Bag in box is in da house

Once upon a time man created the most beautiful thing ever / it was called / the bag in da box

Via Armin Kobler

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Buone idee | 4 Commenti

Maremma Toscana IGT Massa Vecchia, Patrizia Bartolini 1999

Sauvignon

Mi sento un po’ in imbarazzo a scrivere dell’espressività dei vini di Massa Vecchia, come se fosse impossibile rendere parole le straordinarie emozioni che ogni volta riescono a regalare. C’è una componente di inafferrabilità che li rende al tempo stesso profondi e semplici, come se bere quel bicchiere fosse la cosa più naturale del mondo. Vini di cui godere, ancora ed ancora.

Il Patrizia Bartolini è bottiglia che appartiene alla memoria storica della cantina, oggi non più in produzione. Un sauvignon che veniva lasciato sulla pianta fino a raggiungere una surmaturazione ottimale e che poi era destinato ad un lungo affinamento in bottiglia prima di essere commercializzato. Un vino, almeno questo 1999, struggente. Capace di un richiamo territoriale così forte da portare un nuovo significato a questo termine, di cui spesso forse abuso. Un vino dolce prima di tutto. Un vino dal profilo olfattivo infinito, capace com’è di riportare la mente a sentori di ferro, scaldato da sole e dal mare. C’è una parte più fruttata, calda, i cui riconoscimenti spaziano dagli agrumi al miele. E poi una mineralità mai stanca, pietra focaia.
In bocca è leggiadro, veloce nel distendersi ed infinito nel ricordo. La sua è una dolcezza misurata, mai sopra le righe, perfettamente bilanciata da una grande freschezza. Un vino da meditazione, di quelli da lasciarsi cullare e trasportare.

Un miracolo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Toscana | 2 Commenti

Sagrantino di Montefalco Passito DOCG Antonelli 1995

Sagrantino

Poi succede che assaggi anche un sagrantino passito di una quindicina d’anni e la prima cosa che pensi riguarda quanto sia così ancora integro, capace di proiettatarsi lontano, per chissà ancora quanto tempo.

Inizia timidamente, mai troppo sfacciato. Gli aromi sono i più tipici, in particolare la mora, così definita, e dolcezze che rimandano ad una precisa idea di austerità. In bocca riesce ad essere particolarmente espressivo grazie ad una particolare compostezza. Una tannicità lontana accompagna tutto il sorso senza mai essere protagonista di quello che è un bicchiere che rimanda a Montefalco come pochissimi altri.

Ennesima dimostrazione di quanto questo particolare vitigno voglia tempo, molto tempo. Ma che al momento giusto sa regalare grande stoffa ed equilibrio.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | Commenta

Recioto della Valpolicella Classico DOC Masi, Amabile degli Angeli 1998

Corvina, Rondinella, Molinara

- Il Recioto è uno dei due grandi vini dolci passiti rossi italiani. Ok, ce ne sono anche altri ma con il sagrantino è sicuramente il più importante.

- Passito? Vuol dire che è prodotto con l’antico metodo dell’appassimento delle uve. Durante la vendemmia si selezionano i migliori grappoli e si ripongono in piccole casse o graticci di bambù in fruttai dotati di finestre per una naturale ventilazione (bhè, ormai non lo fa praticamente più nessuno, che i ventilatori sono più affidabili, con alcuni limiti). Dopo circa tre mesi le uve perdono il 35-40% del peso originario, acquisendo una maggiore concentrazione. Ecco che quindi si può procedere alla vinificazione vera e propria, spesso accompagnata da un periodo di affinamento in legno. Questo il sunto.

- Avevo scritto che si tratta di vini capaci come pochi di raccontare e rimandare al territorio dove sono nati. Bhè, forse. Perchè a proposito di questo particolare Recioto della Valpolicella ho trovato note stupefacenti, forse mai sentite in un altro bicchiere. Un esempio? Acciughe sott’olio. E poi una salinità straordinaria, come quando il viso è vicino alla sabbia, poco prima del bagnasciuga. Ma anche sentori fruttati, leggeri, fragranti. Miele e gomma. Un profilo olfattivo talmente sfaccettato che ogni volta non vedevo l’ora di tornare a sentire cosa stava per raccontare. Una sorpresa, una vera sorpresa. In bocca ecco tornare note più tipiche, in particolare sul frutto passito, ed una grande sapidità. Scorrevole, equilibrato, energico senza mai apparire sopra le righe. E, neanche a dirlo, con un finale di rara lunghezza.

