Soave Classico Superiore DOCG I Stefanini, Monte di Fice 2008

Garganega | <10 €

Non conoscevo I Stefanini, mi ci sono imbattuto grazie a quella bella idea che è il Baratto Wine Day, se non ricordo male a fronte di una bottiglia di Trebbiano Spoletino di Tabarrini. Ecco quindi il senso più compiuto dello scambiare una bottiglia: raccontare il proprio territorio e farne conoscere alcuni dei suoi interpreti.
Il Monte di Fice è Soave molto ricco, in particolare al naso. Da non crederci. C’è tutta questa componente data da un impianto fortemente fruttato, mai monocorde ma anzi capace di evolvere nel bicchiere, minuto dopo minuto. C’è una leggera sensazione più fine, sempre esotica, comunque gialla che rimane in sottofondo, più soffice. Ma soprattutto c’è una netta componente minerale, calda, vulcanica. In bocca è piacevole, suadente. Il centro dell’assaggio racconta tutta la polpa che era emersa precedentemente, definita e piuttosto fresca. Poi, morbido, si allarga. Un’acidità più sterzante l’avrebbe proiettato verso il cielo, penso prima di notare un finale abbastanza pulito, decisamente gradevole. E pensare che in cantina ho altre bottiglie figlie del baratto (di quel baratto), chissà cosa potranno raccontarmi.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Veneto | 3 Commenti

Franciacorta DOCG Il Mosnel, Riserva QdE 2004

Chardonnay 65%, Pinot nero 20%, Pinot bianco 15% | 35 € | Sboccatura: 04/2010

Ci sono vini che non è così facile scriverne. Eppure quando sono nel bicchiere tutto sembra così semplice, definito. Definitivo. In quel momento forse le parole sarebbero poche, ma di sicuro centrerebbero il punto. Si tratterebbe solo di dire buonissimo, e sinonimi. Perchè ti rapisce, ti porta in una dimensione capace di non parlare di sé per essere sicuro approdo per un momento felice. Se mi sono spiegato.

Oggi rileggo gli appunti veloci relativi alla riserva QdE de Il Mosnel e penso che letti così, come veloci note di degustazione, possano quasi sminuire l’impianto emozionale di un vino che invero gioca le sue migliori carte su una componente fortemente passionale, difficilmente inquadrabile. Perchè è vino di contrasti, fragile nel sussurrarsi ma altrettanto forte nel sostenersi. Il naso per dire racconta di tanti piccoli sentori, a donare una splendida complessità, che si fondono in un tutt’uno molto netto, difficilmente inquadrabile proprio per questa sua naturale profondità. Primaverile, la delicatezza del frutto ed una nota verde, la profondità delle sensazioni che riportano la mente ai lieviti, anche se appena accennati. In bocca raconta tutta l’espressività di un grande pas dosé grazie ad una componente materica impressionante per stoffa, che ad oltre cinque anni dalla vendemmia riesce ad imprimere all’assaggio grande forza, pur giocando su toni mai urlati, anzi. E poi il finale, di gran pulizia e persistenza.

Il fatto è che il Franciacorta QdE 2004 de Il Mosnel è un Franciacorta buonissimo, compresi tutti i suoi sinonimi.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Campionature, Lombardia | Commenta

Secondo me Ronaldinho non ci sarebbe riuscito

A suo modo piacevole la nuova pubblicità di Rotari, azienda che produce Talento. O Trento Doc. Insomma, mi riferisco allo spumante metodo classico che viene dal Trentino.

Quello che però proprio non riesco ad afferrare è il collegamento tra un cameriere vestito da James Bond che palleggia (!) con una bottiglia fino a sciabolarla al volo ed un vino di qualità. Ma probabilmente è colpa mia.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti

Io si, voi perchè no?

Armin Kobler, viticoltore altoatesino, a proposito della scelta di imbottigliare i suoi vini con il tappo a vite dichiara sul sito che “questa capsula rappresenta una chiusura che combina contemporaneamente bellezza estetica e modernità (..) Secondo la nostra esperienza i vini imbottigliati con la chiusura a vite maturano in modo ottimale perchè il vino si sviluppa più per le interazioni delle oltre duemila componenti piuttosto che per il lento ingresso dell’ossigeno attraverso il sughero.

In un commento su Intravino poi, interrogato sulla sua scelta, risponde che “sono gli altri a doverci spiegare perchè non utilizzano (ancora) il tappo a vite“.

Un punto di vista interessante.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 4 Commenti

Langhe Rosso DOC Fontanafredda, Già 2010

Barbera, Dolcetto, Nebbiolo | 10 €

Già, la cantina è Fontanafredda, è una vera novità nel panorama del vino in Italia. E’ vino pronto già adesso, ai primi giorni di dicembre e a pochissimi mesi dalla vendemmia. Non è un vino novello, però. E’ uno di quelli veri, figli della più classica delle fermentazioni alcoliche. Una piccola rivoluzione quindi, quando escono i vini rossi più giovani che avete assaggiato? Febbraio? Marzo? Alcuni subito dopo l’inverno, e comunque non si tratta della maggioranza, anzi. L’etichetta racconta una bottiglia capace di offrire “il gusto vero di questa stagione delle Langhe (..) la neve, la pioggia e il sole del 2010 (..) Già buono da bere, ad una temperatura fresca, come quella delle cantine di una volta.” Giuro.

