
Chardonnay 65%, Pinot nero 20%, Pinot bianco 15% | 35 € | Sboccatura: 04/2010
Ci sono vini che non è così facile scriverne. Eppure quando sono nel bicchiere tutto sembra così semplice, definito. Definitivo. In quel momento forse le parole sarebbero poche, ma di sicuro centrerebbero il punto. Si tratterebbe solo di dire buonissimo, e sinonimi. Perchè ti rapisce, ti porta in una dimensione capace di non parlare di sé per essere sicuro approdo per un momento felice. Se mi sono spiegato.
Oggi rileggo gli appunti veloci relativi alla riserva QdE de Il Mosnel e penso che letti così, come veloci note di degustazione, possano quasi sminuire l’impianto emozionale di un vino che invero gioca le sue migliori carte su una componente fortemente passionale, difficilmente inquadrabile. Perchè è vino di contrasti, fragile nel sussurrarsi ma altrettanto forte nel sostenersi. Il naso per dire racconta di tanti piccoli sentori, a donare una splendida complessità, che si fondono in un tutt’uno molto netto, difficilmente inquadrabile proprio per questa sua naturale profondità. Primaverile, la delicatezza del frutto ed una nota verde, la profondità delle sensazioni che riportano la mente ai lieviti, anche se appena accennati. In bocca raconta tutta l’espressività di un grande pas dosé grazie ad una componente materica impressionante per stoffa, che ad oltre cinque anni dalla vendemmia riesce ad imprimere all’assaggio grande forza, pur giocando su toni mai urlati, anzi. E poi il finale, di gran pulizia e persistenza.
Il fatto è che il Franciacorta QdE 2004 de Il Mosnel è un Franciacorta buonissimo, compresi tutti i suoi sinonimi.



Sangiovese 90%, Merlot 5%, Canaiolo 5% | 10 €
Cabernet sauvignon 65%, Merlot 30%, Petit Verdot 5%
Prosecco | 10-15 €



Soave Classico Superiore DOCG I Stefanini, Monte di Fice 2008
Garganega | <10 €
Non conoscevo I Stefanini, mi ci sono imbattuto grazie a quella bella idea che è il Baratto Wine Day, se non ricordo male a fronte di una bottiglia di Trebbiano Spoletino di Tabarrini. Ecco quindi il senso più compiuto dello scambiare una bottiglia: raccontare il proprio territorio e farne conoscere alcuni dei suoi interpreti.
Il Monte di Fice è Soave molto ricco, in particolare al naso. Da non crederci. C’è tutta questa componente data da un impianto fortemente fruttato, mai monocorde ma anzi capace di evolvere nel bicchiere, minuto dopo minuto. C’è una leggera sensazione più fine, sempre esotica, comunque gialla che rimane in sottofondo, più soffice. Ma soprattutto c’è una netta componente minerale, calda, vulcanica. In bocca è piacevole, suadente. Il centro dell’assaggio racconta tutta la polpa che era emersa precedentemente, definita e piuttosto fresca. Poi, morbido, si allarga. Un’acidità più sterzante l’avrebbe proiettato verso il cielo, penso prima di notare un finale abbastanza pulito, decisamente gradevole. E pensare che in cantina ho altre bottiglie figlie del baratto (di quel baratto), chissà cosa potranno raccontarmi.