Saldi prenatalizi

Edit: Ogni commento è superfluo. A proposito però dell’assurdità di certe svendite e del conseguente danno che (credo) arrechino al “sistema Barolo” rimando al post di Franco Ziliani della settimana scorsa. Lì però veniva via a 9,76 a bottiglia, era di qualche centesimo più economico.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti

Marko Fon, e molto non sarà più come prima

Uno: incontrare la malvazija di Marko Fon durante una degustazione ed innamorarsene. Due: leggere quà e là del suo lavoro e pensare che un viaggio nel Carso sloveno sta cominciando a diventare inevitabile¹. Tre: Partire. Quattro: ascoltare la straordinaria umiltà con la quale comunica il suo lavoro². Cinque: assaggiare una vitovska ed una malvazija che ridefiniscono i confini gustativi delle rispettive tipologie³. Sei: Guardare le luci dell’autostrada dal finestrino e pensare che sono persone come lui a ricordarti perchè ami tanto il vino⁴.

¹ Su Porthos, il numero doppio 33-34 del 2009 contiene uno splendido approfondimento sul Carso ed i suoi migliori interpreti. Poi su Intravino, il post dedicato a Marko Fon è dello scorso settembre.

² Umile, ma anche consapevole. Parlando con Marko mi ha colpito la capacità nel riconoscere gli errori a partire dalla volontà, anni fa, di cercare di spingere sull’acceleratore per stupire e per affermarsi. Poi, la nascita di una maggiore lucidità e tanta, tanta tenacia. E parliamo di qualcuno capace di non commercializzare il terrano per anni solo perchè non all’altezza delle sue aspettative (per dire: si il 2009, no il 2010, probabilmente no il 2011). A proposito di commercializzazione va poi detto che si tratta -davvero- di una piccola produzione: meno di diecimila bottiglie complessive. Bottiglie che Marko vende dalla prima all’ultima, motivo per cui non siamo riusciti ad assaggiare il terrano 2009 e nessuna altra bottiglia più vecchia. “Una volta imbottigliato mio lavoro è finito, non riesco a tenere qui bottiglie, preferisco vadano in giro a raccontare quello che ho fatto e questa terra”.

³ La malvazija 2010 è tesa e minerale, complessa ed espressiva. C’è un mucchio di Carso nella straordinaria solarità che esprime; una luce però fredda, come quella che batte sulle rocce durante una splendida giornata d’inverno. L’aromaticità dell’uva è presente ma non è mai sfacciata ed accompagna l’assaggio con una linearità rara. ****+

La malvazija Riserva 2009 è più larga, più avvolgente, più calda. Il colore è più carico e l’aromaticità più evidente. Certo, tutti questi più rischiano però di confondere le acque, si tratta in tutti i casi di un vino in cui il timbro di Marko è palpabile, una malvasia che rispetto agli standard mediterranei gioca molto più sulle sottrazioni che sulle addizioni. È infatti malvasia ampia, contornata da tratti minerali e da un’acidità doma soltanto sul finale, appena più largo. ****

La vitovska 2009 ridefinisce per il sottoscritto i confini della tipologia. Per profondità: difficile togliere il naso dal bicchiere di fronte a note floreali, minerali, appena fruttate inserite in un contesto a tratti carnoso. Per linearità: è vino che in bocca continua a rincorrersi tornando di volta in volta sui profumi. Per freschezza. Per la sorprendente bevibilità. *****

La malvazija “quattro stati” 2010 è -molto semplicemente- perfetta. Il nome deriva da una vigna centenaria da cui ogni anno vengono poche centinaia di bottiglie. Una vigna piantata sotto la dominazione austro-ungarica che con il passare del tempo ha visto mutare intorno a sé confini e padroni. La Jugoslavia, l’Italia, oggi la Slovenia. Al naso parte lenta, con delicatezza poi cresce nell’esprimere note definite, mai urlate. In bocca è un campione di eleganza: fresca, con quell’acidità che l’accompagna e che la rende elegantissima. Sopratutto, vitale. Di gran lunga la migliore malvasia abbia mai assaggiato. *****

Sono tutti vini estremamente magnetici, ognuno capace di raccontare una storia diversa. Ma quello che a posteriori forse più stupisce è la coralità dell’assaggio. Non solo non ci sono sbavature (anche quando si tratta di un esperimento, come lo chardonnay 2010), ma sono tutti vini capaci di esprimere straordinariamente quella perfetta sintesi che può esistere tra annata, uomo, terroir. E forse questo è il loro più grande pregio.

