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	<description>Una volta era un blog</description>
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		<title>Giorno venti: Su e giù per l&#8217;Irpinia</title>
		<link>http://www.enoicheillusioni.com/2012/05/giorno-venti-su-e-giu-per-lirpinia/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 18:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Antoine Gaita]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Di Gruttola]]></category>
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		<description><![CDATA[Da Mastroberardino a Cantina Giardino passando per Villa Diamante in meno di otto ore. Si può fare. La prima era tappa importante, ci tenevo a passare per dare un&#8217;occhiata alla cantina più importante e storica di tutto il territorio. La sede è nel centro abitato di Atripalda ed è struttura che nel corso degli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Mastroberardino.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10051" title="Mastroberardino" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Mastroberardino.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Da Mastroberardino a Cantina Giardino passando per Villa Diamante in meno di otto ore. Si può fare.</p>
<p>La prima era tappa importante, ci tenevo a passare per dare un&#8217;occhiata alla cantina più importante e storica di tutto il territorio. La sede è nel centro abitato di Atripalda ed è struttura che nel corso degli anni (nel corso di oltre cent&#8217;anni) si è allargata ed in cui oggi vengono lavorate tutte le uve provenienti dagli oltre duecento ettari dell&#8217;azienda. A costo di sembrare banale la cosa che più mi ha stupito, qui, è il fatto che tutta l&#8217;Irpinia ha resistito all&#8217;invasione dei tanti vitigni internazionali a cui abbiamo invece assistito in altre regioni italiane negli ultimi vent&#8217;anni. Il motivo probabilmente è semplice: non ce n&#8217;era bisogno, tra coda di volpe, fiano, greco ed aglianico c&#8217;era già tutto.<br />
Oggi Mastroberardino ha una linea di prodotti piuttosto articolata, impossibile assaggiare tutte le etichette in un&#8217;unica (veloce) sessione. A riguardare gli appunti scritti fitti fitti sul taccuino riporto solo che tra i bianchi mi è piaciuta la linea &#8220;Vintage&#8221;, due etichette che nascono con l&#8217;idea di proporre vini bianchi dopo una lunga maturazione in vasca ed un lungo affinamento in bottiglia. Il Fiano di Avellino 2006 è teso e minerale con chiari sentori che tendono al cherosene mentre il Greco di Tufo 2007 è ampio e dalla bocca volumetrica, particolarmente lunga ed articolata. Il Taurasi <em>Radici</em> 2005 è pieno e ricco, fresco e dal tannino tanto scalpitante quanto fine. Un vino che lascia intravedere lunga vita (come il <em>Radici</em> 1999 e in misura minore il 1998, tutto giocato su un frutto maturo e note terziarie e profonde).</p>
<p>Un po&#8217; più in là, sotto il comune di Montefredane, c&#8217;è la cantina di Antoine Gaita. Villa Diamante è stata tappa fondamentale per provare a capire un po&#8217; di più il fiano. &#8220;<em>Vedi, nello chardonnay o nel sauvignon ci sono alcune note precise, che li caratterizzano in modo inequivocabile. Nel fiano invece c&#8217;è tutto, è vitigno polifonico e che in base all&#8217;annata e all&#8217;andamento stagionale racconta note più fresche e vegetali o note più calde e fruttate. È un vitigno totale.</em>&#8221; Il suo <em>Vigna della congregazione</em> è Fiano di Avellino che rimane sulle fecce molto più a lungo della media, quasi sempre fino all&#8217;inizio dell&#8217;estate e che di volta in volta sa regalare sentori più fruttati o più affumicati. O più freschi e minerali o più sapidi. Con un unico filo conduttore: l&#8217;eleganza.</p>
<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Antonio-Di-Gruttola.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10052" title="Antonio Di Gruttola" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Antonio-Di-Gruttola.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Il progetto enoculturale di Antonio Di Gruttola è chiaro ed è volto a preservare alcune delle più vecchie vigne irpine. Nel 2003, dopo aver lavorato per anni in una grande cantina, ha infatti iniziato a collaborare con alcuni agricoltori della zona per una gestione più naturale possibile dei vigneti, per poi comprare le uve che avrebbero definito le prime bottiglie di Cantina Giardino: &#8220;<em>era bruttissimo vedere uve di tale qualità andare a finire insieme a tutte le altre</em>&#8220;. La sua è quindi una vera e propria rete di conferitori che vengono affiancati e nel caso sostenuti economicamente durante tutto l&#8217;anno. Questa bella storia continua ancora oggi, nel frattempo Antonio e la moglie Daniela hanno acquistato alcuni ettari ma al tempo stesso continuano a seguire i vigneti da cui sono partiti, sempre attenti alla possibilità di inglobarne di nuovi.</p>
