Understanding the 2010 vintage in Italy, ciao da Alquimie

Era l’autunno del 2013 quando per la prima volta ho sentito parlare di Alquimie. Se non ricordo male avevo intercettato qualcosa su Twitter e subito la mia curiosità era schizzata alle stelle. In quel periodo infatti il mio radar era particolarmente ricettivo nei confronti di qualunque nuova iniziativa editoriale avesse a che fare con la carta. Figuratevi con il vino.

Il primo numero è uscito all’inizio del 2014 e quella copia l’ho acquistata senza pensarci troppo. A quasi 2 anni di distanza il format è lo stesso, quella che è cambiata è la periodicità (da 4 a 2 numeri l’anno): un magazine il cui ambizioso sottotitolo recita “periodic research & analysis of wine & beverage culture”. Uno di quelli che hanno iniziato ad andare di moda in particolare negli ultimi anni, curatissimo tanto nella confezione quanto nei contenuti, bellissimo da leggere e da sfogliare.

Insomma, tutto per questo per sottolineare quanto mi piaccia tutto il progetto Alquimie e quanto sia contento che sul numero in uscita, il sesto, ci sia un mio contributo. Un pezzo dedicato a quello che a me piace definire come il “nuovo vino italiano” osservato attraverso la vendemmia del 2010 e nato poco meno di un anno fa dopo aver conosciuto Josh, l’editore, in un locale di Melbourne (grazie al fondamentale apporto di un caro amico, quel James cui avevo dedicato una lunga intervista su Intravino).

È possibile ordinarne una copia qui, con le spese di spedizione dovrebbe venire via a 25 dollari australiani (poco meno di 17 euro al cambio attuale).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

It’s disgusting

Appena finita la prima puntata su Twitter avevo scritto di aver apprezzato Flesh and Bone, miniserie ambientata a New York e dedicata al balletto (qui il trailer). In verità dopo aver visto anche la seconda devo dire che no, non è certo prodotto televisivo indimenticabile. Tant’è, solo per segnalare questo breve scambio di battute dedicate al Prosecco (e allo Champagne). Pochi secondi che possono dire molto su percezione e su posizionamento.

- For God’s sake, stop naysaying. You know I hate naysaying.
Per l’amor di Dio, smettila di dire sempre di no. Sai che odio i signornò.
- I’m not naysaying… I’m saying, and you just don’t like hearing it.
Non dico sempre di no, lo… dico e a te non piace sentirlo.
- I’m sick to death of all these constraints. I feel confined. I can’t breathe. I’m nauseous.
Sono stanco morto di tutti questi vincoli. Mi sento prigioniero. Non posso respirare. Mi viene la nausea.
- Do you want a glass of water?
Vuoi un bicchiere d’acqua?
- No, I do not want a Goddamn glass of water. I want some fucking champagne… At this fucking event.
No, non voglio un maledetto bicchiere d’acqua. Voglio dello Champagne, cazzo… a questo cazzo di evento.
- Maybe the man likes Prosecco?
Forse a lui piace il Prosecco?
- Well, I don’t! It is sparkling wine! It is disgusting!
Beh, a me no. È del vino frizzante. È disgustoso!

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Il Musco di Palazzone


Se fosse uno slogan sarebbe forse qualcosa tipo: un vino nuovo che nasce da un’idea antica. Un Orvieto Classico solo nelle intenzioni, nei fatti non ha alcuna classificazione, che nasce da una vigna come quelle di una volta. Un piccolo e giovane appezzamento dove procanico (trebbiano toscano), verdello e una piccola quota di malvasia trovano dimora tutti assieme. Un bianco che viene vinificato in una piccola grotta scavata in quel tufo tipico della zona, una tomba etrusca, e lavorato come se fosse stato prodotto 50 anni fa: senza nessuna rete di salvataggio, ci sono il vecchio torchio manuale e il tino per la fermentazione, la tradizionale botte di castagno e le tante damigiane in cui il vino riposa fino all’imbottigliamento.

