Alto Adige Chardonnay DOC Cantina Terlano 1995

Chardonnay | 50 €

Si, si potrebbe certamente aprire una parentesi dedicata alla straordinaria qualità media di tutta la produzione dei Produttori di Terlano. Appena una quindicina di ettari che regalano vini bianchi di assoluto spessore, sempre eleganti, minerali, con quella marcia in più. Una cantina del cuore.

E si, si potrebbe anche dire che lo Chardonnay, quello che affina per nove anni prima di essere finalmente imbottigliato, è vino che difficilmente non centra il bersaglio. Diverso nelle sfumature ma sempre eccellente, immancabile.

Il 1995, per dire, ha un profilo olfattivo indimenticabile. Perfetto nel coniugare la delicata fragranza del frutto ad una mineralità mai stanca. Ampio, con una leggerissima tostatura a dargli un’ulteriore profondità e a introdurre un’assaggio incredibile per vitalità e per freschezza. Uno di quelli che, alla cieca, non penseresti mai ad una vendemmia di sedici (sedici!) anni fa. In bocca è struggente per compostezza, appena morbido senza mai apparire sopra le righe, di grande armonia. Chiude particolarmente lungo su una nota appena più amarognola e pensi sia certamente uno dei più grandi, in Italia di sicuro.

L’unico rammarico è sapere che questa era l’unica bottiglia in cantina. E si, rimarrà stampata nella memoria, quella dei migliori assaggi. Anche se non è esattamente la stessa cosa.

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Alto Adige Schiava DOC Girlan, Gschleier 2003

Schiava

Quello che stupisce della schiava di Girlan è il saper coniugare profondità e levità, quel suo essere straordinariamente bevibile e mai scontata, le sfaccettature di un bicchiere raro da trovare, impossibile da ignorare.

Il 2003, annata particolarmente fortunata, dimostra quanto questo vitigno, solitamente destinato al consumo sul breve termine possa regalare in fatto di evoluzioni. Positive, s’intende. Difficile pensare ad una schiava, in particolare per colore e profumi. Scura, tendente al granato. C’è una speziatura gentile, un frutto vagamente passito (amarena, ciliegia), un contorno fatto di sentori evoluti, quasi a ricordare l’inchiostro.
In bocca ha una personalità mai vista, così leggiadra, caratterizzata da una bocca straordinariamente equilibrata, nitida, struggente. La trama tannica è componente mai doma ma al tempo stesso mai sopra le righe. C’è freschezza, eccome, e una leggera punta di acidità sul finale che, immediato, richiama il sorso successivo. Una schiava limpida nel suo essere quasi antitetica alla tipologia, buonissima. Anzi, indimenticabile.

[s5]

Vigneti delle Dolomiti Pinot nero IGT Dalzocchio 2008

Pinot nero | 25 €

Spettacolare pinot nero, quello di Elisabetta Dalzocchio. Una scoperta inattesa, folgorante, piacevolissima.

La storia è quella di una piccola cantina vicino Rovereto, due ettari a bosco e due a pinot nero. Conduzione biologica, rese basse, un microclima temperato dal vicino Lago di Garda. Sembra tutto così semplice, e invece il pinot nero è vitigno ostico, va capito a fondo se lo si vuole accompagnare senza intervenire. Ecco, pare che da queste parti lo si conosca bene, in particolare alla luce del risultato. Un vino dal sapore di grande cru francese (nella migliore accezione del termine), fresco, godibile ed al tempo stesso concentrato, succoso, struggente.
Straordinariamente tipico, in bocca è un crescendo inarrestabile, i cui toni giocano in continuazione sul bordo dell’equilibrio senza mai scomporsi, senza mai apparire magri od opulenti. Adesso, mentre torno in continuazione ad annusarne i profumi ed assaggiarlo timidamente mi sembra così elegante, fine, al tempo stesso con un’anima più ruvida, a regalare forza e vigore.

Un pinot nero buonissimo.