<p>È ad Ariano Irpino poi, nella piccola cantina che guarda una parte del paese, che nascono vini di rara profondità ed espressività, tanto da uve di aglianico quanto da uve di greco, di fiano e di coda di volpe. È qui che Antonio continua le sue prove, sempre in contenitori capaci di far vivere il vino tanto da definire l&#8217;acciaio &#8220;<em>un materiale odioso, che immobilizza il vino e che non gli permette di evolvere</em>&#8220;. Tanto legno quindi, castagno, acacia e rovere, e da un paio di vendemmie anche la terracotta con le anfore. &#8220;<em>Pensa quanto è affascinante questa cosa, un vino che fermenta nella stessa terra in cui è nato</em>&#8220;. Qualche dubbio? Il <em>Sophia</em> e il <em>Clown Oenologue</em> sono vini polposi e materici, potenti, sapidi e sempre caratterizzati da una bella acidità. Vini che ti fanno tornare sul bicchiere ancora ed ancora (bhè, come tutti gli altri del resto).</p>
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		<title>Giorno diciannove: Ciro Picariello e Raffaele Troisi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 21:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Ciro Picariello]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Troisi]]></category>
		<category><![CDATA[Vadiaperti]]></category>

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		<description><![CDATA[Bum. Il freddo mi ha riportato alla realtà con una velocità disarmante. Più andavo a nord, verso Salerno, più la temperatura scendeva, la pioggia aumentava, io basivo. Poi certo, c&#8217;è voluto poco per recuperare un po&#8217; del calore perduto durante il viaggio. Sono bastati un po&#8217; di assaggi con Ciro Picariello e con Raffaele Troisi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Fiano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10045" title="Fiano" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Fiano.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Bum. Il freddo mi ha riportato alla realtà con una velocità disarmante. Più andavo a nord, verso Salerno, più la temperatura scendeva, la pioggia aumentava, io basivo. Poi certo, c&#8217;è voluto poco per recuperare un po&#8217; del calore perduto durante il viaggio. Sono bastati un po&#8217; di assaggi con Ciro Picariello e con Raffaele Troisi. Un uno/due di grande intensità grazie al loro essere tra i più <em>pasionari</em> interpreti delle uve a bacca bianca dell&#8217;Irpinia.</p>
<p>Da Ciro la parola d&#8217;ordine è Fiano di Avellino. Il 2010, appena messo in bottiglia, è già riconoscibilissimo: ci sono note leggeremente affumicate che aprono ad un bel frutto che con il passare dei secondi vira verso l&#8217;agrume. Articolato e godibilissimo, tanto oggi quanto tra un numero indefinito di anni. È stato buffo poi parlare con lui non tanto di questa versione più classica (ormai vera e propria sicurezza) quanto di un esperimento che sta portando avanti con la spumantizzazione. L&#8217;idea è &#8211; vedremo &#8211; quella di commercializzarlo senza la sboccatura, in una confezione che permetta alla bottiglia di stare &#8220;a testa in giù&#8221; in modo che ognuno sia libero di liberare il residuo magari in una bacinella d&#8217;acqua, a casa. True Movia style, e ho detto tutto.</p>
<p>Raffaele poi è il solito vulcano. E se parlare benissimo dei suoi <em>Aiaperti</em> e <em>Tornante</em>, rispettivamente le selezioni di fiano e di greco, può sembrare ovvio, meno è stato ai miei occhi imbattermi in un campione di coda di volpe 2011 di grande freschezza e mineralità, profondo e drittissimo. Un assaggio che probabilmente andrà a comporre la terza (ed ultima) selezione di Vadiaperti. Raffaele, questa davvero non me l&#8217;aspettavo anche se certo, so benissimo che lì a Montefredane riesci a tirare fuori l&#8217;anima più verticale di questi vitigni senza mai perdere in finezza, in precisione stilistica. E comunque, proprio quando credevo di aver capito qualche cosa sul Fiano di Avellino e sul Greco di Tufo, sulle loro caratteristiche e sulle loro differenze, ecco che compare sul tavolo una bottiglia coperta. Un vino chiaramente figlio di una vendemmia poco recente, un vino strabiliante per complessità, luminosità, beva, struttura, integrità. In generale, eleganza. Giuro, non avrei mai pensato che un Greco di Tufo del 1992 potesse essere così <em>totale</em>, oggi. In termini assoluti forse il vino del viaggio, di certo quello più inaspettato.</p>
