Giorno uno: Offida, Aurora e il pecorino


Giornata spettacolare oggi, me ne sono reso conto in un momento preciso: stavo salendo in macchina lungo una collina vicino Offida e dietro una curva, così, all’improvviso, sono sbucate le montagne con una nitidezza ed una maestosità da lasciare abbastanza senza fiato. Tutte quelle cose lì: cielo blu, colline verdi, neve bianca. Solo che erano colori particolarmente colorati, se mi spiego.

Ero già stato ad Offida, era l’anno scorso per una tavola rotonda, ed avevo già assaggiato alcuni dei vini di Aurora, cantina di cui si dice in giro un gran bene. Da parte mia non posso fare altro che confermare l’ovvio: L’Offida Pecorino “Fiobbo” 2010 è buonissimo e anche di più. Gentile e delicato ma al tempo stesso severo nell’esprimersi, entra nel palato con una forza spiazzante. Rimane teso, tesissimo grazie ad una componente sapida affascinante che, affiancata a note più dolci e vagamente ossidative, regala un assaggio di purezza e complessità. Una grande sorpresa.

In foto uno dei vigneti di Aurora, quello del montepulciano (a conduzione biodinamica, come gli altri). Sullo sfondo, lontano, il Gran Sasso.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC – Santa Barbara, Le Vaglie 2006


Verdicchio | 10-15 €

La settimana scorsa sono rimasto senza fiato nell’assaggiare un bianco straordinario. Era un Villa Bucci, era la riserva, era un 1997. Ma soprattutto era un Verdicchio.
Nell’immaginazione collettiva è difficile pensarlo così, con dieci anni sulle spalle e con un’eleganza che ti porta via. Sottile, profumatissimo, puntuale.

Certo non era la stessa cosa, ma alcune di quelle sensazioni le ho ritrovate pochi giorni dopo, recuperando dalla cantina il Le Vaglie di Santa Barbara.
Fresco e con quella frutta che accenna ad una piacevole evoluzione. Il suo non essere scontato e la capacità di rimanere vibrante durante tutto l’assaggio. Soffice ed avvolgente. Da bere e da abbinare con soddisfazione.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC – Fattoria San Lorenzo, Vigna delle Oche 2005

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOC - Fattoria San Lorenzo, Vigna delle Oche 2005

Uvaggio: Verdicchio | Prezzo: 10-15 €

C’è poco da fare. I Verdicchi di San Lorenzo sono bevute amiche, non tradiscono mai. Profumatissimi e piacevolissimi sembrano la coniugazione ideale tra grande bevibilità e giusta complessità. E forse è troppo facile scriverne bene, direte.
Questo, il Riserva, è bello da vedere e profumato da sentire. Giallo paglierino brillante è gentile nei suoi aromi di frutta bianca e gialla, nei sentori erbacei ed appena minerali. Il temperamento, in bocca, è incisivo. Stupisce per le corrispondenze, per l’insieme prima, per i singoli frutti che ritornano didascalici, poi. Entra dritto, si allarga riempiendo di sensazioni positive il palato, e rimane teso fino a finire piano piano lasciando un ricordo felice. Stupisce sempre, praticamente.

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Marche IGT – La Distesa, Nur 2006


Uvaggio: Trebbiano, Verdicchio, Malvasia

Ti avvicinerai al bicchiere affascinato, attirato da un colore di rara bellezza. Ancestrale, quasi, è oro antico, limpidissimo e carico di luce propria. Solo una macerazione sulle bucce può portare tanto estratto, penserai. Il naso è maschio, diretto. Al di là dei riconoscimenti di frutta gialla, di uva matura, troverai un sottofondo minerale ad impreziosirne il bouquet. Grande spalla acida, al prima assaggio, ma era prevedibile. Poi ti accorgerai di una profondità inaspettata, di una certa pungenza, e di una sensazione di grande pulizia generale. Non molto persistente, penserai, sul finire l’assaggio, che rimarrà comunque vivo, nel ricordo.

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Rosso Piceno DOC – Fattoria San Lorenzo, Vigna di Gino 2005

GinoUvaggio: Montepulciano 60%, Sangiovese 40%

Approciato il bicchiere subito emerge la sensazione di avere a che fare con una percentuale davvero importante di Montepulciano. Al di là del colore, molto concentrato, al naso le sensazioni sono scure ed arcigne, seppur estremamente fini. E’ vino che non passa per affinamenti in legno, se non per un piccolo 10%, in tonneaux per un anno. Forte l’acidità, che lo rende schietto ma non necessariamente scontato, anzi. Chiude con un bel finale, rimaneno in linea con sé stesso ed esprimendo una certa ruvidità, che non vuole essere termine negativo: è sensazione che a me è piaciuta molto.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC – La Distesa, Gli Eremi 2004

Gli EremiUvaggio: Verdicchio

Certo è che inizialmente la carica derivata dal passaggio in legno si faceva sentire in un modo piuttosto importante e tendeva a coprire tutta la grande carica aromatica sullo sfondo. Poi, dopo una mezz’ora scarsa, eccolo fare capolino in tutta la sua complessità. Sentori floreali, fruttati, speziati. Salvia, peperone, menta, vaniglia, gesso, con una importante sensazione minerale a dare spessore al tutto. La bocca è piena, con un’ottima spalla acida. Molto armonico, sul finale ritornano molti degli aromi dell’esame olfattivo. Assaggio notevole. Molto.

