Franciacorta DOCG – Fratelli Muratori, Villa Crespia Novalia Brut N.V.

Villa Crespia NovaliaUvaggio: Chardonnay

Il colore rende. E’ quel giallo paglierino intenso e luminoso che non può non piacere. Anche il perlage è bello, magari non finissimo, ma persistente il giusto. Poi, a sentirne gli aromi si dirà che appaiono abbastanza puliti, con una leggera nota di lieviti e di panificazione in evidenza su di un sottofondo agrumato e decisamente floreale. In bocca attacca deciso, grande freschezza ed una leggera nota alcolica, dicono le mie note scritte con maleducazione su di un foglietto volante. E’ Franciacorta corretto, complessivamente caratterizzato più da note intense che note che giocano sulle complessità. Sul finire, rimanda a delicate sensazioni lievemente fruttate, ricordandoci che è Chardonnay in purezza. O blanc de blancs, fate voi.

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Da Collina del Sole il nuovo comunicato di Paolo Caorsi

Ieri ha fatto capolino nella mia casella di posta elettronica la comunicazione sul nuovo video di Paolo Caorsi, ormai un cult, è evidente, dalla sua Collina del Sole.* Affronta, mi sembra siano ancora in pochi a porsi la questione, l’imminente cambio di di denominazioni con l’entrata in vigore della nuova organizzazione comunitaria di mercato e l’identificazione delle DOC e delle DOCG con il sistema delle DOP. A modo suo: imperdibile.

*Dei suoi primi video ne avevano già parlato Fiorenzo qui, Fabio qui e Gianpaolo qui e qui, tra gli altri.

Franciacorta DOCG – Gatta, Molenèr Brut 2000

GattaUvaggio: Chardonnay 70%; Pinot nero 30%

Franciacorta molto esatto, in questa declinazione millesimata di Gatta. Già dal naso si intuisce una certa giustezza stilistica, nel suo essere intenso, lineare nell’espressione di sensazioni fruttate, polpa bianca, fragranti e caratteristiche del metodo classico. In bocca è certamente piacevole. Inizialmente pieno e morbido, si affievolisce trovando l’equilibrio dopo qualche secondo. Bella anche la persistenza, con un ritorno bello e preciso delle note olfattive.
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Dirty Sexy Money – 1×04 – Il Chiavennasca

Dirty

Dirty Sexy Money è innegabilmente una serie piuttosto insipida. I suoi personaggi sono perlopiù antipatici e rappresenta una New York così patinata da fare innervosire. Si salvano Donald Sutherland, magari non al meglio della forma ma sempre grandissimo, e William Baldwin, perfetto nel ruolo di bambolone.

Detto questo, il titolo della quarta puntata della prima stagione è “Il Chiavennasca”. La trama è piuttosto semplice: il protagonista viene in Italia per trovare dei documenti che fanno parte di un complotto (uno dei tanti). Tripp, Donald Sutherland, scopre che non tutti i suoi figli sono suoi (storia degna dei migliori Beautiful). Una delle figlie sorprende il fratello a letto con la migliore amica (di lei, capirai). Tripp, poi, ricorda con piacere il vino rosso che beveva da queste parti. Il Chiavennasca, appunto.

Insoma, tutto questo per dire che Il Chiavennasca non è altro che il Nebbiolo che viene dalla Valtellina.

Altre info qui.

Garda DOC – Bertagna, Rosso del Chino 2003

BertagnaUvaggio: Merlot

Il Merlot che viene dal mantovano, inaspettatamente, stupisce. Rosso rubino scuro tendente decisamente al granato ha un naso fascinevole, rispettoso, pulito. I riconoscimenti sono rossi, scuri, profondi. Ma anche erbacei e di una speziatura elegante. Equilibratissimo, dopo cinque stagioni, ha una tannicità polverosa che bene si sposa con la sua naturale morbidezza. Ma non finisce come un veccho, anzi, rimane teso e tirato, anche grazie ad una vena alcolica ancora vigorosa.

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VSQ – Berlucchi, Cuvée Imperiale Max Rosé N.V.

BerlucchiUvaggio: Pinot nero 50%, Chardonnay45%, Pinot bianco 5%

Bollicina piuttosto dritta, la rosa base di Berlucchi. Certo, niente a che vedere con lunghi invecchiamenti e grandi complessità, ma piacevole per freschezza e corredo aromatico. Il perlage è fine e bello da guardare ma quello che stupisce è la franchezza degli aromi. Frutta rossa giovane, fiori, sensazioni minerali e fragranti. In bocca l’attacco è secco e una nota di delicata freschezza lo tiene in piedi e si affianca ad una intensità inaspettata. Finisce piano piano, appena evanescente.

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La foto viene da Appunti digòla, c’è scritto che del materiale di quelle pagine se ne può abusare.

Valtellina Superiore, Inferno DOCG – Triacca 2004

Triacca 2004Uvaggio: Nebbiolo

E’ incredibile come in Valtellina basti fare poche centinaia di metri in un senso o nell’altro per assaggiare interpretazioni del nebbiolo così differenti. E’ affascinante. L’Inferno di Triacca ha un naso pungente ed appena addolcito, che ricorda più la rosa rossa che un frutto importante. In bocca è elegante, non pieno. Il tannino è piacevole. La nota eterea che si trascina sul finale non disturba ma lo rende più pulito.

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Terre di Franciacorta DOC – Barone Pizzini, Curtefranca Rosso 2006

Curtefranca Pizzini 2006Uvaggio: Cabernet, Merlot, Barbera, Nebbiolo

Il Curtefranca rosso, assaggiato subito dopo il bianco racconta la stessa idea di vino caratterizzato da pulizia degli aromi e dei sapori. Piacevole, dunque. Bella la nota balsamica che emerge da un naso caratterizzato da frutti rossi e spezie scure. In bocca è morbido, ha un tannino vellutato -troppo?- e finisce lungo, distendendosi.

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Terre di Franciacorta Bianco DOC – Barone Pizzini, Curtefranca 2007

Curtefranca Bianco Pizzini 2006Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco

Brillante, si direbbe. Comunque chiarissimo. Naso intenso, fruttatoso, esotico, fresco, appena minerale. In bocca è molto equilibrato, lineare. Non è pieno e si caratterizza per la piacevole scorrevolezza. Rimane nervoso, soprattutto sul finale, quando emerge una leggera sensazione eterea. Barone Pizzini, giusto per informazione, poi, coltiva tutto in biologico. Ed il Curtefranca bianco, sugli scaffali a meno di otto/nove euro, ha davvero un buon rapporto prezzo/qualità.

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