Alea Viva, l’Aleatico di Andrea Occhipinti

Devo ringraziare l’ufficio stampa della FIVI se sono (finalmente) riuscito ad assaggiare con calma un vino che rincorrevo da almeno un paio d’anni ma in cui non riuscivo mai ad imbattermi. Non nel momento giusto, almeno. Avete presente? La classica bottiglia che non trovate mai e che, quando finalmente è a portata di mano, vi sfugge.

Andrea Occhipinti conduce una piccola azienda agricola poco lontano dalle rive del Lago di Bolsena, a Gradoli – e sì, mentre stavo scrivendo sono subito andato a vedere mappa alla mano quanto ci voglia in macchina, da qui (non troppo, fantastico). Ebbene, il suo “Alea Viva”, almeno questo 2010, è un vino rosso buonissimo, a dire poco. Dal bicchiere sembrano quasi saltare fuori note prima di pepe e poi di gelso e di ciliegia. Non fresca, ma distillata ed impreziosita da una certa acidità. E poi in bocca, un assaggio verticale ed appagante, che proprio quando sembra aver esaurito il suo percorso scoppia con fragore riportando a galla tutto quel frutto e quella croccantezza.

Da frigorifero. Il vino dell’estate so far.

Di ritorno da Vini Naturali a Roma


Ci sono manifestazioni che vorresti avere non solo poche ore, ma diversi giorni a disposizione. Sarà per l’ambiente, rilassato ed informale, e per gli amici incontrati. Sarà per la qualità media elevatissima delle bottiglie presenti. O forse per il fatto che i produttori sono tutti lì, felici e disponibili.

Ed invece l’orologio è tiranno, ed il tempo disponibile è solo quello di un pomeriggio, scarso. Allora eccoti sempre con l’occhio alle lancette, curioso di scoprire cose nuove e di riassaggiare amori. Ecco, la persona organizzata avrebbe controllato l’elenco dei presenti sul sito ed avrebbe stilato una bella lista con quelli imperdibili. Tu invece no, ti sei dimenticato e ti fai trasportare da un “devi assaggiare questo” ed un “hai provato quello?“. Che non è così male, in effetti, perchè poi, a casa, a riguardare le note scritte veloci e nervose su un foglio stropicciato scoprirai che ne avrai scoperte davvero di cose interessanti e nuove. Ed avrai anche riassaggiato quei grandi che ti emozionano, che solo quelli valevano il viaggio ed il nubifragio verso la capitale.

Prendiamo Cappellano, per dire. Tu non è che tutte le settimane ti ritrovi al bar sotto casa a discutere di Piè Rupestris o Piè Franco, annusando il bicchiere. Due Barolo 2005 straordinari, vibranti, vivi, forti. Per non parlare di un Barbera 1999 che sembrava ieri, a guardare a freschezze e complessità.

Il Sagrantino di Giampiero Bea, che senza esitazioni inserisci tra i grandi italiani, ben oltre la sola denominazione. Ed il Trebbiano Spoletino, uno sconosciuto innalzato ai ranghi di nobile.

Radikon ed il suo merlot, una carezza. E certo, i bianchi, ma non hai necessità di ribadire l’ovvio. E quelli di Zidarich, certo.

In Toscana Podere le Boncie, il cui chianti Classico 2006 è di una tipicità straordinaria, e Massa Vecchia, di cui finalmente avrai scoperto il Rosato e la Malvasia, due piccoli miracoli per rapporto qualità/prezzo.

Queste le conferme. Perchè poi, al bar sotto casa, potrai bullarti con gli amici di avere finalmente conosciuto Camillo Donati, quello del Lambrusco, e di avere assaggiato una Malvasia secca che ti ha portato via, direttamente nelle campagne di Parma. Altro che Roma.

In Sicilia finalmente avrai avuto modo di mettere mano alla produzione di Arianna Occhipinti e ad un Frappato che non solo ti ha stupito. Ti ha ammaliato. Vuoi mettere? E poi un’azienda nuova, che vinifica da poco. Graci ed un Etna Rosso di solo Nerello con tutta una serie di profumi che ancora non ti spieghi come sia possibile.

A Verona ti ha incuriosito il Ripasso di Corte Sant’Alda. Fruttato, fresco, libero e piacevolissimo. Lì vicino, verso oltre Soave, uno dei dolci più interessanti degli ultimi tempi. Il Recioto di Gambellara di Angiolino Maule, teso e pulitissimo.

A sud il Fiano di Ciro Picariello, forse uno dei migliori mai assaggiati. Perchè nessuno te ne aveva mai parlato?

