Un post di servizio, ci sono scintillanti novità

Il fatto, quello centrale, è che da circa un anno frequento meno il blog. Ci penso meno e non avverto la necessità di aggiornarlo continuamente. È un po’ come se fosse una cosa che piano piano ha lasciato spazio sull’agenda a questioni più urgenti. Non solo. In questi mesi ho sempre avvertito la necessità di spostare la mia attenzione altrove, come se questa fosse una formula con la quale mi sono ormai confrontato ed alla quale non ho più molto da aggiungere. Se penso che i blog siano finiti? Au contraire, è cambiato il traffico, sono cambiate le modalità di fruizione, in parte sono cambiati anche i contenuti. Piccoli spazi come questo rimangono però vitali nella costruzione di una certa coscienza collettiva, in particolare per segmenti così specifici come quello del vino. Di più, se c’è un evento che ha caratterizzato questi ultimi dieci anni è sicuramente l’avvento dei blog di settore. Un’ondata che a guardarla oggi ha avuto un impatto fortissimo e profondissimo nel raccontare un mondo che dieci anni fa aveva appena cominciato a mettere il naso fuori dalla propria cantina. Il nuovo vino italiano.

Insomma, in questi ultimi mesi la mia attenzione era decisamente rivolta altrove. Sono molto orgoglioso per esempio di poter contribuire, nel mio piccolo ed in particolare per la regione che mi circonda, alla nuova edizione di una guida che da diversi anni considero un po’ come un faro, il cui team di assaggio impressiona per levatura e spessore. Circa sei o otto mesi fa ho poi incominciato ad immaginare con un amico un progetto che piano piano, settimana dopo settimana, cominciava ad assumere un senso compiuto. Un viaggio alla scoperta dell’Italia del vino che potesse coniugare diverse esigenze e diverse passioni. L’inglese, per esempio. Sono anni che periodicamente si riaffaccia nei miei pensieri l’idea di realizzare qualche cosa in lingua. Ci volevano però tutta una serie di particolari congiunture affinché fosse traccia capace di diventare reale. E poi la carta. Esatto, la carta. Quella più bella, quella da annusare, accarezzare e collezionare. Chi mi conosce sa quanto questa sia una passione che è cresciuta con il tempo e che ha trovato compimento con l’incontro con l’amico di cui sopra. Un editore che ha visto nel vino una scintilla che io avevo intuito ma che faticavo a fare del tutto mia.

Un magazine cartaceo in sola lingua inglese, una pubblicazione trimestrale sull’Italia del vino naturalmente affiancata da tutta una serie di contenuti digitali riservati agli abbonati. Una rivista capace di guardare a questo mondo con uno sguardo un po’ laterale, come piace a me. Un contenitore fatto di grandi storie prima ancora che di grandi bottiglie capace di raccontare al mondo il nuovo vino italiano, appunto.

Ecco, questa è la scintillante novità che avevo annunciato poco prima di capodanno e che in questi mesi è diventata concreta. Non so ancora cosa succederà di preciso nelle prossime settimane. So solo che nel turbinio di cose che compongono la mia quotidianità questa avrà uno spazio speciale e che per forza di cose il blog, questo spazio che curo da ormai più di sette anni (un periodo praticamente infinito, una delle attività più costanti e longeve della mia vita), passerà inevitabilmente in secondo piano. Per ora rimarrà qui, tale e quale. In futuro chissà. L’unica cosa certa è che investirò in questo nuovo progetto tutto il tempo necessario e tutto l’impegno di cui sono capace.

Come si chiamerà? Questo non ve lo posso dire, non ancora almeno. Scoprirete tutto tra pochissimi giorni.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 5 Commenti

Everything changes

Nel frattempo Eric Asimov, penna di riferimento per il New York Times, consiglia tre vini italiani all’interno di una selezione di venti bottiglie da tutti i giorni. Tra questi, il “Fontana dei Boschi” di Vittorio Graziano, il “Querciole” di Ca’ de Noci, il Nebbiolo della Produttori di Barbaresco – esatto, si dice LA PdB, l’ho scoperto ieri grazie ad Ale Morichetti (via Stefano Caffarri, su Facebook).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 3 Commenti

Collegamenti (o Cantillon, se preferite)

Quasi dimenticavo. Di là, su Intra, si è parlato di Cantillon e della recentissima trasferta belga in occasione di Quintessence.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Oh gosh, il tappo di sughero che si svita

Uno dei vantaggi del tappo a vite riguarda la sua facilità di apertura. Proprio durante l’ultimo Vinitaly un importatore australiano mi diceva per esempio che la scelta di questo tipo di chiusura non riguarda solamente la conservazione e l’eliminazione del fastidioso “sentore di” ma soprattutto la possibilità, per i baristi, di non perdere tempo con il cavatappi nel servire i bicchieri al bancone, operazione tra l’altro non così scontata.

Capisco quindi la frustrazione dell’industria dei tappi cosiddetti “rasi” nel ritrovarsi tutto ad un tratto a dover rincorrere in un settore che fino a pochi anni fa non conosceva modelli alternativi ma insomma, il tappo di sughero che si svita davvero no, non si può proprio vedere. Si chiama “Helix” ed “una soluzione frutto della collaborazione tra i due colossi del packaging: Amorim per il sughero e O-I per il vetro” (via l’Espresso).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | Commenta

Good is not enough when better is possible

A difficult 2013 growing season has culminated in the Rioja DOCa council describing the vintage as ‘good’, the worst official rating for a decade.

