
Letteralmente un’immersione nel mondo della Vernaccia, oggi a San Gimignano. L’occasione era l’anteprima, ovvero il momento in cui tutte le cantine presentavano la propria produzione relativa all’annata 2010. Interessante perchè assaggiando trenta, quaranta vini ci si riesce a fare un’idea abbastanza precisa della tipologia, della stagione, del lavoro che in tanti stanno portando avanti.
Il 2010 ha portato con sé bottiglie caratterizzate da una spiccata acidità, che hanno ancora bisogno di qualche mese per esprimersi al meglio ma che già oggi sono godibilissime. Si, perchè se è vero che forse è difficile parlare di tante eccellenze assolute è anche vero che -in media- si tratta di bei vini, mai stanchi, sempre verticali, espressivi e poco caratterizzati da un uso eccessivo del legno (vabbè, chiaro, queste mica sono le riserve) o di altri vitigni (lo chardonnay). Grandi freschezze quindi, grande bevibilità, espressioni molto pulite. Evviva.

Certo, l’occasione era buona per assaggiare anche altre bottiglie, non necessariamente figlie del 2010. Questi, ma sono solo alcuni, i bicchieri che avrei voluto qui mentre scrivo. Che mi sono proprio piaciuti.
Vernaccia di San Gimignano DOCG La Castellaccia 2006
Naso di grande freschezza e pulitissimo. Le note giocano su toni minerali, affumicati e su una certa florealità. Caspita, per essere un 2006. In bocca è splendido, nervoso, dritto, di grande e spiccata acidità. Non dimostra gli anni che ha. Poi è largo, ha struttura sul frutto, si svolge in lunghezza e profondità. Di grande sapidità, quasi salino, struggente e buonissimo. Gran finale, di rara limpidezza. *****-
Vernaccia di San Gimignano DOCG Mattia Barzaghi, Impronta 2008
Bel naso pulito, decisamente floreale e con un tocco di profondità dato da due elementi: una certa mineralità (calda) ed un accenno quasi mediterraneo. Particolarmente espressivo, in bocca si svolge piacevolmente lungo tutto l’assaggio. Drittissimo, di bella freschezza. Pieno, scorrevole, preciso in ogni sua componente. ****+
Vernaccia di San Gimignano DOCG La Lastra 2010
Uh là, che eleganza. Naso di grande espressività, mai sopra le righe. Il biancospino ad introdurre una certa florealità, e poi mineralità e sentori che riportano al mare. In bocca è equilibrato, composto, di struttura elegante e piacevolissima. L’acidità non è mai fuori posto e accompagna tutto l’assaggio. Bel finale agrumato. ****
Vernaccia di San Gimignano DOCG Panizzi 2010
Naso piacevolissimo, largo, avvolgente ma mai stuchevole. Bocca di grande compostezza. Equilibrato ed elegante emerge per una grande ricchezza espressiva. ****


Nerello mascalese, Nerello cappuccio | 25 €
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Una piccola parentesi, che Calce vale ben più di qualche riga
La vicenda è che all’anteprima della Vernaccia, ogni anno, si tiene una degustazione chiamata inattese liaisons durante la quale assaggiare, insieme ad alcuni dei vini locali, denominazioni lontane che in qualche modo possono avere qualche cosa in comune con i vini di San Gimignano.
Quest’anno i giornalisti del Gambero Rosso Antonio Boco e Paolo De Cristofaro, che conducevano la degustazione e che hanno pensato a questo particolare parallelo, hanno presentato i vini di un minuscolo villaggio del sud della Francia, Calce. Ecco, questo è il momento in cui il sottoscritto salta dalla sedia, che ancora il ricordo di quei vini è così vivo, spendidamente impresso nella sua memoria che vorrebbe poter premere il tasto rewind e ricominciare la degustazione da capo. Tanto per rendere l’idea.
I Pirenei sono quelli orientali, la regione il Roussillon. Qui c’è solo una strada che porta in su, verso i cinquecento metri sul mare di Calce, la D18. Ed è qui, tra piccoli canyon e terreni che raccontano di roccie, di calcare, di scisti grigi che nascono gli alberelli che danno alla luce questi vini così straordinariamente espressivi. Grenache bianca e grigia, maccabeu da una parte. Grenache nera, carignan e syrah dall’altra. Vini luminosi, le cui uve “sembrano semplicemente un mezzo per traghettare nel bicchiere i caratteri minerali dei terreni“.
A San Gimignano si sono assaggiati sei vini di quattro cantine. Eccoli.
VDP des Cotes Catalanes Horizon Blanc 2008 – Domaine de l’Horizon
Floreale e minerale, racconta anche un sentore più caldo, mediterraneo. In bocca grande spalla acida per un assaggio vagamente suadente. Il centro dell’assaggio, anche sapido, sfuma verso un finale addolcito e fresco, come se in bocca ci fosse in corso una battaglia tra le diverse componenti. ****-
VDP des Cotes Catalanes Matassa Blanc 2007 – Domaine Matassa
Naso affascinante, di grande mineralità caratterizzato da un frutto appena accennato, mai invasivo, di grande spessore. In bocca è sapido e grasso al tempo stesso, sinuoso nello svolgimento e piuttosto elegante. Bel finale pulito, a ritornare su una nota affumicata. ****
VDP des Cotes Catalanes La D 18 2008 – Domaine Olivier Pithon
Anche qui va in onda una mineralità dal sapore di gesso, così integrata in un sottofondo di grande florealità. Leggermente fruttato (mela ed albicocca). In bocca è particolarmente equilibrato, piacevole nello svolgimento e sorretto da una spalla acida mai sopra le righe. ****
VDP des Cotes Catalanes La D 18 2005 – Domaine Olivier Pithon
Naso bellissimo e profondamente caratterizzato da una mineralià che rimanda la mente altrove, quasi verso certi riesling di grande spessore. Affumicato ed idrocarburico, in bocca è di grande spessore e piacevolissimo nello svolgimento. Appena grasso, ha una bella acidità a tenerlo dritto lungo tutto l’assaggio. ****+
VDP des Cotes Catalanes Coume Ginestre 2008 – Domaine Gauby
Riferimento assoluto per la tipologia, è quello che più di tutti a portato i riflettori su Calce. A ragione. Naso affascinante, morbido, aromatico, caratterizzato da un bel frutto ma ricco di mineralità. Anche burroso, con un accenno di nocciola. In bocca è struggente nel saper coniugare tutte le componenti al meglio. E’ fresco e profondo, teso, bevibile nella migliore accezione del termine e di bella acidità. Rotondeggia per poi chiudere con una grande limpidezza espressiva. In particolare per il ritorno sulle note olfattive. Materico ed al tempo stesso leggero. Splendido. *****
VDP des Cotes Catalanes Coume Gineste 2002 – Domaine Gauby
Grandi idrocarburi in primo piano, poi, dopo, ecco l’espressione una floralità lontana. Ma anche mandorla e nocciola. In bocca, come già emerso nel 2008, è assaggio che sa coniugare al meglio parti più dure e parti più morbide. Grande ritorno olfattivo per un finale che dimostra stoffa e maturità. *****-