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		<title>Giorno diciotto: L&#8217;Acino, magliocco e mantonico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 21:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[L'Acino]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunque è stato solo oggi, dopo essere sceso dal traghetto a Villa San Giovanni, che mi sono reso conto che stavo davvero tornando verso casa. La Sicilia (a proposito: quante cose da approfondire, quanti posti dove tornare) mi aveva proiettato in una dimensione diversa e ovviamente lontana: ero altrove. Nel frattempo a L&#8217;Acino continua un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/LAcino.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10038" title="L'Acino" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/LAcino.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Comunque è stato solo oggi, dopo essere sceso dal traghetto a Villa San Giovanni, che mi sono reso conto che stavo davvero tornando verso casa. La Sicilia (a proposito: quante cose da approfondire, quanti posti dove tornare) mi aveva proiettato in una dimensione diversa e ovviamente lontana: ero altrove.</p>
<p>Nel frattempo a L&#8217;Acino continua un bellissimo percorso di valorizzazione dedicato a due antichi vitigni calabresi: il magliocco ed il mantonico. La zona è quella di San Marco Argentano, una ventina di chilometri a nord di Cosenza. &#8220;<em>Siamo originari di queste zone, è stato naturale pensare di investire qui, nel nostro territorio</em>&#8220;. Terre rosse, ricche di argilla e di minerali e sui quali L&#8217;Acino ha piantato solamente queste due varietà, oggi danno alla luce quattro vini, divisi in due ipotetiche linee.</p>
<p>Il <em>Chora bianco</em> ed il <em>Chora rosso</em> sono vini che nascono per essere consumati nel breve periodo e che hanno il pregio di avere una beva straordinaria. Sempre così freschi e caratterizzati da una buona acidità. Il <em>Mantonicoz</em> ed il <em>Toccomagliocco</em> sono invece più ambiziosi per struttura e profondità. Il primo -il bianco- è delicato al naso ma grintoso in bocca. Il secondo -il rosso- gioca su toni fruttati mai scontati ed in bocca stupisce per la trama tannica così fine, così integrata con tutti gli altri elementi e con la componente alcolica in particolare. Ecco, il bello di questi ultimi due vini è proprio questo loro non mostrarsi per ciò che non sono, per avere un&#8217;espressività sincera in cui la mano non è assolutamente percettibile, quasi ad accompagnare un naturale percorso, una naturale maturazione ed evoluzione. I ragazzi de L&#8217;Acino tra mille difficoltà stanno portando avanti un lavoro straordinario, un lavoro basato sulla valorizzazione di un territorio sconosciuto ai più ma che, davvero, merita attenzione.</p>
<p>Ma adesso spengo, sto scrivendo questo post da un&#8217;area di servizio lungo la A3, in direzione nord. Prendo un caffè e riparto. Verso casa, appunto.</p>
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		<title>Giorno diciassette: Faro, lo Stretto, Bonavita e Palari</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 06:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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		<description><![CDATA[Poche bottiglie, tanta passione. Giovanni Scarfone è una persona fantastica: le vibrazioni positive e l&#8217;entusiasmo che trasmette mentre parla dei suoi appezzamenti non ha eguali. Con il solo aiuto del padre ha scommesso qualche anno fa nelle vigne di famiglia, l&#8217;idea era ed è quella di riuscire a produrre un vino di grande qualità in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Bonavita.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10032" title="Bonavita" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Bonavita.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Poche bottiglie, tanta passione. Giovanni Scarfone è una persona fantastica: le vibrazioni positive e l&#8217;entusiasmo che trasmette mentre parla dei suoi appezzamenti non ha eguali. Con il solo aiuto del padre ha scommesso qualche anno fa nelle vigne di famiglia, l&#8217;idea era ed è quella di riuscire a produrre un vino di grande qualità in una zona altamente vocata ma &#8211; al tempo stesso &#8211; molto poco conosciuta. Il bello è che oggi Bonavita, a pochissimi anni di distanza, è già una sicurezza. Il suo Faro è vino di grande purezza espressiva, sempre nervoso e al tempo stesso suadente. Una buona dose di freschezza apre ad una bellissima trama tannica e ad un finale di grande, grandissima pulizia. Il 2008 ha una beva incredibile, così come il 2010, quasi pronto per essere imbottigliato. E se poi il 2011 è annata che ha dato un raccolto decisamente più esiguo è anche vero che il vino non ne ha risentito in profondità, anzi. Non vedo l&#8217;ora esca in commercio.</p>
