Garganega del Veneto IGT La Biancara, Masieri 2009

Garganega, Trebbiano | <10 €

La garganega “base” di Angiolino Maule ha un grande pregio, mi riferisco ad una grande pulizia gustativa. E’ semplice nella migliore accezione del termine, mai una riga oltre quello che la realtà del bicchiere racconta. E certo, se anche il colore lascia intravedere quelle intensità tipiche de La Biancara il naso raconta di sentori più freschi che maturi, c’è quell’accenno all’uva, alla mela, al fieno. In bocca una bella spalla acida accompagna tutto l’assaggio in una linearità non comune. La mineralità tipica dei suoi vini, in un bicchiere che il giorno dopo sembra ancora migliore e che si lascia bere con grande piacere. Il secondo più del primo.

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Una lancia a favore della magnum, che non è da tutti imbottigliare le proprie produzioni più semplici nel grande formato. Dà loro valore, si pensa invece da queste parti.

Soave Classico Superiore DOCG I Stefanini, Monte di Fice 2008

Garganega | <10 €

Non conoscevo I Stefanini, mi ci sono imbattuto grazie a quella bella idea che è il Baratto Wine Day, se non ricordo male a fronte di una bottiglia di Trebbiano Spoletino di Tabarrini. Ecco quindi il senso più compiuto dello scambiare una bottiglia: raccontare il proprio territorio e farne conoscere alcuni dei suoi interpreti.
Il Monte di Fice è Soave molto ricco, in particolare al naso. Da non crederci. C’è tutta questa componente data da un impianto fortemente fruttato, mai monocorde ma anzi capace di evolvere nel bicchiere, minuto dopo minuto. C’è una leggera sensazione più fine, sempre esotica, comunque gialla che rimane in sottofondo, più soffice. Ma soprattutto c’è una netta componente minerale, calda, vulcanica. In bocca è piacevole, suadente. Il centro dell’assaggio racconta tutta la polpa che era emersa precedentemente, definita e piuttosto fresca. Poi, morbido, si allarga. Un’acidità più sterzante l’avrebbe proiettato verso il cielo, penso prima di notare un finale abbastanza pulito, decisamente gradevole. E pensare che in cantina ho altre bottiglie figlie del baratto (di quel baratto), chissà cosa potranno raccontarmi.

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Prosecco di Valdobbiadene DOC – Casa Coste Piane, Sur lie 2004

Prosecco | 10-15 €

Quello che poi stupisce, e mi riferisco al prosecco (quello colfòndo), è questa sua capacità di esprimere con chiarezza una struttura definita. Al tempo stesso soave perchè capace di librarsi leggera ma anche decisa, grazie ad una bella idea di polpa, di succo. Questa architettura affatto scontata lo proietta, a differenza delle bottiglie del supermercato, verso la possibilità di essere aspettato anche a lungo, in cantina. Scusate se è poco mi verrebbe da dire pensando al panorama produttivo medio della zona. In particolare Loris Follador, la cantina è Casa Coste Piane, insiste da ormai diversi anni su questa particolare tipologia, alfiere quasi unico nel panorama produttivo di Valdobbiadene.

Il 2004 in cui ho avuto la fortuna di imbattermi racconta tanto la leggerezza della tipologia quanto una profondità affascinante per trama e profumi. Il naso è incredibile, racconta di fieno e di campagna. Di frutta a polpa bianca, ma quasi passita, di camomilla e di fiori che sono illuminati dal calore del sole di mezzogiorno. Ma è più autunno che estate, racconta anche infatti di liquirizia e di tartufo. Di una mineralità lontana. In bocca è travolgente per personalità, largo, mai fragile, vivo. E la capacità di essere ancora così strordinariamente equilibrato, anche ad oltre un lustro dalla vendemmia. Il finale è sottile, piacevolmente lungo, quasi sussurrato.

Dicevo che Loris Follador è stato forse il primo a sdoganare questa tipologia oltre i confini produttivi per portarla sulle tavole italiane. Bene, speriamo continui, perchè questo è un prosecco che non è possibile pensare di lasciarsi sfuggire.

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Il Prosecco Colfòndo, la degustazione continua


E’ successo questo: ricordate la degustazione di prosecco colfòndo che si era tenuta ad Asolo il mese scorso? L’avevo segnalata il giorno prima e, subito dopo, avevo ripreso alcuni dei successivi post dei presenti. Bene. Luca Ferraro, ideatore di questo momento di confronto e proprietario della cantina Bele Casel, è stato così gentile da scrivermi -testualmente- che se non potevo andare io ad Asolo sarebbe stata Asolo a venire da me. Oh yeah. Morale della favola, ecco in pochi giorni vedermi recapitare in ufficio otto bottiglie pronte per essere assaggiate. Giusto il tempo di organizzare la cosa con alcuni amici ed ecco sabato 20 novembre andare in onda Colfòndo Reprise.