- Si. Quando scrivi un post per punti e tutto il resto. Lo so, lo sapete.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Veneto | Commenta

Umbria IGT Palazzone, Muffa Nobile 1996

Sauvignon

I vini dolci, capitolo complesso. Da una parte una certa abitudine dei consumi in particolare nei ristoranti li porta sempre più ai margini dell’offerta. Dall’altra la loro straordinaria capacità, quando così compiuti, di raccontare il proprio territorio come pochi altri bicchieri sanno fare. Regali preziosi, da cercare.

Orvieto per dire è territorio da sempre vocato alla produzione di muffati particolare pregio. Alla Sauternes, volendo fare un paragone impossibile. Le cantine di riferimento in questo senso sono tre. Castello della Sala, con il suo Muffato. Barberani, con il suo Calcaia. E Palazzone, la dicitura sulla bottiglia riporta Muffa Nobilis.

Un vino che a quindici anni di distanza sa raccontare di una freschezza invidiabile e di una personalità non comune. Un vino splendido, elegantissimo, enorme. Senza esitazioni uno dei migliori vini dolci mai passati da queste parti. Un vino ricco, mai stanco, capace di coniugare aromi di grande avvolgenza (dallo zafferano alla pesca sotto spirito, da una speziatura al tempo stesso gentile e dolce ad una fragranza mai stanca) ed una bocca snella, veloce, pulitissima. Parliamoci chiaro, che qui un bicchiere chiama immediatamente il successivo. In bocca è un susseguirsi di emozioni, continuamente tesi, caratterizzati da una grande spalla fresca. Per non parlare poi del finale, interminabile.

Ci sono dei miracoli quindi, anche in posti ingiustamente trascurati come Orvieto, piccolo comune tra il Lazio, la Toscana e l’Umbria. Quindi scusatemi se sarò forse monotematico, ma questa settimana mi sento di volerla dedicare a loro, ad alcuni dei grandi vini dolci italiani.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Umbria | 1 Commento

Al lordo di eventuali pause novantaquattro vini in tre ore fanno circa due minuti a bicchiere. Vuole anche il resto?

In questi giorni ho letto alcune critiche (l’ultima in ordine di tempo sul blog di Franco Ziliani, qui) nei confronti delle anteprime in cui si sostiene l’impossibilità di giudicare al meglio così tanti vini in così poco tempo. Ovviamente non posso che essere d’accordo, quando si hanno di fronte un centinaio di assaggi ed è pratica da sbrigare in qualche ora è inevitabile che si perdano di vista tante peculiarità che meriterebbero più attenzione.

Ma c’è un ma. Anzi, due. Se da una parte è infatti vero che quando il tempo dedicato ad ogni singolo bicchiere è di uno, al massimo due minuti, è anche vero che ci si riesce a fare un’idea molto chiara sulla media dei vini che si stanno assaggiando e, di conseguenza, sull’annata. Per dire: troppe acidità, troppo poche, tannini più o meno verdi, sentori di frutta più o meno cotta riescono alla lunga ad esprimere in generale il senso di quel millesimo, probabilmente in nessun’altra occasione è possibile farsi un’idea così completa.

Di conseguenza, i vini che riescono ad avere una marcia in più e ad emergere da quella che può essere considerata la media collettiva spiccano subito, senza esitazioni. Come se tutti i sensi del degustatore avessero una particolare tensione e, di fronte al grande vino, riuscissero immediatamente a capire di trovarsi di fronte ad un campione. In questo caso sostantivo maschile relativo al merito.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 6 Commenti

il Nobile di Montepulciano 2008 ed altre storie

Poi certo, ci sono stati alcuni Nobile che mi sono piaciuti, eccome. Alcuni per dire sono questi.

