Enologica 35, un collegamento veloce

Di là, su Intravino, un post dedicato alla degustazione tenuta sabato scorso a Montefalco. Con un grande grazie a tutte le persone che sono intervenute, è stato bello e stimolante.

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Il pregiudizio è duro a morire

Saranno forse i nostri figli, o i figli dei figli, a crescere in un mondo in cui le bottiglie tappate con il sughero verranno esposte nei musei. Berranno grandi, magnifici vini, affinati a lungo dentro bottiglie chiuse con tappi a vite. Si rallegreranno del progresso e si chiederanno come fosse possibile “prima” conservare così bene un vino prezioso e degno di attesa. La poesia del sughero sarà stata dimenticata, gli ultimi nostalgici ormai sepolti e visitati dagli eredi delle loro cantine, sogghignanti riguardo alle misere credenze degli avi. I boschi di quercia sughera rimarranno intatti.

Da un illuminato post di fine agosto apparso sull’Accademia degli Alterati.

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Novelli e l’occasione per tornare sul Trebbiano Spoletino

Beh, Novelli non è esattamente, come dire, quel tipo di realtà di cui si può innamorare l’appassionato più smaliziato. Si tratta infatti di una cantina di proprietà di una famiglia che viene da un altro settore e che nel pieno della frenesia che ha caratterizzato Montefalco ed i suoi anni zero ha deciso di investire nel settore. La cantina poi -ci mancherebbe- è una di quelle che almeno per dimensioni si vedono da lontano, una di quelle che quantomeno denotano una certa ambizione progettuale (se rendo l’idea). Per dire, quello in foto è il salottino (!) che sovrasta l’immancabile, grande barricaia. Curioso poi che alcuni dei loro prodotti di maggior successo commerciale siano quanto di più lontano dal territorio e dalle sue tradizioni, gli spumanti. Per la cronaca, uno è un Blanc de Blancs a partire da trebbiano, l’altro un Rosé de Noir a partire da sagrantino. Insomma, ecco, ci siamo capiti.

Il maggior merito dei Novelli è però stato quello di aver dato una grandissima spinta al Trebbiano Spoletino. Lo hanno studiato (coinvolgendo nel progetto Attilio Scienza), ci hanno creduto, ne hanno piantato in quantità, hanno contribuito soprattutto grazie alle molte bottiglie prodotte alla sua riscoperta. Un vino bianco nel complesso piuttosto piacevole anche se mai davvero imprevedibile, equilibrato ma al tempo stesso troppo composto. Ho sempre trovato in altre interpretazioni un guizzo che lì non c’era. Per maggiori informazioni citofonare Antonelli, Bea, Collecapretta, Pardi, Tabarrini. E sono solo i primi nomi che mi vengono in mente.

Ma torniamo a Novelli. Qualche giorno fa l’occasione è stata buona per recuperare dalla cantina una bottiglia che mi era stata fornita per una degustazione sul tema, ancora oggi tra le più importanti indagini siano mai state pubblicate sul Trebbiano Spoletino. Un 2009 che allora avevo descritto così:

In un’annata che per altri è stata difficile, Novelli ha invece trovato una versione particolarmente riuscita del suo trebbiano. Ad un naso di bella complessità, morbido ma mai scontato, affianca una ricchezza espressiva non comune. Un assaggio lineare e molto piacevole, attraversato da una vena di acidità a renderlo dritto, prima di una chiusura di grande limpidezza. Produzione: 32.000b.

Una scheda piuttosto virtuosa, anche se a riguardare i punteggi complessivi era risultato comunque dietro a quelli delle cantine appena nominate. Ebbene, il vino che ho ritrovato l’altro giorno nel bicchiere aveva una marcia in più che allora non avevo intuito. Tracce di idrocarburi aprivano ad una mineralità di chiara lucentezza ed introducevano un assaggio spiazzante per finezza. Un Trebbiano Spoletino in una forma smagliante, davvero gustoso, con tutta quell’acidità che ne caratterizza le versioni migliori. Una vera sorpresa. Un bianco che è venuto fuori sulla distanza, ulteriore conferma del talento di un vitigno capace di smarcarsi da eccessivi tecnicismi e le cui potenzialità evolutive sono conosciute ma in parte ancora inesplorate.

Urge tornare in cantine per assaggiare gli altri.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Commenta

Faccio cose, etc. etc.