<p>Insomma, eccomi a Faro. Denominazione storica fatta con quello che qui si è sempre coltivato: nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera ed altre. La zona è quella di Messina, quella che guarda verso lo Stretto. Il nome storico nel territorio è quello di Palari. È qui, con la spinta di Luigi Veronelli, che Salvatore e Giampiero Geraci iniziano negli anni novanta un lento e graduale lavoro di recupero di alcuni dei vigneti della zona più meridionale della denominazione. Qualcosa di simile a quello che oggi definiremmo come viticoltura eroica: vigne terrazzate, strette e ripidissime. Vigne vecchie e dalle rese basse lavorabili solo a mano che regalano uno dei vini più eleganti abbia assaggiato in questi giorni siciliani. Il 2007 è finissimo, racconta di note fresche, fruttate e floreali, salmastre e speziate. Il 2008 è più panciuto ma al tempo stesso non perde quella sua anima asciutta, di grande armonia. La sorpresa poi è il 2001, potente e sottile al tempo stesso, armonico come solo il nerello mascalese sa essere. L&#8217;avevo letto in giro ed è vero, è vino che ricorda la Borgogna. Quale miglior complimento.</p>
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		<title>Giorno sedici: Tenuta Regaleali</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Do' Zenner]]></category>
		<category><![CDATA[Tasca d'Almerita]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta Regaleali]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho fatto una deviazione di un centinaio di chilometri per cercare un vino, ne ho trovato un altro. Il mese scorso mi ero imbattuto in una vecchia annata di cabernet sauvignon di Tasca d&#8217;Almerita e ne ero rimasto stregato, passare da queste parti per vederci più chiaro mi sembrava la cosa più ovvia. Il 2008, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Tenuta-Regaleali.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10021" title="Tenuta Regaleali" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Tenuta-Regaleali.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Ho fatto una deviazione di un centinaio di chilometri per cercare un vino, ne ho trovato un altro. Il mese scorso <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2012/04/il-regaleali-di-tasca-dalmerita-un-cabernet-sauvignon-uno-di-quelli-grandi/">mi ero imbattuto</a> in una vecchia annata di cabernet sauvignon di Tasca d&#8217;Almerita e ne ero rimasto stregato, passare da queste parti per vederci più chiaro mi sembrava la cosa più ovvia. Il 2008, l&#8217;annata oggi in commercio, è molto buono, ha una bella struttura e al tempo stesso una beva invidiabile. Si sente un po&#8217; la maturazione in legno ed il varietale è evidente mentre quelle note più mediterranee che mi avevano conquistato sono ancora sullo sfondo, solamente intuibili. È probabilmente solo una questione di tempo prima che tutti questi elementi riescano a fondersi in quel tutt&#8217;uno che avevo trovato e che avevo amato.</p>
<p>Nel mentre, assaggiando anche gli altri vini di quella che è una delle più storiche realtà siciliane legate al vino di qualità, ho assaggiato il &#8220;<em>Rosso del Conte</em>&#8221; 2007. Un nero d&#8217;avola di un&#8217;eleganza incredibile, tanto austero quanto leggiadro. Davvero, una cosa per certi versi stupefacente, capace di ridisegnare ai miei occhi (ancora una volta) questo particolare vitigno. Già la settimana scorsa avevo fatto una piccola deviazione per andare ad assaggiare quello di <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2012/03/nero-davola-igt-azienda-agricola-zenner-terra-delle-sirene-2004/">Do&#8217; Zenner</a>: lì avevo trovato note fruttate e salmastre, di grande piacevolezza nel farsi bere così facilmente. Ecco, a Vallelunga Pratameno, nella Sicilia più profonda, Tasca d&#8217;Almerita lo interpreta nel modo più fine possibile. Ed è stata un&#8217;altra bella sorpresa.</p>
