Umbria Grida Terra, assaggiamo qualcosa

Umbria Grida Terra è una manifestazione che si terrà a Perugia a partire da questa mattina, venerdì, e fino a domenica. Una piccola fiera nata per ridare vita ad uno dei più bei spazi del centro storico di Perugia, quel Mercato Coperto che negli ultimi anni ha vissuto uno stato di sempre maggior abbandono e che meritava tutto l’entusiasmo portato dagli organizzatori in queste settimane. Vignaioli, artigiani, piccoli produttori della filiera agroalimentare intorno alla città daranno vita ad una tre giorni che, sono sicuro, lascerà il segno.

Domenica mattina a mezzogiorno cercherò nel mio piccolo di contribuire alla ricchezza del suo programma con un piccolo momento di confronto che ho intitolato “Un altro Sangiovese è possibile, degustazione/incontro sui vini del perugino”. Cenci, Margò, Mani di Luna, Donini sono i nomi di quattro cantine che negli ultimi anni hanno infatti iniziato a produrre Sangiovese in purezza nei dintorni di Perugia. È possibile quindi in Umbria parlare di un suo possibile rinascimento? O sono esperienze isolate che si stanno “solo” confrontando con il più grande dei vitigni del Centro Italia? A queste osservazioni e domande cercheremo di rispondere a bicchieri scoperti, probabilmente con almeno un paio di sorprese ad affiancarli. Una chiacchierata, un piccolo aperitivo.

L’ingresso è gratuito per chi avrà il tagliando della manifestazione, visti però i posti particolarmente limitati vi pregherei di mandarmi un’email (l’indirizzo lo trovate nella colonnina qui a fianco) per confermare la vostra presenza.

A domenica.

Vino in Valle a Perugia

Solo per segnalarvi che sabato pomeriggio alle 18.30 presso il Café di Palazzo della Penna -il museo di arte contemporanea di Perugia- presenterò insieme all’autore un libro che sono felicissimo di aver portato in città. Si tratta di “Vino in Valle, un viaggio fra i vignerons della Valle d’Aosta” di Fabrizio Gallino, meglio conosciuto come Enofaber.

Ci sarebbero un sacco di cose da scrivere a proposito di un percorso per alcuni tratti comune, ricordo quando ormai cinque o sei anni fa muovevamo entrambi i primi passi nel mondo dei blog del vino con quell’insicurezza tipica di chi non sapeva bene cosa stava facendo. I nostri percorsi da allora si sono incrociati più volte, tanto online quanto offline, facendo nascere un’amicizia tutt’altro che banale grazie ad una persona, Fabrizio, sempre disponibile a dedicare agli altri un po’ del suo tempo per un consiglio, un ammonimento, una pacca sulla spalla.

Ovviamente -e ci mancherebbe- la presentazione sarà accompagnata da alcuni bicchieri particolarmente rappresentativi delle tipologie più importanti della Valle. Qui l’evento su Facebook, inutile dire che mai come in questo caso spero riusciate a passare (l’ingresso e la degustazione sono gratuiti).

Se martedì foste dalle parti di Orvieto..

Manuel Vaquero Piñeiro, docente di storia economica presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Perugia, presenterà il suo ultimo lavoro: “Storia regionale della vite e del vino in Italia. Umbria”. Il vostro interverrà per fare una breve panoramica su alcune delle peculiarità dell’Umbria del vino, oggi.

Museo Emilio Greco, Piazza del Duomo. A partire dalle cinque.

Scrittura, web e comunicazione (un pomeriggio ad Ancona)

Solo per segnalare che il prossimo giovedì 7 novembre, nel pomeriggio, interverrò ad un appuntamento organizzato da Pepe Lab presso l’Università di Ancona. Un momento di confronto sul mondo dei blog, un “incontro tra passione, professionalità ed impresa nell’era digitale. Un dialogo con alcuni top blogger d’Italia per scoprire esperienze, consigli e alcune case history interessanti”. Prima, nel corso della mattinata, andranno in onda due workshop tenuti rispettivamente da Valentina Falcinelli (pennamontata.com) e da Simone Sbarbati (frizzifrizzi.com) dedicati più specificatamente alla scrittura sul web. Qui il programma completo.

Ecco alcune indicazioni: Facoltà di Economia “Giorgio Fuà”, Piazza Martelli 8. Ingresso gratuito, a partire dalle 16.00. Al solito, ci si vede lì.

Edit 7/11/2013: a causa di un’improvvisa influenza la mia partecipazione a #pc2 è ahimè saltata. Le mie scuse, anche qui, all’organizzazione per questa imperdonabile ed imprevista defezione.