È così che nasce il Musco, bianco presentato oggi in quella stessa grotta che lo vede nascere. Un (non) Orvieto Classico materico e piacevolissimo, luminoso e ben disteso, caratterizzato da una piacevolissima vena aromatica e da un’acidità veemente. Meno di 1500 bottiglie prodotte, un esperimento voluto da quel Giovanni Dubini (in foto) che in fatto di bianchi, insomma, credo non abbia da dimostrare davvero niente a nessuno. Un progetto di grande fascino che si è tradotto in un vino altrettanto intrigante (in attesa del Musco 2014, un fugace assaggio dalla damigiana ha mostrato un altro vino di sicura classe).

Plus: c’è anche un video dedicato al progetto. Qui.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Commenta

Enoiche eccezioni, una (nuova) newsletter

La verità è che devo smetterla di rimandare le cose. Erano mesi, da ben prima dell’estate, che pensavo a una newsletter che raccogliesse cose legate alla mia quotidianità. Un luogo in cui condividere pensieri esplorando un linguaggio molto diverso da quello dei post che scrivo qui o su Intravino. Più colloquiale, per certi versi più intimo, soprattutto capace di allontanarsi dal rumore che ogni post genera sui social media. Più che una newsletter sul vino, una newsletter sul “mio” vino.

Un appuntamento mai più che quindicinale (e forse anche meno) a cui prometto di dedicare tutto l’impegno possibile. Si chiamerà “Enoiche eccezioni” e da ieri sera ci si può iscrivere qui: http://tinyletter.com/jacopocossater.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 4 Commenti

Macchiarola e una manciata di vini che ho trovato squisiti

Nel corso degli anni mi è capitato diverse volte di venire contattato da questa o da quella cantina per ricevere in modo del tutto gratuito una campionatura di vini. Non saprei dire di preciso quante volte sia successo, non moltissime però. Si tratta infatti di pratica che tendo fortemente a scoraggiare, specificando sempre a voce o via email che il suo invio non è sinonimo di un post (anzi). I motivi sono molti, tra questi forse quello che più mi preme sottolineare riguarda il fatto che il bicchiere non è quasi mai sufficiente, e che a differenza di quando muovevo i miei primi passi con questo blog considero una visita in cantina fondamentale per approfondire realtà che non conosco.

Naturalmente esistono sempre delle eccezioni, e nonostante sia passato davvero un sacco di tempo volevo evidenziare proprio con un post quanto mi avessero colpito i vini (tutti i vini) di Macchiarola, piccola azienda agricola pugliese. Proprio in questo momento sto sfogliando gli appunti di allora e beh, che spettacolo. A rileggerli mi ritrovo a immaginare di avere ancora nel bicchiere tanto il “Don Franco” – un Negroamaro ricco, goloso, spiccatamente mediterraneo per impatto olfattivo e al tempo stesso dinamico, ritmico, davvero ben delineato – quanto il Primitivo di Manduria “Unodinoi”, rosso fragrante e sorprendentemente floreale, tutt’altro che appesantito e anzi slanciato, uno di quelli che nonostante l’alto grado alcolico immaginerei di bere quando il sole è ancora alto, d’estate. Non solo rossi però, ad affiancare il “Belle Vignole” – un Fiano tanto fruttato quanto secco, asciutto – anche una Verdeca particolarmente materica e un rosato tutto frutto, il “Sole Rosa”.

Un’azienda che nasce negli anni 80 ma che inizia ad abbracciare un certo “non interventismo” solo a partire dagli anni 10: “il 2008 e il 2009 passano cercando di imparare dagli errori, cerco di far esprimere il vitigno al meglio ma non basta, l’uva deve essere trattata con neutralità, deve essere lei a stupirti, a fare cose che non ti aspetti. Nel 2010 faccio il mio secondo vino, è un Negroamaro, e da quel momento comincio a pensare che la chimica di sintesi che uso è troppa, che vorrei far fermentare l’uva con solo quello che la natura le ha messo a disposizione. Negli anni successivi faccio le mie prime fermentazioni spontanee: i primi tentativi sono disastrosi. Mi sembra di tuffarmi nel vuoto, le prime due notti in attesa che parta la fermentazione non sono tranquille ma all’alba del terzo giorno qualcosa si muove. Nel 2014 inizio a fare bianchi con fermentazioni spontanee e senza solfiti, l’uva è più libera di esprimersi, i vini sono più completi.