Scusate l’assenza. Il rientro e la conseguente ripresa del normale ritmo lavorativo hanno coinciso con una vera e propria immersione in mille idee e progetti. Settembre per esempio va avanti, come anticipato qualche settimana fa abbiamo ripensato alcuni aspetti del progetto e stiamo lavorando per riuscire a renderlo reale nel più breve tempo possibile. Mai come in questo caso vale il più classico dei: daje.

Nel frattempo ci tenevo a segnalare un paio di appuntamenti che mi vedono coinvolto da qui ad un paio di settimane. Il prossimo weekend per esempio (al netto di una veloce girata tra i banchi di Fermentazioni, venerdì a Roma) sarò a Rimini alla Festa della Rete – quella che fino all’anno scorso era la BlogFest – per parlare di vino e di social media. Il titolo del panel è “il vino può essere pop“, ho volutamente tolto il punto di domanda finale, ed insieme a me ci saranno Francesco Zonin, Adua Villa, Dan Lerner, Valeria Moschet, Ilaria Barbotti e Mariachiara Montera (grazie dell’invito, sarà bello e interessante).

La mattina del sabato successivo, il 20, sarò a Montefalco in occasione di Enologica per condurre una degustazione piuttosto ambiziosa. Titolo: Il Sagrantino si confronta con i grandi vini d’Italia. Sottotitolo: eleganza, una parola che racchiude in sé tutte le doti dei migliori vini, a volte innata, a volte capace di emergere solo con il passare del tempo. Una degustazione che vuole provare ad indagare gli aspetti più fini del Sagrantino di Montefalco, vino tra i più longevi del panorama italiano e internazionale. Un rosso ricco e strutturato, che in gioventù impone particolare attenzione e che con gli anni è in grado di restituire un volto di inattesa raffinatezza. L’appuntamento è per le 11.30 presso la Sala Consiliare del Comune. Sono già adesso tesissimo.

Durante il pomeriggio invece sarò un paio di centinaia di chilometri più a nord, a Brisighella, Ravenna, per partecipare a quella che sembra essere una piccola e bellissima manifestazione: Borgo Indie. Il titolo dell’incontro è “Prendi la borsa (della spesa) e scappa. Riviste e Editori indipendenti alla ricerca di finanziatori”. Sarà la prima occasione per parlare pubblicamente di Settembre, del perchè e del come, insieme a chi una splendida rivista l’ha già fatta, vi ricordate di Dispensa e di Martina Liverani?

Il giorno dopo poi, domenica 21, mi piacerebbe infine riuscire ad essere a Bologna tra il pubblico di App.etite, una gigantesca tavola rotonda di due giorni pensata da Stefano Bonilli e realizzata nonostante la sua recente scomparsa, “uno scatto fotografico sulla comunicazione enogastronomica, uno sguardo diffuso sul comunicare il cibo e il bere, un’analisi del presente, il racconto del passato, una proiezione di quello che sarà il futuro della comunicazione food & wine“.

Al solito, see you around.

Edit del 9/9/2014: Mi segnalano che data la ridotta capienza della sala i posti per App.etite, a Bologna, sono esauriti per entrambe le giornate. Meh (e non c’è neanche lo streaming).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Il libro dell’estate: Degustare le birre, di Randy Mosher

È stato un insieme di fortunate coincidenze a farmi avvicinare, durante l’ultimo anno o poco più, al mondo della birra artigianale. Un universo di cui tutt’ora ho solo cominciato ad intuire le tantissime sfumature e che trovo straordinariamente affascinante. In particolare qualche mese fa assaggiando alla cieca una Saison al pub vicino casa e scambiandola per una Pale Ale (eh, sì, faccio pubblica ammenda) mi sono reso conto di quanto avessi bisogno non solo di provare più birre possibili ma anche di studiare i rudimenti della produzione e le differenze (anche storiche) tra gli stili di riferimento.

Tempo zero ed ecco individuato il libro adatto: “Degustare le birre” (sottotitolo: tutti i segreti della bevanda più buona del mondo) di Randy Mosher è volume davvero imprescindibile, che mi ha accompagnato nelle ultime settimane sotto l’ombrellone e che consiglio a mia volta a chiunque, dal vino, abbia voglia di approfondire tutti i segreti dell’altra bevanda più buona del mondo (faccina).

