Cinque cose da sapere a proposito del Castello della Sala (e del Cervaro della Sala, certo)

Chardonnay, Grechetto | 30-35 €

Quando si scrive un post per punti non si hanno idee. O tempo. O entrambe le cose (anche se ormai è così démodé).

- Non molti sanno, per esempio, che il Cervaro della Sala è figlio di un errore in vinificazione. Che il 1985 al Marchese Antinori proprio non piacque e che, l’anno successivo, per un problema di temperature lo chardonnay fece accidentalmente la fermentazione malolattica mentre era in barrique. Ed ecco la prima, e tutt’ora una delle più celebrate, annate del Cervaro.

- Che viene prodotto in poco meno di duecentomila bottiglie al pari del suo fratello minore, il Bramito del Cervo (da solo chardonnay).

- Oppure che la storia del Castello non è così legata come si crede alle vicende del Cervaro, o del Muffato. E’ infatti di proprietà della famiglia Antinori già dal 1940. Hanno sempre fatto Orvieto, oggi commercializzato come Santa Cristina.

- La nuova cantina, iniziata a costruire nel 2004 e conclusa nel 2006, che segue l’andamento della collina, è piccolo gioiello di architettura del vino. Si sviluppa in verticale, in modo che tutti i procedimenti avvengano per caduta (una foto dal castello, qui)

- E poi il Cervaro della Sala 2008. Un giovane vino che saprà crescere con il tempo. Un assaggio di grande stoffa, caratterizzato da un’acidità non comune, sempre però inserita in un contesto di morbida suadenza. Grande al naso: complesso, con tutti quei sentori burrosi, floreali e leggermente tostati. E’ meno levigato in bocca, ma è solo questione di anni.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Produttori, Umbria | 6 Commenti

Vallagarina IGT Eugenio Rosi, Poiema 2006

Marzemino | 15 €

Marzemino quindi. Un interpretazione, quella di Eugenio Rosi, all’ennesima potenza pur senza necessariamente giocare su toni urlati, anzi. Questo è il risultato di uve mature che vengono lasciate appassire per un breve periodo, “come si faceva una volta”. All’affinamento in piccole botti di ciliegio il compito di finire il lavoro.
Il risultato? Un marzemino certamente concentrato ma capace di coniugare grande eleganza e corpo. Profumato e piacevole esprime note estremamente fini, tanto fresche quanto croccanti. Ha una bocca di gran gusto, certamente secca e con una leggera astringenza che lo rende adorabile. Si distende lungo tutto il palato grazie ad una grande finezza gustativa, piacevole preludio ad un finale che scala con delicatezza. E gran pulizia.
Il marzemino più intrigante.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | 1 Commento

Vallagarina DOC Eugenio Rosi, Esegesi 2004

Cabernet sauvignon, Merlot | 15-20 €

Mi sono imbattuto nei vini di Eugenio Rosi in più di una manifestazione, da Genova a Merano, e se c’è un vino che mi è sempre piaciuto follemente è il suo marzemino (e allora apriamo questa parentesi, che è vino di cui colpevolmente non ho ancora scritto, ma prometto: rimedio subito).
La sua è una bella storia, da quando ha lasciato il suo lavoro di enologo per mettersi in proprio fino al diventare, oggi, un riferimento che va oltre la semplice di zona di produzione (altra parentesi, che andare a trovarlo è cosa che mi ripeto in continuazione).

L’Esegesi 2004 è il suo taglio bordolese che, a dire il vero, oggi risulta particolarmente compatto e piuttosto diverso da versioni più giovani come il 2006 -assaggiate alle manifestazioni di cui sopra. Granato, racconta di spezie scure, di sottobosco, di piccoli frutti come la mora. In bocca è particolarmente concentrato, fatica a distendersi ma quando lo fa dimostra tutta l’espressività di cui è capace. Il centro dell’assaggio infatti è ricco di componenti, forse anche più fresco di quanto era parso precedentemente e preludio ad una persistenza di grande spessore. Un bicchiere che richiede concentrazione.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | Commenta

Rosso delle Venezie IGT Jermann, Blau&Blau 2008

Blaufränkisch (o Franconia), Blauburgunder (Pinot nero) | 15 €

A) Non vado così spesso in enoteca. Quando capita, però, cerco di acquistare qualche cosa che non conosco (e si, in genere mi affido ai consigli degli enotecari). Ecco, questo per dire che è successo che ero in una piccola bottiglieria a curiosare quà e là, con il preciso scopo di trovare qualcosa di nuovo da assaggiare, quando lo sguardo mi è caduto su questa etichetta. Rosa.

B) E si, anche io appena letto del Blaufränkisch ho pensato di avere qualche mancanza, che è vitigno che ho sentito nominare poche volte ed assaggiato ancora meno. E poi non me lo ricordo proprio nelle pagine dedicate al Friuli, nei manuali del vino dico. Eppure.