Già è accompagnato da una promozione importante, di quelle nate per farsi notare. C’è il sito. C’è una campagna sulla carta stampata. C’è lo spot in prima serata in tivù. Tanti mezzi quindi per un prodotto reperibile nella grande distribuzione e, in fondo, non così economico: quasi dieci euro per la bottiglia da litro fanno circa sette e mezzo per la tradizionale bordolese. Ok, certo, molto meno della stragrande maggioranza dei vini che passano da queste parti ma sicuramente in una fascia che sa regalare prodotti forse standardizzati ma certamente apprezzabili. Un bella sfida quindi.

Già però un po’ tradisce le attese. E se anche la bottiglia da litro certamente affascina il contenuto qualche perplessità la lascia. Ed è un peccato, perchè a guardarlo ha un bellissimo colore rosso rubino. Un po’ scarico, ma bello. Anche la trama olfattiva sa regalare piacevolezze. Il naso infatti racconta tutta la freschezza e la fragranza del frutto rosso. Appena monocorde forse, ma in un vino così non è necessariamente un difetto. E’ in bocca che però si allarga, quando sembra mancare un’architettura in grado di sostenerlo adeguatamente. E mi riferisco ad un’alcolicità più importante ed una tannicità che spicca per assenza. Chiude con un finale di poca persistenza, più amarognolo che ammandorlato.

Già è quindi una grande operazione che ha a che fare più con la comunicazione che con il vino di qualità. Purtroppo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Piemonte | 13 Commenti

A Ferrara anche il trebbiano, quello spoletino

Mirco Mariotti è l’anima dietro all’imminente Vinix Live! di Ferrara. Tra le tante cose, prima di tutto è produttore di vino (il Fortana, ricordate?), ha lanciato una web radio. Un momento sempre dedicato a quello che succede in rete: blog, mica blog, forse blog. Oggi pomeriggio abbiamo fatto una chiaccherata ed abbiamo introdotto la degustazione di sabato, quella dedicata ai trebbiano. La potete trovare qui.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | Commenta

Chianti Classico DOCG Rocca delle Macìe 2006

Sangiovese 90%, Merlot 5%, Canaiolo 5% | 10 €

Rocca delle Macìe nell’immaginario collettivo è quella dei grandi numeri, il cui Chianti è spesso approdo sicuro per molti. Da una parte per il prezzo, dall’altra per una certa rassicurante buona fattura dei vini. Tra questi non fa certo eccezione questo Classico, prodotto in un numero impressionante di bottiglie, oltre il milione e mezzo. Scuro, tendente al granato, i sentori raccontano di frutta rossa matura ed austera, e la gioiosa florealità del sangiovese sembra nascosta dietro ad un’idea evolutiva coperta da sensazioni terziarie come il cuoio, almeno in lontananza. In bocca è compatto, fatica ad esprimersi al meglio forse per una freschezza inespressa, ed infatti è vino la cui idea è più orizzontale che verticale. Piacevole la trama tannica anche se appena polverosa. Di persistenza media, come il prezzo e la soddisfazione generale.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Toscana | Commenta

Sicilia IGT – Feudo Principi di Butera, Symposio 2007

Cabernet sauvignon 65%, Merlot 30%, Petit Verdot 5%

E’ passato quasi un anno dal lancio del progetto My Feudo da parte della famiglia Zonin, proprietaria della tenuta siciliana Feudo Principi di Butera. Forse ricorderete com’era andata. L’idea, erano i primi di febbraio, era quella di coinvolgere alcuni appassionati e di far assemblare loro -nelle rispettive case- un blend di merlot, petit verdot, cabernet sauvignon. Una volta fatto questo piccolo esperimento in cantina si sarebbero impegnati a preparare alcune bottiglie per una degustazione da fare tutti insieme ad aprile, a Verona durante Vinitaly. La possibilità quindi di misurarsi tanto tra “piccoli chimici” con i propri esperimenti quanto con Francesco Zonin e Franco Giacosa, direttore tecnico del gruppo. Poi certo, si trattava certamente di un gioco. Feudo Principi di Butera infatti aveva precedentemente già individuato quello che sarebbe stato il blend finale, quello che sarebbe stato effettivamente imbottigliato e venduto in circa seimila bottiglie. Questo, appunto.

