Il libro dell’estate: Degustare le birre, di Randy Mosher

È stato un insieme di fortunate coincidenze a farmi avvicinare, durante l’ultimo anno o poco più, al mondo della birra artigianale. Un universo di cui tutt’ora ho solo cominciato ad intuire le tantissime sfumature e che trovo straordinariamente affascinante. In particolare qualche mese fa assaggiando alla cieca una Saison al pub vicino casa e scambiandola per una Pale Ale (eh, sì, faccio pubblica ammenda) mi sono reso conto di quanto avessi bisogno non solo di provare più birre possibili ma anche di studiare i rudimenti della produzione e le differenze (anche storiche) tra gli stili di riferimento.

Tempo zero ed ecco individuato il libro adatto: “Degustare le birre” (sottotitolo: tutti i segreti della bevanda più buona del mondo) di Randy Mosher è volume davvero imprescindibile, che mi ha accompagnato nelle ultime settimane sotto l’ombrellone e che consiglio a mia volta a chiunque, dal vino, abbia voglia di approfondire tutti i segreti dell’altra bevanda più buona del mondo (faccina).

Una folgorazione quindi. Se infatti da una parte ho trovato molto difficile seguire il filo dei capitoli più tecnici, mi riferisco ai procedimenti produttivi, dall’altra si tratta di volume ricco (ricchissimo) di informazioni utili a chi, come me, doveva partire dalle basi. Dal vocabolario dei termini brassicoli fino alle fasi della degustazione con particolare riferimento ai colori, agli aromi e ai sapori. Per non parlare poi della parte finale, forse quella che ho letto con maggiore attenzione, quella sugli stili. Dalle Ale britanniche e dalle Lager fino alle birre belghe e al capitolo sul fenomeno della birra artigianale negli Stati Uniti, probabilmente il luogo che ha dato il via negli Anni ’60 a questo meraviglioso fenomeno. In chiusura c’è poi un capitolo scritto da Lorenzo Dabove per la sola edizione italiana dedicato al Made in Italy ed il suo ricco movimento.

Pubblicato grazie al contributo del MoBi, su Amazon viene via a 21 euro (e non esiste in formato elettronico). Alla Feltrinelli credo di averlo pagato un paio d’euro in più.

Vino in Valle a Perugia

Solo per segnalarvi che sabato pomeriggio alle 18.30 presso il Café di Palazzo della Penna -il museo di arte contemporanea di Perugia- presenterò insieme all’autore un libro che sono felicissimo di aver portato in città. Si tratta di “Vino in Valle, un viaggio fra i vignerons della Valle d’Aosta” di Fabrizio Gallino, meglio conosciuto come Enofaber.

Ci sarebbero un sacco di cose da scrivere a proposito di un percorso per alcuni tratti comune, ricordo quando ormai cinque o sei anni fa muovevamo entrambi i primi passi nel mondo dei blog del vino con quell’insicurezza tipica di chi non sapeva bene cosa stava facendo. I nostri percorsi da allora si sono incrociati più volte, tanto online quanto offline, facendo nascere un’amicizia tutt’altro che banale grazie ad una persona, Fabrizio, sempre disponibile a dedicare agli altri un po’ del suo tempo per un consiglio, un ammonimento, una pacca sulla spalla.

Ovviamente -e ci mancherebbe- la presentazione sarà accompagnata da alcuni bicchieri particolarmente rappresentativi delle tipologie più importanti della Valle. Qui l’evento su Facebook, inutile dire che mai come in questo caso spero riusciate a passare (l’ingresso e la degustazione sono gratuiti).

Se martedì foste dalle parti di Orvieto..

Manuel Vaquero Piñeiro, docente di storia economica presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Perugia, presenterà il suo ultimo lavoro: “Storia regionale della vite e del vino in Italia. Umbria”. Il vostro interverrà per fare una breve panoramica su alcune delle peculiarità dell’Umbria del vino, oggi.

Museo Emilio Greco, Piazza del Duomo. A partire dalle cinque.

Please meet Angelo Gaja

Grandissimo stupore quando l’altra sera, durante una spettacolare cena a casa di un amico, hanno fatto capolino sul tavolo quattro volumetti dal titolo “I Vignaioli Storici”. Una pubblicazione edita da Luigi Veronelli nel 1989 che ripercorre con le immagini ed una breve introduzione l’Italia dei vino attraverso i suoi protagonisti di allora.