C) Però è vino di quelli simpatici. Per dire, che bel naso: così profumato, così leggero. La mente corre verso il freddo del sottobosco e verso gli aromi del pinot nero. Ecco, in bocca forse è appena un po’ magro, in particolare verso il finale. Ma che bevibilità. E poi c’è una trama tannica austera, un ritorno sul frutto deciso ed una persistenza invidiabile. Va bene, forse costa un po’ -a scaffale siamo oltre i quindici euro- ma in fondo piace, ed è la cosa più importante.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Friuli-Venezia Giulia | 13 Commenti

Naturale vs. Convenzionale

Poi cambio argomento, ma solo ieri sera mi sono accorto di come la guida ai vini 2011 del Gambero Rosso distingua tra i diversi approcci. Naturale e convenzionale. A differenza invece di Slow Wine che non emette sentenze così definitive ma lascia al lettore la possibilità di orientarsi attraverso indicazioni forse più tecniche.

Così Tenuta San Guido:

Così Giuseppe Rinaldi:

Ora io non so quale dei due sia approccio migliore. Nel primo caso si tende certamente (e comprensibilmente) a semplificare anche se, forse, è proprio questo che poi genera confusione alla fine della filiera. Che il termine naturale rimanda implicitamente ad quell’idea di purezza che, anche grazie ai commenti al post precedente, non è poi nella realtà così scontata. E definitiva.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 11 Commenti

Sul vino naturale, appunti sparsi

“Grazie Jacopo per la segnalazione, dai video che ho visto sul sito Senza Trucco sembra davvero un progetto interessante. Non trovi però oggi ci sia un certo abuso del termine naturale? Un termine che per inciso non ha alcuna valenza in termini di certificazioni e che porta inevitabilmente a generare confusione. Quali sono vini naturali? Perchè il mio lo è o meno, chi lo decide? Sono molto perplesso.”

E così mi ricollego velocemente al post di ieri sul documentario sulle donne del vino naturale, che questa è email che necessita di un momento di riflessione. E certo, lungi da me pretendere di arrivare ad una definizione di naturale. Il problema però esiste, e se da una parte è molto facile capire le differenze tra, non so, il Barolo di Cappellano ed il Chianti del supermercato di Cecchi è anche vero che nel mezzo c’è un universo di realtà piccole e medio/piccole che non hanno certificazioni e che non fanno parte dei vari Vini Veri, Vin Natur, Renaissance des Appellation e chipiùnehapiùnemetta. Vuoi perchè fuori da un certo giro di produttori tanto sensibili a queste problematiche quanto attivi nel promuoverle, vuoi per la volontà di non aderire a regole che possono apparire in qualche modo limitanti nell’uso di alcune pratiche di cantina.

Le certificazioni, per dire. Esistono società che previo controllo a pagamento possono dire se un’azienda opera in regime biologico o biodinamico. Sono due cose ben diverse ma ci sono regole chiare e precise cui attenersi tanto in vigna quanto in cantina. Ma si tratta di casi piuttosto isolati. E poi le maglie dei controlli sono comunque abbastanza larghe e facilmente aggirabili per quelle realtà che vogliono apparire come verdi più per immagine che per reale volontà di rispetto della terra, del vino e del suo processo produttivo.

Naturale quindi. Il termine è certamente omnicomprensivo e i punti di vista diversi. In generale si potrebbe forse dire che definisce quei vini fatti senza l’utilizzo di prodotti industriali, chimici e che in generale sono figli di un certo non-interventismo. Un ragionamento che si basa esclusivamente su un grande rispetto dei frutti del proprio vigneto e sulla volontà di accompagnarne il processo produttivo che vede il vignaiolo più come custode che come piccolo chimico. Ci sono visioni certamente più estreme ma “se vivo in modo naturale, rispettoso per l’ambiente, per il territorio, per le piante, il vino che risulterà dalla mia attività sarà a sua volta un prodotto rispettoso e naturale”. Così un produttore sul primo volume di Vini Naturali d’Italia di Giovanni Bietti. Una visione che vede l’identità del vino e della vigna come protagonisti, soggetta a molte interpretazioni (anche più radicali) ma che rende l’idea. Una visione che abbraccia non solo la parte enologica del lavoro di un vignaiolo ma che comprende anche elementi fortemente etici.

Come trovarli però? Come sapere quale dovrebbe essere naturale e quale no? Sicuramente sapere che un produttore fa parte delle associazioni sopra citate e frequentare le manifestazioni dedicate aiuta ma la strada da percorrere è solamente una, ed è certamente la più difficile. E’ quella dell’informarsi. Assaggiando, cercando di capire le differenze tra un vino industriale ed un suo simile prodotto in poche bottiglie dalla piccola cantina dietro casa. Visitando i produttori, conoscendoli. Parlandoci. Cercando di capire in che modo un vino può raccontare il contesto che lo vede nascere. In questo modo -sorpresa- si potrà scoprire che esistono vini che sono molto lontani dalle fiere dei vini naturali ma che non sono affatto lontani da questo modo di intenderli. Vini magari molto famosi e celebrati.

