Erbaluce di Caluso Spumante Doc – Le Baccanti, Berenice 2004

Erbaluce di Caluso Spumante Doc - Le Baccanti, Berenice 2004Uvaggio: Erbaluce di Caluso | Sboccatura: giugno 2009 | Prezzo: 10-15 €

Bollicine autoctone. Erbaluce, Piemonte. Sconosciuta alla maggioranza, la produzione di metodi classici in terra canavesana è oramai faccenda che va avanti da 10 anni. Ed i risultati sono davvero, in alcuni casi, sorprendenti.

Il caso di Berenice, metodo classico de Le Baccanti, è significativo: assaggio completo, piacevole, assolutamente equilibrato, elegante. Questa è sicuramente la chiave per descrivere questo vino. Fin dal colore, paglierino con leggeri bagliori dorati, si nota una certa finezza ed il perlage, fitto e costante, è in linea con questa impressione. Al naso è inizialmente austero, con semplici e basici sentori di crosta di pane. Poi, molto lentamente ma con assoluta precisione, emergono i sentori di fiori di zagara e di mela. E l’impressione di eleganza si protrae, confermandosi all’assaggio: freschezza e sapidità sono elementi fondamentali che regalano profondità. Scivola piacevolmente in bocca lasciando un retrogusto ammandorlato di discreta persistenza. Non ha nessuna sbavatura, dimostrandosi sempre lineare ed elegante. Piacevole, e per certi versi, sorprendente bevuta.

Scritto da Fabrizio Gallino Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | 1 Commento

Moscato d’Asti DOCG – Bocchino, Sorì dei Fiori 2008

Moscato d'Asti DOCG - Bocchino, Sorì dei Fiori 2008Uvaggio: Moscato | Prezzo: <10 €

Piglio leggero e luminoso, per il Moscato Sorì dei Fiori. E’ bevuta che si caratterizza per una netta idea agrumata, lungo tutto l’assaggio.
Limone, cedro, pompelmo, figli di un’idea di frutto sfuggente sono protagonisti dello spettro olfattivo, cui non manca una certa mineralità e fragranza. Moscato d’Asti che regala sorprese.
Netto, in bocca è piacevole, puntuale nel ricordare gli agrumi anche se non molto avvolgente. Interessante per lunghezza.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | 1 Commento

Velocemente sul tappo a vite

Screw-capAvevo già manifestato in passato la mia passione, non solo estetica, per i tappi a vite.

Bhè, non sarà un trattato tecnico, ma che bello leggere queste poche righe di Antonio Tombolini di ritorno da Merano Enoblog 2009:

“il tappo di sughero è fottuto, non ha più motivo di esistere. E anche la balla che sì, vanno bene i tappi alternativi per i vini giovani, ma per i vini da invecchiamento… è per l’appunto una balla. Il tappo a vite è la soluzione migliore, anche e soprattutto per i vini da inveccchiamento. Le trasformazioni che contano sono quelle anaerobiche, e il tappo a vite ha solo un effetto benefico, rispetto al sughero: le rallenta, rendendo più longevo e mantenendo più integro il vino. Full stop.”

ed il commento in proposito di Gianpaolo Paglia, di Poggio Argentiera:

“…In molti paesi, Nuova Zelanda ad es (che, tanto per dire spunta il prezzo medio piu’ alto di vendita in paesini come la Gran Bretagna, prima ancora di Francia e molto prima dell’Italia), e’ dato per scontato che il tappo a vite sia migliore. Hanno fondato un consorzio per la promozione e la divulgazione dei benefici della chiusura a vite, ogni produttore ha versato qualcosa. Mi diceva un paio di anni fa il loro chariman che gli avanzano dei soldi in bilancio, perche’ tanto non gli serve piu’ spiegarlo, ormai e’ dato per scontato e sono circa il 95% i produttori kiwi che li usano…”

Ci tornerò, anche con aspetti più tecnici. E’ questione che mi sta davvero a cuore.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 17 Commenti

Umbria IGT – La Spina, Polimante della Spina 2006

Umbria IGT - La Spina, Polimante della Spina 2006Uvaggio: Merlot ed altre | Prezzo: 15-20 €