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Talosa
Profilo olfattivo caratterizzato da una nota di affinamento in legno, almeno all’inizio. Poi un bel frutto croccante ed un timbro da sangiovese, a ricordare la viola. In bocca è particolarmente tannico ma al tempo stesso caratterizzato da grande polpa. Finale appena amarognolo. Grande stoffa. ****+

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Boscarelli
Elegante, fine, emerge nettamente la tipicità. E poi è profondo senza mai apparire ammiccante. In bocca è snello, piuttosto articolato, definito in particolare sulle note floreali. Leggera nota eterea sul finale e tannicità mai invadente. *****-

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Avignonesi
Naso scuro, Bocca molto elegante, materica, austera e piacevolissima. Finale leggermente addolcito. ****+

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Tenimenti Angelini
Didascalico, con particolare ampiezza sul frutto. In bocca poi è compiuto in tutte le sue componenti con una tannicità composta e mai invadente. Bello disteso. ****+

Vino Nobile di Montepulciano Parceto 2008, Poggio alla Sala
Compiuto, mai invadente, in generale elegante. A ritornarci ha un naso particolarmente profondo, capace di coniugare la leggerezza dell’annata ad una speziatura che cattura. Bel finale che ritorna sulle note olfattive. ****+

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Grandi Annate 2007, Avignonesi
Splendido. Al naso riesce ad essere al tempo stesso austero e generoso. C’è la grandezza del sangiovese con un ampiezza rara. Frutto gentile e florealità diffusa. Speziatura vagamente antica ed un tocco quasi minerale, sicuramente a donare profondità. In bocca poi ha succo, si distende lungo tutto il palato con un equilibrio straordinario prima di un finale di gran compostezza.  *****

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico | Commenta

Vedo la vita tutta rosa. O forse rossa, di sangiovese.

Once upon a time you dressed so fine/You threw the bums a dime in your prime, didn’t you?” urla Bob Dylan dallo stereo mentre con la macchina scendi dalle colline di Cortona per attraversare il canale maestro della Chiana con, giornata particolarmente limpida anche se così grigia, Montepulciano sullo sfondo. Montepulciano e l’anteprima del Vino Nobile. Annata 2008 e riserva 2007 sul palcoscenico. Dribblando qualche goccia di pioggia arrivi alla Fortezza e, prima impressione, tutto sembra così perfetto: la sala, il clima disteso, l’organizzazione.

Qualche dato, per cominciare. Produzione, resa, andamento generale dell’annata 2010. Saluti istituzionali. E la degustazione.
Nella testa risuonano anche alcune note degli Arcade Fire, vorresti esserti ricordato di caricarli sul lettore. Come l’americano al tuo fianco che con la musica nelle orecchie è più concentrato. Riesci anche a sentire qualche nota di tanto in tanto. Dai, che in realtà basta chiudere gli occhi un secondo. E così ecco che piano piano scorrono via i primi quattro bicchieri. “Ah, però“, pensi. Il secondo era proprio buono. Anche il quarto.
Dieci minuti e quei quattro sono diventati otto, e la sorpresa è appena più timida, nella seconda batteria solo uno ha espresso davvero la grandezza del sangiovese. “Evabbè“, pensi. Andiamo avanti. Concentrati.
Passano i minuti ma l’entusiasmo iniziale torna in panchina, e la sensazione è quella di avere a che fare con vini noncosìcomposti, quantomeno. “Possibile? Cosa mi sfugge? Non capisco“. Eppure il 2008 è annata valutata dal consorzio ben quattro stelle, valutazione importante e presa di responsabilità mica indifferente.
Non capisci, e vai avanti. La canzone perfetta a quel punto sembra un ricordo lontano, così preoccupato ed ansioso di trovare quel sentore, quella nota, quel timbro, quell’eleganza che ti renderebbe felice, almeno un po’. E così vai avanti, testardamente li assaggi praticamente tutti senza riuscire a trovare un verso all’annata. “Sono io che sono un pivello“, ti ripeti.
Poi controlli bene e ti accorgi che a contarli qualcosa come il sessanta percento dei vini che hai assaggiato erano campioni di botte. E ti senti ancora più spiazzato, forse deluso proprio per l’impossibilità oggettiva di esprimere una valutazione generale non tanto relativa alla singola azienda quanto all’andamento dell’annata. Vini così diversi, chi eccessivo da una parte e chi dall’altra. Magari un po’ di bevibilità ma certamente poche dinamicità di quelle che ami, di quelle date dal vitigno. “Ma è inesperienza“, a quel punto ne sei certo.