Al di là del confine, poi, una delle tue scoperte della giornata, tale Klinec. Uno che a parlare di bianchi ne metterebbe in fila un’enormità. La ribolla gialla e le sue rotondità, il Pinot grigio di un fascino antico, quasi dimenticato, lo Jakot (o Tokaj), secco e buonissimo e la Malvasia, che sembrava di mettere il naso nel bagnasciuga, in riva al mare, da quanto era sapido e minerale.

Ecco, ci sono manifestazioni che non basterebbero due giorni. Perchè poi guardi sul sito i produttori presenti e ti rendi conto di averne saltato la stragrande maggioranza.
Nonostante questo, però, ti sembra che in molti stiano aggiustando il tiro. Che non hai trovato acidità troppo accentuate in favore di vini spesso molto più equilibrati rispetto anche solo a manifestazioni simili di un paio d’anni fa. E già speri di esserci l’anno prossimo.

La foto in apertura, il Pinot grigio di Klinec, è di Andrea Petrini, uno degli amici sopracitati.

Monteleone alle Posate

Monteleone

Ricevo (e volentieri pubblico) da Slawka il comunicato stampa relativo a questa piccola manifestazione che si terrà tra due settimane vicino Rieti, alla sua prima edizione.

Il 16 ed il 17 maggio, si terrà a Monteleone Sabino, un piccolo borgo medievale a 60 km da Roma, nel cuore dell’Alta Sabina, la prima edizione di Monteleone alle posate, festival dedicato alla cucina tradizionale locale e all’olio extravergine d’oliva: competizioni culinarie, degustazioni e performance artistiche per le vie dell’antico paese. L’evento è stato organizzato dal Comune e dalla Proloco di Monteleone Sabino in collaborazione con OZU e Slow Food Rieti e con il patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Rieti.

Maggiori informazioni qui.

Velletri Riserva DOC – Cantina Co.Pro.Vi., Terre dei Volsci 2001

VelletriUvaggio: Montepulciano 30%, Sangiovese 10%, Cesanese 30%, Merlot 30%

Se inizialmente era vino molto chiuso, dopo poco emerge un perchè olfattivo, con un’intensità da ricercare, caratterizzato da sensazioni principalmente terziarie. Spezie antiche, qualche idea animale, un frutto rosso quasi sotto spirito ed un’idea di muschio sono il preludio ad un’attacco ancora vivo, ma che dopo poco appare appena monocorde. E’ equilibrato e di grande bevibilità, nonostante una spiccata nota amarognola che rimane decisamente a lungo su un finale comunque piuttosto piatto.

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Bibenda Day 2009

A scaricare questo file qui (*.pdf) certo che viene l’acquolina in bocca. Una batteria imponente per quantità e qualità. Anzi, ecco la lista:

Champagne Brut L. d’Harbonville 1996 – Ployez-Jacquemart
Champagne Brut Fuste Rosé Clos des Goisses 2000 – Philipponnat
Champagne Grand Cru Blanc de Noirs Brut Contraste – Jacques Selosse
Franciacorta Brut Sigillo Teatro alla Scala 2000 – Bellavista
Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1993 – Ferrari

Vallée d’Aoste Chardonnay Frissonnière Cuvée Bois 2002 – Les Crêtes
Trebbiano d’Abruzzo 1996 – Valentini
Gavi dei Gavi 1989 – La Scolca
Riesling Auslese Wehlener Sonnenuhr 1994 – Joh. Jos. Prüm
Montrachet Grand Cru 2004 – Domaine Bouchard Père & Fils
Ermitage Blanc Ex-Voto 2005 – Guigal

Barbaresco Asili Riserva 1996 – Bruno Giocosa
Regaleali Cabernet Sauvignon 1988 – Tasca d’Almerita
Chianti Classico Riserva 1971 – Castell’in Villa
Langhe Nebbiolo Sperss 1988 – Gaja
Torgiano Rosso Rubesco Riserva Vigna Monticchio 1977 – Lungarotti

Château La Mission Haut-Brion 2001 – Château La Mission Haut-Brion
Ribera del Duero “Unico” 1987 – Bodegas Vega Sicilia
Beaune 1959 – Leroy
Château Angélus 2005 – Château Angélus
Chateauneuf-du-Pape Hommage a Jacques Perrin 2004 – Château de Beaucastel

Vin de Costance 2001 – Klein Constantia
Acininobili 1993 – Maculan
Riesling Beerenauslese Erdener Treppchen 2006 – Dr. Loosen

Ecco, bhè, il fatto è che mi piacerebbe stare da solo almeno un’ora per ognuna di queste grandi bottiglie.

