Amarone della Valpolicella Classico DOC “Il Velluto” Meroni 2000

L’occasione per tornare sull’Amarone è stata durante una recente degustazione dedicata alla Valpolicella. Non ne scriverò, sono ancora troppo acerbo a proposito di questo argomento che mi vede così vicino, sono nato a Verona, ma al tempo stesso così lontano per numero di assaggi e per feeling, una scintilla mai veramente scoccata.

Volevo però segnalare un vino che si distingueva in maniera netta per slancio ed eleganza. Un vino che rispetto agli altri è stato capace di esprimere profondità ma non peso, un Amarone della Valpolicella Classico caratterizzato da un bellissimo profilo olfattivo, tutto giocato su piccole ed eleganti note rosse impreziosite da goudron e cacao, da un’acidità vibrante e da un tannino di rara precisione. Era “Il Velluto” 2000 di Meroni, una bottiglia che costa circa 35 euro o poco più e che visti i prezzi che girano in Valpolicella è chiaramente il best buy della settimana. Ma pure del mese.

La garganega sui lieviti di Giovanni Menti

Avevo aperto l’editor con l’intenzione di scrivere di tutt’altro. Poi mi è venuta in mente la garganega sui lieviti di Stefano Menti e sono tornato indietro, l’ho bevuta troppe volte e con troppo godimento per non dedicarle un post. Si tratta di una garganega rifermentata in bottiglia che viene da una delle sue zone più vocate, da Gambellara, da vigne di circa trent’anni, la cui rifermentazione in bottiglia viene fatta ripartire con un po’ di mosto di Recioto e che costa molto meno di dieci euro. Is it that simple? Si, e via pedalare.

Mi piace da matti perchè è fresca, appagante, lineare. Al naso invita subito all’assaggio, lo stesso che dopo pochi secondi si rivela goloso, sostenuto e di gran beva. E poi funziona bene a qualunque ora, prima, durante e dopo cena. Scusate: sono uscito dal tracciato della solita degustazione, ma è bicchiere che bevo sempre con grandissimo piacere, e tanto mi basta.

Colli Trevigiani IGT, Conte Loredan Gasperini “Capo di Stato” 1997

C’è questa cosa che ultimamente mi fa rimanere affascinato da vini senza tempo, spesso quasi dimenticati nel cassetto e superati a destra da denominazioni capaci di imporsi con più facilità. Voglio dire, in quanti -oggi- pensando ad un grande vino rosso, uno di quelli capaci di sfidare il tempo grazie a caratteristiche come eleganza ed austerità, andrebbero con la mente alla provincia di Treviso?
Eppure il Capo di Stato è un vino piuttosto enorme per concezione e statura. Un taglio bordolese appena inusuale nell’uvaggio con cabernet franc e sauvignon a farla da padroni, affiancati da un po’ di merlot e di malbec. Un vino che nasce negli anni sessanta da vigne già allora vecchie ed il cui nome deriva dal Presidente francese Charles De Gaulle, a cui è stato poi dedicato il vino. Un taglio bordolese, come lo definisce Angelo Peretti, ante-parkeriano, fine, quasi tagliente nell’impostazione. I terreni rossi da cui nasce, ricchi di ferro, portano il luogo nel vino donandogli note cha spaziano dalla ruggine al lambic, dalla prugna al sangue, dalla liquirizia alla mora. Anche in bocca non si dona facilmente: inizialmente rigido si apre poi generoso grazie ad un tannino trascinante ed una morbidezza mai sfacciata. E poi il finale, decisamente sconcertante per lunghezza ed eleganza.

Un vino, un taglio bordolese, magnifico per impostazione ed espressività. Da non mancare.