Con il Polimante si va idealmente a chiudere il cerchio di una delle (piccole) realtà più interessanti della regione. La cantina è La Spina, il protagonista Moreno Peccia, uno che la mattina lo puoi incontrare in ufficio, a fare tutt’altro, ed il pomeriggio ed i fine settimana in vigna e cantina, per capirci.
Prima di questo blend a base di merlot avevo scritto dell’unica vinificazione in bianco, trebbiano e grechetto alla maniera dell’Orvieto, l’Eburneo, e degli altri rossi. Il merlot in purezza, il Merlato, grande piccolo vino da tavola, nella più nobile delle sue accezioni ed il Rosso Spina, vino giusto, scattante, contemporaneo, buonissimo.

Il Polimante, che tra tutti si pone forse come il più importante, sicuramente quello in cui la grande struttura gioca un ruolo di primo piano, è assaggio corale, in continuo crescendo.
Nonostante il colore fitto, al naso appare inizialmente timido, nei suoi piccoli frutti rossi. Emerge poi in complessità, svelando il calore del terziario, delle spezie e della liquirizia in particolare.
In bocca manifesta subito il suo essere puntuale, e mi riferisco agli aromi fruttati, al suo essere corrispondente. Pochi momenti ed ecco arrivare eleganza e potenza grazie ad una trama tannica certamente invidiabile che tiene in piedi un assaggio dalla stoffa formidabile. Riempie il palato e rimane scorrevole, per poi lasciare un ricordo di mirevole lunghezza. Da avere. Da tenere. Da avere e da tenere.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Umbria | 13 Commenti

Moscato d’Asti DOCG – Giacinto Gallina, Farfarello 2008

Moscato d'Asti DOCG - Giacinto Gallina, Farfarello 2008Uvaggio: Moscato | Prezzo: <10 €

La ricerca di un vino dolce dolce, adeguato ad un moderato consumo durante il dessert e dal prezzo umano, è attività che ultimamente mi diletta in modo particolare. Non è un caso, quindi, essermi imbattuto in un Moscato d’Asti. Tipologia generalmente sottovalutata, se non addirittura snobbata, può riservare sorprese? Io ne sto sicuramente cercando.

Il Farfarello, folletto dantesco, ha perlage fitto e divertente. Al naso, certamente molto fine, esprime sensazioni larghe e di leggera grassezza. Bei riconoscimenti, quelli del mondo ad alto grado zuccherino: limone, salvia, burro, miele. Riconoscimenti amichevoli.
Riempie il palato con un attacco dolce ed un continuo di certa morbidezza. E’ rotondo e mai stucchevole. Stupisce per le corrispondenze e per la lunghezza, quasi inaspettata.

Era con una crostata di albicocche: matrimonio riuscito.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Piemonte | 2 Commenti

Veneto IGT – La Biancara di Angiolino Maule, Sassaia 2008

Veneto IGT - La Biancara di Angiolino Maule, Sassaia 2008
Uvaggio: Garganega 85%, Trebbiano 15% | Prezzo: <10 €

Certo che a trovarsi nel bicchiere, magari senza la dovuta preparazione, una garganega de La Biancara si potrebbe rimanere spiazzati, almeno all’inizio. Ad avvicinarsi invece ai vini di Angiolino Maule con curiosità l’effetto sarà probabilmente di piacevole sorpresa. Penso prima ai colori, di rara intensità. Antichi, quasi. Soprattutto, poi, alle sensazioni di profonda mineralità che per la tipologia sanno offrire. E non è un caso. Sono sensazioni volute, che la pianta si deve radicare ben bene nel terreno per poi tirare fuori quanto di meglio i sedimenti vulcanici hanno da offrire.