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		<title>Giorno quindici: Marsala</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[James Scarcebrook]]></category>
		<category><![CDATA[Marco De Bartoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nino Barraco]]></category>

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		<description><![CDATA[È un bel dopo cena e ho appena salutato James, un ragazzo australiano che dopo aver finito gli studi ha deciso di fare un viaggio e di girare il mondo del vino con l&#8217;obiettivo di lavorare in questo campo. Sul blog racconta questo percorso e forse si tratta di qualcosa lontanamente simile a quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Marsala1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10018" title="Marsala" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Marsala1.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>È un bel dopo cena e ho appena salutato James, un ragazzo australiano che dopo aver finito gli studi ha deciso di fare un viaggio e di girare il mondo del vino con l&#8217;obiettivo di lavorare in questo campo. Sul <a href="http://intrepidwino.blogspot.it/">blog</a> racconta questo percorso e forse si tratta di qualcosa lontanamente simile a quello che sto facendo io. Unica differenza, il tempo a disposizione: il suo è viaggio di sedici (!) mesi. Dopo la California, il Cile, l&#8217;Argentina è adesso in Italia e in Sicilia prima di andare in Francia, Spagna, eccetera, eccetera, eccetera. Se in questi giorni vi capitasse di avvistarlo nella Cinquecento bianca che ha noleggiato fategli un cenno, io (virtualmente) lo seguirò con piacere.</p>
<p>Nel frattempo ho guardato il sole tramontare alla fine dell&#8217;Italia e mi sono gustato un paio di bicchieri di Catarratto 2008 di Nino Barraco. Il primo è un momento simbolico, da questo momento è iniziata quella famosa inversione ad U che piano piano mi riporterà a casa, il secondo è una splendida sicurezza, tutto giocato su una lieve nota ossidativa, una fantastica spalla acida ed un turbinio di frutti maturi, miele, richiami floreali ed una struggente e lunghissima sapidità. Nino poi è una persona fantastica, girare per vigneti con lui non è solo estremamente istruttivo ma anche entusiasmante: la sua è energia contagiosa. Non metto qui la fotografia di uno dei suoi appezzamenti, quello più vicino al mare. Se mai vi capitasse di arrivarci con lui capirete perchè, non voglio essere io a rovinarvi la sorpresa.</p>
<p>Oh, poi questa è Marsala. Non era neanche lontanamente immaginabile non approfondire almeno un po&#8217; <em>il</em> Marsala. La cantina fondata da Marco De Bartoli è un riferimento assoluto e la dimostrazione che si tratta di vino capace di sfuggire ad alcune delle logiche industriali dei grandi produttori. Il &#8220;<em>Vecchio Samperi Riserva Ventennale</em>&#8221; per esempio è un Marsala vecchio stampo, uno di quelli capaci di raggiungere una gradazione di oltre diciotto gradi naturalmente, senza bisogno di essere fortificato. Un monumento a quel Marsala che aveva affascinato John Woodhouse ma che, inevitabilmente, rimane fuori dal disciplinare di produzione. È un assaggio caleidoscopico, fatto di pesca, di miele, di mallo di noce, di vaniglia, di rovere e che poi in bocca è secco come una fucilata, in cui la componente alcolica è perfettamente integrata e che ti fa venire una voglia matta di tornare sul bicchiere. Un (non) Marsala indimenticabile.</p>
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		<title>Giorno quattordici: Cantine Barbera, Menfi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 16:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Marilena Barbera]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni giorno &#8211; da ormai due settimane &#8211; è una scoperta, luci e colori e un sacco di altre cose si stanno sovrapponendo a formare un&#8217;unica grande massa di emozioni difficile da sciogliere. Era prevedibile, e mi faccio travolgere con piacere. Per esempio oggi ho imparato che: a) a Gela no, non si fa il bagno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Selinunte.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10001" title="Selinunte" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Selinunte.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Ogni giorno &#8211; da ormai due settimane &#8211; è una scoperta, luci e colori e un sacco di altre cose si stanno sovrapponendo a formare un&#8217;unica grande massa di emozioni difficile da sciogliere. Era prevedibile, e mi faccio travolgere con piacere. Per esempio oggi ho imparato che: a) a Gela no, non si fa il bagno. Vicino Menfi, invece, lungo la spiaggia che costeggia la riserva naturale Foce del Fiume Belice si. Ed è un posto bellissimo. b) Il parco archeologico di Selinunte lascia abbastanza senza fiato, non ha niente da invidiare alla Valle dei Templi di Agrigento e c&#8217;è molta meno confusione. c) I vini di Cantine Barbera hanno una spiccata anima marina.</p>