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Lacrima di Morro d’Alba Passito DOC – Luciano Landi 2004

Lacrima di Morro d'Alba Passito DOC – Luciano Landi 2004Uvaggio: Lacrima di Morro d’Alba

Bhè. Non avevo programmato di scrivere un secondo post, questa sera. A dire la verità avevo aperto skype e faccialibro, nella speranza di vedere qualcuno online per scambiare qualche battuta. Dopo avere notato il deserto mi sono reso conto che in fondo è la sera di Pasqua, e pare che a casa non sia rimasto nessuno. Quindi eccomi, con una bottiglia stappata un paio di giorni fa ed acquistata nel 2006 in una piccola e deliziosa enoteca in cima a corso Garibaldi, a Perugia. Uh. Ma come si chiamava? Ci sarà ancora?
Questo Lacrima passito ha un colore concentrato, rosso rubino scuro, che a tratti sterza sul violaceo. Gli odori sono piuttosto intensi, mi vengono in mente la viola, le ciliegie mature, il pepe nero, anche se appena accennato. In bocca ha un buon corpo, è pieno, è armonico, ha un finale piuttosto lungo di frutta di bosco. Detto questo vi saluto. Buona Pasqua.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC – Fazi Battaglia, Titulus 2006

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC – Fazi Battaglia, Titulus 2006

Uvaggio: Verdicchio

Eccoci quindi con un’altra puntata della nostra serie preferita: i vini del supermercato. Abbiamo precedentemente assaggiato vini siciliani come australiani, toscani ed altoatesini. La domanda è: si beve bene al supermercato? La risposta ufficiale è: ni. Si bevono prodotti molto standardizzati, non cattivi, non eccellenti. Roba da grandi numeri, insomma. Al verdicchio di Fazi Battaglia però voglio bene. Sono quindi sbilanciato. Sono affezionato a questa bottiglia perchè quando ero piccolo si beveva questo, a pranzo soprattutto. Magari è stato anche il mio primo assaggio! La forma della bottiglia, inconfondibile, è la stessa da una vita. E vogliamo parlare del piccolo papiro legato al collo? Chi di voi non lo ha mai letto? Fantastico.
Anticipato questo, parliamone. Com’è il Titulus? E’ sopra la media, per la GDO. E’ abbastanza elegante, se bevuto alla giusta temperatura. E’ giallo paglierino con riflessi verdolini. Ha un naso abbastanza complesso, floreale e fruttato. In bocca è fresco, ha un corpo discreto ed una persistenza non infinita ma neanche che si perde.. Si lascia bere con piacevolezza, scusate se è poco.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC – Umani Ronchi, Casal di Serra 2006

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC – Umani Ronchi, Casal di Serra 2006Uvaggio: Verdicchio

Al di là delle degustazioni, in cui -quasi- sempre scopro cantine e vini di cui ignoravo l’esistenza, mi piace venire a conoscenza di realtà che conoco poco in situazioni differenti. Una bella occasione è stata la prima cena organizzata da Identità Golose al ristorante del Westin Palace. Moreno Cedroni, Chef della Madonnina del Pescatore a Senigallia e del Clandestino a Portonovo, presentava alcuni dei suoi piatti. Bello perchè si ha la possibilità di gustare ristoranti non facilmente raggiungibili. Meno bello perchè volete mettere stuzzicare i “rigatoni all’arrabbiata con alici, melanzane e salsa all’aglio” in riva al mare, magari al tramonto, nella splendida cornice del Clandestino?

Questo il menu della serata:
L’insalata di mare si dà le arie al limone; Il baccalà che salo io con cipolla stufata e zuppa di pane; Spada 35° alla pizzaiola con gelato al cappero; Rigatone all’arrabbiata con alici, melanzane e salsa all’aglio; Caesar salade di tonno; Magnus; Cremoso di cioccolato al latte e wasabi con gelato al baleys e sesamo tostato; Il tropico del cancro.

Per l’occasione in abbinamento alcuni vini della Umani Ronchi, storica azienda marchigiana. Il Casal di Serra è il vino, tra quelli presentati, che mi è piaciuto di più. Un verdicchio davvero buono, vero, se mi passate il termine. Aveva un naso piacevolissimo ed in bocca era caratterizzato da una freschezza e sapidità da manuale.

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Marche IGT – Umani Ronchi, Maximo 2004

Marche IGT – Umani Ronchi, Maximo 2004Uvaggio: Sauvignon

Parte alla grande, si sentiva il profumo dal tavolo, senza dover infilare il naso nel bicchiere. Poi ha un colore bellissimo, oro pieno. Profumi molto intensi e complessi. Questo essere “tanto” si ritrova poi in bocca, a scapito di un po’ di freschezza. Davvero una grande conclusione, mentre sul tavolo, lungo la linea del Tropico del cancro di Cedroni, veniva gustata la piccola pasticceria.

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