Una bella risposta

Che ne pensa dei movimenti di vino naturale, biologico o organico?

Ognuno fa quello che vuole. Io faccio vino naturale. Se non è naturale, non è vino. Non ho mai dato e mai darò nessun tipo di veleno alla mia terra, alle mie vigne e ai miei vini. La terra è la vita. Non è detto che il vino biologico o organico abbia caratteristiche indispensabili per un vino naturale.

Gianfranco Soldera intervistato da Gian Luca Mazzella, Il Fatto Quotidiano.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 2 Commenti

Toscana IGT – Tenuta di Trinoro, Le Cupole 2007

Cabernet Franc 40%, Cabernet Sauvignon 22%, Merlot 30%, Petit Verdot 8% | 20-30 €

No, lasciamo perdere il Tenuta di Trinoro, il suo fratello maggiore, quello che costa così tanto da non avere praticamente mai possibilità di assaggiarlo. Giusto alle fiere, al limite. No, Le Cupole, il piccolo di casa, è un gioiello che vale sempre la pena di essere acquistato. E bevuto. Sarà per tutta quell’affascinante profondità. O per il sapersi rivelare, solo al momento giusto.

E’ che a metterci il naso dentro c’è da perdere la testa a forza di cercare i cosiddetti riconoscimenti. Alla cieca verrebbe anche in mente una certa percentuale di sangiovese, davvero. C’è tutta quella trama floreale che si inserisce così maledettamente bene in un contesto fatto di profondità. Invece. Invece il cabernet franc, qui all’ennesima potenza, esprime il meglio di sé. Per profumi, per generale compattezza e profondità. E poi in bocca è un esplosione di gusto, con tutto quel succo che sembra non finire mai. Le Cupole è un grande vino rosso del centro Italia anche se apparentemente, penso ai vitigni utilizzati, di queste regioni ha così poco. Ma c’è tutto il caldo delle colline aretine, d’estate. C’è il tramonto, che a guardarlo da lontano sa essere elegante rimandendo in tensione. Mentre ne scrivo sento ancora il sapore, così definito. Così pulito e di personalità. Le Cupole è un gran vino. Toscano.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Toscana | Commenta

Al prossimo Baratto Wine Day

Il Baratto Wine Day, per dire, si inserisce in quel contesto fatto di iniziative che partono dal basso, dagli utenti, dalle persone. Che, in questo caso, si divertono a condividere e scambiare tra di loro qualcosa che amano e che li appassiona. Bottiglie di vino.

Non sono mai stato bravo nello spiegare a chi non lo vive ogni giorno cosa significhi stare dentro a quello che succede nella rete, vedere l’enorme fermento di idee che nascono e che si evolvono in piccole comunità fatte da appassionati. I più probabilmente ne ignorano l’esistenza (e sono gli stessi che probabilmente non leggeranno mai questo e tutti gli altri blog che scrivono di vino) eppure il mercato sta cambiando rapidamente. Le nicchie sono sempre più importanti. Le informazioni corrono veloci e spesso è la passione che spinge le singole persone a promuovere ciò che loro amano. E’ tutto qui. In queste nicchie, in questi piccoli posti della rete i migliori testimonial di un prodotto sono i consumatori stessi, quelli più convinti. Della qualità e del prezzo, tra le altre cose. The Marketing Mix is dead, long live the Customer.

Il Baratto Wine day è un tavolo sul quale si appoggiano le proprie bottiglie. Si guardano le altre e per una che si è portata se ne prende un’altra. Magari si mercanteggia un po’, fa parte del gioco. Ma il ragionamento è tanto semplice quanto rivoluzionario. Per ogni bottiglia di vino che hai portato ne hai diritto ad un’altra. Il prezzo non conta. Chi per esempio pensa possa essere un’ottima occasione di liberarsi dei fondi della propria cantina non ne ha proprio afferrato lo spirito. Ci sono altri valori in gioco.
Io, al prossimo appuntamento che si terrà sabato durante il Vinix Live! organizzato da Pojer&Sandri presso la propria cantina di Faedo (Tn), ho deciso di portare il mio territorio. Non ero sicuro però. Pensavo ad alcune ottime espressioni di sangiovese in purezza, provenienti dalle regioni più disparate (Toscana certo, ma anche Umbria e Corsica), poi mi è venuto in mente un post che avevo scritto su Intravino a proposito di quella parte bianca dell’Umbria capace di regalare bottiglie di grandissimo spessore a prezzi più che accettabili. Ecco, ho quindi dato una veloce occhiata alla cantina ed ho preparato un cartone di vini bianchi capaci di raccontare una regione poco conosciuta, almeno da questo punto di vista.

