Vino sul divano

Probabilmente non solo la cosa più divertente abbia mai organizzato sul vino ma anche quella che più mi rappresenta. Quattro serate a metà tra la didattica e l’aperitivo, tutte caratterizzate da un filo conduttore capace di unire vini diversissimi tra loro.

Ancora Enologica, ancora Sagrantino

Anche quest’anno l’appuntamento è nella Sala Consiliare del Comune di Montefalco per una ricognizione targata Sagrantino. Oggetto della mia degustazione di sabato pomeriggio la sua evoluzione nel tempo, una piccola verticale che spazierà tra vendemmie e cantine molto diverse tra di loro, queste ultime tutte particolarmente rappresentative del territorio e della denominazione (sono molto contento, questo di Enologica è appuntamento cui sono affezionatissimo).

Informazioni e prenotazioni al +39 392 5398191 o via email a info@anna7poste.it. Costo: 25 euro. Qui il programma della manifestazione.

La riscoperta del Trebbiano Spoletino (forse)

L’occasione per tornare a scrivere velocemente qui sul blog ha a che fare con una tavola rotonda cui interverrò e che si terrà il prossimo sabato mattina a Spoleto, in occasione di Vini nel Mondo: la riscoperta del Trebbiano Spoletino, da illuminata visione a concreta realtà enologica. Il titolo è molto suggestivo e sintetizza una buona parte di quanto successo in tutti questi anni intorno a questo vino così unico. Vi ricordate? Era forse il 2011 quando per la prima volta avevo scritto un lungo articolo dedicato proprio al Trebbiano Spoletino, pezzo seguito da numerosi degustazioni e assaggi (qui e qui, tra gli altri). Allora le cantine che lo vinificavano erano appena una decina mentre oggi sono oltre 30, numero in costante crescita. Non solo, è notizia proprio di questi giorni che il nuovo disciplinare del Montefalco Bianco DOC (lo so, forse la denominazione più sconosciuta del mondo) ne prevede una quota davvero sostanziosa: il 50% del taglio complessivo al posto del più semplice trebbiano toscano.

Qualche mese fa, era da poco passata l’estate, con un gruppetto di amici al Vinodromo, a Milano, si erano aperte alcune bottiglie un po’ datate. Sulla newsletter, era la seconda, scrivevo di “una panoramica sulla carta particolarmente istruttiva, capace di ripercorrere la storia recente della tipologia” con i vini di Pardi, Perticaia, Antonelli, Collecapretta, Novelli, Bea e Tabarrini. Al tempo stesso scrivevo però anche di aspettative “in parte tradite da vini poco performanti, sfocati, soprattutto incapaci nella loro interezza di esprimere caratteristiche comuni o quantomeno facilmente riconducibili alla mia idea del varietale. Pensare che tra il 2009 e il 2010 molti tra i produttori in assaggio avevano appena iniziato a cimentarsi con la tipologia è giustificazione che non mi sento di abbracciare fino in fondo”.

Insomma un momento per tirare le fila e fare il punto su una tipologia che da qui appare quanto mai confusa tra stili e idee differenti. Tra l’altro durante la manifestazione ci saranno altri due momenti dedicati a questo bianco, uno con Antonio Boco (giovedì alle 16:30, storia e futuro del Trebbiano Spoletino) e uno con Danilo Marcucci (sabato alle 16:30, il Trebbiano Spoletino, parte nobile di una grande famiglia). Maggiori informazioni sul sito di Vini nel Mondo.

Al solito, see you around.

[immagine: Andrea Passoni]

Un Orvieto migliore è possibile


Ieri alla sempre ottima Osteria del Bosco, locale alle porte di Perugia, ho avuto il piacere di partecipare a una bella serata organizzata da un pugno di produttori dell’orvietano. Una cena, certo, ma anche un’occasione di confronto giunta alla quarta tappa. Grazie infatti alla voglia di stare insieme e la volontà di crescere come gruppo e come “sistema” da alcuni mesi a questa parte alcuni produttori del posto hanno iniziato a riunirsi e ad assaggiare i propri vini, magari affiancandone altri, alcuni vicini, alcuni lontani. Una bellissima idea per una denominazione dalle incredibili potenzialità ma al tempo stesso costantemente in cerca di autori in grado di esaltarne le migliori caratteristiche.