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Valpolicella Classico Superiore DOC, Quintarelli 1996


Il mio ultimo bicchiere di Quintarelli è stato poco prima di Natale, a cena. Era un momento importante, uno di quelli in cui ci si rivede, si beve bene e tutti i discorsi che ruotano intorno alle tante bottiglie altro non sono che una proiezione del nostro benessere. Il nostro personalissimo “va tutto bene”. E insomma questo Valpolicella aveva spiazzato un po’ tutti. Prima di tutto per integrità, un vino in una forma che definire smagliante è quasi riduttivo. A partire dal colore ancora luminoso, tanto compatto quanto vivo, fino al naso, di rara eleganza con tutte quelle note ancora floreali, balsamiche, così nobili. E poi il sorso, un assaggio mai urlato che si esprimeva in un crescendo di raro equilibrio. Un grandissimo vino rosso che accarezzava il palato ma che non si tirava indietro, ancora così fresco. Un mostro di territorialità, la Valpolicella spremuta e messa dentro un bicchiere, un vero fuoriclasse.

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Questo brindisi è per Giuseppe Quintarelli, è mancato poche ore fa. Viva.

VSQ Silvano Follador, Metodo Classico Dosaggio Zero 2008

Prosecco | 15 €

A proposito di Prosecco, non troppo tempo fa mi ero imbattuto in questo metodo classico (si, esatto). La dimostrazione di quanto di buono -e di diverso- possa esserci tra i tanti milioni di bottiglie che tutti conosciamo, quelli più “cheap” che “alternative”. Un prosecco di personalità, elegante e definito.

Voglio dire, è un bicchiere in cui è facile trovare tutte le note tipiche del vitigno, in particolare per il frutto, mai troppo aggressivo. E poi i toni derivanti dalla vinificazione sui lieviti: quella leggera crosta di pane ben inserita in un contesto fatto di fragranze. In bocca la bevibilità la fa da padrone. Secco come ci piace, grande freschezza, una leggera acidità, un equilibrio che trova il proprio senso più compiuto sul finale dell’assaggio, particolarmente pulito.

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Recioto di Gambellara Classico DOCG Giovanni Menti, Albina 2006

Garganega | 15 €

Bella storia, quella del Recioto di Gambellara. Le uve, appese alle travi con il sistema che viene chiamato picaio, vengono lasciate passire per circa sei mesi. Il risultato, dopo, regala un vino carico ma mai aggressivo, capace di regalare una dolcezza di rara eleganza.

Quello di Menti ha un bellissimo colore dorato, vagamente ambrato, che al naso esprime il meglio di sé. Ad una frutta candita che richiama con forza idee di albicocca affianca note mielose e di noce moscata. Anche di cannella. In bocca è fresco, scorrevole, al centro dell’assaggio emerge una nota mandorlata di grande effetto che accompagna tutto l’assaggio. Mai troppo dolce, trova proprio in questa sua apparente austerità il suo equilibrio. Finisce pulito, non prima di aver espresso note più evolute.

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Recioto della Valpolicella Classico DOC Masi, Amabile degli Angeli 1998

Corvina, Rondinella, Molinara

– Il Recioto è uno dei due grandi vini dolci passiti rossi italiani. Ok, ce ne sono anche altri ma con il sagrantino è sicuramente il più importante.

– Passito? Vuol dire che è prodotto con l’antico metodo dell’appassimento delle uve. Durante la vendemmia si selezionano i migliori grappoli e si ripongono in piccole casse o graticci di bambù in fruttai dotati di finestre per una naturale ventilazione (bhè, ormai non lo fa praticamente più nessuno, che i ventilatori sono più affidabili, con alcuni limiti). Dopo circa tre mesi le uve perdono il 35-40% del peso originario, acquisendo una maggiore concentrazione. Ecco che quindi si può procedere alla vinificazione vera e propria, spesso accompagnata da un periodo di affinamento in legno. Questo il sunto.

Avevo scritto che si tratta di vini capaci come pochi di raccontare e rimandare al territorio dove sono nati. Bhè, forse. Perchè a proposito di questo particolare Recioto della Valpolicella ho trovato note stupefacenti, forse mai sentite in un altro bicchiere. Un esempio? Acciughe sott’olio. E poi una salinità straordinaria, come quando il viso è vicino alla sabbia, poco prima del bagnasciuga. Ma anche sentori fruttati, leggeri, fragranti. Miele e gomma. Un profilo olfattivo talmente sfaccettato che ogni volta non vedevo l’ora di tornare a sentire cosa stava per raccontare. Una sorpresa, una vera sorpresa. In bocca ecco tornare note più tipiche, in particolare sul frutto passito, ed una grande sapidità. Scorrevole, equilibrato, energico senza mai apparire sopra le righe. E, neanche a dirlo, con un finale di rara lunghezza.

