58 Docg e 333 Doc (and counting)

E così venne il giorno di una nuova -fondamentale- denominazione di origine. La DOC Roma. Tra l’altro, volendo rimanere soltanto nella regione da cui scrivo, proprio tra qualche giorno in provincia di Terni ci sarà una conferenza dal titolo: “La nuova DOC Amelia”. Si andrebbe ad aggiungere alle famosissime DOC Todi, DOC Spoleto (in via di approvazione), DOC Assisi, DOC Colli Altotiberini, DOC Colli Martani, DOC Lago di Corbara. Tra tante altre.

E’ evidente che il sistema ha fallito. Se è vero che da una parte può essere un’opportunità per i produttori di rilanciarsi e provare a vendere qualche bottiglia in più dall’altra l’aumento incontrollato delle denominazioni non fa che sminuirne drammaticamente il valore e creare una confusione impressionante nel pubblico.

Ma è evidente che la mia è una posizione di minoranza.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | 9 Commenti

Terroir Vino, impossibile mancare

Inizio dalla fine, dal momento in cui dico che “Terroir Vino è una manifestazione bellissima, e che non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro”.

Quello che più ammiro in Filippo Ronco (ideatore ed anima di questo appuntamento) è la capacità di saper crescere sempre un passo alla volta, senza mai strafare, sempre in meglio. Ogni edizione si arricchisce di appuntamenti e migliora qualche dettaglio. Voglio dire, nel 2012 probabilmente ci sarà qualche cosa in più. Magari qualcosa di piccolo, ma di sicuramente significativo.

Il lunedì è storicamente il giorno della manifestazione, quello che vede presenti un sacco di produttori di grande qualità. Dalla parte del visitatore, al di quà del banco d’assaggio, posso solo dire che le condizioni sono le migliori in assoluto. Temperature, spazi, contesto, servizi. In Italia difficile trovare di meglio. A margine poi tanti appuntamenti, Dalle “Degustazioni dal basso” al “Garage Wine Contest” passando per il “Baratto Wine Day“, a Genova nel suo momento annuale più importante.

E poi i vini. Quello della giornata? Forse il 2007 de Le Rocche del Gatto, un pigato che gioca su toni mai trovati nella tipologia. Più profondi, minerali, avvolgenti. In generale un vino di grande struttura e splendida bevibilità. A meno di dieci euro, non so se mi spiego.

Ma Terroir Vino è molto di più. Per chi bazzica giornalmente la rete è momento fondamentale per dare un volto a tantissimi avatar e per rivedere di persona molti dei protagonisti dell’informazione online italiana. Da sempre Terroir Vino ha privilegiato l’ecosistema che lo circonda e ne è diventato sempre di più l’appuntamento di riferimento. Il giorno prima infatti va in onda la “Vinix Unplugged Unconference”, una non-conferenza legata al vino ed alla rete. Un momento in cui chiunque può portare all’attenzione dei molti presenti la propria storia, il proprio progetto, la propria esperienza. Tanti gli spunti per un appuntamento che ha grandi margini di crescita, nei prossimi giorni ne scriverò sicuramente.

Questi alcuni dei motivi che mi avevano spinto a chiudere così, con un’affermazione tanto semplice quanto chiara: “Terroir Vino è una manifestazione bellissima, non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro”. Solo che ci si vede a Genova l’anno prossimo.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 1 Commento

Degustazioni dal basso, il trebbiano spoletino

Tra un paio d’ore, a Genova, andrà in onda una delle cosiddette “degustazioni dal basso“. Dopo Gaspare Buscemi, il Rossese di Dolceacqua e il Fiano di Avellino è il turno del trebbiano, quello spoletino. Vista l’impossibilità per i produttori di essere presenti ho realizzato una breve clip, da far vedere in chiusura, subito dopo aver assaggiato i loro vini.

Le voci ed i volti sono, in ordine di apparizione, di Filippo Antonelli, Antonelli San Marco. Di Vittorio Mattioli, Collecapretta. Di Stefano Novelli, Novelli. Di Giampaolo Tabarrini, Tabarrini. Di Damiano Tocchi, Poggio Turri.

