Il Musco di Palazzone


Se fosse uno slogan sarebbe forse qualcosa tipo: un vino nuovo che nasce da un’idea antica. Un Orvieto Classico solo nelle intenzioni, nei fatti non ha alcuna classificazione, che nasce da una vigna come quelle di una volta. Un piccolo e giovane appezzamento dove procanico (trebbiano toscano), verdello e una piccola quota di malvasia trovano dimora tutti assieme. Un bianco che viene vinificato in una piccola grotta scavata in quel tufo tipico della zona, una tomba etrusca, e lavorato come se fosse stato prodotto 50 anni fa: senza nessuna rete di salvataggio, ci sono il vecchio torchio manuale e il tino per la fermentazione, la tradizionale botte di castagno e le tante damigiane in cui il vino riposa fino all’imbottigliamento.

È così che nasce il Musco, bianco presentato oggi in quella stessa grotta che lo vede nascere. Un (non) Orvieto Classico materico e piacevolissimo, luminoso e ben disteso, caratterizzato da una piacevolissima vena aromatica e da un’acidità veemente. Meno di 1500 bottiglie prodotte, un esperimento voluto da quel Giovanni Dubini (in foto) che in fatto di bianchi, insomma, credo non abbia da dimostrare davvero niente a nessuno. Un progetto di grande fascino che si è tradotto in un vino altrettanto intrigante (in attesa del Musco 2014, un fugace assaggio dalla damigiana ha mostrato un altro vino di sicura classe).

Plus: c’è anche un video dedicato al progetto. Qui.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Commenta

Enoiche eccezioni, una (nuova) newsletter

La verità è che devo smetterla di rimandare le cose. Erano mesi, da ben prima dell’estate, che pensavo a una newsletter che raccogliesse cose legate alla mia quotidianità. Un luogo in cui condividere pensieri esplorando un linguaggio molto diverso da quello dei post che scrivo qui o su Intravino. Più colloquiale, per certi versi più intimo, soprattutto capace di allontanarsi dal rumore che ogni post genera sui social media. Più che una newsletter sul vino, una newsletter sul “mio” vino.

Un appuntamento mai più che quindicinale (e forse anche meno) a cui prometto di dedicare tutto l’impegno possibile. Si chiamerà “Enoiche eccezioni” e da ieri sera ci si può iscrivere qui: http://tinyletter.com/jacopocossater.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 4 Commenti

Macchiarola e una manciata di vini che ho trovato squisiti

Nel corso degli anni mi è capitato diverse volte di venire contattato da questa o da quella cantina per ricevere in modo del tutto gratuito una campionatura di vini. Non saprei dire di preciso quante volte sia successo, non moltissime però. Si tratta infatti di pratica che tendo fortemente a scoraggiare, specificando sempre a voce o via email che il suo invio non è sinonimo di un post (anzi). I motivi sono molti, tra questi forse quello che più mi preme sottolineare riguarda il fatto che il bicchiere non è quasi mai sufficiente, e che a differenza di quando muovevo i miei primi passi con questo blog considero una visita in cantina fondamentale per approfondire realtà che non conosco.

Naturalmente esistono sempre delle eccezioni, e nonostante sia passato davvero un sacco di tempo volevo evidenziare proprio con un post quanto mi avessero colpito i vini (tutti i vini) di Macchiarola, piccola azienda agricola pugliese. Proprio in questo momento sto sfogliando gli appunti di allora e beh, che spettacolo. A rileggerli mi ritrovo a immaginare di avere ancora nel bicchiere tanto il “Don Franco” – un Negroamaro ricco, goloso, spiccatamente mediterraneo per impatto olfattivo e al tempo stesso dinamico, ritmico, davvero ben delineato – quanto il Primitivo di Manduria “Unodinoi”, rosso fragrante e sorprendentemente floreale, tutt’altro che appesantito e anzi slanciato, uno di quelli che nonostante l’alto grado alcolico immaginerei di bere quando il sole è ancora alto, d’estate. Non solo rossi però, ad affiancare il “Belle Vignole” – un Fiano tanto fruttato quanto secco, asciutto – anche una Verdeca particolarmente materica e un rosato tutto frutto, il “Sole Rosa”.