<p>Marilena Barbera nonostante abbia tutt&#8217;altra formazione oggi segue personalmente tutte le fasi della vinificazione ed il percorso che sta facendo, in particolare a partire dalla vendemmia del 2007, è in continua crescita. L&#8217;occasione per approfondire due dei vini bianchi che vengono dalle vigne che distano solo poche centinaia di metri dalla spiaggia è stata una verticale di tutte le annate prodotte dell&#8217;inzolia &#8220;<em>Dietro le case</em>&#8221; e dello chardonnay &#8220;<em>Piana del pozzo</em>&#8220;. Due vini profondamente diversi ma accumunati da un&#8217;anima tanto varietale quanto territoriale. In generale poi è stato possibile toccare con mano quello che nel corso degli anni è stato un progressivo alleggerimento dei vini fino ad arrivare ad oggi ed alla vendemmia 2011 (ah, dal 2010 i lieviti selezionati sono stati messi in soffitta), una stagione che ha regalato due assaggi molto buoni, leggeri e luminosi, da bere a secchi.</p>
<p>Il ﻿&#8221;<em>Piana del pozzo</em>&#8221; nasce nel 2003 come vino di grande struttura, fermentato e maturato in legno. E se oggi ha un&#8217;impostazione completamente diversa nella quale il legno è un lontano ricordo è vino che nel corso degli anni ha mantenuto corpo e beva. Il 2003 in particolare, nove anni dopo, gioca su note vagamente ossidative nella loro morbidezza e in bocca continua ad avere un&#8217;anima galoppante, una freschezza inaspettata. Altre annate? La 2006 e la 2007 sono ricche ed eleganti, giocano su note speziate e su una componente sapida che intriga e che riporta all&#8217;assaggio. E poi la 2010, uno chardonnay profondamente vegetale ed erbaceo che racconta ancora una volta la grande capacità del vitigno ad adattarsi al luogo, interpretandolo.</p>
<p>Il &#8220;<em>Dietro le case</em>&#8221; ha ovviamente meno struttura a favore di una maggiore beva e un minimo comune denominatore di grande fascino: la componente salina. Anche in annate meno espressive è elemento chiarissimo, di grande piacevolezza. Il 2006 è una vera sorpresa, chi se lo aspettava un inzolia capace di essere ancora così fresco a sei anni di distanza? Ma è il 2011 la vera star, affianca sentori di origano e di finocchio selvatico ad una bocca tesa, fresca e lunga. Roba da perderci la testa.</p>
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		<title>Giorno tredici: Feudo Principi di Butera e altre storie</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 18:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Feudo Principi di Butera]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Zonin]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni sto usando pochissimo il navigatore. Certo, è oggetto utilissimo per muoversi nel modo più veloce possibile ma che inevitabilmente fa capire poco di quello che si ha intorno. Ecco quindi che ho riesumato una delle vecchie ma sempre utili cartine del Touring Club Italiano. Ve le ricordate? Sono quelle con la copertina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Feudo-Principi-di-Butera.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9995" title="Feudo Principi di Butera" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Feudo-Principi-di-Butera.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>In questi giorni sto usando pochissimo il navigatore. Certo, è oggetto utilissimo per muoversi nel modo più veloce possibile ma che inevitabilmente fa capire poco di quello che si ha intorno. Ecco quindi che ho riesumato una delle vecchie ma sempre utili cartine del Touring Club Italiano. Ve le ricordate? Sono quelle con la copertina verde che dividono l&#8217;Italia in tre volumi. In questo modo capisco (più o meno) dove mi trovo e riesco a collocarmi geograficamente in un punto preciso. Bene, nonostante questo riesco a perdermi con una frequenza a tratti preoccupante. Cioè, so di essere in una determinata zona ma non riesco ad individuare alcuni dei riferimenti per trovare la giusta via. Il bello però è che mi ritrovo spesso in posti straordinari nel loro essere assolutamente isolati e vivo panorami che il navigatore (credo) mi farebbe solamente intuire fuori dal finestrino.</p>