Ed ora sono curioso di sapere cosa porterò a casa.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 6 Commenti

#AglianicoDelVulture1

Devi andarci, avevo subito pensato. Non capita spesso infatti di poter assaggiare in un’unica degustazione alcune delle migliori espressioni di un territorio. Avere poi la possibilità di farlo lì, dove nasce, riesce a rendere l’esperienza più completa e consapevole.

Si trattava di un momento di assaggio nato online da un’idea di Sara Carbone che ha visto decine di persone, curiose ed entusiaste, partire alla volta di Melfi con l’intenzione di vivere il Vulture per qualche giorno, grazie anche ad alcune piccole deviazioni di percorso. La Basilicata infatti è lontana, da tutto. Impossibile pensare ad un mordiefuggi, ad una sola giornata da dedicare alla scoperta di questo particolare Aglianico. No, era necessario prendersi i tempi giusti per immergersi -almeno un po’- in questi luoghi talmente belli da lasciarti senza fiato. Arrivare almeno il giorno prima, gironzolare anche dopo. La Basilicata infatti è un posto unico, sia a vederla scorrere velocemente dai finestrini che a sentirne il vento tra i capelli. E’ un posto dove la luce del sole incontra il cielo e la terra formando un alchimia dal sapore quasi mistico. Sicuramente definitivo.

Ed è qui, vicino Melfi, alle pendici di un vulcano ormai spento, che nasce uno dei due o tre più importanti Aglianico, quello del Vulture appunto. Un vino di straordinaria profondità, il cui legame con la terreno che lo vede nascere sembra imprescindibile. Un vino di grande struttura ma raramente troppo aggressivo. Un vino buonissimo, le cui diverse interpretazioni differiscono non così tanto da rendere l’intera denominazione difficilmente interpretabile, anzi. Mi aspettavo bottiglie scorbutiche, ho trovato gentilezza e vigore. E poi quella capacità di portare in superficie tante diverse sfumature. Il frutto e la balsamicità, ma anche quelle sensazioni più crude che facilmente, anni dopo, possono virare verso l’animale. E la mineralità, certo. Basilisco, Camerlengo, Cantine del Notaio, Carbone, Eleano, Elena Fucci, Eubea, Grifalco, Laluce, Macarico, Musto Carmelitano, Paternoster i nomi delle cantine che hanno creduto in questo momento di confronto. Ci sarà occasione di scriverne.

Sono appena tornato, ma il sapore dell’Aglianico del Vulture e della sua terra rimarranno con me ancora per molto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Basilicata, Degustare come atto pratico, Italia | 5 Commenti

Il terroir

Il terroir è un atto di generosità.
E’ condividere un bene privato per il beneficio pubblico.
E’ l’esatto contrario dei valori settari e reazionari.. Ogni vera espressione del terroir è un modo unico di offrire al resto del mondo la possibilità di condividere la bellezza di un’identità, di una determinata cultura. E’ un modo di utilizzare le prerogative di ciò che è locale non per escludere, ma per includere, perchè ognuno di noi possa essere iniziato al mistero e alla bellezza specifica dell’altro. Qualsiasi altro.

Jonathan Nossiter, Le vie del vino, Einaudi, pag.7
(via Tirebouchon)

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 24 Commenti

Roero Arneis DOCG – Nino Costa, Bric Sarun 2009

Arneis

Ci ripensi un attimo, prima di scrivere queste due righe, che la parte dedicata al naso era quella che ti aveva convinto maggiormente, ed è cosa che in qualche modo vuoi rimarcare. C’era tutta quella parte esotica, ed una profondità più minerale. Insomma. Una certa complessità generale.
Era dopo, in bocca, che ti sembrava leggermente meno profondo, sicuramente piacevole nello svilupparsi lungo tutto l’assaggio ma senza la stoccata finale. Per capirci.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | Commenta

Architetti al servizio della vinificazione/9 – Collemassari




Collemassari, Loc. Poggi del Sasso, Cinigiano (GR), Italia

Il fabbricato è una scatola di legno interrata. Perchè forse sostenibilità, territorio e funzionalità possono convivere. Eccome.