Dalla loro pagina su Facebook (da cui ho preso anche la foto in apertura) ho appena scoperto che tra meno di due mesi saranno a Vini di Vignaioli, a Fornovo. Inutile dire che andrò a conoscerli di persona con grande curiosità.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Campionature, Puglia | Commenta

A Montefalco

Solo per segnalare che da dopodomani, venerdì, a Montefalco andrà in scena Enologica, la manifestazione più importante dedicata al Sagrantino e alle tante sfumature dei vini del territorio.

Anche quest’anno, come nel 2014, avrò l’onore di tenere in mano il microfono durante una delle degustazioni in programma, quella di sabato pomeriggio alle 15.00: “Il Montefalco Sagrantino incontra i Sagrantino di Oltreoceano”. Un’occasione per riflettere sulle idee e sugli stili che sono oggi alla base dei rossi prodotti in zona (il bello del Sagrantino è che offre davvero innumerevoli spunti di riflessione). Ah, e poi anche quest’anno non mancherà una parentesi musicale simile a quella che l’anno scorso vide protagonisti i Sigur Rós. Ormai ci ho preso gusto.

Antonio Boco su Tipicamente ha riassunto molto bene non solo ciò che maggiormente caratterizza l’edizione di quest’anno ma anche lo spirito che anima le degustazioni in programma:

Ricordo inoltre che il sottoscritto e il prode Jacopo Cossater faranno finta di guidare alcune degustazioni, al solito scopo di bere gratis. Tra una sbirciatina rinfrancante alle bellezze di Benozzo Gozzoli, l’orecchio teso a quello che dirà Philippe Daverio, un cooking show e un giretto per i banchi d’assaggio, potrebbe anche essere un’idea.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria, euro 15 (informazioni al numero 392 5398191). Al solito, see you around.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Il Montefalco Rosso “Le Grazie” di Villa Mongalli

È passato poco più di un anno da quando per la prima volta, negli spazi messi a disposizione dal Consorzio Tutela Vini di Montefalco, ho trascorso un paio di giornate ad assaggiare i vini del territorio per la guida de L’Espresso. Un’esperienza straordinaria per un sacco di motivi, dalla possibilità di confrontarsi con palati diversi dal mio (e di sterminata esperienza) fino alla sfida della degustazione in sé, con tutto quello che comporta l’assegnazione di questo o di quel punteggio. Proprio in quell’occasione un rosso mi aveva colpito talmente tanto che, caso unico, avevo chiesto di poterne prendere una bottiglia per “uso privato”, per poterla cioè riassaggiare a distanza di un po’ di tempo per capirne meglio alcune sfaccettature anche relative all’evoluzione.

Questa la scheda uscita sulla guida:

Invitanti aromi di ciliegia e di alloro, timbro varietale ben espresso, bocca rilassata ma saporita, 16,5/20.

Bene, a distanza di poco più di un anno è vino che non ha ceduto di un millimetro. Un Montefalco Rosso squisito, croccante, solare e straordinariamente goloso. Tutto giocato su bei toni floreali che si fondono alla grande con sentori di frutta calda ma non eccessivamente matura. Non un profilo olfattivo di impressionante ampiezza, sia chiaro, ma uno di quelli dove tutto sembra essere esattamente dove dovrebbe. Un assaggio fresco, caratterizzato da un soffio vagamente balsamico, fragrante e gioioso. Insomma, da strabere.

