Valpolicella Ripasso DOC Cantina Valpantena, Torre del Falasco 2008

Corvina, Corvinone, Rondinella

Il Ripasso che viene dalla Valpolicella “allargata” è plausibile. Ha un bel colore rubino, di quelli concentrati e vivi. Al naso esprime una giusta sintesi di profumi di grande piacevolezza tra il frutto, rosso e croccante, ed un terziario più dolce, quasi speziato a ricordare un qualcosa di antico.
In bocca ha polpa, si lascia masticare. Il centro dell’assaggio poi è fragrante e, anche se non freschissimo, rimane molto pulito fino al finale, medio per persistenza.

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Amarone della Valpolicella Classico DOC David Sterza 1999


Corvina, Rondinella, Molinara | 25 €

Sempre vicino Fumane c’è un’altra piccola realtà, una cantina che è attiva da circa una decina d’anni ed i cui vini raccontano di un bell’equilibrio tra tradizione e modernità. Lui si chiama David Sterza e con Paolo Mascanzoni producono circa trentamila bottiglie dai propri vigneti intorno la struttura principale. C’è legno piccolo, ma è usato con lungimiranza e misura. C’è leggera concentrazione, ma è funzionale all’assaggio e mai fine a se stessa. C’è dinamicità, tanto in loro quanto nei vini che ho assaggiato.

L’Amarone 1999, in splendida forma, ha un bellissimo naso, pieno di sfaccettature da cui emerge una nota balsamica di grande profondità. Il frutto poi è ancora croccante, piacevole in tutto il suo distendersi. Ed infatti anche in bocca non paga in bevibilità, anzi. E’ Amarone lineare e forte, sostenuto ancora da note che giocano su toni legati alle freschezze. E poi finisce pulito, didascalico. E’ uno di quelli da non perdere.

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Amarone della Valpolicella Classico DOC Monte dei Ragni 2004

Corvina, Rondinella | 48 €

Monte dei Ragni è una piccola azienda nei dintorni di Fumane, Valpolicella. Incipit facile. La parte più complicata riguarda il racconto della persona, dell’esperienza, della visita. Perchè entrare nel mondo di Zeno Zignoli è un po’ come farsi trasportare in una realtà “altra”, fatta di equilibri contadini, di energie lontane dal mondo della viticultura industriale. Sono appena tornato a casa dopo un pomeriggio per cantine, e la mente è piena di informazioni e di spunti. Potrei scriverne, ma sarebbe difficile riuscire a trasmettere quella sensazione di accoglienza tipica della cantina. Per quello che vale la cosa migliore è forse quella di linkare i video che Andrea Gori ha realizzato qualche mese fa. Introducono la cantina. Chiariscono il personaggio. Sono qui.

Posso però dire con una certa sicurezza che il suo Amarone è uno di quelli che vi può fare letteralmente saltare dalla sedia, che cose così non le avete mai assaggiate. Eleganza. Finezza. Profondità. Un vino lontano anni luce dagli Amarone fatti di concentrazione e polpa. Certo, c’è succo, ma è un energia che lo porta verso l’infinito, che si integra perfettamente in un contesto fatto di acidità e freschezza, a ricordare grandi cru che con la Valpolicella hanno poco a che fare. I profumi? Netti, definiti, di frutta, con una florealità tanto semplice quanto vibrante. Un sottofondo più verde e speziato, complessità più verticale che orizzontale. In bocca poi ha una bevibilità infinita, impossibile resistere al primo bicchiere. Poche bottiglie per un emozione di grande finezza, con un finale di rara eleganza. Costa, ma vale.

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Garganega del Veneto IGT La Biancara, Masieri 2009

Garganega, Trebbiano | <10 €

La garganega “base” di Angiolino Maule ha un grande pregio, mi riferisco ad una grande pulizia gustativa. E’ semplice nella migliore accezione del termine, mai una riga oltre quello che la realtà del bicchiere racconta. E certo, se anche il colore lascia intravedere quelle intensità tipiche de La Biancara il naso raconta di sentori più freschi che maturi, c’è quell’accenno all’uva, alla mela, al fieno. In bocca una bella spalla acida accompagna tutto l’assaggio in una linearità non comune. La mineralità tipica dei suoi vini, in un bicchiere che il giorno dopo sembra ancora migliore e che si lascia bere con grande piacere. Il secondo più del primo.

Una lancia a favore della magnum, che non è da tutti imbottigliare le proprie produzioni più semplici nel grande formato. Dà loro valore, si pensa invece da queste parti.

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Dieci vini per il duemiladieci. E dieci canzoni.