Una folgorazione quindi. Se infatti da una parte ho trovato molto difficile seguire il filo dei capitoli più tecnici, mi riferisco ai procedimenti produttivi, dall’altra si tratta di volume ricco (ricchissimo) di informazioni utili a chi, come me, doveva partire dalle basi. Dal vocabolario dei termini brassicoli fino alle fasi della degustazione con particolare riferimento ai colori, agli aromi e ai sapori. Per non parlare poi della parte finale, forse quella che ho letto con maggiore attenzione, quella sugli stili. Dalle Ale britanniche e dalle Lager fino alle birre belghe e al capitolo sul fenomeno della birra artigianale negli Stati Uniti, probabilmente il luogo che ha dato il via negli Anni ’60 a questo meraviglioso fenomeno. In chiusura c’è poi un capitolo scritto da Lorenzo Dabove per la sola edizione italiana dedicato al Made in Italy ed il suo ricco movimento.

Pubblicato grazie al contributo del MoBi, su Amazon viene via a 21 euro (e non esiste in formato elettronico). Alla Feltrinelli credo di averlo pagato un paio d’euro in più.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Birra, Letterature | 3 Commenti

Uno sguardo a Montalcino

Avevo visto il trailer il mese scorso senza però poi accorgermi dell’uscita del video qualche settimana dopo. Si chiama “Un coro unito” ed è un cortometraggio che ripercorre la storia del Brunello di Montalcino. È molto bello e la voce narrante è quella di Stefano Cinelli Colombini, Fattoria dei Barbi.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti, Toscana | Commenta

Il Sagrantino dei Pardi e la somma delle parti

Sono passati ormai diversi mesi, eppure quella degustazione organizzata da Alberto Pardi in cantina continua periodicamente a riaffacciarsi tra i miei pensieri. Una panoramica di bottiglie, tutte microvinificazioni fatte in damigiana, provenienti dai diversi vigneti di sagrantino di proprietà dell’azienda. Collearfuso, Casale, Pietrauta (da cui provengono le uve per il “Sacrantino”, la selezione) e Campolungo. Quattro vini, ognuno in cinque annate, per una panoramica complessiva di ben venti vini.

Una diagonale organizzata per confrontarsi e riflettere sulle caratteristiche uniche di ogni appezzamento. Uno sguardo per certi versi unico, straordinariamente istruttivo anche per capire meglio le diverse sfumature che una varietà così “densa” come il sagrantino riesce a proporre. Più o meno sapidità, più o meno tendenza ad una certa ossidazione, più o meno concentrazione, più o meno freschezza. Di Fratelli Pardi poi ho scritto più e più volte, e non è un segreto che si tratti di una delle realtà più interessanti del comprensorio, cantina che anno dopo anno riesce ad esprimere vini che tendono ad una decisa idea di eleganza senza mai perdere in beva e in gusto. Vini buoni.

Una panoramica, dicevo, che se da una parte è stata molto formativa dall’altra mi ha permesso di capire ancora una volta, se ce n’era bisogno, quella che è la direzione da non prendere. Mai come in quell’occasione mi è stato infatti chiaro quanto un grande vino sia quasi sempre il risultato di una somma delle parti. Le parti migliori, quelle che raramente coincidono con il singolo vigneto, quel concetto di “cru” che se da una parte è così affascinante dall’altra rischia di essere un po’ abusato.

Tutto questo per dire (anche) che fuori dalla finestra sembra esserci per la prima volta da diverse settimane una chiara idea di estate e che sempre di più ho voglia di partire per una regione ricca di fascino per cui provo sempre maggiore attrazione: Bordeaux.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 1 Commento

Fattoria Mani di Luna, c’è movimento a Torgiano

Come al solito eccomi a riproporre su queste pagine l’editoriale uscito questo mese su PM, dedicato questa volta ad una piccola e bella realtà appena fuori il paese di Torgiano, Mani di Luna.

Ho sempre trovato curioso, a guardare le due più importanti denominazioni regionali legato al vino rosso, quanto nell’ultimo ventennio quella di Montefalco sia letteralmente esplosa diventando famosa in tutto il mondo mentre l’altra, quella di Torgiano, sia per certi versi rimasta alla finestra non riuscendo a crescere ed ampliare la varietà della propria offerta. Una tipologia tra l’altro, quella del suo Rosso Riserva, che può vantare il riconoscimento della DOC addirittura nel 1968 (della DOCG nel 1990) ed una storia ricca di blasone, caso unico per tutta l’Umbria degli Anni Settanta ed Ottanta. Esatto, mi riferisco al famoso “Vigna Monticchio” di Lungarotti.