Un’azienda che nasce negli anni 80 ma che inizia ad abbracciare un certo “non interventismo” solo a partire dagli anni 10: “il 2008 e il 2009 passano cercando di imparare dagli errori, cerco di far esprimere il vitigno al meglio ma non basta, l’uva deve essere trattata con neutralità, deve essere lei a stupirti, a fare cose che non ti aspetti. Nel 2010 faccio il mio secondo vino, è un Negroamaro, e da quel momento comincio a pensare che la chimica di sintesi che uso è troppa, che vorrei far fermentare l’uva con solo quello che la natura le ha messo a disposizione. Negli anni successivi faccio le mie prime fermentazioni spontanee: i primi tentativi sono disastrosi. Mi sembra di tuffarmi nel vuoto, le prime due notti in attesa che parta la fermentazione non sono tranquille ma all’alba del terzo giorno qualcosa si muove. Nel 2014 inizio a fare bianchi con fermentazioni spontanee e senza solfiti, l’uva è più libera di esprimersi, i vini sono più completi.

Dalla loro pagina su Facebook (da cui ho preso anche la foto in apertura) ho appena scoperto che tra meno di due mesi saranno a Vini di Vignaioli, a Fornovo. Inutile dire che andrò a conoscerli di persona con grande curiosità.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Campionature, Puglia | Commenta

A Montefalco

Solo per segnalare che da dopodomani, venerdì, a Montefalco andrà in scena Enologica, la manifestazione più importante dedicata al Sagrantino e alle tante sfumature dei vini del territorio.

Anche quest’anno, come nel 2014, avrò l’onore di tenere in mano il microfono durante una delle degustazioni in programma, quella di sabato pomeriggio alle 15.00: “Il Montefalco Sagrantino incontra i Sagrantino di Oltreoceano”. Un’occasione per riflettere sulle idee e sugli stili che sono oggi alla base dei rossi prodotti in zona (il bello del Sagrantino è che offre davvero innumerevoli spunti di riflessione). Ah, e poi anche quest’anno non mancherà una parentesi musicale simile a quella che l’anno scorso vide protagonisti i Sigur Rós. Ormai ci ho preso gusto.

Antonio Boco su Tipicamente ha riassunto molto bene non solo ciò che maggiormente caratterizza l’edizione di quest’anno ma anche lo spirito che anima le degustazioni in programma:

Ricordo inoltre che il sottoscritto e il prode Jacopo Cossater faranno finta di guidare alcune degustazioni, al solito scopo di bere gratis. Tra una sbirciatina rinfrancante alle bellezze di Benozzo Gozzoli, l’orecchio teso a quello che dirà Philippe Daverio, un cooking show e un giretto per i banchi d’assaggio, potrebbe anche essere un’idea.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria, euro 15 (informazioni al numero 392 5398191). Al solito, see you around.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Il Montefalco Rosso “Le Grazie” di Villa Mongalli

È passato poco più di un anno da quando per la prima volta, negli spazi messi a disposizione dal Consorzio Tutela Vini di Montefalco, ho trascorso un paio di giornate ad assaggiare i vini del territorio per la guida de L’Espresso. Un’esperienza straordinaria per un sacco di motivi, dalla possibilità di confrontarsi con palati diversi dal mio (e di sterminata esperienza) fino alla sfida della degustazione in sé, con tutto quello che comporta l’assegnazione di questo o di quel punteggio. Proprio in quell’occasione un rosso mi aveva colpito talmente tanto che, caso unico, avevo chiesto di poterne prendere una bottiglia per “uso privato”, per poterla cioè riassaggiare a distanza di un po’ di tempo per capirne meglio alcune sfaccettature anche relative all’evoluzione.

Questa la scheda uscita sulla guida:

Invitanti aromi di ciliegia e di alloro, timbro varietale ben espresso, bocca rilassata ma saporita, 16,5/20.