Otto vini dicevo. Otto prosecco, ma colfòndo, che poi vorrebbe dire sui lieviti. Si tratta di una pratica quasi ancestrale, dimenticata solo negli ultimi tempi ma storicamente sempre presente. Il lasciare i lieviti all’interno della bottiglia fare naturalmente il loro lavoro, senza intervenire. E’ chiaro che il risultato di questo lavoro regalerà poi vini estremamente caratterizzati, torbidi (il fondo, appunto), sempre diversi tanto gli uni dagli altri quanto capaci di evolvere e cambiare rapidamente nel tempo. Vini affascinanti, lontani anni luce dal prosecco che tutti conosciamo, buono per uno spritz ma difficilmente proponibile in un contesto qualitativo assoluto. Alcuni illuminati, primo tra tutti Loris Follador di Casa Coste Piane, negli ultimi anni hanno ripreso questa particolare pratica ed oggi sono sempre di più quelli che, timidamente, cominciano ad affacciarsi con prodotti che raccontano di un sottofondo emozionale vivo, dinamico, mai scontato.

Della degustazione -più che riportare le note di tutti- ricordo con piacere la profondità che è emersa piano piano de La Basseta. Un prosecco tutto da scoprire, verde, a ricordare sensazioni quasi vegetali, in particolare in bocca. E Casa Coste Piane, capace di affascinare per il suo carattere sottile senza essere per questo esile. Buonissimo nel coniugare tutte le diverse componenti in un bicchiere straordinariamente bevibile nella migliore accezione del termine. Frozza, didascalico nell’esprimere tutte le componenti trovate in altri ma capace di donare loro una compostezza incredibile. E poi Zanotto, diverso, quasi un metodo classico nelle sensazioni e caratterizzato da grande pulizia ed eleganza.

La degustazione ha avuto momenti di discussione intorno a questo o a quello, ma la cosa certamente che è emersa con più convinzione riguarda le intensità di certi colfòndo. Vini decisamente vibranti, espressivi ma un po’ intrappolati in un contesto estremamente fruttato, forse troppo, ed incapaci così di raccontare al meglio le caratteristiche più legate alla finezza, in particolare al naso. E nuovamente l’ennesima conferma di quanto assaggiando una tipologia alla cieca si riesca ad imparare ed approfondire. Ma di questo devo ringraziare ancora una volta Luca (e Valentina per la foto in apertura, ed Andrea per essere venuto da Roma, e tutti gli altri che hanno deciso di dedicare qualche ora per scoprire un vino che appassiona, e che ci ha fatto definitivamente capire che esiste un prosecco straordinario, ben oltre quello che si usa per i cocktail).

Raboso del Piave DOC – Casa Roma 2002

Raboso | 10-15 €

C’è un’Italia da scoprire, tutto intorno a noi. Il Piave ed il raboso, per dire.
Il bicchiere che non ti aspetti porta con sé intensi profumi di frutta avvolti in un mantello di intensa vegetazione. E poi note più scure, che riportano i sensi verso l’inchiostro delle penne stilografiche.
Ma la vera sorpresa è dopo, nello scoprire un assaggio straordinariamente integrato. Secco, certo. Ma poi c’è tutto un discorso di acidità e di trama tannica. Di succo e di finezza. Di pulizia e di lunghezza gustativa. Muscolare, ma elegantissimo.
Il bicchiere che non ti aspetti, certo con qualche anno di cantina sulle spalle, è buonissimo. E sai già che non ne potrai più fare a meno.

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Valpolicella Classico Superiore DOC – Domìni Veneti, Verjago 2004

Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina, Oseleta, Molinara | 10-15 €

Verjago è Valpolicella appena anomalo, figlio di un breve appassimento – quaranta giorni – che lo pongono in quella forbice che, non so, potrebbe stare tra la denominazione comunemente conosciuta ed un Ripasso. Circa.