Un paio d’ore dopo in macchina, tu forse appena intristito, lo stereo suona La vie en rose, e il testo ti riporta alla tua idea di sangiovese perfetto. Consapevole di essere sempre alla sua ricerca.

Il me parle tout bas/Je vois la vie en rose/Il me dit des mots d’amour/Das mots de tous les jours“.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 2 Commenti

A proposito di Chianti Classico

Appurata la spettacolarità della location, ieri a Firenze il tempo non era dalla mia parte e mi sono limitato (!) ad assaggiare un po’ di riserve. Sia 2008 che 2007. Volevo cercare di capire se fosse possibile individuare in linea generale alcune differenze legate alle diverse annate. La risposta è certamente positiva, anche se si trattava solamente di una trentina di vini per tipologia. L’idea che piano piano è emersa è quella di un 2008 molto omogeneo, gentile, equilibrato e certamente caratterizzato da belle bevibilità. A differenza di un 2007 capace di rivelare profondità e complessità. Vini più strutturati quindi, ma non per questo più stanchi, anzi.

Ecco i miei due centesimi, giusto i bicchieri che mi sono proprio piaciuti.

Chianti Classico Riserva Le Baroncole 2008, Fattoria San Giusto a Rentennano
Bellissimo naso, floreale e compiuto con un accenno minerale. Bella bocca, snella, dritta, con un’acidità composta. Tannino ancora giovane ma dal grande futuro. Buonissimo. ****+

Chianti Classico Riserva 2007, Badia a Coltibuono
Naso molto bello, materico e glicerico. Regala sentori speziati ed un frutto passito. Molto profondo, avvolgente, piacevole, bellissimo ed elegante. ****+

Chianti Classico Riserva Coltassala 2007, Castello di Volpaia
Buono, naso molto netto, preciso, definito, piacevole e profondo. Moderno, in bocca coniuga molto bene un’anima morbida con una bella spalla acida e fresca. ****

Chianti Classico Riserva Vigna del Sorbo 2007, Fontodi
Profondo, speziato e piacevole. Austero. Bello. In bocca è lineare, perfetamente integrato nelle sue componenti. Limpido sul finale. ****+

Chianti Classico Riserva Baron’Ugo 2007, Monteraponi
Speziatura gentile, vagamente affumicato ed espressivo sulle note più floreali e fruttate. Un accenno quasi minerale. Un grande naso. E poi acidità, freschezza, in generale equilibrio per un finale di grande limpidezza. *****

Chianti Classico Riserva 2007, Savignola Paulina
Naso molto fine, leggero, etereo e di spezie. Altrettanto in bocca, molto piacevole ed elegante. Croccante. Buono. ****

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico | Commenta

Come una sfilata


Un anteprima è un po’ come una sfilata di moda. Da una parte i produttori, ansiosi di presentare la loro produzione più recente, dall’altra buyer e giornalisti, altrettanto curiosi di scoprire le novità di quel determinato territorio. Protagonista il vino. Stagione dopo stagione, è rituale che si ripete per ogni annata. Quello che succede poi in Toscana, con le presentazioni una dopo l’altra, tutte racchiuse in pochi giorni, è quanto di più vicino ci sia alla settimana della moda milanese. Chi riesce ad essere sempre presente e chi no. Cene, aperitivi, visite in azienda. Uffici stampa e richieste di accredito. Un fiume di persone che si sposta da un comune all’altro, agenda in una mano, laptop o taccuino nell’altra. San Gimignano lunedì. Firenze martedì e mercoledì. Montepulciano giovedì. Montalcino venerdì.

Viste con quest’ottica, quello che succede alla Stazione Leopolda per Chianti Classico Collection è la sublimazione di tutto questo. Per essere in città, sapore metropolitano. Per la location, la Stazione Leopolda è uno dei più bei interventi di recupero urbano ci siano in Italia. Per l’attesa e per l’organizzazione: entrare e trovarsi di fronte, riposte ordinatamente in fila al centro, qualcosa come trecento etichette di vino è decisamente suggestivo. Ed infine, per l’organizzazione. Ampi spazi, prese di corrente sotto ogni postazione, sommelier numerosi e sempre disponibili nel portare i campioni richiesti, temperature perfette. Insomma, la condizione migliore per assaggiare con il massimo della calma e della tranquillità.

Come una sfilata quindi, di quelle più belle.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 5 Commenti