Una piccola parentesi, che Calce vale ben più di qualche riga

La vicenda è che all’anteprima della Vernaccia, ogni anno, si tiene una degustazione chiamata inattese liaisons durante la quale assaggiare, insieme ad alcuni dei vini locali, denominazioni lontane che in qualche modo possono avere qualche cosa in comune con i vini di San Gimignano.
Quest’anno i giornalisti del Gambero Rosso Antonio Boco e Paolo De Cristofaro, che conducevano la degustazione e che hanno pensato a questo particolare parallelo, hanno presentato i vini di un minuscolo villaggio del sud della Francia, Calce. Ecco, questo è il momento in cui il sottoscritto salta dalla sedia, che ancora il ricordo di quei vini è così vivo, spendidamente impresso nella sua memoria che vorrebbe poter premere il tasto rewind e ricominciare la degustazione da capo. Tanto per rendere l’idea.

I Pirenei sono quelli orientali, la regione il Roussillon. Qui c’è solo una strada che porta in su, verso i cinquecento metri sul mare di Calce, la D18. Ed è qui, tra piccoli canyon e terreni che raccontano di roccie, di calcare, di scisti grigi che nascono gli alberelli che danno alla luce questi vini così straordinariamente espressivi. Grenache bianca e grigia, maccabeu da una parte. Grenache nera, carignan e syrah dall’altra. Vini luminosi, le cui uve “sembrano semplicemente un mezzo per traghettare nel bicchiere i caratteri minerali dei terreni“.

A San Gimignano si sono assaggiati sei vini di quattro cantine. Eccoli.

VDP des Cotes Catalanes Horizon Blanc 2008 – Domaine de l’Horizon

Floreale e minerale, racconta anche un sentore più caldo, mediterraneo. In bocca grande spalla acida per un assaggio vagamente suadente. Il centro dell’assaggio, anche sapido, sfuma verso un finale addolcito e fresco, come se in bocca ci fosse in corso una battaglia tra le diverse componenti. ****-

VDP des Cotes Catalanes Matassa Blanc 2007 – Domaine Matassa

Naso affascinante, di grande mineralità caratterizzato da un frutto appena accennato, mai invasivo, di grande spessore. In bocca è sapido e grasso al tempo stesso, sinuoso nello svolgimento e piuttosto elegante. Bel finale pulito, a ritornare su una nota affumicata. ****

VDP des Cotes Catalanes La D 18 2008 – Domaine Olivier Pithon

Anche qui va in onda una mineralità dal sapore di gesso, così integrata in un sottofondo di grande florealità. Leggermente fruttato (mela ed albicocca). In bocca è particolarmente equilibrato, piacevole nello svolgimento e sorretto da una spalla acida mai sopra le righe. ****

VDP des Cotes Catalanes La D 18 2005 – Domaine Olivier Pithon

Naso bellissimo e profondamente caratterizzato da una mineralià che rimanda la mente altrove, quasi verso certi riesling di grande spessore. Affumicato ed idrocarburico, in bocca è di grande spessore e piacevolissimo nello svolgimento. Appena grasso, ha una bella acidità a tenerlo dritto lungo tutto l’assaggio. ****+

VDP des Cotes Catalanes Coume Ginestre 2008 – Domaine Gauby

Riferimento assoluto per la tipologia, è quello che più di tutti a portato i riflettori su Calce. A ragione. Naso affascinante, morbido, aromatico, caratterizzato da un bel frutto ma ricco di mineralità. Anche burroso, con un accenno di nocciola. In bocca è struggente nel saper coniugare tutte le componenti al meglio. E’ fresco e profondo, teso, bevibile nella migliore accezione del termine e di bella acidità. Rotondeggia per poi chiudere con una grande limpidezza espressiva. In particolare per il ritorno sulle note olfattive. Materico ed al tempo stesso leggero. Splendido. *****

VDP des Cotes Catalanes Coume Gineste 2002 – Domaine Gauby

Grandi idrocarburi in primo piano, poi, dopo, ecco l’espressione una floralità lontana. Ma anche mandorla e nocciola. In bocca, come già emerso nel 2008, è assaggio che sa coniugare al meglio parti più dure e parti più morbide. Grande ritorno olfattivo per un finale che dimostra stoffa e maturità. *****-

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico | Commenta

La Vernaccia di San Gimignano nel 2010

Letteralmente un’immersione nel mondo della Vernaccia, oggi a San Gimignano. L’occasione era l’anteprima, ovvero il momento in cui tutte le cantine presentavano la propria produzione relativa all’annata 2010. Interessante perchè assaggiando trenta, quaranta vini ci si riesce a fare un’idea abbastanza precisa della tipologia, della stagione, del lavoro che in tanti stanno portando avanti.