Vino, il Symposio, che racconta il calore della terra che lo ha visto nascere. Scurissimo, impenetrabile, racconta di sentori mediterranei da cui emergono note di cacao e di frutta rossa matura, praticamente cotta. La mora e la ciliegia e, dopo, sensazioni più crude, quasi vegetali. Ricordo bene quando a casa, provetta alla mano, toglievo un po’ di merlot quà e mettevo un po’ più di petit verdot là alla ricerca della freschezza perduta. Sono quei sentori che si ritrovano anche oggi anche se certo, sei mesi in bottiglia hanno reso il tutto più omogeneo, non necessariamente più delicato però. In bocca infatti è compatto come pochi, fatica a distendersi ed al centro colpisce il palato con una sensazione di alcolicità prepotente. Non così tannico, anche questa è idea che era evidente all’assaggio dei singoli vini che poi avrebbero fatto il blend, solo sul finale riesce a fare emergere una nota più fresca, che accompagna verso un piacevole finale di media persistenza.
Un vino, questo esperimento, che riporta la mente verso una certa idea figlia degli anni novanta, capace si di stupire per l’intensità dei profumi ma che poi paga, inesorabilmente, in bevibilità e digeribilità.

Da febbraio ad oggi ho dedicato diversi post a quella che credo essere una bella idea, che avvicina ad una cantina ed alle sue pratiche produttive. Un momento in più di confronto non può che essere sempre auspicabile e Francesco Zonin ha dimostrato che non è impossibile, anzi. Basta avere voglia di provarci.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Sicilia | 4 Commenti

Vinix Live!, i vinini, il Baratto Wine Day ed i Trebbiano

Mentirei se dicessi di non essere affezionato a Vinix Live! ed al suo formato. L’appuntamento che avevo organizzato a Perugia era stato tanto divertente quanto coinvolgente e, è chiaro, i momenti in cui conoscere di persona i produttori, assaggiare ed acquistare i loro vini in un contesto così informale non sono mai abbastanza.

Rilancio quindi con piacere l’appuntamento di sabato prossimo, la città questa volta è Ferrara. Alla scaletta, ormai nota, questa volta si unisce un concetto che era passato anche da queste parti, quello dei vinini. Era l’anno scorso, ed il giornalista Angelo Peretti lanciava dalle pagine del suo blog una sorta di appello, quasi un manifesto: “nell’epoca del dominio globale dei vini concentrati, tannici ed alcolici, rivendichiamo il diritto alla piacevolezza dei vini da bere (..) Anteponiamo l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità (..) Opponiamo l’umanistica vocazione alla convivialità del vino”.
Ecco quindi che a Ferrara protagonisti saranno proprio quei vini che si caratterizzano per la tipicità, per la bevibilità, per il prezzo. Il Fortana di Mariotti, il Sauvignon di Vigne dei Boschi, il Canaiolo di Villa Petriolo, la Corvina de Le Fraghe, il Grignolino di Cascina Tavijn, il Tai Rosso di Piovene Porto Godi, la Schiava di Castell Sallegg.

A margine di Vinix Live! anche il collaudato Baratto Wine Day ed una degustazione di Trebbiano provenienti da diverse zone. Un momento di confronto su vini molto diversi ma accomunati da un denominatore comune, il nome. Il sottoscritto ha dato una mano nell’organizzarla e nel selezionare un paio di Trebbiano Spoletino (tipologia di quelle da tenere d’occhio) e, ça va sans dire, sarà certamente presente.

Il programma completo della giornata con tutti i dettagli su Vinix.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 2 Commenti

Prosecco di Valdobbiadene DOC – Casa Coste Piane, Sur lie 2004

Prosecco | 10-15 €

Quello che poi stupisce, e mi riferisco al prosecco (quello colfòndo), è questa sua capacità di esprimere con chiarezza una struttura definita. Al tempo stesso soave perchè capace di librarsi leggera ma anche decisa, grazie ad una bella idea di polpa, di succo. Questa architettura affatto scontata lo proietta, a differenza delle bottiglie del supermercato, verso la possibilità di essere aspettato anche a lungo, in cantina. Scusate se è poco mi verrebbe da dire pensando al panorama produttivo medio della zona. In particolare Loris Follador, la cantina è Casa Coste Piane, insiste da ormai diversi anni su questa particolare tipologia, alfiere quasi unico nel panorama produttivo di Valdobbiadene.

Il 2004 in cui ho avuto la fortuna di imbattermi racconta tanto la leggerezza della tipologia quanto una profondità affascinante per trama e profumi. Il naso è incredibile, racconta di fieno e di campagna. Di frutta a polpa bianca, ma quasi passita, di camomilla e di fiori che sono illuminati dal calore del sole di mezzogiorno. Ma è più autunno che estate, racconta anche infatti di liquirizia e di tartufo. Di una mineralità lontana. In bocca è travolgente per personalità, largo, mai fragile, vivo. E la capacità di essere ancora così strordinariamente equilibrato, anche ad oltre un lustro dalla vendemmia. Il finale è sottile, piacevolmente lungo, quasi sussurrato.

Dicevo che Loris Follador è stato forse il primo a sdoganare questa tipologia oltre i confini produttivi per portarla sulle tavole italiane. Bene, speriamo continui, perchè questo è un prosecco che non è possibile pensare di lasciarsi sfuggire.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Veneto | Commenta