Cerveteri DOC – Cantina Cerveteri, Fontana Morella 2007

Fontana MorellaUvaggio: Trebbiano, Malvasia

Freschezza. Questa la caratteristica principale di ‘Fontana Morella’. Vino diretto, semplice, nella migliore delle sue accezioni. Si caratterizza per grande fragranza, al naso, di fiori freschi e di frutta a polpa bianca. In bocca ha una spalla acida importante ed un’ottima scorrevolezza. Si potrebbe definire di medio corpo. Finisce veloce, lasciando una nota appena amarognola.

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Colli Lanuvini DOC – Casal Montorio 2007

Uvaggio: Malvasia, Trebbiano

Conoscevate la denominazione Colli Lanuvini? Perfetto, neanche io.
Trebbiano e Malvasia, ancora. Se il colore è appena scarico ho trovato un naso piuttosto fine. Floreale, leggero, a suo modo intenso e netto. In bocca è molto fresco, appena evanescente e con un’acidità sostenuta. Comunque vivace e pungente, con una nota leggermente addolcita sul finale. Il pensiero ovviamente corre ai vini di Frascati assaggiati recentemente e sembra che questa bottiglia avesse qualche cosa in più. Denominazione da approfondire.

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Frascati DOC – Fontana Candida, Cannellino 2007

Fontana Candida, Cannellino 2007Uvaggio: Malvasia, Trebbiano Toscano

Fontana Candida. Gruppo Italiano Vini. Direttamente da un supermercato in Tarquinia, Lazio.
Vino dolce. Anzi no, abboccato. Quella tipologia di residuo zuccherino che alla fine non si beve mai, che non sai neanche bene come abbinarla, che ci vorrebbero dei dolci si, ma non troppo, giusto dei biscotti o, magari, della frutta. Come quella che rimane al naso, a polpa bianca. Seguita da un ricordo floreale e di pasticceria secca. In bocca è non è dolcissimo, come detto, non morbidoso, non troppo sapido ed un po’ poco fresco. Generalmente poco vivo. Finisce appena amarognolo anche se è sensazione di pochi secondi. Difficile da collocare, davvero.

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Frascati Superiore DOC – Le Muracce 2007

Uvaggio: Trebbiano, Malvasia

E i vini bianchi di Frascati sono un po’ il naturale proseguimento geografico dei vini dell’orvietano e di Montefiascone. Trebbiano e Malvasia, uvaggio conosciuto. Manca il grechetto (beato lui), ma non ne faremo una colpa, anzi. Le Muracce ha un colore appena scarico, naturalmente giallo paglierino. Il naso, forse meno persistente di quello che dovrebbe, ci ricorda sentori floreali, sentori di melone ed un qualcosa di minerale. La bocca è innegabilmente intensa, sapida, quasi piccante, in equilibrio forse un po’ precario ed un po’ veloce. Una bevuta decisamente non indimenticabile che finisce appena ammandorlata.

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Lazio IGT – Casale del Giglio, Petit Verdot 2005

Lazio IGT – Casale del Giglio, Petit Verdot 2005Uvaggio: Petit verdot

Due informazioni sulla cantina: “Il Casale del Giglio è lâ’azienda più importante nel comprensorio DOC di Aprilia, sia dal punto di vista qualitativo che per la capacità di sperimentazione ed innovazione. E’ stata fondata nel 1968 dal Berardino Santarelli. Sin dal 1984 ha avviato un progetto di ricerca, denominato Casale del Giglio, per lo sviluppo della viticoltura nell`Agro Pontino, territorio senza storia dal punto di vista vitivinicolo. Il programma di sperimentazioni non è stato limitato soltanto allo studio viticolo, ma ha interessato tutte le varie fasi della lavorazione del vino attraverso opportune microvinificazioni. I modelli viticoli cui si è ispirata la ricerca sono stati principalmente quelli della zona di Bordeaux e della California, regioni esposte all`influenza del mare come l’Agro Pontino.

Geniale l’affermazione di rifarsi alla viticultura californiana.

Bevuto qualche giorno fa in un ristorante che propone cucina romana, qui a Milano. Giulio Pane e ojo. Sempre pieno. Sempre. Semplice ma efficace: piatti abbondanti, prezzi medi – per Milano -, servizio “alla noartri” e via. Se si mangia bene? Ni.

Petit Verdot piacevole, molto concentrato, sia nel colore che in tutte le altre caratteristiche olfatto-gustative. Tanta frutta matura un po’ ovunque. Un po’ di vaniglia quà e là. Ed il gioco è fatto.

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