Il 2010 ha portato con sé bottiglie caratterizzate da una spiccata acidità, che hanno ancora bisogno di qualche mese per esprimersi al meglio ma che già oggi sono godibilissime. Si, perchè se è vero che forse è difficile parlare di tante eccellenze assolute è anche vero che -in media- si tratta di bei vini, mai stanchi, sempre verticali, espressivi e poco caratterizzati da un uso eccessivo del legno (vabbè, chiaro, queste mica sono le riserve) o di altri vitigni (lo chardonnay). Grandi freschezze quindi, grande bevibilità, espressioni molto pulite. Evviva.

Certo, l’occasione era buona per assaggiare anche altre bottiglie, non necessariamente figlie del 2010. Questi, ma sono solo alcuni, i bicchieri che avrei voluto qui mentre scrivo. Che mi sono proprio piaciuti.

Vernaccia di San Gimignano DOCG La Castellaccia 2006

Naso di grande freschezza e pulitissimo. Le note giocano su toni minerali, affumicati e su una certa florealità. Caspita, per essere un 2006. In bocca è splendido, nervoso, dritto, di grande e spiccata acidità. Non dimostra gli anni che ha. Poi è largo, ha struttura sul frutto, si svolge in lunghezza e profondità. Di grande sapidità, quasi salino, struggente e buonissimo. Gran finale, di rara limpidezza. *****-

Vernaccia di San Gimignano DOCG Mattia Barzaghi, Impronta 2008

Bel naso pulito, decisamente floreale e con un tocco di profondità dato da due elementi: una certa mineralità (calda) ed un accenno quasi mediterraneo. Particolarmente espressivo, in bocca si svolge piacevolmente lungo tutto l’assaggio. Drittissimo, di bella freschezza. Pieno, scorrevole, preciso in ogni sua componente. ****+

Vernaccia di San Gimignano DOCG La Lastra 2010

Uh là, che eleganza. Naso di grande espressività, mai sopra le righe. Il biancospino ad introdurre una certa florealità, e poi mineralità e sentori che riportano al mare. In bocca è equilibrato, composto, di struttura elegante e piacevolissima. L’acidità non è mai fuori posto e accompagna tutto l’assaggio. Bel finale agrumato. ****

Vernaccia di San Gimignano DOCG Panizzi 2010

Naso piacevolissimo, largo, avvolgente ma mai stuchevole. Bocca di grande compostezza. Equilibrato ed elegante emerge per una grande ricchezza espressiva. ****

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico | 1 Commento

Ah, Elisabeth

Quasi dimenticavo. Della bellissima verticale di Elisabeth Salmon Rosé di Billecart Salmon che si è tenuta a Roma VinoExcellence sabato scorso ho scritto di là, su Intravino. C’è voluto giusto il tempo di farla sedimentare un po’.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Champagne, Collegamenti | Commenta

..e possiamo anche fare meglio

In questi giorni questo blog compie quattro anni di vita. Forse pochi per un qualsiasi percorso offline, un po’ di più per il mondo digitale. Quattro anni che rappresentano non solo un grande e splendido percorso di arricchimento per il sottoscritto ma anche un periodo di tempo interamente dedicato all’online, in cui non ho passato un solo giorno (o quasi) senza leggere ed in generale osservare tutto quello che succedeva in rete che avesse a che fare con il vino.

In questo periodo di tempo sono successe tante cose, la cosiddetta blogosfera si è incredibilmente arricchita di persone attente e capaci. Forse mai come oggi è possibile trovare online una così grande vivacità di opinioni e commenti relativi a questo mondo. E questo non può essere che un bene. In particolare il mondo dei blog è stato capace come mai prima d’ora di portare alla ribalta territori e vini poco conosciuti, di esaltare piccole cantine ed il loro lavoro, di raccontare bottiglie che altrimenti faticherebbero ad uscire in quella che viene comunemente considerata la comunicazione mainstream.