E’ chiaro, è un percorso che richiede tempo e passione. Ma in questo modo credo tutto torni. Il punto quindi non è naturale o meno. Il punto è il rapporto di fiducia che si crea tra chi il vino lo fa e chi il vino lo beve. La decisione di bere consapevole. Per me il vino in questo momento è prima di ogni altra cosa territorio, con tutti i suoi pregi e, a volte, difetti.

Poi probabilmente mi sbaglio, ma il vino è un percorso personale. E qui è dove oggi sono arrivato io su questo argomento. Domani, dopodomani, tra un anno magari avrò altro da scrivere, che avrò cambiato idea.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 32 Commenti

Senza trucco

Vado subito al punto. Senza trucco è un documentario sulle donne del vino naturale.

Documentario. Donne. Vino naturale.

Senza trucco è di Giulia Graglia, la cui straordinaria idea è quella di raccontare un mondo del vino fatto di forza e di passione. Ma femminile.

Senza trucco è anche un blog che racconta di questo progetto e sul quale vengono pubblicate brevi clip di girato che per motivi di spazio non finiranno nel montato. Ci sono Patrizia e Dora (in apertura) di Poderi Sanguineto. C’è Elisabetta Foradori. C’è Nicoletta Bocca di San Fereolo. C’è Arianna Occhipinti.

Dopo circa un anno di lavoro su e giù per l’Italia è arrivato per loro il momento di passare al montaggio e la post-produzione. Il momento quindi di finire questo splendido progetto che, ad oggi, non ha visto finanziamenti di alcun tipo. Per questo motivo è possibile sostenerlo acquistando in prevendita una copia in edizione limitata e numerata al prezzo di venti euro. Si può ordinare richiedendola all’indirizzo senzatrucco2011@gmail.com, indicando il proprio recapito. Riceverete in risposta la conferma dell’ordine e le coordinate bancarie su cui effettuare il versamento.
Io l’ho appena fatto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 3 Commenti

Alto Adige Pinot Nero DOC Castelfeder 2008

Pinot nero | 10 €

Ecco un Pinot nero di quelli che entrano di diritto nella lista della spesa. Cioè, a questo prezzo ha il suo bel perchè. Voglio dire, c’è un po’ tutto quello che è possibile cercare nella tipologia, magari senza stupire, ma certamente senza sfigurare. Se mi spiego.
Bella la trama olfattiva, non così profonda ma certamente piacevole. Aromi tipici: cacao, caffè, mora per un colore di quelli un po’ scarichi. In bocca la caratteristica che rimane impressa è questa grande bevibilità, che porta immediatamente a cercare il secondo bicchiere. Paga un po’ di freschezza ma che belli tutti quei profumi che ritornano propotentemente subito dopo il sorso. Media persistenza, ma è problema relativo: neanche il tempo di accorgersene che la bottiglia è finita. Garantito.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | 2 Commenti

Teroldego Rotaliano DOC Cipriano Fedrizzi, Teroldigo 2009

Teroldego | 15 €

Coltivo le uve di teroldego nel cuore del Campo Rotaliano, nell’antico alveo del fiume Noce, dove, con lo scorrere delle acque e del tempo si sono accumulati grandi quantità di sedimenti pietrosi provenienti dalle Dolomiti del Brenta. Raccolgo i grappoli a piena maturazione e vinifico secondo un metodo utilizzato dalla mia famiglia fino agli anni ’50 del secolo scorso. La fermentazione generata da lieviti indigeni avviene in vasche di cemento, la macerazione sulle bucce non supera i cinque giorni. Il vino dopo un travaso affina per cinque/sei mesi. Verso la fine di aprile il Teroldigo va in bottiglia”.

E se serve aggiungere altro mi posso limitare a dire che è un piccolo miracolo, un teroldego capace di riappacificare con la tipologia, straordinariamente vivo, snello, bello in tutte le sue sfumature. E poi che succo, in bocca schiocca in un perfetto coniugarsi tra forza ed eleganza.
Se il 2011 inizia con una scoperta così ci sono tutte le premesse per un grande anno.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | 4 Commenti

Valpolicella Ripasso DOC Cantina Valpantena, Torre del Falasco 2008

Corvina, Corvinone, Rondinella

Il Ripasso che viene dalla Valpolicella “allargata” è plausibile. Ha un bel colore rubino, di quelli concentrati e vivi. Al naso esprime una giusta sintesi di profumi di grande piacevolezza tra il frutto, rosso e croccante, ed un terziario più dolce, quasi speziato a ricordare un qualcosa di antico.
In bocca ha polpa, si lascia masticare. Il centro dell’assaggio poi è fragrante e, anche se non freschissimo, rimane molto pulito fino al finale, medio per persistenza.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Veneto | Commenta