Per fare in modo anche loro fossero un po’ lì, con noi.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Umbria, Vedo gente, faccio cose | 4 Commenti

La guida ai vitigni d’Italia di Slow Food

Spesso ci si imbatte con colpevole ritardo in qualcosa di fondamentale. “Ad averlo preso prima“, viene da dire. Avrei per dire evitato di sostenere per troppo tempo che il Trebbiano d’Abruzzo è sinonimo del Bombino. Quando invece, cito testualmente, “le difficoltà che si incontravano nel distinguerlo nettamente dal Trebbiano toscano e dal Bombino bianco hanno portato all’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite solo nel 1994“. O scoprire che il Grechetto di Todi è gemello del Pignoletto. Il Blanc de Morgex del Prié Blanc e, ma questa è più facile, che Cannonau, Grenache, Alicante, Roussillon, Gamay del Trasimeno e Tai Rosso sono tante facce della stessa medaglia.

Il volume curato da Fabio Giavedoni e Maurizio Gily è uno di quelli fondamentali. Seicento vitigni, di cui oltre a oltre la metà è dedicata una scheda mai avida di dettagli, dalla storia alla diffusione, dalla pianta al vino. E poi tutti i sinonimi, un’ampio glossario, le biografie dei più importanti ampelografi della storia.

In due parole, da avere.

Slow Food Editore, 14 euro.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Letterature | 14 Commenti

Comunicare con Mario, una tavola rotonda

Dopodomani, venerdì, sarò a Vicenza per una tavola rotonda. Parleremo del linguaggio e dell’importanza delle parole (di quali parole) nella comunicazione del vino. Insieme a me Fabio Giavedoni, curatore della guida di Slow Wine, Davide Paolini, il gastronauta di Radio 24, Fabio Piccoli, esperto di marketing e Federico Tassoni, presidente del Consorzio Tutela vini Colli Berici e Vicenza. Modererà Beppe Giuliano, direttore di Euposia.

Cercasi Mario è un progetto voluto da i consorzi Colli Berici e Vicenza DOC, una ricerca il cui scopo è quello di tracciare il profilo del possibile Mario Rossi del vino: una persona che non lavora nell’ambito vinicolo, che non è iscritta ad associazioni di degustatori e che non legge le riviste di settore. Ma il vino lo ordina abitualmente al ristorante e lo consuma di norma a casa. Insomma, una persona in grado di esprimere un giudizio sulla piacevolezza senza alcun condizionamento di sorta. Durante gli ultimi mesi è stato organizzato un vero e proprio casting, con video interviste nelle quali i “candidati Mario” dovevano rispondere ad alcune domande e degustare un vino (sono tutte sul sito). Questo il contesto in cui si inserisce la tavola rotonda, la volontà è quella di capire se le parole che usiamo sono quelle giuste per raccontare cosa c’è nel bicchiere e quello che c’è dietro.

Lo anticipo, io credo di si. La rete ha letteralmente aperto a tutti la possibilità di informarsi a costo zero. Il prolificare dei blog ed il successivo moltiplicarsi degli argomenti trattati ha coperto una quantità di temi inimmaginabile anche solo dieci anni fa usando un linguaggio comprensibile e riportando il vino ad una dimensione spesso assolutamente normale, quotidiana. Certo, poi si potrebbe porre il problema dell’autorevolezza delle fonti, ma per questo (e per tanto altro) rimando ad alcuni post di Alessandro Morichetti su Intravino che ripercorrono un po’ quello che è successo nel mondo del vino (e il ruolo fondamentale del web) negli ultimi anni. Il primo, il secondo ed il terzo, il quarto uscirà a giorni.

L’appuntamento è per le 16.00 all’interno della Sala dei Chiostri di Santa Corona, in centro. L’ingresso è libero, in caso ci si vede lì.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | Commenta

Il San Giorgio di Lungarotti

Come scrivevo  Vini nel Mondo è stata una gran bella occasione per approfondire alcuni vini grazie alle tante degustazioni in programma. Il San Giorgio di Lungarotti raccontato da Alessandro Scorsone una di queste. E ci sarebbero tantissime cose da scrivere a proposito di questo storico taglio di cabernet sauvignon e sangiovese nato nel 1976. Inizio dall’ultima e dalla più banale: preferisco il Vigna Monticchio, l’etichetta che forse più rappresenta la cantina di Torgiano nel mondo, sangiovese e canaiolo da un unico (mitico) appezzamento.