Bene, a distanza di poco più di un anno è vino che non ha ceduto di un millimetro. Un Montefalco Rosso squisito, croccante, solare e straordinariamente goloso. Tutto giocato su bei toni floreali che si fondono alla grande con sentori di frutta calda ma non eccessivamente matura. Non un profilo olfattivo di impressionante ampiezza, sia chiaro, ma uno di quelli dove tutto sembra essere esattamente dove dovrebbe. Un assaggio fresco, caratterizzato da un soffio vagamente balsamico, fragrante e gioioso. Insomma, da strabere.

Era il “Le Grazie” 2012 di Villa Mongalli, cantina spesso al di fuori dei radar eppure tappa di grande affidabilità. Un blend di sangiovese e sagrantino al 75% e di merlot e cabernet sauvignon e merlot al 25%. A proposito, lo sapevate che da quest’anno è cambiato il disciplinare, e che i Montefalco Rosso potranno essere (finalmente) prodotti solo a partire da sangiovese e sagrantino?

[Immagine: Villa Mongalli, la bottiglia è finita così velocemente che neanche una foto sono riuscito a fare, sic]

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | 2 Commenti

Centopercento Grechetto

Dopodomani, venerdì 4 settembre, presso la cantina Roccafiore di Todi andrà in scena la prima di un incontro dedicato al solo Grechetto. Un’ampia degustazione, la mattina, seguita da una tavola rotonda, nel pomeriggio.

Ecco l’introduzione alla prima parte della giornata:

Condotta da Giampiero Pulcini, esperto degustatore umbro. Rigorosamente alla cieca, saranno proposti 12 Grechetto dall’Umbria e dal Lazio settentrionale, in 3 batterie da 4 vini, per offrire una mappatura dei diversi territori, confrontando le diverse interpretazioni stilistiche, senza necessariamente stabilire “come” e “dove” il Grechetto si esprime meglio, ma semplicemente registrando la sua duttilità e la sua forte personalità.

E quella alla seconda:

Sarà il luogo del confronto e del racconto, moderata da Jacopo Cossater, blogger e degustatore professionista. Esperienze enologiche a confronto: Hartmann Donà per Roccafiore e Giandomenico Negro per Mottura, azienda che nella Tuscia esprime dagli anni Novanta qualità estrema nella produzione di Grechetto; Luca Baccarelli, chiamato a raccontare il caso di Roccafiore, azienda emergente che a Todi ha posto il Grechetto al centro del proprio progetto vinicolo e imprenditoriale; Antonio Boco, critico enogastronomico umbro che offrirà il punto di vista di giornalista e comunicatore, raccontando l’evoluzione del Grechetto nell’ultimo decennio; Giuseppe Rosati, ambasciatore del vino italiano presso Vinitaly International Academy e con un recente passato da wine-director al Felidia di New York; Paolo Trimani, che offrirà un punto di vista basato sulla decennale esperienza alla guida dell’omonima enoteca e che ben conosce le dinamiche del mercato domestico.

Presto aggiornamenti, se interessati l’hashtag previsto è #centopercentogrechetto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Il Trebbiolo, rosso de La Stoppa

Pochi giorni fa in un altro post avevo accennato a una recente serie di visite a La Stoppa, appena sopra Piacenza. Non è un caso quindi che mi ritrovi qui, adesso, a sottolineare la straordinaria beva del rosso più semplice e immediato che viene prodotto nella cantina di Rivergaro. Un rosso, il Trebbiolo, che come il Dinavolino di Giulio Armani sta scandendo il ritmo di questa mia estate. Fresco, è vino che trova la sua dimensione più naturale dopo una breve sosta in frigorifero. Bonarda e barbera, taglio che più tradizionale non si può, per un sorso goloso e sfaccettato, articolato e intenso. In una parola, appagante. Un vino capace inoltre di introdurre perfettamente le belle complessità che caratterizzano un po’ tutta la produzione della cantina di Elena Pantaleoni, dalla Barbera (che meraviglia quella del 2006 ancora in vendita) fino alla Macchiona o all’Ageno, il bianco. A meno di 10 euro in zona è impossibile bere di meglio.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna | 8 Commenti