Architetto: Edoardo Milesi
Progetto: 2000
Realizzazione: 2001-2005

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Italia, Linee ed architetture, Toscana | 7 Commenti

Carema Riserva DOC – Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema 2004 e 2005

Nebbiolo | 10-15 €

Quando si parla di vini del cuore non si è mai obiettivi. Come se si dovesse parlare della prima fidanzata, del primo amore. Ci sono vini di cui ti innamori, a prescindere. E se poi, come in questo caso, riservano anche piacevoli sorprese, è tutto di guadagnato.
Carema è una delle doc più piccole d’Italia. I suoi vigneti sono raccolti in un fazzoletto di terra che sale lungo la montagna. Sono vigne che esistono da lunghissimo tempo, lì, in una continua lotta tra l’uomo e la natura. La montagna che cerca di sovrastare ma che allo stesso tempo dona la sua essenza e la sua personalità. E l’uomo che interagisce con la pietra, la roccia, rispettandola e attendendo i suoi frutti.
Carema è Nebbiolo.
Carema è un vino da aspettare.
Mi è capitata la fortuna di assaggiare a poche ore di distanza due annate vicine, il 2004 e il 2005. Vini giovani proprio perchè il nebbiolo, come tutti sanno, regala il meglio solo (o quasi) nel lungo periodo.
Basta un anno di differenza per cogliere aspetti sorprendenti fin dal colore. Granato mattonato e compatto il più giovane, leggermente aranciato e più sgranato, meno carico, il più vecchio. E al naso stessa difficoltà ad uscire. Restii, i vini della montagna. Dapprima le note fruttate, poi le spezie, più evidenti nel 2004. Nel 2005 gioca ancora una componente giovanile, quasi verde, rasposa ed immatura. Nel 2004 il pepe e una potenza espressiva che sale con il passare dei minuti. In bocca sono sapidi fin dal primo sorso: la pietra della montagna si fa sentire in entrambi i casi. Tannini ancora ruvidi, soprattutto nel 2005. Ma il anche il 2004 non scherza in quanto a durezza. Le morbidezze appena accennate, l’alcool è sempre ben equibrato. Vino da lasciare nel bicchiere e apprezzare le sfumature che vengono man mano fuori. Vino sorprendente, perchè mai banale. E se pensi al costo, intorno ai 10 euro in cantina, diventa ancora più sorprendente.
Carema. Vino delle mie montagne.

Scritto da Fabrizio Gallino Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | 5 Commenti

Erbaluce di Caluso DOC – Le Baccanti, San Cristoforo 2009

Erbaluce | <10 €

Pulito, l’erbaluce de Le Baccanti. Elegante, a suo modo. Anche al naso, bello come le diverse sfaccettature emergano rincorrendosi. C’è un’anima floreale, poi fruttata, appena vegetale, minerale. In bocca è piacevole, secco, mordace e quasi intrigante nel riuscire ad affiancare ad una certa sensazione grassa una chiusura pulita e puntuale. Anche dopo, a scrivere di persistenze, c’è un ritorno abbastanza didascalico sulle note precedentemente citate, anche se non particolarmente disteso.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | Commenta

Raboso del Piave DOC – Casa Roma 2002

Raboso | 10-15 €

C’è un’Italia da scoprire, tutto intorno a noi. Il Piave ed il raboso, per dire.
Il bicchiere che non ti aspetti porta con sé intensi profumi di frutta avvolti in un mantello di intensa vegetazione. E poi note più scure, che riportano i sensi verso l’inchiostro delle penne stilografiche.
Ma la vera sorpresa è dopo, nello scoprire un assaggio straordinariamente integrato. Secco, certo. Ma poi c’è tutto un discorso di acidità e di trama tannica. Di succo e di finezza. Di pulizia e di lunghezza gustativa. Muscolare, ma elegantissimo.
Il bicchiere che non ti aspetti, certo con qualche anno di cantina sulle spalle, è buonissimo. E sai già che non ne potrai più fare a meno.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Veneto | 1 Commento