Senza classifiche, ma un consuntivo dei tanti vini assaggiati quest’anno. E certo, non necessariamente i più buoni in senso assoluto, quelli però che sono legati ad un sottofondo emozionale che non dimenticherò facilmente. Vini di persone, di luoghi, di amici. In generale di ricordi e di significati. Con una canzone, iTunes sostiene siano state le più ascoltate degli ultimi dodici mesi, anche se alcune non sono recentissime.

- Il mio lambrusco, Camillo Donati. Questo, simbolicamente uno per tutti, a raccontare la realtà dei lambrusco a rifermentazione naturale in bottiglia. Profondità, profondità, profondità. Perchè esiste un mondo tutto da scoprire oltre quelli del supermercato.

Jamaica – Short and entertaining

- Barbera d’Alba, Giuseppe Rinaldi. Evabbè, facile direte. In effetti è buonissima. E poi è vitigno che mi ha accompagnato per un lungo periodo, era la scorsa primavera, e che richiede parecchia attenzione. Ce ne sono molte là fuori di grande personalità e spessore. Andiamo a cercarle.

Arcade Fire – The suburbs

- 5, Podere le Boncie. Tutta l’espressività di Giovanna Morganti e di Castelnuovo Berardenga in una bottiglia dal rapporto spesa/felicità commovente. Un sangiovese da bere sempre, o anche di più.

Eels – Prizefighter

- Trebbiano d’Abruzzo, Valentini. E’ come quando la purezza del mare incontra la terra, non credo serva aggiungere altro.

Girls – Thee oh so protective one

- Vigna Vecchia, Collecapretta. Dei vini umbri di Vittorio Mattioli e di sua moglie Anna ho scritto più di una volta. Rubo una loro definizione ad un caro amico, particolarmente centrata. Dice: “dalla loro cantina escono vini che prima di essere veri sono magici“. E tanto mi basta.

Eddie Vedder – No ceiling

- Il Frappato, Arianna Occhipinti. Per me uno dei vini della gioia, impossibile non prenderne una bottiglia quando mi ci imbatto. Mi ha preso il cuore per portarlo altrove.

Kasabian – Where did all the love go?

- Nobile di Montepulciano, Poderi Sanguineto. E tutto il rock’n'roll di Dora e di Patrizia. Il loro imprescindibile miracolo. Ragazze, quando è nel bicchiere è come fossi lì con voi.

The Killers – All these things that I’ve done

- Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Cascina Gilli. Dolce, leggero, divertente, spumeggiante e profondo, scorrevole, economico. A margine quei sorrisi di fine pasto di complicità. Quasi quasi lo porto al pranzo di Natale.

The Bad Plus – Anthem for the earnest

- Barbaresco Rio Sordo, Cascina delle Rose. Tutta l’accoglienza delle Langhe in una bottiglia di vino. Sintesi perfetta per un nebbiolo struggente.

Kings Of Convenience – Mrs. Cold

- Rosso, Massa Vecchia. Perchè entrambe le volte era bottiglia tanto definita quanto definitiva, quella che ti apre ad un mondo fatto di sensazioni diverse, con quella acidità a proiettarlo verso l’infinito. E se possibile anche oltre.

Ra Ra Riot – Boy

Questo è quanto. Il momento in cui finalmente impacchettare l’anno passato, archiviarlo e guardare avanti. Buon Natale.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 10 Commenti

Cose che ho imparato sul trebbiano

Poco più di una settimana fa, a Ferrara, in occasione di Vinix Live!, c’è stata una piccola degustazione dedicata ad un vitigno che ricopre un’importanza primaria in Italia. Un vitigno di cui in genere si parla poco, quasi mai protagonista, ma che per numero di ettari vitati è tra i più diffusi, da nord a sud. Pensare di riuscire ad incasellarlo è praticamente impossibile, tanti sono i diversi cloni e le interpretazioni. Di conseguenza riuscire a fare una panoramica strutturata in modo serio richiederebbe un banco d’assaggio chilometrico, di quelli mai visti. Per questo la degustazione voleva essere solo uno spunto per aprire gli occhi di fronte alla diversità che questo particolare vino sa regalare, senza in alcun modo ambire ad alcun sogno di completezza. Mi sono segnato delle cose, certamente banali, sicuramente introduttive.

- Non è possibile, per esempio, parlare di trebbiano. Al singolare. In Italia abbiamo i trebbiano. Famiglie di vini molto diversi tra di loro.

- Le denominazioni di origine che lo vedono protagonista attraversano mezza Italia. C’è quello della Val di Trebbia dei Colli Piacentini (Piacenza). Quello di Aprilia (Latina e Roma). Di Arborea (Oristano). Di Capriano del Colle (Brescia). Quello d’Abruzzo e quello di Romagna. E, lo diventerà presto, quello Spoletino (Perugia).