Però, c’è un però. Perchè l’impressione è che, anche per un discorso di accessibilità economica, ci sia sempre stata una grande mancanza relativa a quelli che vengono considerati i grandi territori del vino italiano. Certo, il blogger spesso non è un giornalista e difficilmente riesce ad essere presente sul territorio in maniera costante. Mi spiego: è facile raccontare di una grande cantina o di una grande bottiglia, ma l’impressione è che a volte si perda un po’ di vista il contesto in cui è inserita, come se fosse una cosa a sé stante, isolata.

La grandezza di una comunicazione online di spessore, matura, dovrebbe essere quella di riuscire sempre a contestualizzare le situazioni di cui parla. Territori come Barolo, Barbaresco, Montalcino spesso vengono affrontati troppo superficialmente per l’importanza che hanno, quando invece si tratta di denominazioni chiave per il vino italiano. Famose, a ragione, tanto in Italia quanto all’estero. Un movimento di persone capaci che scrive online dovrebbe essere sempre in grado di spiegare per esempio perchè un cru è meglio di un altro, a prescindere da quanto possa essere piacevole il vino in sé. Dovrebbe essere capace di raccontare l’annata e del perchè quella può essere bottiglia capace di lunghissimo affinamento. O raccontare meglio i diversi approcci in vinificazione delle tante cantine e le loro motivazioni, oltre alla storia che le ha viste nascere. Ma sono solo degli esempi. A volte ho come l’impressione che questi siano argomenti che sono da sempre rimasti saldamente nelle mani solo delle guide, o dei migliori giornalisti, quelli che più da vicino sono stati capaci di capire nel senso più profondo un territorio.

Questa (forse) dovrebbe essere una delle prossime sfide da affrontare.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 5 Commenti

Calabria IGT L’Acino, Toccomagliocco 2008


Magliocco | 20 €

L’assaggio che non ti aspetti oggi viene dalla Calabria, dalla provincia di Cosenza. L’Acino è una piccola e giovane cantina con le idee molto chiare, “abbiamo deciso di ridare fasto ai vitigni che in secoli lontani hanno fatto la fortuna e la fama di queste terre, e che oggi quasi non esistono più. In un periodo in cui la nostra terra viene vista male abbiamo deciso di fare bene: oltre che vino vogliamo produrre orgoglio e valori“.

Il Toccomagliocco ha uno spettro olfattivo bellissimo. Vuole qualche minuto, ma sa regalare sentori affascinanti che riportano la mente all’acqua del mare d’inverno. E poi ha una ferrosità rara, così integrata in un bel sottofondo florele. In bocca è dinamico, di gran freschezza, ritorna prepotentemente sulle note olfattive. E poi una piacevolissima acidità fa da spalla ad una componente sapida di grande spessore. Un assaggio al tempo stesso leggero e vibrante di forza, con un grande futuro.

Una sopresa. Una bella sorpresa.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Calabria, Campionature | Commenta

In inglese

Settimana impegnativa. Mi accorgo per esempio in colpevole ritardo di un post su Percorsi di Vino che pone una questione sostanziale a proposito dello scrivere di vino in Italia.

Il fatto: il Consorzio dei Colli Orientali del Friuli-Ramandolo ha deciso di invitare a visitare il proprio territorio sei blogger americani tra i più noti. Questo loro tour (in corso in questi giorni) è documentato su un blog dedicato ed i cui contributi sono scritti proprio da questi sei protagonisti. In inglese, chiaro.

La questione: è evidente che il mercato americano (e di riflesso tanti pezzi di mondo, vista la lingua inglese) è cruciale, per alcune realtà anche più di quello italiano. Altrettanto evidente è l’incapacità dei comunicatori italiani del vino di uscire dai propri confini, per gli stessi motivi.

C’è un’unica soluzione per uscire da questo impasse, ovvero cominciare a scrivere in inglese. Il lavoro che per esempio Ryan Opaz ha fatto in termini di visibilità per il vino spagnolo non credo abbia eguali nel mondo. Chi avrà voglia di farlo e riuscirà a sintonizzarsi nel modo giusto con il mondo anglosassone potrebbe trovare sulla sua strada gratificazioni non indifferenti. Ne sono certo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 9 Commenti

Datemi equilibrio

Il fatto è che alla lunga quelle acidità così spinte (e così celebrate) a volte stancano. Un po’ di morbidezza è rassicurante. #vino

Queste le parole che ho appena scritto su Twitter uscito da una cena con i miei amici qui in città. Certo, non voglio assolutamente generalizzare, anzi. Solo che a volte ho come l’impressione che ci sia una sorta di rincorsa verso una componente acida che sicuramente dona profondità, rende il bicchiere dritto e verticale, garantisce bevibilità. Una sensazione che in troppi oggi sembrano rincorrere. Ma che alla lunga trovo tenda a stancare il palato, al pari di vini troppo tannici e, all’opposto, troppo soffici.