Anche il Sassaia, il più basico forse di tutta l’offerta, non è indenne dalle sopracitate caratteristiche. E’ assaggio denso e profondo, che esprime sentori di gesso, di pietre levigate, di fiori gialli. Appena monocorde, forse. Ma è idea che scompare velocemente, che in bocca è pieno, forse barocco seppur semplice e scorrevole. Acidità sostenuta, lieve tannicità, finale dal frutto compiuto. Molto più che consigliato, a questo prezzo poi.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Veneto | 4 Commenti

Valpolicella Classico Superiore DOC – Zenato 2007

Valpolicella Classico Superiore DOC - Zenato 2007

Uvaggio: Corvina 80%, Rondinella 10%, Sangiovese 10%. | Prezzo: <10 €

Da Zenato un Valpolicella che coniuga freschezza e corpo, per una bicchiere inaspettato.
Rosso rubino scuro e solo a tratti concentrato gioca le sue carte migliori con una certa fragranza del frutto. I sentori sono floreali, appena vegetali, lontanamente pungenti. In bocca l’ingresso è certamente secco e lineare. Nel mentre, poi, tende ad allargarsi e riempire il palato, ricordando il suo essere al tempo stesso bevuta asciutta e vellutata. Andando a cercare nella persistenza si scoprirebbe una bella armonia, con una sensazione di frutti rossi che ritorna diretta. Una bevuta giusta, praticamente.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Italia, Veneto | Commenta

Valle d’Aosta DOC – Grosjean, Fumin 2007

Valle d'Aosta DOC - Grossjean, Fumin 2007Uvaggio: Fumin | Prezzo: <10 €

Continuiamo con il nostro ideale viaggio tra le piccole chicche nascoste della Valle d’Aosta. Questa volta parliamo del Fumin, altro autoctono diffuso nella Valle centrale e solo di recente riscoperto dai produttori.

Nel corso dell’undicesima Rassegna dei Vini Valdostani l’ho potuto assaggiare purezza e l’idea sembra chiara: il 2007 è un vino ancora giovane e un po’ vivace, da domare, ma con stoffa. Il colore è ancora giovane, rosso rubino pieno, consistente ed impenetrabile, al naso mostra sentori di frutti di bosco, spezie, vaniglia, tabacco, zenzero ed un ricordo vago, lontano, di erbaceo. In bocca va sicuramente verso le durezze, con tannini appena ruvidi ed una freschezza netta, il tutto accompagnato da una spalla alcolica decisa. Persistente, lascia un retrogusto leggermente amarognolo.
Sicuramente è vino ancora giovane e da aspettare: le premesse, però, sembrano essere valide.

Scritto da Fabrizio Gallino Pubblicato in Assaggi, Italia, Val d'Aosta | 2 Commenti

Lamole di Lamole: il Chianti Classico Riserva Vigneto di Campolungo in verticale

Chianti Classico Riserva Lamole di Lamole Vigneto di Campolungo

Lamole di Lamole, Lamole, comune di Greve in Chianti. Avete presente? Praticamente a sud di Greve, a nord di Radda, vicino il confine della provincia di Siena. Qui, insomma.

La cantina è di un gruppo grande ed importante: Santa Margherita. Uno di quelli che può permettersi, di tanto in tanto, di invitare anche qualche giovane (eh?) blogger a visitare i vigneti ed assaggiare qualche bottiglia storica.
Ma scrivevo di territorio, che qui è faccenda importante.
Le altitudini sono moderatamente alte, per la media del Chianti Classico. Estati calde ma ventilate, notti fresche, esposizioni generalmente ottimali permettono a questo terroir di essere molto presente nel bicchiere. Vini freschi, con accenni di mineralità a donare profondità, che si inseriscono in un quadro di sangiovese molto netto, preciso, lineare e nobile, in particolare sul lungo periodo. Il vigneto di Campolungo, poi, è l’espressione più caratteristica di tutti questi elementi, da cui deriva questo particolare (e storico) cru.