Trovo sia più espressivo, più territoriale, più fine. E poi ha quella componente di leggiadria che nel San Giorgio è molto difficile da trovare (primi anni a parte, quando il sangiovese faceva la parte del leone). Certo, è indiscutibilmente elegante. E molto. Deve trovare però un’annata molto equilibrata, come per esempio la 2001, per esprimersi al meglio e trovare quella freschezza che magari in altre stagioni latita un po’. Alla fine è tutto un discorso di quell’immediata piacevolezza, quella che ti fa ritornare subito al bicchiere successivo e che in bicchieri come il 2000 e 2003 (ma anche nel 1997) invece manca. Per capirci: è vino che in alcuni momenti, in particolare nelle annate citate, mi è sembrato un po’ fermo, monolitico nell’esprimersi e di non così facile lettura. Con le dovute eccezioni, certo: ad averne, quando la vendemmia è quella giusta.

San Giorgio 1979 (sangiovese 70%, cabernet sauvignon 30%). Un mostro di integrità. Dal colore ai profumi. Evoluto ma mai stanco il primo, freschi, pungenti, avvolgenti i secondi. Intrigante in tutte le sue sfumature, certamente maturo ma al tempo stesso intatto. Rabarbaro, cuoio, caffè, ma anche ciliegia sotto spirito e una florealità lontana, quasi evocativa. Fresco, di succo e di eleganza. Finale lungo e vibrante. Una sorpresa. ****+

San Giorgio 1997 (cabernet sauvignon 50%, sangiovese 40%, canaiolo 10%). Elegante, certo. Pieno ed avvolgente nelle spezie e nel frutto. Austero, equilibrato, lungo. Eppure sembra non esserci quella grinta capace di proiettarlo lontano. Buono, forse didascalico, certamente difficile da immaginare tra dieci anni. ****-

San Giorgio 2000. Uh, ecco il cabernet. Così riconoscibile e definito. In bocca è più amaro, meno equilibrato e caratterizzato da un tannino tanto verde quanto poco integrato nell’interezza dell’assaggio. Bel finale, lungo e definito. ***+

San Giorgio 2001. Grande vivacità ed eleganza. Da subito piacevolissimo, invita immediatamente all’assaggio senza passare dal via. E’ bello come riesca a coniugare un forte richiamo territoriale ad un’espressività data dall’assemblaggio. Un tutt’uno in continua crescita. E poi in bocca è splendido: fresco, equilibrato, teso. Sul finale ritorna sul frutto, quasi a crescere sempre di più. Il vino della giornata. *****-

San Giorgio 2003. Come spesso capita c’è da chiedersi se la cantina (non solo questa, anzi) lo avrebbe prodotto se non avesse già saltato il 2002 per i propri vini più rappresentativi. In particolare in Umbria. Il San Giorgio non fa eccezione. Di certo si tratta del bicchiere meno profondo, pur piacevole nel distendersi giocando su toni molto maturi. Da bere. ***

San Giorgio 2004. C’è freschezza, intensità, eleganza. Grande naso, tra i migliori per complessità e varietà. Dall’amarena alla ciliegia, dalla vaniglia al cacao. Attacca con un’alcolicità appena accennata ma è assaggio decisamente equilibrato, pieno, piacevole, lungo. ****

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Degustare come atto pratico, Umbria | 1 Commento

L’immancabile report da Spoleto e Vini nel Mondo

La mia panoramica sul trebbiano spoletino. Il Fiano di Avellino di Vadiaperti, il Grecomusc’ di Cantine di Taurasi, l’incontro con Antonio di Gruttola e la scoperta del suo progetto “enoculturale” per il recupero sia dei vitigni storici sia dei vigneti più vecchi. Ma anche alcuni dei suoi vini, da Cantine Giardino a Camerlengo, da Guttarolo a Il Cancelliere e Caprareccia. Il San Giorgio di Lungarotti e poi l’idea e la sfida di confrontarsi con i baluardi del vino e cercare di esaltarli con un piatto in abbinamento: il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini, il Rosato di Massa Vecchia, Il Chianti Classico di Giovanna Morganti, l’Oslavje di Radikon, il Barolo di Cappellano e il Passito di Pantelleria di Ferrandes.

Questo è stato il mio “Vini nel Mondo” a Spoleto, manifestazione finita ieri sotto un temporale di quelli che non si vedevano da tempo. Dice: “noi eravamo in sala degustazione, chissenefrega della pioggia“. Eroi.