Ed infatti ad assaggiarlo c’è da dimenticare per un attimo tutti gli altri Valpolicella passati da queste parti. Che qui c’è struttura e forza. Potenza. In qualche modo anche eleganza.
Lo guardi ed il colore è fitto e scurissimo. Al naso c’è tutta quella frutta, dalla ciliegia in poi. Anche sensazioni terziarie, appena addolcite, in particolare di chiodi di garofano, anche se a uscire prepotentemente è una nota eterea. Che stoffa, pensi.
In bocca attacca compatto, certamente pieno. La prima cosa che ti stordisce però è una nota alcolica imperiosa, quasi devi concentrarti per ritornare a percepire un continuum quasi didascalico con le sensazioni olfattive. Quella spalla acida. E quel tannino.
Un bicchiere vigoroso, di una possenza inaspettata. Troppa, forse.

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Montello e Colli Asolani Prosecco DOC – Bele Casel, Brut

Prosecco | <10 €

Delicata, la versione brut del prosecco di Bele Casel. Esile, quasi. Il colore è chiarissimo ed i profumi faticano ad esprimersi. A cercare, però, ecco pera e pesca, ed una dolce fragranza floreale.
Particolarmente pulito, in bocca ritrova le note appena nominate e pur forse pagando qualche cosa in freschezze si scopre assaggio particolarmente piacevole, rotondo, quasi compiuto, buono.

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E che bello, in generale lo stile di tutti i prosecchi di Bele Casel. Se mi ha entusiasmato la versione Extra Dry, ho trovato estremamente giusti anche il millesimato 2008 e questo brut, carezzevole e, soprattutto, caratterizzato da un comune denominatore simile agli altri.
Sembrano prosecchi di struttura, il contrario di tanti prodotti beverini ma poveri di corpo e facilmente dimenticabili che si trovano in giro nei bar. Prosecchi decisi, dai residui zuccherini importanti ma sempre equilibrati.

Un grande grazie a Luca Ferraro, direttamente dai Colli Asolani, e da Twitter, per i campioni assaggiati in questi giorni.

Montello e Colli Asolani Prosecco DOC – Bele Casel, Dry 2008


Prosecco | <10 €

Il prosecco millesimato zero otto di Bele Casel è assaggio che si distingue per la grande freschezza. A guardare bene, poi, è bevuta in qualche modo nervosa, di certo corpo, apparentemente più secca di quel dry riportato in etichetta.

E’ assaggio tipico, in particolare per tutte quelle piccole note che emergono al naso. Mela, certo, appena tagliata. Ma anche sensazioni più sottili, quasi croccanti, e vegetali. E se ci si aspetterebbe una bocca più morbida ci si trovano invece freschezze ed una leggera acidità a fare da protagoniste pur mantenendo corpo e sostanza.

Più che piacevole, proverei a portarlo sulla tavola, senza temere abbinamenti.

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Montello e Colli Asolani Prosecco DOC – Bele Casel, Extra Dry

Prosecco | <10 €

Buona, eccome, la versione extra dry del Prosecco di Bele Casel. La zona è quella meno conosciuta, rispetto alla vicina Valdobbiadene, dei Colli asolani, sempre in provincia di Treviso. Ed è qui, in questa specifica versione, dove la bollicina incontra un grado zuccherino di poco più elevato che il prosecco appare particolarmente compiuto.

Perchè sembra particolarmente equilibrato, e mi riferisco in particolare al frutto, che trova una continuità inaspettata nei profumi, prima, ed in bocca, poi. Mela, pera, ma anche sentori floreali e fragranti diventano parte integrante di un tutto estremamente piacevole, secco, ma non tagliente, anzi.

Se questo prosecco avesse genere sarebbe femminile, ne sono certo.

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La grappa dei Fratelli Brunello

Grappa di Zibibbo di Pantelleria

Per esempio, sapevate che ci sono uve più adatte alla distillazione rispetto ad altre? Che scoperta, direte. Magari era anche informazione che ci voleva poco, a pensarci.
A pensarci, appunto.

Il fatto è che consumo pochi distillati, e di rado.

Questo particolare tasting panel quindi mi ha costretto a studiare, almeno un po’, e confrontarmi con una produzione di cui conoscevo pochissimo.

Bella sorpresa quindi questa selezione di grappe dei Fratelli Brunello: “I Ricordi”.
Uve rare, quasi dimenticate e particolarmente vocate a diventare grappa. Come la Casetta della Vallagarina, coltivata in pochi ettari intorno ai comuni di Ala ed Avio. L’Aleatico di Gradoli, dal Lago di Bolsena. O la Spergola di Scandiano, la provincia è quella di Reggio Emilia. Il Cataratto di Monreale ed il Frappato di Vittoria, storici vitigni siciliani.

E la grappa di Zibibbo di Pantelleria, quella della foto, ma è chiaro che io con i distillati arranco, che profumava di agrumi ed era molto morbida. Praticamente una carezza.