Se siete arrivati a leggere fino a qui forse vi chiederete il perchè delle tante note. Il motivo è banale: il post mi piaceva così com’era, racchiuso in quelle sei righe iniziali.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Produttori, Slovenia | 10 Commenti

Isole e Olena, Cepparello 2006

Insomma: ci sono certi vini il cui rimando prima di qualunque altra possibile descrizione è territoriale. Toscana, Chianti classico, sangiovese. Poi certo, prendersi il proprio tempo per ascoltarlo e per cercare di capirlo è doveroso ed estremamente piacevole. Il Cepparello ho sempre pensato fosse straordinario nel coniugare una certa struttura, una grande forza espressiva ed una bellissima levità. Questo grazie ad una linearità gustativa che pochi altri sangiovese possono vantare. Inizia piano piano, con note appena tostate che poi introducono al cuore del sangiovese: la viola, l’amarena, la ciliegia. Poi la profondità, con note appena erbacee che fanno da sottofondo a caffè, cacao, cioccolato, tutti appena accennati. Infine il sottobosco e una certa pungenza, quasi ferrosa.
L’assaggio accarezza per poi prendere forza lungo il palato. Senza essere irruento si mostra in tutto il suo equilibrio, con una bellissima freschezza ed un tannino puntuale ma al tempo stesso setoso. C’è succo, c’è vitalità, c’è garbo. Anche sul finale, lungo e definito.

Un sangiovese di enorme eleganza. Un altro inno alla toscanità, dei migliori.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Toscana | Commenta

Paragoni impossibili

“Così il Prosecco sfida lo Champagne” (Il Sole 24 Ore)

“Anno effervescente il 2012, il Prosecco batterà lo Champagne” (Italia a Tavola)

“Il Prosecco supererà lo Champagne, nel 2012 400 milioni di bottiglie prodotte” (Corriere del Veneto)

“Il Prosecco italiano batte lo Champagne” (La Repubblica)

Prezzo medio delle uve di prosecco a denominazione di origine controllata, vendemmia 2011: 0,90/0,95 euro/kg. Prezzo medio delle uve di Champagne, vendemmia 2011: 5 euro/kg

Game. Set. Match. Anzi, a questo proposito segnalo un post del mese scorso di Giovanni Arcari su TerraUomoCielo. La zona è quella del Franciacorta, ma il paragone con il Prosecco non cambia poi molto nella sostanza:

“Siamo ancora fermi a rincorrere le quantità, convinti che una buona massa critica porti inevitabilmente alla creazione di un mercato che non aspetta altro di essere saturato, mentre l’unico risultato derivante da azioni tanto stupide altro non è che l’inflazionarsi del prodotto, con un conseguente calo nella percezione qualitativa da parte dei consumatori.”

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 5 Commenti

Assaggi vari, in mancanza di altro

Si, sto scrivendo davvero poco. E si, sarebbe bello dire che sono completamente concentrato in altri progetti, che sono immerso nel lavoro o chissà cos’altro. Ma non sarebbe (del tutto) vero: quella che manca è la spinta, quella che ti porta a scrivere in qualunque momento libero della giornata, quella che ti porta a stare qualche minuto in più alla tastiera piuttosto che svenire a letto, la notte. In attesa di nuove ispirazioni ecco qui due o tre assaggi, assolutamente a random:

- Toscana IGT Bianco, Il Paradiso di Manfredi 2006. Ok, parliamone. Più eccezione che regola è la dimostrazione che anche a Montalcino possono nascere vini bianchi di grande interesse. L’uvaggio è quello tipico del centro Italia, malvasia e trebbiano. L’assaggio profondo, dinamico e sfaccettato. Forse non così lungo e tagliente (in caso si sarebbe gridato al miracolo) ma piacevolissimo. ***+

- Colli Piacentini DOC, Croci “Monterosso” 2004. Grande vitalità, ad oltre sei anni dall’imbottigliamento questo “sur lie” mantiene un’anima galoppante. Il naso è fantastico: le note sono calde, avvolgenti, nitide. In bocca acidità, corpo, e la sensazione di un vino capace di continuare la sua strada ancora a lungo. Un po’ largo sul finale. ***+

- Freisa d’Asti DOC, Cascina Gilli “Vigna del Forno” 2008. Eccolo, un grande vino da tavola. Una freisa che mi piace tantissimo, che fa della bevibilità la sua caratteristica principe. Non stanca, è gustosa, non aggredisce il palato. Un’altra bottiglia, grazie. ****

- Monferrato Rosso DOP, Forti del Vento “Ventipassi” 2009. Curioso assaggiare un nebbiolo che viene dal dolcetto, da Ovada. E, guardate, è bicchiere davvero sensato nel suo essere equilibrato. Certo, il naso gioca sull’immediatezza del frutto ed anche in bocca emerge per succo, certe eleganze sono sicuramente altrove. Ma ha parecchio fascino, e tanto mi basta. ****-

- Rosso di Montalcino DOC, San Lorenzo 2008. Bellissimo esempio di un solo apparentemente piccolo sangiovese. Al naso il meglio di sé, già così profondo e pungente. In bocca è fresco, dinamico, bello. ****-

- Barbaresco DOCG Gaja 1986. Annata minore, e si sente (in particolare in bocca). Al naso però l’impressione è subito quella di avere a che fare con un grandissimo nebbiolo. Evoluto ma tipicissimo, dolce, invitante. In bocca tutto è più soffuso, in particolare per una certa mancanza di grip. Ma la corrispondenza è quella dei grandi, tutto torna.  ****+

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi | 5 Commenti

Quattro ottimi motivi

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 14 Commenti

Gaiosello, e sai cosa bevi

A Vinitaly era nata l’idea di un vino celebrativo per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia, un blend da vitigni autoctoni provenienti da tutte le regioni italiane (uno per regione). Probabilmente non lo sapevano, ma sono arrivati secondi. Volete mettere il Gaiosello de Le Chiantigiane? Zona di provenienza: TUTTO il territorio nazionale. Vitigni: TUTTI quelli autorizzati. Non c’è proprio partita.