<p>Per dire, per arrivare nella tenuta siciliana della famiglia Zonin, a Feudo Principi di Butera, pensavo bastasse arrivare vicino a Butera, paese di riferimento. Invece no, la cantina e i vigneti sono una ventina di chilometri più in là. In più credo di aver sbagliato strada almeno un paio di volte perchè di chilometri ne ho fatti quasi trenta. Quando però arrivato sulla sommità di una collina mi è apparsa di fronte è stata vista che mi ha colpito, tanto. Si tratta infatti di una splendida tenuta &#8211; completamente isolata dal resto del mondo &#8211; di circa quattrocento ettari di cui la metà sono a vigneto. Ora, considerato che non sono minimamente abituato a queste vastità, è panorama che non mi ha lasciato per niente indifferente. Vigne a perdita d&#8217;occhio. Letteralmente.</p>
<p>Ci tenevo a venire qui, da una parte per il lavoro che Francesco Zonin ha portato avanti sui social media e nel rapporto con i blog, dall&#8217;altra per confrontarmi con una realtà particolarmente grande, unica prevista in questi giorni siciliani. Girando in jeep tra i vigneti e visitando la cantina mi sono poi reso conto una volta in più di quanto in cantine come queste nulla venga lasciato al caso e di quanto solamente una struttura fatta di grandi professionalità possa gestire al meglio tali ordini di dimensioni. Certo, ci ho messo un po&#8217; ad abituarmi ad un cambio di melodia così repentino, dal rock&#8217;n roll al pop in meno di due ore. Ma mi ha fatto riflettere sull&#8217;importanza di realtà come queste, capaci garantire lavoro e di creare ricchezza sul territorio. Non è poco.</p>
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		<title>Giorno dodici: da Arianna Occhipinti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 16:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Arianna Occhipinti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono felice. L&#8217;intensità delle emozioni che ha accompagnato queste ultime ore da Arianna ha riempito questi giorni di verità e di motivazioni, ne avevo bisogno e le andavo cercando. Non so, credo sia proprio un discorso di energia e di contagio. Una sensazione piacevole che la accompagna tanto mentre si arrampica sulle botti quanto mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Agricola-Occhipinti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9989" title="Agricola Occhipinti" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Agricola-Occhipinti.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Sono felice. L&#8217;intensità delle emozioni che ha accompagnato queste ultime ore da Arianna ha riempito questi giorni di verità e di motivazioni, ne avevo bisogno e le andavo cercando. Non so, credo sia proprio un discorso di energia e di contagio. Una sensazione piacevole che la accompagna tanto mentre si arrampica sulle botti quanto mentre assaggia un Aglianico del Vulture in cucina. Tanto mentre parla della <em>Bomboliera</em>, un bellissimo progetto per la cantina che verrà, quanto mentre controlla che le piante in vigna non abbiano problemi.</p>
<p>Tanti spunti quindi, talmente tanti che è impossibile racchiuderli in poche righe e che hanno bisogno di tempo per essere somatizzati appieno. I vini però si, quelli ci sono e rimangono una grande sicurezza. Il <em>Grotte Alte</em> 2008 &#8211; ancora in botte &#8211; è un monumento al Cerasuolo di Vittoria. Un vino di una complessità, di un&#8217;intensità e di una beva a tratti commovente. Un vino in cui l&#8217;acidità volatile gioca un ruolo fondamentale, lo proietta lontano e che mi ha riportato la mente ad alcuni dei bicchieri che più ho amato di Massa Vecchia. Ma è parallelismo che non può funzionare, il <em>Grotte Alte</em> ha una personalità tutta sua, è unico nella sua sicilianità. Il Nero d&#8217;Avola <em>Siccagno</em> 2010 è tanto grintoso quanto profondo, pulito, lunghissimo e soprattutto appagante come forse nessun altro. E poi <em>Il Frappato</em>. Anche il 2010 (ma non avevo alcun dubbio) riesce a farmi vibrare di positività. Non è un discorso di profumi e di gusto, di eleganza e di slancio. Di fatto è l&#8217;unico vino che, dovendo scegliere, mi porterei su quell&#8217;isola deserta. E tanto mi basta.</p>
<p>Sono felice, dicevo. Per questo devo ringraziare Arianna, quello che ho provato qui non ha niente a che vedere con il vino. È molto di più e non è tangibile. E me lo porterò dentro per molto, moltissimo tempo.</p>