Sangiovese protagonista fino al 2005, a partire dall’ultima annata commercializzata, il 2006, infatti, anche una piccola percentuale di cabernet concorre alla formazione di questo Chianti di Lamole. Si, davvero.
Degustazione verticale scrivevo in apertura. Ecco, a seguire, alcuni appunti.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2006

Cabernet sauvignon e sangiovese, come accenato prima. Ed infatti vengono fuori note più erbacee e vegetali, per un assaggio certamente moderno. Cioè, più moderno, almeno rispetto alla classicità delle interpretazioni degli anni precedenti, per dire. Colore che tende ancora appena al violaceo sul bordo. Naso compatto, nel quale le componenti fruttate e floreali sono nette, distinte, fragranti. Anche in bocca, nella sua iniziale intensità, rimane netto, deciso, profondo. Grande persistenza.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2003

Il colore rosso rubino apre ad un naso particolarmente etereo ed abbastanza balsamico – sempre il famoso, torrido duemilaetre – comunque fine, in cui le sensazioni speziate tendono ad essere particolarmente pungenti. Comunque presente. In bocca rimane caldo, appena più amarognolo sul finire e che magari fatica un po’ ad aggrapparsi e che certamente paga qualcosa in persistenza. Buono però, eh.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2000

Assaggio deciso, caratterizzato da note balsamiche, e da un’espressione definita di sangiovese, in particolare nelle sue accezioni più floreali. In bocca è bevuta che coniuga corpo e scorrevolezza. Bello preciso, i tannini sono presenti e solo sul finire tende ad allargarsi appena. Ma grande persistenza, in particolare per il ritorno del frutto. Ammaliante.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1997

Colore vivo, e naso di grandissime finezze, capaci di coniugare eleganza, intensità e terroir. I sentori si sprecano: frutti rossi appena appassiti, tartufo, liquirizia, sottobosco, balsamicità. Appetitoso. Bocca di grande equilibrio. Escono splendidamente le sensazioni di un’acidità appena spiccata che si coniuga alla perfezione stilistica del frutto e delle sue mille sfaccettature. L’assaggio della giornata. Splendido, ecco.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1990

Certo, qui si tende a colori più granati, ancora lucidi però. Naso rotondo, estremamente sangiovese, intenso. Frutti morbidi, in tensione grazie ad una certa mineralità. In bocca è compiuto, lievi pungenze stuzzicano il palato e lo portano ad un finale vellutato e certamente elegante. Una bevuta nobile.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1985

La cosa più interessante nell’assaggiare ventiquattro anni di Chianti di Lamole è la sensazione di avere a che fare con un vino in cui il territorio è rimasto certamente presente, nonostante molte delle caratteristiche di vivacità e di freschezza siano sopite. Naso molto evoluto: goudron, tabacco, cuoio, terra bagnata, legno. E’ assaggio in cui il tannino si è certamente defilato, ma in cui le acidità sono ancora vive, eccome. Finisce, poi, appena addolcito. Piacevolmente addolcito.

Ancora:

- Della degustazione ne ha scritto anche Andrea Gori, su Vino da Burde.
- E, girato proprio quel giorno, ecco un video, interessante e da ascoltare con attenzione, di quelli di Acquabuona.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico, Italia, Toscana | Commenta

VSQ – Ceci, Otello Dry²

VSQ - Ceci, Otello Dry

Uvaggio: Pinot nero, Lambrusco | Prezzo: 10-15 €

Doveroso iniziare a scrivere di questa declinazione spumantizzata delle Cantine Ceci, la provincia è quella di Parma, con il contenitore. Mai banali, anche in questo caso la bottiglia è oggetto di design di grande interesse. Base quadrata, vetro trasparente, grande impatto. Ed io infatti l’ho tenuta.

Poi il metodo, la vinificazione. Conoscete sicuramente il Metodo Charmat ed il Metodo Champenois. Ecco, questo invece è il metodo Ceci. Che poi altro non è che una tripla fermentazione, in tre momenti diversi, che prende un po’ del primo ed un po’ del secondo, utilizzando vini dell’anno precedente.

Il risultato? Affascinante, per lo meno. Davvero. Ne risulta una bevuta di straordinaria beva. Il perlage è bello e continuo e fine. Un assaggio che attacca con un naso fruttato e cremoso, in cui poi emergono sensazioni di salvia e di ginestra. Si ritrovano, anche in bocca, sensazioni di rotondità e di sostanziale equilibrio. Ma attenzione, che il corpo non manca e non è bicchiere che teme abbinamenti, volendo cercarli. Media persistenza, sicura piacevolezza.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Emilia-Romagna, Italia | 2 Commenti