa regalare espressioni particolarmente compiute, quando si pensa al più diffuso dei rossi della zona.
Le Cese ha un’anima fatta di sensazioni avvolgenti, che piano piano sembrano andare verso un’idea di uva calda, matura. A sentirlo bene infatti c’è anche un qualcosa che riporta la mente ad un certo perchè esotico, senza però passare da quello che normalmente regala la botte piccola. Sono sensazioni più sottili, sandalo, per dire. C’è rigore, ma anche passione.
In bocca tutte le componenti appaiono particolarmente equilibrate, pulite, con quel ritorno ad un’idea di fragranza, più dolce. E sul finire si distende, piacevolmente.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Umbria | 2 Commenti

Sul dire la cosa giusta (al momento giusto, certo)

Pare che anche a stare davanti all’obiettivo ci voglia un certo allenamento. Perchè altrimenti succede che chi ti sta davanti prema il tasto *rec* e tu tenda ad andare inesorabilmente un po’ in confusione, dimenticando pezzi di esperienza e di vissuto.
Altrimenti, giuro, con particolare riferimento all’ultima domanda (quale zona del vino potrebbe riservare qualche sorpresa, magari anche in Umbria?), non avrei mai risposto parlando solo dell’Orvieto ma anzi avrei detto che negli ultimi anni ho scoperto un anima bianchista, in questa regione, che proprio non mi aspettavo, ecco (va bene alcuni Orvieto Classico, ma come dimenticare tutto d’un tratto alcuni dei vini che bevo con maggiore frequenza e divertimento, e mi riferisco in particolare ad alcuni grechetto e trebbiano spoletino? Uff, ne sono passati diversi anche qui).

Durante l’appena conclusa edizione di Umbria Jazz, La Bottega di Olivia&Marino ha raccontato quello che succedeva a Perugia attraverso gli occhi di un blogger d’eccezione. Mirco Mariotti (già produttore del Fortana di cui ho scritto l’altro giorno) ha trascorso un weekend qui a Perugia cercando di immergersi nelle atmosfere che solo Umbria Jazz sa regalare. Musica, storia, emozioni. Sta raccontando tutte queste cose sul loro blog, in costante aggiornamento.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 2 Commenti

Bosco Eliceo Fortana DOC – Mariotti, Duna della Puia 2008

Fortana | <10 €

Già la denominazione informale, vini delle sabbie, dovrebbe farci alzare un sopracciglio ed attirare la nostra attenzione. La provincia è quella di Ferrara, l’azienda si chiama Mariotti e le viti sono praticamente al mare. Per cominciare.

Il Duna della Puia poi è profumatissimo, gentile, apparentemente delicato. Ci sono tutte quelle idee relative ad un perchè di frutta rossa, fresca, molto didascalica. C’è succo, in particolare al centro dell’assaggio, e pulizia. Si caratterizza per essere vino leggero, estremamente bevibile, nella migliore accezione possibile del termine. E godibile, ecco.

E ci sarebbe da aprire una lunga parentesi a proposito della passione che Mirco Mariotti trasmette, ogni volta che lo si incontra. Io, dopo aver alzato un sopracciglio, mi sono trovato a fare anche un gran sorriso. Che questo Fortana è stata una delle scoperte più piacevoli di questa calda estate.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna, Italia, Parlo da solo | 4 Commenti

Pourparler (di Lambrusco)

Una delle cose più belle dopo una piacevole cena, forse, è quella di ripensare ai tanti spunti che possono essere nati e condividerli, via email.