Era il “Le Grazie” 2012 di Villa Mongalli, cantina spesso al di fuori dei radar eppure tappa di grande affidabilità. Un blend di sangiovese e sagrantino al 75% e di merlot e cabernet sauvignon e merlot al 25%. A proposito, lo sapevate che da quest’anno è cambiato il disciplinare, e che i Montefalco Rosso potranno essere (finalmente) prodotti solo a partire da sangiovese e sagrantino?

[Immagine: Villa Mongalli, la bottiglia è finita così velocemente che neanche una foto sono riuscito a fare, sic]

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | 2 Commenti

Centopercento Grechetto

Dopodomani, venerdì 4 settembre, presso la cantina Roccafiore di Todi andrà in scena la prima di un incontro dedicato al solo Grechetto. Un’ampia degustazione, la mattina, seguita da una tavola rotonda, nel pomeriggio.

Ecco l’introduzione alla prima parte della giornata:

Condotta da Giampiero Pulcini, esperto degustatore umbro. Rigorosamente alla cieca, saranno proposti 12 Grechetto dall’Umbria e dal Lazio settentrionale, in 3 batterie da 4 vini, per offrire una mappatura dei diversi territori, confrontando le diverse interpretazioni stilistiche, senza necessariamente stabilire “come” e “dove” il Grechetto si esprime meglio, ma semplicemente registrando la sua duttilità e la sua forte personalità.

E quella alla seconda:

Sarà il luogo del confronto e del racconto, moderata da Jacopo Cossater, blogger e degustatore professionista. Esperienze enologiche a confronto: Hartmann Donà per Roccafiore e Giandomenico Negro per Mottura, azienda che nella Tuscia esprime dagli anni Novanta qualità estrema nella produzione di Grechetto; Luca Baccarelli, chiamato a raccontare il caso di Roccafiore, azienda emergente che a Todi ha posto il Grechetto al centro del proprio progetto vinicolo e imprenditoriale; Antonio Boco, critico enogastronomico umbro che offrirà il punto di vista di giornalista e comunicatore, raccontando l’evoluzione del Grechetto nell’ultimo decennio; Giuseppe Rosati, ambasciatore del vino italiano presso Vinitaly International Academy e con un recente passato da wine-director al Felidia di New York; Paolo Trimani, che offrirà un punto di vista basato sulla decennale esperienza alla guida dell’omonima enoteca e che ben conosce le dinamiche del mercato domestico.

Presto aggiornamenti, se interessati l’hashtag previsto è #centopercentogrechetto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Il Trebbiolo, rosso de La Stoppa

Pochi giorni fa in un altro post avevo accennato a una recente serie di visite a La Stoppa, appena sopra Piacenza. Non è un caso quindi che mi ritrovi qui, adesso, a sottolineare la straordinaria beva del rosso più semplice e immediato che viene prodotto nella cantina di Rivergaro. Un rosso, il Trebbiolo, che come il Dinavolino di Giulio Armani sta scandendo il ritmo di questa mia estate. Fresco, è vino che trova la sua dimensione più naturale dopo una breve sosta in frigorifero. Bonarda e barbera, taglio che più tradizionale non si può, per un sorso goloso e sfaccettato, articolato e intenso. In una parola, appagante. Un vino capace inoltre di introdurre perfettamente le belle complessità che caratterizzano un po’ tutta la produzione della cantina di Elena Pantaleoni, dalla Barbera (che meraviglia quella del 2006 ancora in vendita) fino alla Macchiona o all’Ageno, il bianco. A meno di 10 euro in zona è impossibile bere di meglio.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna | 8 Commenti

Metà agosto e le rassicuranti sicurezze della Coldiretti


Siamo in una botte di ferro (via Gianluca Morino, su Facebook)

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 2 Commenti


  • Trasparenza per un mondo migliore: la gestione della pubblicità su questo blog è interamente affidata al network Vinoclic.

  • Enoiche Illusioni?

  • Contatto

    jacopo(punto)cossater, la chiocciola, e poi gmail.com

  • Twitter



  • Archivio


  • Tag Cloud

  • RSS

  • Creative Commons

    Creative Commons License