Each of the Rioja DOCa vintages since 2004 inclusive have been rated as either ‘very good’ or ‘excellent’. But, the appellation’s ruling council has graded 2013 as just ‘good’ – a return to 2003 levels – after what it described as ‘a difficult year for grapegrowers’.

Aspettando il giorno in cui anche a Montalcino, Montepulciano e Montefalco “buono” sarà sinonimo di “mediocre”. Sembra impossibile ma sarebbe un gran passo in avanti (Via Gianpaolo Paglia -su Facebook- e Decanter).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta

Tappi, tappi, tappi

Stavo navigando abbastanza distrattamente, cercavo una particolare informazione a proposito dei tappi considerati come alternativi al sughero, quando mi sono accorto di avere aperto a poche tab di distanza due pagine in totale contrapposizione tra di loro. Da una parte “Io sto col sughero“, una campagna che vede coinvolto anche Carlo Cracco finanziata da APCOR, la Portuguese Cork Association. Dall’altra “Io non so di tappo“, un sito di Nomacorc, il più importante produttore di tappi alternativi del mondo.

Nel frattempo in Umbria un colosso come Cardèto ha dichiarato di aver eliminato dal proprio portafoglio i sugheri agglomerati. Esatto, quelli più brutti e più scandenti. Al tempo stesso però da un’indagine condotta da Astroricerche e voluta proprio da APCOR risulta che per moltissimi “il tappo di sughero non solo protegga la qualità del vino, ma sia anche in grado di conferirgli maggior valore rispetto ad altri tipi di chiusura”.

La strada è ancora lunga.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | 3 Commenti

Open door policy

A proposito del famoso diritto di tappo (via Bivio).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | Commenta

C’è qualcosa che non va

Insomma questa mattina ero in macchina e andando a Montefalco per una degustazione organizzata da Fratelli Pardi (ci tornerò sicuramente, tanti gli spunti interessanti) mi sono imbattuto su Radio Deejay in un’intervista ad una fashion blogger, Irene Colzi. Spunti interessanti? In generale pochi. Proprio all’inizio però Nicola Savino le ha chiesto come funzionasse il suo day-by-day: “tu, oltre alla fotografia, metti anche dove hai preso i vari capi?

E lei: “certo, oltre alla foto spiego come ho contestualizzato i vari outfit, per quali occasioni li ho indossati, cose così. Poi scrivo sotto le marche che indosso. In questo modo le ragazze che mi seguono se vedono qualcosa che gli interessa possono subito acquistarla.”

“Però in questo modo tu ti presti a prendere del denaro da una ditta di abbigliamento e mettere quelle cose lì..”

“Anche, è proprio per questo che il blog adesso è diventato il mio lavoro.”

È a questo punto che Linus, vecchio volpone, interviene nella conversazione: “però non hai paura che questo possa inficiare la tua credibilità?”

“Assolutamente no.”

“Mh, ti devono pagare ma ti devono anche piacere..”

“Esatto, c’è una selezione alla base del prodotto perchè se no non avrebbe più senso avere il blog.”

Chiunque segua questo spazio da un po’ sa quanto mi sia caro il tema della trasparenza, e quanto il sottoscritto trovi in conversazioni come quella di cui sopra la negazione stessa dell’etica che dovrebbe stare alla base di ogni strumento di comunicazione. Che sia blog, rivista, quotidiano, etc. Perchè sì, continuo a credere che ogni tipo di collaborazione retribuita andrebbe assolutamente sottolineata nel modo più chiaro possibile in modo da dare, sempre, i migliori strumenti al lettore per farsi un’idea del percorso che ha portato alla pubblicazione di questo o quel capo, di questo o quel vino. Esatto, se è vero infatti che nel vino non ci sono casi così sfacciati è anche vero che è ormai abitudine per tanti blog pubblicare con un occhio di riguardo contenuti di aziende loro partner, magari per iniziative anche molto lontane dal blog in sé. Non post a pagamento quindi, ma riflessi di attività commerciali che partono da lontano, di cui il lettore più sprovveduto però non può avere conoscenza.

Io per dire sono sempre stato molto possibilista, ho sempre pensato che non ci sia bisogno di regole troppo rigide, che il mercato -sul web in particolare- sia in grado di autoregolamentarsi mettendo in disparte le realtà meno virtuose. Esattamente l’opposto di quanto prevede la cosiddetta “disclosure delle .com” messa in atto dalla Federal Trade Commission nel 2009 negli Stati Uniti (e aggiornata l’anno scorso). Una direttiva che obbliga i blogger a “rendere pubblici (secondo alcune linee guida, e in maniera simile a quanto fanno i giornalisti dei media “tradizionali”) ogni forma di pagamento, omaggio o campione gratuito ricevuti in cambio di un endorsement di prodotti o servizi”.

Ecco, l’intervista sentita in radio questa mattina mi ha fatto pensare che, forse, fino a questo momento mi sono sbagliato.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 11 Commenti

Nessun aggiornamento

Insomma, non che ci sia molto da dire sull’edizione appena conclusa di Vinitaly e delle sue fiere satellitari (cit.). Qualche traccia del sottoscritto -in questi giorni più sommerso di lavoro del solito- la potete trovare di là, su Intravino. Nel video di Mauro Fermariello sul consueto meeting, nei post sugli assaggi da Viale del Lavoro e dalle manifestazioni cosiddette parallele, appunto.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Collegamenti | Commenta

Ci siamo decisamente fatti prendere la mano

Signore e signori, ecco a voi il cemento biodinamico (via Tenute Dettori).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Commenta


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