Ieri sera per esempio abbiamo assaggiato quindici vini del 2015, tutti alla cieca. Gli Orvieto, Classico e non, erano undici, quattro gli intrusi provenienti da altre zone della regione. Una degustazione molto informale, eravamo a tavola, ma che si è rivelata tutt’altro che semplice da affrontare. Che non era questione di dire “è più buono” o “è meno buono”, “perché mi piace” o “perché non mi piace”, ma cercare di trovare quelle caratteristiche che potevano più o meno “stonare” nella coralità espressa dai vini in assaggio. Ecco quindi quel Grechetto che da Montefalco poteva presentare un profilo organolettico più largo o quel Trebbiano che da Spoleto poteva essere più aromatico, se mi passate il termine. Vini imbottigliati da poco, quindi freschissimi, che nei migliori casi riuscivano comunque a presentare quelle che mi sembrano essere le migliori caratteristiche dell’Orvieto: dinamicità e allungo, una certa profondità, una sicura complessità in un contesto aggraziato.

Ah, il Trebbiano Spoletino non l’ha riconosciuto nessuno (l’ho detto che non era una passeggiata).

[foto: Luigi Manganelli, anima e motore dell’Osteria del Bosco]

Il Verdicchio a Perugia

Felicissimo Francesco Annibali abbia accolto il mio invito e abbia deciso di passare da queste parti, a Perugia, per presentare il suo lavoro sul Verdicchio di Jesi e di Matelica. Un libro di cui avevo scritto qualche settimana fa su Intravino e che affronta un po’ tutto quello che c’è da sapere sull’argomento, dalla sua storia alle sue differenze territoriali più rilevanti.

La settimana prossima, mercoledì 30 marzo, all’Osteria a Priori. Qui l’evento su Facebook, ci sarà da bere (bene).

Understanding the 2010 vintage in Italy, ciao da Alquimie

Era l’autunno del 2013 quando per la prima volta ho sentito parlare di Alquimie. Se non ricordo male avevo intercettato qualcosa su Twitter e subito la mia curiosità era schizzata alle stelle. In quel periodo infatti il mio radar era particolarmente ricettivo nei confronti di qualunque nuova iniziativa editoriale avesse a che fare con la carta. Figuratevi con il vino.

Il primo numero è uscito all’inizio del 2014 e quella copia l’ho acquistata senza pensarci troppo. A quasi 2 anni di distanza il format è lo stesso, quella che è cambiata è la periodicità (da 4 a 2 numeri l’anno): un magazine il cui ambizioso sottotitolo recita “periodic research & analysis of wine & beverage culture”. Uno di quelli che hanno iniziato ad andare di moda in particolare negli ultimi anni, curatissimo tanto nella confezione quanto nei contenuti, bellissimo da leggere e da sfogliare.

Insomma, tutto per questo per sottolineare quanto mi piaccia tutto il progetto Alquimie e quanto sia contento che sul numero in uscita, il sesto, ci sia un mio contributo. Un pezzo dedicato a quello che a me piace definire come il “nuovo vino italiano” osservato attraverso la vendemmia del 2010 e nato poco meno di un anno fa dopo aver conosciuto Josh, l’editore, in un locale di Melbourne (grazie al fondamentale apporto di un caro amico, quel James cui avevo dedicato una lunga intervista su Intravino).

È possibile ordinarne una copia qui, con le spese di spedizione dovrebbe venire via a 25 dollari australiani (poco meno di 17 euro al cambio attuale).

Enoiche eccezioni, una (nuova) newsletter

La verità è che devo smetterla di rimandare le cose. Erano mesi, da ben prima dell’estate, che pensavo a una newsletter che raccogliesse cose legate alla mia quotidianità. Un luogo in cui condividere pensieri esplorando un linguaggio molto diverso da quello dei post che scrivo qui o su Intravino. Più colloquiale, per certi versi più intimo, soprattutto capace di allontanarsi dal rumore che ogni post genera sui social media. Più che una newsletter sul vino, una newsletter sul “mio” vino.

Un appuntamento mai più che quindicinale (e forse anche meno) a cui prometto di dedicare tutto l’impegno possibile. Si chiamerà “Enoiche eccezioni” e da ieri sera ci si può iscrivere qui: http://tinyletter.com/jacopocossater.

