Il Barrosu Riserva 2010 di Giovanni Montisci

Io per esempio al Cannonau (e ai grandi Cannonau) sono arrivato un po’ tardi. Ah, qui poi dovrei aprire una lunga parentesi a proposito del gamay, varietà coltivata non lontano da Perugia ed in particolare nell’ampia zona dei Colli del Trasimeno, strettissima parente del primo e praticamente del tutto inespressa ai livelli che gli dovrebbero competere: in questo senso ho più di un’idea. Chissà.

Cannonau, dicevo. Giovanni Montisci in quel posto che mi dicono essere pazzesco che porta il nome di Mamoiada, la provincia è quella di Nuoro, coltiva appena due ettari di vigneto da cui produce due vini rossi di enorme spessore espressivo: il Barrosu Riserva ed il Barrosu Riserva Franzisca. Bevuti a strettissima distanza l’uno dall’altro, saranno passati sì e no una quindicina di giorni, ne sono rimasto letteralmente folgorato, a dire poco. Entrambi 2010, roba da mettersi alla finestra ad ululare alla luna tale è la complessa intensità con cui si svelano e con cui tramortiscono. Sia chiaro, nessun particolare peso specifico, nessuna eccessiva concentrazione muscolare, anzi. Vini declinati su belle sfumature di rosso rubino la cui eleganza mediterranea è così sussurrata, fine e distesa che li porta ad avere un solo limite: finiscono troppo in fretta. E se è vero che tra i due ho preferito il primo è anche vero che si trattava di un’incollatura, e che forse il secondo avrà maggior vita. Vedremo, rimangono comunque due dei Cannonu più gustosi, selvatici e al tempo stesso aggraziati, abbia mai assaggiato.

A ripensarci quello che è certo è che si tratta di ritardo imperdonabile e difficilmente colmabile (nel dubbio però vado a cercare in cantina, tempo fa avevo intravisto dietro ad uno scaffale alcune vecchie bottiglie di Gianfranco Manca).

Isola dei Nuraghi IGT – Panevino, Tankadeddu 2008


Cannonau, Monica, Carignano | 20 €

Ed è iniziato il Salone del Gusto, Slow Wine è finalmente in libreria ed il fatto di non riuscire ad andare a Torino è frustrante ma va bene, i tanti amici mi racconteranno digitalmente di queste belle giornate. L’autunno finalmente vira deciso verso temperature amiche e la sciarpa è sempre lì, intorno al collo. Tutto quindi va avanti, i Kings of Convenience suonano nello stereo con la stessa trascinante convinzione di sempre e Mad Men ci ha lasciati anche quest’anno con un finale di stagione impeccabile per purezza. Tutto scorre, come se non ci fosse mai nessun vero sussulto, come se fosse sempre tutto uguale. Poi però ti imbatti in Panevino e bum, questa sensazione ovattata scompare immediatamente, e la mente vola veloce lungo le colline della provincia di Cagliari e pensi al caldo e all’energia dell’estate, come se fosse possibile volare sopra le vigne e capire, in quel momento, la perfetta sintesi del mediterraneo nel bicchiere. Perchè Tankadeddu è così, scuro ed affascinante come solo alcuni vini di questo sud sanno essere. Viscerale, racconta di terra e di calore. E’ profumatissimo e ha un succo che vorresti non andasse mai via, eccoti a prenderne subito un altro bicchiere. E in etichetta la firma: Gianfranco Manca vignaiolo sulla terra senza l’utilizzo di alcun correttivo e conservativo. Datemi una botta in testa e svegliatemi. Anzi, forse è meglio di no.

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Isola dei Nuraghi IGT – Vigne Surrau, Rosso Surrau 2007

Cannonau, Carignano, Cabernet sauvignon, Muristellu | 15-20 €

Torno un momento sui vini di Vigne Surrau, che a due Vermentini di sicuro interesse affianca una gamma di rossi dal deciso carattere mediterraneo. Il Rosso Surrau, forse il più espressivo dei tre, ha quella grinta, quella spinta, che ad un bicchiere facilmente ne segue un altro.