Metà agosto e le rassicuranti sicurezze della Coldiretti


Siamo in una botte di ferro (via Gianluca Morino, su Facebook)

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 2 Commenti

Ciao da qui


Riemergo dopo un periodo particolarmente impegnativo solo per segnalare che oggi l’autore di questo blog è finito sulle pagine del Corriere della Sera con un brevissimo elenco di vini del cuore, se rendo l’idea. Luciano Ferraro nei giorni scorsi mi aveva infatti contattato via email per sapere quali potessero essere 3 vini adatti a questo periodo così caldo da consigliare ai lettori. È così che senza pensarci troppo sono venuti fuori i nomi di Denavolo, di Pietracupa, di Emidio Pepe.

Il Dinavolino per dire è vino che mi sta accompagnando da qualche settimana a questa parte grazie a due bellissime visite nei Colli Piacentini a La Stoppa e non solo (sì, mi sono ripromesso di scriverne approfonditamente, lo farò nei prossimi giorni). Poche altre zone possono vantare un gruppo così compatto di vignaioli: Elena Pantaleoni, Giulio Armani, Massimiliano Croci, Andrea Cervini e Alberto Anguissola stanno facendo un lavoro straordinario nel raccontare il proprio territorio grazie a vini ricchissimi di personalità. Altro che nouvelle vague, il loro rock’n'roll risuona per tutta la Penisola.

Ma dicevo del Dinavolino (qui in frigo ho il 2013): leggera macerazione sulle bucce, nel bicchiere c’è la terra e c’è il sole. Semplice e profondissimo al tempo stesso, è squisito. Del Trebbiano d’Abruzzo di Pepe beh, c’è davvero pochissimo da dire. Al limite posso solo sottolineare quanto mi piaccia l’annata da pochissimo in commercio: il loro 2013 entra di diritto tra i miei bianchi preferiti di quella vendemmia e si piazza tra le migliori versioni degli ultimi tempi. E poi Pietracupa, altra realtà su cui tutti hanno già scritto tantissimo. Vini che ad ogni uscita ordino in gran quantità e su cui mi piace tornare con una certa regolarità. Non solo il Fiano ma anche il Greco di Tufo e il Taurasi. Vini (i bianchi) meravigliosamente sapidi, a tratti taglienti, al tempo stesso caratterizzati da un bellissimo profilo agrumato, con chiare tracce minerali, e da toni più caldi e avvolgenti. I 2014 sono da perdere la testa.

Post scriptum: negli ultimi tempi ho scritto più di là, su Intra, che di qua, sul blog (anzi, se ve li foste persi vi segnalo tra gli altri un breve reportage da RAW, da Londra, e un breve elenco di libri per iniziare ad appassionarsi al vino). Riparerò, riparerò certamente.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 3 Commenti

Coltivare il vino, il bel libro di Stefano Caffarri su Joško Gravner

La settimana scorsa è stato presentato a Milano il bel libro scritto da Stefano Caffarri, con le fotografie di Alvise Barsanti, dedicato al lavoro di Joško Gravner. Un volume scandito da pensieri molto brevi che sintetizzano il suo approccio al vino o, come scrive Stefano “il suo modo di stare al mondo”. Pagine da cui emerge chiaramente uno degli aspetti più centrali dell’approccio gravneriano al vino: l’attesa, il trascorrere del tempo. Il video qui sopra del sempre bravissimo Mauro Fermariello racconta alla perfezione questo progetto e quella bella oretta trascorsa alla Libreria Centofiori (è stato per me un grande piacere, e onore, moderare l’incontro).

Io cerco le cose molto semplici, per questo il libro un po’ mi rappresenta grazie a Stefano Caffarri che ha capito il mio modo di pensare e il mio modo di fare. Soprattutto il mio modo di non fare”.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta


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