Poi figuratevi, non mi interesso di musica corale russa, la finto rock non la prendo neanche in considerazione al pari della new wave italiana ma, nonostante tutto, provo sempre a cercare un punto di equilibrio (permanente).

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 4 Commenti

Etna Rosso DOC Girolamo Russo, Feudo 2008

Nerello mascalese, Nerello cappuccio | 25 €

A differenza del San Lorenzo il Feudo è più setoso, forse meno ruvido, appena più fine. Quasi più gentile. Ma che forza, e che eleganza. Al naso emerge una grande complessità floreale ed un frutto meno scaldato dal sole. Rimangono note minerali e dei toni che rimandano ad una speziatura orientale.
In bocca è rotondo, pieno, piacevolissimo. Accompagna il sorso come pochi e poi, al centro, ecco emergere una trama tannica particolarmente integrata al tutto. E poi ha questa leggera nota che rimanda ad una certa idea di acidità che lo proietta lontano, davvero. E’ lunghissimo nel distendersi, di succo e di sostanza.

Oggi preferisco (di poco) il San Lorenzo. Ma questo 2008 ha un futuro radioso.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Sicilia | 1 Commento

Etna Rosso DOC Girolamo Russo, San Lorenzo 2008

Nerello mascalese, Nerello cappuccio | 25 €

E’ da un po’ che mi ripropongo di andare qualche giorno in Sicilia, che le cantine i cui prodotti mi entusiasmano sono sempre di più. Girolamo Russo, per dire. Passopisciaro, versante nord dell’Etna, un altitudine di circa settecento metri sul livello del mare e vecchie vigne coltivate ad alberello. Serve altro? Si? I vini allora, vibranti di forza e di personalità.

Il San Lorenzo ha quella ruvida eleganza che te lo fa amare dal primo momento. C’è tutto uno spettro di profumi mediterranei di grande profondità espressiva. Da un sottofondo floreale ad un frutto più croccante, da una spezia scura ad un perchè minerale. In bocca è netto, non cede mai il passo grazie ad una freschezza non comune. E’ uno di quei vini che non vorresti mai andassero via, struggenti nello svolgersi e quasi austeri nel ricordo che lasciano di sé. Gran finale, per un bicchiere magnifico.

Vado a prendere il biglietto, è l’unica soluzione.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Sicilia | 1 Commento

Con Roma negli occhi

Un po’ provato (ma felice) dopo una due giorni romana di grande intensità stavo ripensando alle (tante) cose buone assaggiate. Alla stupenda verticale della Cuvée Elisabeth Salmon andata in onda ieri a Roma VinoExcellence (qualche giorno per lasciarla sedimentare e ne scriverò, ah se ne scriverò) e ai tanti bicchieri mancati. A dispetto infatti di quanto scritto sul sito i produttori sarebbero stati presenti solo oggi e domani, non sabato. Peccato.

Oppure ad oggi, a Vini Naturali a Roma, ed alla straordinaria vitalità del “movimento”. Grandi vini ed ambiente disteso. Impossibile chiedere di meglio. Stavo scrivendo di alcuni degli assaggi che più mi erano rimasti impressi ma ho deciso di andare oltre, che il livello era davvero di grandissimo spessore (al di là di tutte le possibili considerazioni sulle annate presentate).
Vini che mi sono piaciuti e che era da tanto che non riassaggiavo (tipo il Verdicchio Classico Riserva Vigna delle Oche di Fattoria San Lorenzo). Vini che amo a prescindere (la Vitovska di Zidarich, per dire) o vini che non conoscevo e che hanno tanto da raccontare (la garganega di Davide Spillare, tra i tanti).
Insomma, tanta scelta, tanta qualità, tanti amici. Ci vediamo alla prossima.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 11 Commenti