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		<title>Giorno undici: alla scoperta dell&#8217;alberello de I Vigneri</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 10:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[A sud di nessun nord]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[I Vigneri]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Pagano]]></category>
		<category><![CDATA[Salvo Foti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Purtroppo domenica non ci sarò ma non ti preoccupare, ti metto subito in contatto con Maurizio per fare un bel giro tra le vigne. Vedrai che non sentirai la mia mancanza&#8220;. Le parole sono quelle di Salvo Foti e si, è stato entusiasmante ascoltare per ore Maurizio &#8220;l&#8217;uomo che parla alle piante&#8221; Pagano parlare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/I-Vigneri-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9979" title="I Vigneri 1" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/I-Vigneri-1.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>&#8220;<em>Purtroppo domenica non ci sarò ma non ti preoccupare, ti metto subito in contatto con Maurizio per fare un bel giro tra le vigne. Vedrai che non sentirai la mia mancanza</em>&#8220;. Le parole sono quelle di Salvo Foti e si, è stato entusiasmante ascoltare per ore Maurizio &#8220;l&#8217;uomo che parla alle piante&#8221; Pagano parlare di alberello, solo ed unicamente di alberello. Solo pochi giorni fa, ero in Puglia, scrivevo di quanto mi piacesse il suo sapore ancestrale e &#8211; se volete &#8211; romantico. Sapevo anche però che sarei dovuto venire qui, nei dintorni di Randazzo, per capirci qualche cosa in più. Per capire come l&#8217;idea di Salvo Foti di riportare in attività la coltivazione più antica che ci sia abbia una sua logica precisa.</p>
<p>Prima di tutto, le spese. Lo stesso Giuseppe Russo ieri mi diceva che &#8220;<em>si, ho questo appezzamento ad alberello che è bellissimo e sicuramente per ora non ho intenzione di espiantarlo. Ma devi capire che più di qualunque altra è una coltivazione completamente antieconomica</em>&#8220;. Girando poi nei dintorni e chiedendo di chi fossero alcune delle vigne viste dalla strada mi sono fatto un&#8217;impressione strana, come se molti di quelli che si dichiarano ambasciatori dell&#8217;alberello ne abbiano si qualche pianta, magari particolarmente vecchia e a ridosso della cantina ma che, al tempo stesso, facciano i veri numeri con impianti più comodi da lavorare. Per capirci, con il classico cordone speronato (magari bilaterale).</p>
<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/I-Vigneri-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9980" title="I Vigneri 2" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/I-Vigneri-2.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>I Vigneri, capitanati da Maurizio, lavorano nel modo più tradizionale possibile, lo stesso che per generazioni era l&#8217;unico possibile. L&#8217;impianto è fittissimo per sfruttare al massimo la terra disponibile. Siamo a ridosso delle diecimila piante per ettaro (!). Ogni pianta ha il proprio palo per legare, appena lo stato vegetativo lo permette, l&#8217;apparato fogliario alla sommità e per permettere ai grappoli di godere appieno della luce del sole. Intendiamoci: questa valle, che anche in giornate come queste sembra particolarmente calda, è in effetti parecchio alta. È raro trovare vigneti sotto i seicento metri e non è inusuale trovarne intorno ai mille (o milleduecento, come la foto qui sotto).</p>
<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/I-Vigneri-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9981" title="I Vigneri 3" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/I-Vigneri-3.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Sono vigneti stupendi, curati come dei giardini all&#8217;italiana e forse i più belli che io abbia mai visto, portati avanti in questo modo per preservare una cultura centenaria ed un paesaggio unico. Vigneti che Maurizio conosce alla perfezione, vite per vite, tanto da diventare &#8220;l&#8217;uomo che parla alle piante&#8221;. Sono appezzamenti che è possibile lavorare solo con la motozappa (e zappa, per rifinire) ed in cui l&#8217;unico aratro che riesce a passare è quello trainato dal mulo, dopo la vendemmia. <em>Naturale</em> poi è un concetto naturale, letame, rame e zolfo sono gli unici elementi esterni autorizzati ad entrare nel vigneto. Maurizio lavora &#8220;<em>per prevenire, mai per curare</em>&#8220;. A guardare le vigne di duecento anni (!!) che danno poi vita al <em>Vinupetra</em> c&#8217;è da credergli, eccome.</p>
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