Quello che ne esce è uno spaccato meraviglioso di un’altra epoca, fotografie che per rendere loro giustizia andrebbero riportate qui dalla prima all’ultima. Da un elegantissimo Piero Antinori ad un ribelle, anche nell’abbigliamento, Lino Maga. Da una giovanissima Elisabetta Foradori ad un favoloso Angelo Gaja (vedi foto). Cercando qua e là ho trovato un video che rende bene l’idea, unica fonte per una pubblicazione ampiamente fuori stampa, recuperabile magari in qualche mercatino del libro, come le copie che sfogliavo l’altra sera.

La guida ai vitigni d’Italia di Slow Food

Spesso ci si imbatte con colpevole ritardo in qualcosa di fondamentale. “Ad averlo preso prima“, viene da dire. Avrei per dire evitato di sostenere per troppo tempo che il Trebbiano d’Abruzzo è sinonimo del Bombino. Quando invece, cito testualmente, “le difficoltà che si incontravano nel distinguerlo nettamente dal Trebbiano toscano e dal Bombino bianco hanno portato all’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite solo nel 1994“. O scoprire che il Grechetto di Todi è gemello del Pignoletto. Il Blanc de Morgex del Prié Blanc e, ma questa è più facile, che Cannonau, Grenache, Alicante, Roussillon, Gamay del Trasimeno e Tai Rosso sono tante facce della stessa medaglia.

Il volume curato da Fabio Giavedoni e Maurizio Gily è uno di quelli fondamentali. Seicento vitigni, di cui oltre a oltre la metà è dedicata una scheda mai avida di dettagli, dalla storia alla diffusione, dalla pianta al vino. E poi tutti i sinonimi, un’ampio glossario, le biografie dei più importanti ampelografi della storia.

In due parole, da avere.

Slow Food Editore, 14 euro.

Il vino a Roma, di Slawka G. Scarso

Per rimanere in topic, e mi riferisco ai libri di carta come Slow Wine, segnalo velocemente questa nuova guida dedicata “alle migliori aziende vinicole del Lazio e ai locali in cui bere bene nella capitale“. L’autrice, Slawka G. Scarso (si, per fugare ogni dubbio la conosco ed è stata così gentile da farmi avere una copia del libro) racconta con dovizia di particolari una marea di enoteche, wine bar, in generale posti dove poter contare su di un buon bicchiere a Roma. Il libro è piacevole e sempre scorrevole e si divide in tre grandi categorie. Nella prima ecco un lungo elenco di posti dove poter “bere in mescita” seguito poi “da bere a casa” e “da scegliere tra le aziende del Lazio”. E attenzione, non si tratta di brevi schede come quelle che si potrebbero trovare su di una qualunque guida turistica. No, qui si tratta di due pagine fitte fitte di informazioni, consigli, aneddoti legati a quel particolare indirizzo. Un amico romano particolarmente addentro a certe questioni, interrogato in proposito, mi ha confermato la validità delle insegne (anche se in questo senso avevo pochi dubbi). Tutto bello quindi, in particolare le pagine che, alla fine, suddividono i vari locali in base al quartiere. Un indice per zone utile per chi, come me, non è praticissimo della capitale. Anzi, un’idea per la prossima edizione potrebbe essere quella di affiancare anche una piccola mappa della città che io, per dire, non saprei dire esattamente dove si trovi la Tuscolana. Ma non è un problema, vorrà dire rimarrò a bere in centro.

Pietre Colorate, terra radici mani

Avevo letto di Pietre Colorate su Intravino. Mi ci ero imbattuto, era un Vinix Live!, anche alcuni amici me ne avevano anche parlato. Non avevo capito, però. Solo qualche giorno fa, mentre le mani sfogliavano quelle pagine ruvide e dalla grammatura pesante mi sono reso conto dell’importanza della pubblicazione. I colori, per esempio. Definiti e definitivi. Il font, classico ed al tempo stesso autorevole, come se i caratteri fossero più pesanti, solo lì. E poi il racconto, che il vino è argomento capace di infinite sfaccettature. Mai banale, capace di sorprendere. Non immediato ma abbastanza profondo senza apparire fine a se stesso.

Quattro numeri l’anno, come le stagioni. Quattro numeri di pensieri e di sensazioni, per lasciarsi trasportare. Autunno, oggi, come la foto in apertura.

Pietre colorate è una bellissima pubblicazione, questo il succo.