A Montefalco

Solo per segnalare che da dopodomani, venerdì, a Montefalco andrà in scena Enologica, la manifestazione più importante dedicata al Sagrantino e alle tante sfumature dei vini del territorio.

Anche quest’anno, come nel 2014, avrò l’onore di tenere in mano il microfono durante una delle degustazioni in programma, quella di sabato pomeriggio alle 15.00: “Il Montefalco Sagrantino incontra i Sagrantino di Oltreoceano”. Un’occasione per riflettere sulle idee e sugli stili che sono oggi alla base dei rossi prodotti in zona (il bello del Sagrantino è che offre davvero innumerevoli spunti di riflessione). Ah, e poi anche quest’anno non mancherà una parentesi musicale simile a quella che l’anno scorso vide protagonisti i Sigur Rós. Ormai ci ho preso gusto.

Antonio Boco su Tipicamente ha riassunto molto bene non solo ciò che maggiormente caratterizza l’edizione di quest’anno ma anche lo spirito che anima le degustazioni in programma:

Ricordo inoltre che il sottoscritto e il prode Jacopo Cossater faranno finta di guidare alcune degustazioni, al solito scopo di bere gratis. Tra una sbirciatina rinfrancante alle bellezze di Benozzo Gozzoli, l’orecchio teso a quello che dirà Philippe Daverio, un cooking show e un giretto per i banchi d’assaggio, potrebbe anche essere un’idea.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria, euro 15 (informazioni al numero 392 5398191). Al solito, see you around.

Centopercento Grechetto

Dopodomani, venerdì 4 settembre, presso la cantina Roccafiore di Todi andrà in scena la prima di un incontro dedicato al solo Grechetto. Un’ampia degustazione, la mattina, seguita da una tavola rotonda, nel pomeriggio.

Ecco l’introduzione alla prima parte della giornata:

Condotta da Giampiero Pulcini, esperto degustatore umbro. Rigorosamente alla cieca, saranno proposti 12 Grechetto dall’Umbria e dal Lazio settentrionale, in 3 batterie da 4 vini, per offrire una mappatura dei diversi territori, confrontando le diverse interpretazioni stilistiche, senza necessariamente stabilire “come” e “dove” il Grechetto si esprime meglio, ma semplicemente registrando la sua duttilità e la sua forte personalità.

E quella alla seconda:

Sarà il luogo del confronto e del racconto, moderata da Jacopo Cossater, blogger e degustatore professionista. Esperienze enologiche a confronto: Hartmann Donà per Roccafiore e Giandomenico Negro per Mottura, azienda che nella Tuscia esprime dagli anni Novanta qualità estrema nella produzione di Grechetto; Luca Baccarelli, chiamato a raccontare il caso di Roccafiore, azienda emergente che a Todi ha posto il Grechetto al centro del proprio progetto vinicolo e imprenditoriale; Antonio Boco, critico enogastronomico umbro che offrirà il punto di vista di giornalista e comunicatore, raccontando l’evoluzione del Grechetto nell’ultimo decennio; Giuseppe Rosati, ambasciatore del vino italiano presso Vinitaly International Academy e con un recente passato da wine-director al Felidia di New York; Paolo Trimani, che offrirà un punto di vista basato sulla decennale esperienza alla guida dell’omonima enoteca e che ben conosce le dinamiche del mercato domestico.

Presto aggiornamenti, se interessati l’hashtag previsto è #centopercentogrechetto.

Coltivare il vino, il bel libro di Stefano Caffarri su Joško Gravner

La settimana scorsa è stato presentato a Milano il bel libro scritto da Stefano Caffarri, con le fotografie di Alvise Barsanti, dedicato al lavoro di Joško Gravner. Un volume scandito da pensieri molto brevi che sintetizzano il suo approccio al vino o, come scrive Stefano “il suo modo di stare al mondo”. Pagine da cui emerge chiaramente uno degli aspetti più centrali dell’approccio gravneriano al vino: l’attesa, il trascorrere del tempo. Il video qui sopra del sempre bravissimo Mauro Fermariello racconta alla perfezione questo progetto e quella bella oretta trascorsa alla Libreria Centofiori (è stato per me un grande piacere, e onore, moderare l’incontro).

Io cerco le cose molto semplici, per questo il libro un po’ mi rappresenta grazie a Stefano Caffarri che ha capito il mio modo di pensare e il mio modo di fare. Soprattutto il mio modo di non fare”.