(via Friendfeed)

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 4 Commenti

Tanta Toscana, il Tignanello 1983

Intanto l’annata: il 1983 non è stato certo memorabile, anzi. Tanto che nella stessa tenuta, quella della famiglia Antinori, è stato prodotto il Tignanello ma non il Solaia. Poi un veloce cenno storico: questo pare infatti essere stato il primo sangiovese ad essere affinato in barrique e “tagliato” con varietà non tradizionalmente toscane, oggi sono il cabernet sauvignon (15%) e il cabernet franc (5%). Era il 1971, una piccola rivoluzione che avrebbe portato tantissimi grandi vini ad uscire dalle maglie della denominazione chiantigiana per raccontare un’altra Toscana. Prima infatti il suo nome era “Chianti Classico Riserva vigneto Tignanello”.

E più che una lunga serie di note relative all’assaggio mi premeva dire una cosa. Va bene che il sangiovese non è solo e che oggi c’è molta voglia di un certo classicismo, o purezza, comunque tipicità. Ma questo è di gran lunga il vino più toscano abbia bevuto da parecchio tempo a questa parte. Per tutti quegli accenni che solo il sangiovese sa regalare. Per quell’avvolgenza, per quell’aristocratica eleganza e per quella fantastica evoluzione che ho trovato nel bicchiere. Alla faccia del cabernet.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Toscana | 4 Commenti

Ruché di Castagnole Monferrato, Poggio Ridente 2010

Dei tanti vitigni piemontesi il ruché è uno di quelli che mi incuriosiscono di più. Se ne sta lì, nascosto in qualche decina di ettari intorno al comune di Castagnole Monferrato, la provincia è quella di Asti ed è quasi impossibile trovarlo altrove. Eppure è vitigno che nel bicchiere regala un vino gustoso e dritto. Uno di quelli che a tavola trovano particolare ragione di esistere. Sopratutto adesso, d’autunno. Apparentemente semplice? No, quella è caratteristica distintiva ed anzi di particolare pregio per un vino capace di essere complesso senza apparire complicato.

Poggio Ridente? Si, ancora. Dopo la barbera mi ha colpito proprio per le caratteristiche appena dette. Questo in particolare ha una bella polpa, tanto al naso quanto in bocca. E se all’inizio lascia intravedere note più scure all’assaggio si libera e denota una tattilità di grande freschezza, prima di un finale abbastanza lungo e decisamente equilibrato.

Ruché? Ancora, grazie.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Campionature, Piemonte | 3 Commenti

Vinitaly uno, altre fiere zero

Ci ho messo un po’, ma alla fine sono riuscito a mettermi in pari con il feed reader.  Tra i tanti spunti e post interessanti volevo segnalare questo, di Aristide (è argomento che mi sta particolarmente a cuore):

Il “vecchio mondo” finisce in 445 battute, meno di tre messaggi SMS:

“I vini da agricoltura biodinamica protagonisti di Vinitaly 2012: il più grande salone del vino al mondo dedicato al vino apre un vetrina internazionale a una nicchia di mercato fatta di piccoli numeri, ma che fa tendenza rispetto alla richiesta di qualità globale.

Un centinaio le aziende italiane ed estere che hanno scelto di aderire alla nuova iniziativa di Vinitaly, che prevede uno spazio appositamente allestito al primo piano del Palaexpo”.

Così, un comunicato del Vinitaly chiude una fase storica per i vini da uve biodinamiche.

Subito avevo alzato un sopracciglio ed ero andato oltre, non completamente convinto. Dopo qualche minuto però sono tornato indietro, l’ho riletto e mi sono trovato sulla stessa posizione. Voglio dire, provate voi a spiegare ad un qualsiasi visitatore di Vinitaly che molti dei cosiddetti riferimenti del vino naturale sono di là, nelle manifestazioni parallele. Che erano anni che si cercava il modo di portarne alcuni in fiera, a tutti i costi. Che il clima, di là, è diverso.

A Verona ci saranno eccellenti produttori. Alcuni solo lì, altri presenti tanto in fiera quanto a Cerea (o a Villa Favorita). Sarà una bella vetrina, sarà un’ottima possibilità per assaggiare grandi vini e conoscere splendide persone. E questo è esattamente il risultato di anni di divisioni mai risolte. Di due fiere e di due movimenti incapaci di trovare un punto d’incontro e di porsi come unico, grande appuntamento dedicato al vino naturale parallelo e complementare a Vinitaly. E’ tutto qui: “i vini da agricoltura biodinamica protagonisti di Vinitaly“. Ed è tutto vero.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 44 Commenti