[s5]

Vallagarina IGT Eugenio Rosi, Poiema 2006

Marzemino | 15 €

Marzemino quindi. Un interpretazione, quella di Eugenio Rosi, all’ennesima potenza pur senza necessariamente giocare su toni urlati, anzi. Questo è il risultato di uve mature che vengono lasciate appassire per un breve periodo, “come si faceva una volta”. All’affinamento in piccole botti di ciliegio il compito di finire il lavoro.
Il risultato? Un marzemino certamente concentrato ma capace di coniugare grande eleganza e corpo. Profumato e piacevole esprime note estremamente fini, tanto fresche quanto croccanti. Ha una bocca di gran gusto, certamente secca e con una leggera astringenza che lo rende adorabile. Si distende lungo tutto il palato grazie ad una grande finezza gustativa, piacevole preludio ad un finale che scala con delicatezza. E gran pulizia.
Il marzemino più intrigante.

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Vallagarina DOC Eugenio Rosi, Esegesi 2004

Cabernet sauvignon, Merlot | 15-20 €

Mi sono imbattuto nei vini di Eugenio Rosi in più di una manifestazione, da Genova a Merano, e se c’è un vino che mi è sempre piaciuto follemente è il suo marzemino (e allora apriamo questa parentesi, che è vino di cui colpevolmente non ho ancora scritto, ma prometto: rimedio subito).
La sua è una bella storia, da quando ha lasciato il suo lavoro di enologo per mettersi in proprio fino al diventare, oggi, un riferimento che va oltre la semplice di zona di produzione (altra parentesi, che andare a trovarlo è cosa che mi ripeto in continuazione).

L’Esegesi 2004 è il suo taglio bordolese che, a dire il vero, oggi risulta particolarmente compatto e piuttosto diverso da versioni più giovani come il 2006 -assaggiate alle manifestazioni di cui sopra. Granato, racconta di spezie scure, di sottobosco, di piccoli frutti come la mora. In bocca è particolarmente concentrato, fatica a distendersi ma quando lo fa dimostra tutta l’espressività di cui è capace. Il centro dell’assaggio infatti è ricco di componenti, forse anche più fresco di quanto era parso precedentemente e preludio ad una persistenza di grande spessore. Un bicchiere che richiede concentrazione.

[s3]

Alto Adige Pinot Nero DOC Castelfeder 2008

Pinot nero | 10 €

Ecco un Pinot nero di quelli che entrano di diritto nella lista della spesa. Cioè, a questo prezzo ha il suo bel perchè. Voglio dire, c’è un po’ tutto quello che è possibile cercare nella tipologia, magari senza stupire, ma certamente senza sfigurare. Se mi spiego.
Bella la trama olfattiva, non così profonda ma certamente piacevole. Aromi tipici: cacao, caffè, mora per un colore di quelli un po’ scarichi. In bocca la caratteristica che rimane impressa è questa grande bevibilità, che porta immediatamente a cercare il secondo bicchiere. Paga un po’ di freschezza ma che belli tutti quei profumi che ritornano propotentemente subito dopo il sorso. Media persistenza, ma è problema relativo: neanche il tempo di accorgersene che la bottiglia è finita. Garantito.

[s3]

Teroldego Rotaliano DOC Cipriano Fedrizzi, Teroldigo 2009

Teroldego | 15 €

Coltivo le uve di teroldego nel cuore del Campo Rotaliano, nell’antico alveo del fiume Noce, dove, con lo scorrere delle acque e del tempo si sono accumulati grandi quantità di sedimenti pietrosi provenienti dalle Dolomiti del Brenta. Raccolgo i grappoli a piena maturazione e vinifico secondo un metodo utilizzato dalla mia famiglia fino agli anni ’50 del secolo scorso. La fermentazione generata da lieviti indigeni avviene in vasche di cemento, la macerazione sulle bucce non supera i cinque giorni. Il vino dopo un travaso affina per cinque/sei mesi. Verso la fine di aprile il Teroldigo va in bottiglia”.

E se serve aggiungere altro mi posso limitare a dire che è un piccolo miracolo, un teroldego capace di riappacificare con la tipologia, straordinariamente vivo, snello, bello in tutte le sue sfumature. E poi che succo, in bocca schiocca in un perfetto coniugarsi tra forza ed eleganza.
Se il 2011 inizia con una scoperta così ci sono tutte le premesse per un grande anno.