- E quando non ha una doc dedicata contribuisce comunque a decine di altri disciplinari, mai così diversi. Basti pensare che il Trebbiano di Soave è previsto in circa sei, tra cui il Soave, il Lugana, il Colli Berici. Il Trebbiano Romagnolo in circa dieci, ecco i Colli Bolognesi, i Colli Piacentini, i Colli di Scandiano e Canossa. Il Trebbiano giallo in circa otto, in particolare nel Lazio: Tarquinia, Est! Est! Est! di Montefiascone, i Colli Romani, i Colli Etruschi. Ed il Trebbiano Toscano, il più diffuso, è previsto in qualcosa come oltre settanta (!) denominazioni, che variano da Bolgheri a Cerveteri. Dal Chianti al Cirò. Dai Colli del Trasimeno al Frascati. Dall’Orvieto al Taburno. Insomma, è sempre presente e lotta insieme a noi.

- Spesso si tratta di un vitigno molto plastico, non così difficile ed impegnativo da coltivare (da qui l’ampia diffusione), che risente molto della mano dell’uomo in cantina. Da qui la possibilità di trovare, anche a pochi chilometri di distanza, espressioni molto diverse nell’impostazione.

- Della degustazione in sé ci sarebbe da dire che il Trebbiano Romagnolo mi ha stupito più di altri. Pensavo di trovarmi di fronte a vini più semplici, nella migliore accezione del termine, ed invece ecco spuntare vini snelli, anche nervosi, di grande bevibilità e con delle profondità affatto scontate. Su tutti il Ravenna IGT “Tera” 2009 di Fondo San Giuseppe. Un vino buonissimo, affumicato e minerale, di grande tensione gustativa, di sostanza e di fascino. Anche il “Fragelso” 2009 di Casetta dei Frati gioca sulla distanza, che subito sembra essere timido ma poi viene fuori con tutta la sua eleganza. Un piccolo grande vino.

- Il Trebbiano Spoletino, anche se le due bottiglie in degustazione andrebbero certamente aspettate (per capirci, una delle due andrà in commercio tra cinque mesi), racconta di una struttura più ricca, capace di essere molto complessa senza mai apparire opulenta. L’Umbria IGT “Adarmando” 2009 di Tabarrini ha già tutte le sfaccettature del caso, tanto fresco quanto avvolgente. E quando sarà possibile acquistarlo sarà avrà un ulteriore passo, tutto dire. L’Umbria IGT “Vigna Vecchia” 2009 di Collecapretta gioca su toni appena più floridi, in cui la frutta diventa più croccante. Anche qui, va aspettato. So essere un vino capace di stupire sulla lunga distanza, basti sapere che il 2006 aperto l’altra sera era stupefacente, a dire poco.

- Dalle parti del Trebbiano d’Abruzzo c’è eleganza e struttura. “Le Vigne” 2009 di Faraone è sottile, va cercato. Quando si apre però racconta profondità, con un finale molto pulito. Il 2009 di Jasci e Marchesani è molto coerente, equilibrato e con una bella struttura.

- Il Tascapane poi è un giornale universitario di Ferrara. Erano alla degustazione ed hanno fatto due video a raccontare la giornata. Il primo è qui sotto, il secondo lo trovate qui.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico, Vedo gente, faccio cose | 6 Commenti

Cirò Classico Superiore DOC Vigna De Franco, ‘a Vita 2008

Gaglioppo | 10 €

Io per esempio non posso certo dire di essere un grande conoscitore del mondo del Cirò. Ho assaggiato cose. Quà e là. E non mi sono piaciute molto. Ho sempre trovato delle architetture un po’ forzate, come se l’idea fosse quella di fare finta di essere ciò che in realtà non si è.
Ci è voluta questa bottiglia per aprirmi un mondo, per farmi capire che il gaglioppo può regalare delle vibrazioni di grande spessore. Che può essere sottile, sussurrato, in generale buonissimo. Non conosco Francesco Maria De Franco, ma da oggi so che se qualcuno mi chiederà cosa bere dalle parti di Crotone non avrò dubbi, ed anzi sono sicuro di poter stupire a mia volta.

Cirò quindi. Un vino leggero, che si libra sia senza esagerare con il colore sia su sentori di grande finezza ed eleganza. L’idea di avere a che fare con un vino di grande personalità arriva subito, che il naso non lascia sconti di sorta. C’è un frutto lontano, mai di primaria importanza ma certamente croccante. C’è un perchè speziato, che dona profondità. Ma sono sensazioni estremamente integrate, che raccontano un vino a prima vista timido, in verità di grande espressività. Davvero, bellissimo. In bocca poi c’è questa tannicità, questa forza, questa bella acidità che sembrano proiettarlo verso l’infinito senza mai perdere la piacevolezza del sorso. Appena astringente sul finale, l’impressione è che possa solo migliorare con il tempo. Ed è tutto dire.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Calabria | 4 Commenti

Il Grechetto di Todi diventa DOC

Ed è notizia che fa certamente piacere. Se poi si aggiunge il fatto che, a pochi chilometri di distanza, le pratiche per trasformare in denominazione di origine anche il Trebbiano Spoletino sono piuttosto avanti allora il dado è tratto. In fondo non è la prima volta che scrivo che esiste una grande anima bianca, in Umbria. Una realtà capace di regalare vini di spessore e bevibilità, capaci di affiancarsi con dignità all’altra grande zona regionale dedicata alla produzione di vini bianchi, l’Orvieto.