Tuttavia oggi non voglio soffermarmi su una denominazione che credo abbia ancora molto da dire ma su una piccola realtà nata nel 2012 proprio a Torgiano: Fattoria Mani di Luna. Una cantina che nasce dalla volontà di tre amici di riqualificare un vecchio podere riportandolo al vecchio splendore. Vino, ovviamente, ma anche olio extra vergine di oliva e ciliegie. Parole d’ordine: agricoltura biologica e biodinamica. Poche migliaia di bottiglie capaci di raccontare tutta la passione che le vede nascere attraverso quelle che sono le varietà più tipiche della zona, dal grechetto al trebbiano fino, ovviamente, al sangiovese. Un’azienda agricola che fa dell’artigianalità il proprio tratto più distintivo, unica strada percorribile per riappropriarsi di un legame con la terra che in troppi stanno dimenticando.

Non è un caso. Rocco Trauzzola, uno dei tre soci, è arrivato a Mani di Luna dopo una lunga esperienza come enologo in cantine anche molto grandi. Un’attività che se da una parte lo ha portato ad approfondire l’argomento dall’altra lo ha allontanato sempre di più dal vino inteso come espressione unica di un territorio, di una vigna, di un’annata. Ecco quindi che il suo apporto a Mani di Luna è più che altro quello del custode, la persona che cerca di accompagnare i vini lungo un percorso quanto più naturale possibile.

Tra le sue etichette è probabilmente “Il Baratto” quella che preferisco, un Trebbiano di grande tattilità, fresco, sfaccettato e gustoso. E poi “l’Ametistas”, un Grechetto che ridà dignità ad una tipologia di vini spesso sfibrati. O “La Cupa”, un Sangiovese originale e profondo, capace di portare maggiore coralità ad un vino che intorno a Perugia sta vivendo una seconda giovinezza. Infine il Torgiano Rosso, quello che in questo momento come previsto dal disciplinare di produzione sta maturando in botte. Inutile che dirvi che non vedo l’ora di assaggiarlo, una volta imbottigliato.

Fattoria Mani di Luna
Via Roma 50, Torgiano (Pg)
info@fattoriamanidiluna.com

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Settembre, what’s next

Il fatto è che queste ultime settimane sono state davvero entusiasmanti. Da subito – dall’inizio del crowdfunding – siamo stati infatti letteralmente travolti da un calore e da un affetto per certi versi inaspettati. E non mi riferisco solo ai tanti che hanno concretamente sostenuto Settembre a livello economico ma anche a quelli che ci hanno scritto o telefonato per investire in questo progetto. Ci siamo resi conto, ma non avevamo dubbi, che nei confronti del vino italiano c’è attenzione ed interesse, e che c’è sempre più la necessità di voci che abbiano voglia di raccontarlo.

È per questo che abbiamo deciso, nonostante l’esito della campagna su Indiegogo, di impegnarci ancora di più per rendere Settembre reale. Durante le prossime settimane lavoreremo per definire un nuovo modello di business (ma in questo senso abbiamo le idee già abbastanza chiare) che ci permetta di stampare il primo numero il prima possibile, sicuramente entro l’anno. Vogliamo andare avanti, è un’idea cui ormai siamo troppo affezionati per lasciarla semplicemente andare.

Presto aggiornamenti.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 1 Commento

Umbria, piccole cantine intraprendono un percorso comune

Ci sono state due edizioni di Umbria Grida Terra, piccola ma dirompente manifestazione dedicata ai prodotti e ai produttori del territorio, e c’è stato un ampio dibattito sul ruolo e sul futuro di un luogo fondamentale per la città di Perugia e per il suo Centro Storico, il Mercato Coperto. C’è stato movimento insomma, e chissà se è stato proprio questo viavai di pensieri e di idee a gettare le basi per un’associazione tra vignaioli che riporta prepotentemente all’attenzione il ruolo della viticoltura intorno alla città stessa. Piccole cantine che in questo modo possono trovare un terreno comune di incontro e di confronto, promuovendosi all’occorrenza insieme. Le realtà coinvolte, ad oggi, sono (in rigoroso ordine alfabetico): Cenci, Donini, Fontesecca, La Casa dei Cini, La Spina, Mani di Luna, Margò, Riccioni.

Ne parleremo con Antonio Boco e alla presenza di alcuni di loro – si tratta di un preludio a quella che sarà la vera presentazione, dopo l’estate – domenica pomeriggio in quel piccolo e delizioso locale non lontano da Corso Garibaldi che porta il nome di Giardino Rosso Vino. Ci vediamo a partire dalle sei (ma telefonate, che i posti sono come sempre abbastanza limitati).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 1 Commento


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