Enogastronomia in Umbria, l’App definitiva

La versione per iPad era disponibile da diverse settimane mentre quella per iPhone e per Android ha fatto capolino sui rispettivi store solo da qualche giorno. Si tratta dell’App “Enogastronomia in Umbria”, un progetto al quale ho collaborato per diverse settimane durante la scorsa primavera (lavorando ai testi, soprattutto).

Si tratta di un’introduzione agli aspetti più golosi della Regione Umbria, un applicazione capace di spaziare dalla tradizione delle ricette più tipiche del territorio ai vitigni storici della zona. Dagli ingredienti – i formaggi, i salumi e gli insaccati, i pesci d’acqua dolce, i prodotti della terra, la pasta e il pane, i dolci, i condimenti – fino alle denominazioni, con alcune brevi schede introduttive composte da video e da fotografie (stupende, tutte). Una vera e propria presentazione di tutti gli aspetti più rilevanti relativi all’enogastronomia regionale, appunto.

Non si tratta di caso isolato, però. Dovete infatti sapere che la Regione Umbria è l’unica regione italiana che ha deciso di puntare in modo deciso sulla comunicazione dei propri valori più importanti attraverso un sistema integrato di applicazioni digitali. Un progetto che nasce nel 2011 e che oggi conta decine di App che spaziano dalle mostre e dagli eventi più importanti ai parchi ed i musei. Dagli itinerari turistici alla cucina ed i vini. Se foste interessati ad approfondire la cosa consiglio di leggere questo lungo articolo uscito su Fizz lo scorso gennaio, spiega molto bene l’idea alla base di questo progetto.

Altro? Si, ogni segnalazione relativa ad eventuali bug od errori non è solo benvenuta ma anche fortemente incoraggiata. La prima uscita non è mai quella perfetta.

A Genova

Comunicazione di servizio, che a partire da domani sera lo scrivente si troverà in Liguria per l’annuale appuntamento con la Vinix Unplugged Unconference, domenica, e con TerroirVino, lunedì. Tra le tante cose da segnalare la prima delle due “main session”, una tavola rotonda aperta sulle guide, sul loro ruolo e sul loro futuro (qui il programma completo). Un momento di confronto su un tema che mi interessa tantissimo ed a cui mi era stato chiesto di partecipare, fino all’ultimo però non avevo la certezza di esserci. E poi l’attesissima verticale del Timorasso di Walter Massa, vediamo un po’.

Al solito, mi piace essere ripetitivo, ci si vede in giro.

L’elegante fragilità dei Chianti del Casale


Non sapevo bene cosa aspettarmi, giovedì scorso. Il programma della serata prevedeva, dopo un aperitivo in compagnia di Matteo Furlani e dei suoi spumanti (un sur lie e due metodo classico di cui scriverò sicuramente), una cena con i vini dell’Azienda Agricola Casale, vicino Certaldo, Firenze. Cioè, io non solo non li conoscevo, ma non avevo neanche mai sentito nominare la cantina. La mia curiosità nasceva grazie ad alcune segnalazioni provenienti dalla redazione di Porthos, pare che da quelle parti i loro Chianti fossero prepotentemente entrati in agenda dopo diversi assaggi ed una visita in zona.

Insomma, arrivo in perfetto orario al ristorante, saluto alcuni amici e tempo una decina di minuti mi siedo, stanco ma al tempo stesso molto interessato ad assaggiare questi vini di cui ho così tanto sentito parlare. Via. Il primo è uno Charmat da trebbiano che, bontà sua, ho dimenticato circa dieci secondi dopo averlo assaggiato. Oddio, non era neanche così male. Ma insomma, niente per cui perdere la testa, davvero. Il secondo bicchiere cambia colore, e diventa un rosato da sangiovese che centra perfettamente la tipologia. Forse semplice ma certamente appagante, così nitidamente legato ad alcune delle sensazioni che più associamo al vitigno. Ciliegia, marasca, fragola. La fragranza qui non è un’idea astratta ma una sensazione reale. Era un 2009 e sul taccuino ho scritto “ottantadue”, a ripensarci forse sono stato appena corto. Il terzo bicchiere si chiama sangiovese, ecco il 2011. Un assaggio che nonostante l’evidente residuo zuccherino riesce ad essere equilibrato e di una certa eleganza. Un traguardo mica da poco, in particolare ripensando ai tantissimi assaggi della stessa vendemmia degli ultimi tempi. Un “ottantaquattro” scritto velocemente, ci può stare.

Tre bicchieri, e fino a qui nessuna vera scintilla, tanto che il mio livello di attenzione nel frattempo era drammaticamente calato. Con un orecchio sentivo parlare Antonio Giglioli di biodinamica, di quanto sia filosofia produttiva abbracciata ormai da un trentennio (tutta la produzione del Casale è certificata Demeter) e con l’altro ascoltavo le voci che mi circondavano: assaggia quello, assaggia questo, cosa ne pensi, eh, davvero, si, ok, mah.