Sono reduce dalla conferenza stampa di presentazione – la prima vendemmia di questa nuova denominazione che comprende sia vini bianchi che rossi è quella appena passata, la 2010 – e dal relativo assaggio di alcuni vini. Le impressioni? Positive, certamente. Sempre ottimo il Fiorfiore di Roccafiore. Il 2009 appare particolarmente in forma, con una nota alcolica appena fuori posto ma certamente destinato ad affinarsi con il tempo. Buono, molto, anche il Grechetto di Todi di San Rocco: profumato, con una bella struttura e nervoso al punto giusto. Più delicato quello di Peppucci ma non per questo meno godibile nel suo giocare su toni molto sussurrati e certamente equilibrati. Appena indietro gli altri due, quelli di Todini e della locale cantina cooperativa, Tudernum. La strada però è quella giusta, anno dopo anno sono prodotti che sembrano crescere. Più andando verso una maggiore eleganza che verso muscoli lontani dai vini che da sempre si bevono da quelle parti.

L’unica perplessità riguarda il disciplinare, il Grechetto di Todi infatti (per poter essere segnalato come monovitigno in etichetta) è previsto nella misura dell’ottantacinque percento. I vini che ho nominato però dichiarano tutti di essere interamente figli di questo vitigno. Insomma, che motivo c’era di lasciare spazio a contaminazioni non necessarie? Apparentemente nessuna.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti

Emilia Bianco IGT Vittorio Graziano, Tarbianaaz 2009

Trebbiano | 10 €

Era settembre 2008 e non conoscevo Vittorio Graziano. Mauro mi consigliava il suo lambrusco ed io, felicemente ignorante ed in balia degli eventi, scrivevo del suo Tarbianaaz. Sono passati due anni ed il suo Lambrusco l’ho bevuto, eccome, il suo e quello di tanti altri. In questo periodo ho anche un po’ esplorato quell’Emilia fatta di “lambrusco e pop corn” e mi sono lasciato trasportare tanto dai vini quanto dai loro produttori. Ho scoperto un mondo intero, ed oggi non ne posso più fare a meno.
Ho scoperto per esempio che il Tarbianaaz, questo splendido vino bianco macerato con le sue bucce, si fa ancora con il cappello in gesso, a chiudere le vinacce appena riemerse, e che poi si apre solo con l’anno nuovo, qui si è sempre fatto così. E che poi nel bicchiere è una sorpresa continua, con tutti quei rimandi ad un mondo fatto di albiccocca, di terra e di canditi, senza mai stancare. Una bocca secca, piacevolissima ed avvolgente è il passo successivo per un vino che non ci si stancherebbe mai di tenere sotto mano. C’è quasi una trama che ricorda un vino rosso, ma leggero. C’è quel calore che non è mai troppo, accompagnato da una punta più profonda, quasi minerale. Ed una chiusura di grande personalità.
Ecco, quello che voglio dire è che la gioia della conoscenza è senza tempo, ci sarà sempre qualcosa da approfondire ed il Tarbianaaz è un vino che urla di felicità.

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Langhe Freisa DOC Rinaldi 2008

Freisa | 15 €

Del Barolo di Giuseppe Rinaldi si è detto tanto e scritto altrettanto ed è -giustamente- tra i più celebrati di Langhe. Il suo Brunate-Le Coste è uno di quei nebbioli definitivi (appunto mentale, che per Natale una bottiglia potrebbe essere un’idea), godibilissimi tanto sul breve che sul lungo periodo. Cosa buona e giusta, però, è anche quella di spezzare una lancia a favore degli altri vitigni che il nostro vinifica con una maestria che appartiene a pochi. E mi riferisco agli straordinari Dolcetto, Barbera e, appunto, Freisa. Vini paradigmatici per la propria tipologia, capaci di coniugare come forse nessuno carattere e bevibilità. La Freisa per dire è una bottiglia straordinaria, c’è tutto. La forza del colore, un’intensità che abbraccia senza mai apparire scontata, una tensione gustativa incredibile accompagnata da una bellissima acidità e, neanche a dirlo, un finale che schiocca. Che bontà.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Piemonte | Commenta