– Si. Quando scrivi un post per punti e tutto il resto. Lo so, lo sapete.

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Valpolicella Ripasso DOC Cantina Valpantena, Torre del Falasco 2008

Corvina, Corvinone, Rondinella

Il Ripasso che viene dalla Valpolicella “allargata” è plausibile. Ha un bel colore rubino, di quelli concentrati e vivi. Al naso esprime una giusta sintesi di profumi di grande piacevolezza tra il frutto, rosso e croccante, ed un terziario più dolce, quasi speziato a ricordare un qualcosa di antico.
In bocca ha polpa, si lascia masticare. Il centro dell’assaggio poi è fragrante e, anche se non freschissimo, rimane molto pulito fino al finale, medio per persistenza.

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Amarone della Valpolicella Classico DOC David Sterza 1999


Corvina, Rondinella, Molinara | 25 €

Sempre vicino Fumane c’è un’altra piccola realtà, una cantina che è attiva da circa una decina d’anni ed i cui vini raccontano di un bell’equilibrio tra tradizione e modernità. Lui si chiama David Sterza e con Paolo Mascanzoni producono circa trentamila bottiglie dai propri vigneti intorno la struttura principale. C’è legno piccolo, ma è usato con lungimiranza e misura. C’è leggera concentrazione, ma è funzionale all’assaggio e mai fine a se stessa. C’è dinamicità, tanto in loro quanto nei vini che ho assaggiato.

L’Amarone 1999, in splendida forma, ha un bellissimo naso, pieno di sfaccettature da cui emerge una nota balsamica di grande profondità. Il frutto poi è ancora croccante, piacevole in tutto il suo distendersi. Ed infatti anche in bocca non paga in bevibilità, anzi. E’ Amarone lineare e forte, sostenuto ancora da note che giocano su toni legati alle freschezze. E poi finisce pulito, didascalico. E’ uno di quelli da non perdere.

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Amarone della Valpolicella Classico DOC Monte dei Ragni 2004

Corvina, Rondinella | 48 €

Monte dei Ragni è una piccola azienda nei dintorni di Fumane, Valpolicella. Incipit facile. La parte più complicata riguarda il racconto della persona, dell’esperienza, della visita. Perchè entrare nel mondo di Zeno Zignoli è un po’ come farsi trasportare in una realtà “altra”, fatta di equilibri contadini, di energie lontane dal mondo della viticultura industriale. Sono appena tornato a casa dopo un pomeriggio per cantine, e la mente è piena di informazioni e di spunti. Potrei scriverne, ma sarebbe difficile riuscire a trasmettere quella sensazione di accoglienza tipica della cantina. Per quello che vale la cosa migliore è forse quella di linkare i video che Andrea Gori ha realizzato qualche mese fa. Introducono la cantina. Chiariscono il personaggio. Sono qui.

Posso però dire con una certa sicurezza che il suo Amarone è uno di quelli che vi può fare letteralmente saltare dalla sedia, che cose così non le avete mai assaggiate. Eleganza. Finezza. Profondità. Un vino lontano anni luce dagli Amarone fatti di concentrazione e polpa. Certo, c’è succo, ma è un energia che lo porta verso l’infinito, che si integra perfettamente in un contesto fatto di acidità e freschezza, a ricordare grandi cru che con la Valpolicella hanno poco a che fare. I profumi? Netti, definiti, di frutta, con una florealità tanto semplice quanto vibrante. Un sottofondo più verde e speziato, complessità più verticale che orizzontale. In bocca poi ha una bevibilità infinita, impossibile resistere al primo bicchiere. Poche bottiglie per un emozione di grande finezza, con un finale di rara eleganza. Costa, ma vale.

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