Fino alla batteria dei Chianti Riserva.

Bum. Quattro vini che hanno risvegliato tutti i miei sensi quasi immediatamente. Un 1986 di grandissima pulizia, caratterizzato da un terziario delicatissimo e da una bocca fresca ed appagante, tesa, non travolgente ma anzi, meravigliosamente più sussurrata che urlata. Un 1999 che non mi sembrava vero. Elegante come non mai, sangiovese all’ennesima delicatezza. Purissimo, altissimo, levissimo. Leggiadro, così capace di svelare tutta la sua profondità grazie anche ad una balsamicità rinfrescante. Forse severo ma al tempo stesso fragile, quasi vivesse in uno stato di magico equilibrio. Un 2004 paradigmatico, che era tanto tempo che non assaggiavo un Chianti così elegante, bevibile nella migliore accezione del termine, slanciato. E poi un 2005 preso da vasca (!) che ne metterebbe in fila tanti, ma che a sentire le parole di Antonio Giglioli non è ancora del tutto pronto. E ho detto tutto. Vini che mi hanno stupito come non succedeva da tempo, vini che sarebbe divertente mettere alla cieca insieme ad alcuni dei grandi nomi del sangiovese italiano. Ci potrebbero essere sorprese. E poi la straordinaria pulizia di tutta la batteria, quando si parla di naturale e di vini prodotti senza alcun controllo della temperatura non è mai facile trovare vini così eleganti.

Inutile dire che sto già organizzando una trasferta a Certaldo. Urge vederci chiaro, presto aggiornamenti.

Vinitaly si tinge di verde

In tutto questo la notizia del giorno riguarda la prossima edizione di Vinitaly. Pare infatti che a partire dal 2014 all’interno della fiera ci sarà un padiglione interamente dedicato alla produzione biologica. Non “naturale” ma biologico (e biodinamico, immagino) certificato.

È ancora presto, ma va da sè che in questo nuovo contesto bisognerà capire come si inserirà lo spazio di Vivit. Come sapete infatti molti dei produttori ivi presenti non sono certificati ed anzi, direi che da parte di alcuni c’è una certa tendenza a vedere le certificazioni come fumo neglio occhi a causa delle loro regole troppo poco stringenti.

Aggiornamento del 15/04/2012: in realtà la questione non si pone, dicono diversi produttori di Vivit. L’area dedicata rimarrà tale e quale, eventualmente inserita all’interno del nuovo padiglione.

Rocco Siffredi e Savanna Samson

No, il vino di Rocco Siffredi non sono riuscito ad assaggiarlo. Mentre era in corso la presentazione ero altrove ma davvero, se il mio non fosse stato un impegno di lavoro sarei stato sicuramente in zona. Rimane quindi una certa curiosità, anche perchè i commenti sentiti in proposito variano da uno scoraggiante “non si può bere” ad un più positivo “non è neanche male”. Insomma, come al solito vale la sempre buona regola del “prima assaggiare, poi parlare”. È con questo spirito che (un po’ per caso, aggiungerei) mi sono ritrovato nel bicchiere il Brunello di Montalcino de La Fiorita in presenza della proprietaria: Natalie Oliveros aka Savanna Samson, un’attrice che (credo) non ha bisogno di presentazioni.

I suoi vini, prodotti in collaborazione con il famoso enologo Roberto Cipresso, mantengono un sicuro carattere territoriale (traduzione: basta un veloce assaggio per avere la conferma: siamo sicuramente sulle colline ilcinesi). Di più, ho trovato il Brunello di Montalcino Riserva 2007 decisamente piacevole. Un vino equilibrato e piuttosto disteso, caratterizzato da una bella polpa e al tempo stesso da una certa freschezza. Oh, non un mostro di complessità e profondità ma comunque un Brunello ben fatto. E chi se l’aspettava?

La foto in apertura è di Fiorenzo Sartore.

Ci vediamo là

Degustazioni, assaggi, pensieri sparsi. C’erano decine di cose che avrei voluto scrivere in queste ultime settimane ma il tempo questa volta è stato davvero tiranno, in ogni momento il lavoro richiamava la mia attenzione (mai come in questo ultimo periodo, aggiungerei). Ma vi pare? Avrei anche un blog da tirare avanti, non è che posso essere impiegato a tempo pieno col lavoro. Eh.

E poi mentre scrivo la mia mente già vola a quello che ci sarà da fare oggi pomeriggio, l’idea è quella di portarsi avanti il più possibile per riuscire a godere in tranquillità dell’imminente trasferta veneta. Sabato a Cerea per Vini Veri, domenica a Villa Favorita per VinNatur, lunedì e martedì a Verona, in fiera.

Come sempre in questi casi vale il più classico dei “ci vediamo in giro”. Buon weekend.