Una manifestazione caratterizzata da due aspetti. Da una parte i produttori, pochi ed assenti. Come avevo già scritto un paio d’anni fa sono troppe la cantine che aderiscono senza essere fisicamente presenti ma inviando solamente i propri vini per i banchi d’assaggio. Per carità, niente contro i sommelieri. Ma ascoltare un vino dalla bocca di chi lo ha generato è tutta un’altra cosa. E poi possibile che sul sito non ci fosse l’elenco dei produttori presenti? Dall’altra le degustazioni, sempre di più e sempre più interessanti e coinvolgenti. Appuntamenti di enorme interesse, organizzati quest’anno anche in collaborazione con il team del Gambero Rosso (prima era Porthos).
Approfondimenti come non se ne vedono spesso, per me “Vini nel Mondo”, sarà per la vicinanza, rimane data segnata. Di quelle che proprio preferisco non mancare.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Umbria, Vedo gente, faccio cose | 13 Commenti

Alto Adige Chardonnay DOC Cantina Terlano 1995

Chardonnay | 50 €

Si, si potrebbe certamente aprire una parentesi dedicata alla straordinaria qualità media di tutta la produzione dei Produttori di Terlano. Appena una quindicina di ettari che regalano vini bianchi di assoluto spessore, sempre eleganti, minerali, con quella marcia in più. Una cantina del cuore.

E si, si potrebbe anche dire che lo Chardonnay, quello che affina per nove anni prima di essere finalmente imbottigliato, è vino che difficilmente non centra il bersaglio. Diverso nelle sfumature ma sempre eccellente, immancabile.

Il 1995, per dire, ha un profilo olfattivo indimenticabile. Perfetto nel coniugare la delicata fragranza del frutto ad una mineralità mai stanca. Ampio, con una leggerissima tostatura a dargli un’ulteriore profondità e a introdurre un’assaggio incredibile per vitalità e per freschezza. Uno di quelli che, alla cieca, non penseresti mai ad una vendemmia di sedici (sedici!) anni fa. In bocca è struggente per compostezza, appena morbido senza mai apparire sopra le righe, di grande armonia. Chiude particolarmente lungo su una nota appena più amarognola e pensi sia certamente uno dei più grandi, in Italia di sicuro.

L’unico rammarico è sapere che questa era l’unica bottiglia in cantina. E si, rimarrà stampata nella memoria, quella dei migliori assaggi. Anche se non è esattamente la stessa cosa.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Trentino-Alto Adige | 2 Commenti

Maremma Toscana Rosso IGT Massa Vecchia, Berace 2009

Merlot 60%, Sangiovese 40 % | 15 €

Massa Vecchia ci ha abituato ad una produzione in continuo cambiamento, non molte le etichette che nell’arco degli anni rimangono invariate nell’uvaggio. Vini che nascono e che dopo qualche anno magari scompaiono rimpiazzati da nuovi assemblaggi. La firma però è sempre la stessa, difficile non riconoscere alla cieca uno dei vini usciti dalla cantina di Massa Marittima. C’è sempre quel tocco, quella profondità.

Il Berace, uno dei più recenti, ha il grande pregio di avere un prezzo particolarmente accessibile. Uno di quelli da bere giovani, ma anche no. Perchè se è vero che ci sono quella fragranza poderosa del frutto e quella freschezza è anche vero che sono tutte sensazioni destinate ad evolvere acquisendo fascino, spessore, eleganza. Oggi per esempio il merlot è evidentissimo nelle sue accezioni più giovani, sarà straordinario aspettarlo. Io, fiducioso, ne ho preso un cartone.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Assaggi, Toscana | 1 Commento

Degustazioni dal basso, il trebbiano spoletino

Il prossimo 13 giugno, ne avevo già scritto quà e , a Terroir Vino (Genova) ci sarà una degustazione di trebbiano spoletino condotta dal sottoscritto. E’ uno di quegli appuntamenti che si inseriscono tra le “degustazioni dal basso“, momenti dedicati al racconto di vini e territori da parte di persone comuni ma soprattutto “vicine”, per nascita o scelte di vita, al luogo che scelgono di raccontare.

Questa la lista dei vini in degustazione (la prenotazione è obbligatoria, da qui):

Antonelli, Trebbiano Spoletino IGT “Trebium” 2009
Collecapretta, Trebbiano Spoletino IGT “Vigna Vecchia” 2009
Collecapretta, Trebbiano Spoletino IGT “Vigna Vecchia” 2010
Novelli, Trebbiano spoletino IGT “Traibo” 2008
Poggio Turri, Trebbiano spoletino IGT “Il Valligiano” 2009
Tabarrini, Trebbiano Spoletino IGT “Adarmando” 2007
Tabarrini, Trebbiano Spoletino IGT “Adarmando” 2009

E poi c’è anche il trailer. Non so se mi spiego.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Vedo gente, faccio cose | 3 Commenti