[s4]

Alto Adige DOC – Kettmeir, Athesis Brut

Pinot bianco 50%, Chardonnay 30%, Pinot nero 20% | 15 € | Sboccatura: Estate 2010

Che l’Alto Adige sappia regalare bollicine di grandissimo spessore è cosa nota, il pensiero corre veloce allo straordinario lavoro di Alois Ochsenreiter con la sua Haderburg. Tra gli altri, da queste parti ci si ricorda ancora con grande emozione uno straordinario Hausmannhof 1997, di quelli che sarebbe davvero bello poterne avere ancora una o due in cantina. Ma tanto è sempre così, no?
Kettmeir -cantina del Gruppo Santa Margherita- è appena più a nord, ed il suo essere proprio a Caldaro va idealmente a chiudere il breve tour di questi ultimi giorni tra quelle bellissime vigne, dove la schiava in particolare mi ha un po’ rapito, forse per il suo essere un po’ vitigno understatement, di quelli che non urlano e che preferiscono sussurrare, se rendo l’idea.

Il brut, dicevo. E’ bollicina piacevolissima, che coniuga cremosità e freschezza in un bicchiere di grande bevibilità. Da una parte il frutto, in particolare al naso, che riporta la mente verso la pesca, con i lieviti a regalare una sorta di profondità più dolce, quasi cremosa. Dall’altra il piacere di ritrovarsi sempre a riempire il bicchiere, che la freschezza non è un’opinione. Una bella architettura quindi, e poi un bel finale di frutta più secca, mai scontata.

[s4]

Che poi ho un felice ricordo di questa bottiglia. Ero con i piedi immersi fino alle caviglie nell’uva -una sorta di pigiatura- ed in mano un calice. Anzi, di quel momento c’è anche una testimonianza (!) video. La degustazione è di Andrea Gori, la regia mia (regia?).

Alto Adige Sauvignon DOC – Manincor, Lieben Aich 2009

Sauvignon | 15-20 €

Manincor è una cantina da togliere il fiato, integrata com’è nella collina e con il panorama circostante. Era passata anche per Architetti al servizio della vinificazione, tanto mi aveva colpito la prima volta. Quelle immagini però non rendono giustizia, ed il mio consiglio è quello di guardarle attentamente sul loro sito, grandezza permettendo, che trentamila metri cubi interamente interrati non sono noccioline. Se poi ci si accorge che tutto guarda il più possibile al massimo rispetto, inteso in senso naturale, dei processi di lavorazione, lo stupore è forse ancora di più.

Perché il sauvignon però? Perchè è straordinariamente pulito ed espressivo, perfetto biglietto da visita per una cantina che vale molto più della visita. E’ uno di quei sauvignon che non strizzano mai l’occhio, quasi ad essere custodi di una certa austerità. E’ uno di quelli che giocano su toni minerali, sapidi e, in bocca, straordinariamente freschi. Dietro al verde che ricorda così nitidamente il varietale c’è poi una nota affumicata, che affascina ed intriga. Non sfugge via, a renderci partecipi di un’architettura tutt’altro che esile. Ed è lì che stupisce, che nonostante una certa struttura sembra sempre essere leggero ed inafferrabile. Di rara eleganza.

[s4]

Alto Adige Kalterersee Classico Superiore DOC – Erste+Neue, Puntay 2009

Schiava | 10-15 €

Capita di rado di postare senza una fotografia, ma purtroppo in quel momento l’attimo è sfuggito. Poco male, mi sono detto: domani posso rimediare a Merano, al Wine Festival. Invece la schiava è vino che sfugge da queste logiche, almeno apparentemente. E’ vino che non viene portato fuori dall’azienda, che l’idea (forse) è che non valga l’assaggio.
Ed è un peccato, che è così delicatamente espressivo da innamorarsene. C’è una leggera concentrazione sia al colore che nei profumi, particolarmente fitti, ma che riesce a rimanere snella e sempre convincente. Sarà grazie a quella leggera spalla acida. Ad una leggera tensione, anche sul finale. O forse in generale alla capacità di essere poliedrico negli abbinamenti. Ecco, rimane il fatto che è vino consigliato, di quelli giusti.

[s3]