Assaggiarli insieme è stato interessante ed utile.
Cinquecampi 2007: in assoluto il mio preferito. Animale vero, pieno, con note di grande finezza tutte da scoprire a bicchiere vuoto.
Cà de Noci 2007: molto più sottile in bocca, più astringente, con la carbonica poco da Ferrarelle, un pò troppo da Levissima. Più ci penso più non so. Comunque sapeva di sudore e di aglio checchè ne diciate vo’ altri :-)
Camillo Donati 2008: perfetto. Ortodosso (se lo sentisse, come dicevi tu, sverrebbe) senza essere omologato. Il vero lambrusco del contadino, ma di quello buono buono. E’ quello che mi riconduce di più al perchè mi piace il Lambrusco.
Le Barbaterre 2008: preferisco il Rosso di Rosso (o come si chiama adesso). Questo in batteria aveva della amarezze rabarbariche dovute forse al fatto che lo abbiamo servito più freddo di tutti. Nel complesso sfragoleggia un pò ed è di una sottigliezza eccessiva, che emerge quando la confronti con gli altri campioni. Buono, ma da quel colore mi aspettavo un corpo diverso.
Vittorio Graziano, il grande assente. A mio avviso, il 2009 è inferiore al 2007 di Cinque Campi. Ma se crescerà e diventerà come il 2004 assaggiato recentemente troveremo l’animalità di Cinquecampi contenuta in un gabbia di profonda perfezione.

Infatti, guarda, forse l’assaggio che mi è piaciuto meno, ed è tutto dire visto che erano tutti più che eccellenti, è stato proprio Ca’ de Noci 2007, su cui invero riponevo molte aspettative. Appena più stanco, senza quello straordinario guizzo che avevo invece ritrovato nel 2006.
Camillo Donati è un grande. Il 2008 è un Lambrusco paradigmatico, virtualmente perfetto, forse senza quell’apparente difetto o magari asperità che ci fa drizzare le orecchie e che spesso ci conquista. Ma. Che. Stile.
Cinque Campi 2007 è stata una sorpresa anche per me. Mi ha stupito la perfetta coniugazione tra profondità (quasi animale) e freschezza. E poi che beva. Buonissimo, sicuramente il più emozionante della serata.
Le Barbaterre 2007 è un punto interrogativo. Perchè è sicuramente piacevolissimo, ma forse mancava quella compiutezza che ho trovato negli altri. E poi, come giustamente osservi, c’era una fragranza di frutto che non mi sarei aspettato. Millesimo da aspettare, può decisamente crescere.

O forse no, però a noi piace così: il vino come leitmotiv delle nostre stagioni. E lasciateci lì, felici.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti

Lambrusco Reggiano DOC – Le Barbaterre 2008

Lambrusco Grasparossa | <10 €

Le Barbaterre, Vini come Bio comanda, si legge in grassetto sia sul sito che sulla brochure cartacea. Così, giusto per chiarire, da subito, come stanno le cose. Ed i vini di Quattro Castella, la provincia è quella di Reggio Emilia, non tradiscono le attese, mai. Anzi, spesso riescono ad accompagnarti lungo un percorso inaspettato ed affascinante, pur rimanendo fedelmente ancorati alla terra da cui provengono.

Il Lambrusco, assaggio in divenire, ti ricorda subito che il mondo è quelle delle rifermentazioni in bottiglia, difficili ed affascinanti. Scuro, scurissimo, regala un naso concentrato ed a suo modo introverso. Rabarbaro, anche. In bocca ti aspetteresti un sorso dirompente per forza e struttura. Ed invece, invece c’è scorrevolezza e pulizia. Ritorna un po’ sul frutto, in particolare verso sensazioni più gentili, come se l’uva volesse dire la sua, alla fine.
Assaggio in divenire, dicevo. Sicuramente crescerà.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna, Italia | 3 Commenti

Poi uno va a pensare male (e due)

Ora io non posso certo dire di leggere tutto quello che viene pubblicato, offline, sull’argomento vino. Qualcosa si, non tutto. Aspetto quindi eventuali smentite.

Il fatto è che da qualche giorno continuo a chiedermi come sia possibile che nessun giornalista abbia scritto (tranne una penna di grande autorità ed uno o due blog), in questo ultimo mese, di quanto sia sostanzialmente immorale il premio ricevuto da Banfi in occasione degli Oscar del Vino 2010 di AIS/Bibenda. Per non parlare degli altri.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 18 Commenti