Cioè, davvero credo riesca a coniugare struttura, velocità – nel senso che non stanca, che non riempie la bocca di sensazioni stanche – ed una bella idea di morbidezza, senza mai esagerare in nessuna di queste componenti. E’ duemilasette, eppure c’è freschezza, in particolare del frutto. Poi un qualcosa di speziato porta la mente appena più in profondità, a prepararla ad un assaggio caldo, in cui una sapiente trama tannica incontra un succo ed una polpa funzionali ad un equilibrio dal sapore definito. Appena costoso forse, ma piacevolissimo.

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Vermentino di Gallura Superiore DOCG – Vigne Surrau, Sciala 2009


Vermentino | 15-20 €

E’ cantina piuttosto giovane, Vigne Surrau, ma dallo stile già piuttosto definito. Moderno, non gratuitamente modernista.
Il Vermentino Superiore, per dire, ha una pulizia rara ed una finezza difficile da trovare, altrove. Riesce ad essere in un certo modo piramidale, almeno a livello di aromi. C’è frutto, fiore, fragranza. Pulizia, ecco. In bocca scorre deciso, torna velocemente sulle tanti profumi per poi distendersi su di un perchè fatto di equilibri. Netto, coniuga la voglia di lasciarsi trasportare dalla brezza marina con il calore delle colline dell’entroterra, d’estate. E poi finisce pulito, definito, lungo. Una bevuta calda e solare, nella migliore accezione del termine.

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Vermentino di Sardegna DOC – Giovanni Cherchi, Tuvaoes 2007

Giovanni Cherchi Tuvaoes 2007Uvaggio: Vermentino

Vermentino dagli aromi intensi e complessi. Caldi. Di frutta gialla. Sentori floreali e minerali con una bella profondità. Ve lo ricorderete facilmente. Il corpo, il cui tenore alcolico non si nasconde dietro a niente, racconta di un vino equilibrato, con una bella sapidità ed acidità. La persistenza è davvero notevole, e, sarà perchè ho voglia di mare e di vacanze, ricorda i tramonti, quelli sulla spiaggia. Sbaglio?

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Vermentino di Sardegna DOC – Vigne Deriu 2007

Vermentino_DeriuUvaggio: Vermentino

Di Deriu – del suo Cannonau – avevo scritto qui. Oggi Vermentino. Che mi è piaciuto molto perchè molto fresco. Estivo, direi. Giustamente brillante e giallo paglierino. Sentori floreali, di salvia, di rosmarino, di frutta bianca. Bella bocca: sapido, equilibrato ma con una bella tensione che rimane fino al finale, di media persistenza e leggermente mandorlato.

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Un ulteriore ringraziamento, poi, all’azienda per il campione gentilmente inviatomi.

Cannonau di Sardegna DOC – Vigne Deriu 2006

DeriuUvaggio: Cannonau

Incredibile ma vero. Qualcuno deve aver letto nella colonna a destra la dicitura “per mandargli campioni da recensire, sareste i primi, etc etc” ed ha agito di conseguenza. Ho ricevuto dall’Azienda Agricola Deriu due tipologie di vino: il loro Cannonau ed il loro Vermentino. E colgo l’occasione per ringraziarli. Di cuore.

Il Cannonau di Deriu sa di Sardegna. E’ vivo, ed il legame con la terra è evidente. Il colore è rosso rubino scuro, con una leggera tendenza al granato. Non è concentrato e non è leggero. E’ giusto. All’esame olfattivo emergono principalmente frutti rossi – ciliegia, mirto – e sensazioni speziate – pepe nero, vaniglia – e leggermente eteree. In bocca è molto equilibrato. Il tannino lega tutte le componenti. E’ asciutto, ma non per questo scontato, anzi. Il finale ritorna su una nota di frutta rossa, leggermente sotto spirito. L’ho bevuto dopo cena con un paio di pecorini di gran corpo e non ha sfigurato affatto.

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Sardegna IGT – Capichera, Vermentino 2006

Uvaggio: Vermentino

Bevuto con uno spettacolare piatto di spaghetti alla chitarra con lumachine di mare, calamaretti e creste di gallo, non sfigurava affatto. Elegante nella sua freschezza, colpisce per i profumi e per la pulizia dei sapori. Al di là del colore, giallo paglierino brillante, con riflessi che sterzano sull’oro bianco, quello che mi è piaciuto di più è certamente il naso: minerale, fruttato, floreale. Come detto, in bocca rimane equilibratissimo, un momento sapido, un momento fresco, un momento caldo, un’onda perfetta fino alle sfumature fruttate finali.

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