Il Pinot Nero di Edi Kante

“Uh, sembra quasi una via di mezzo tra la Borgogna di Charles ed Eric Rousseau e la Sardegna di Gianfranco Manca.”

Questa la primissima affermazione a proposito di un vino servito nel bicchiere alla cieca, cui ne hanno fatto seguito molte altre, completamente fuori fuoco tanto per vitigno quanto per posizione geografica. Inutile dire che era proprio quella, la prima, ad essere l’ipotesi che pur con tutte le variabili del caso più si avvicinava ad un certo barlume di correttezza. Perchè c’è il mediterraneo, dentro il Pinot Nero di Edi Kante. Tra l’altro nessuno, in oltre mezz’ora di divagazioni su questa bottiglia così ricca di fascino, era più tornato a nominare il pinot nero tale era la prepotenza di questa vocazione a tratti marina, a tratti solare. Ed invece ancora una volta il Carso torna a stupire con un vino di grande equilibrio, appagante e disteso, caratterizzato da uno dei profili olfattivi più stupefacenti abbia mai sentito in un Pinot Nero. Dalla polvere di cappero a quel profumo tipico dei boschi di pino marittimo, dal ribes alla scorza di arancia fino ad un diffuso e piacevolissimo sentore di polvere di vaniglia. Magari non c’era quella freschezza che avrebbe fatto gridare al miracolo ma in bocca era assaggio di grande stoffa, un unico e lineare assolo di sax tenore che continuava fino ad una chiusura di grande partecipazione tattile.

Una bottiglia targata 1999 trovata un po’ per caso tra gli scaffali impolverati di una locale enoteca. Una selezione che viene prodotta senza una chiara logicità, a questa vendemmia è seguita solamente quella del 2009, e che – a trovarla – viene via a circa 35 euro.

La Vitovska 2009 di Zidarich

A proposito di Carso, proprio un paio di mesi fa scrivevo di quanto mi fosse piaciuta la vitovska 2010 di Zidarich. Quindi scusatemi, mi rendo conto che parlare di un’annata non in commercio e di non così facile reperibilità possa sembrare un esercizio di stile ma al tempo stesso credetemi: la 2009 oggi è in una forma a dir poco strepitosa. Un vino solare, intenso ed espressivo, caratterizzato dallo slancio del vero cavallo di razza. Da bere, da ribere, da godere.

La Vitovska 2010 di Zidarich

Benjamin Zidarich non ha bisogno di grandi presentazioni, i suoi vini parlano per lui. Grandissimo interprete del Carso e dei suoi vitigni ogni volta che mi ritrovo a bere una sua bottiglia, che sia di vitovska, malvasia o terrano, provo partiolare godimento. Che bello.

Questa 2010 non è che l’ennesima conferma di un vignaiolo capace di sintetizzare dentro un bicchiere un po’ tutto quello che il territorio ed il vitigno sanno esprimere. Roccia e luce. C’è una componente di calore, una certa macerazione sulle bucce porta ad un colore caldo e profondo, lo stesso calore che in bocca si trasforma in una sensazione coinvolgente, come fosse una sorta di abbraccio. Ma non pesa, è vino che lungo tutto l’assaggio sembra librarsi trasportato dal vento, un bicchiere tira l’altro. Un vino che sa di buono, che nel suo essere per certi versi rustico è capace di essere lungo, lunghissimo in un modo che definirei (quasi) struggente.

Pare che il Carso sia magnetico, che sappia prima coinvolgere, dopo rapire. Roccia e luce, ma anche il mare a fare da sfondo, mai da sottofondo. Per quello che vale, questa bottiglia ne è l’ennesima dimostrazione. Lasciatemi qui.

Venezia Giulia IGT Jermann, Vintage Tunina 2005

Non è che per caso un vino come il Vintage Tunina sia uno di quelli capaci di mettere d’accordo un po’ tutti? Voglio dire, stilisticamente è impeccabile, elegante, mai sbilanciato da una parte o dall’altra. È vino molto understatement, uno di quelli che forse -ed è un peccato- non fanno parte dell’agenda giornaliera dei tanti che scrivono di vino proprio per questa suo essere un po’ super partes. Per non essere un simbolo -per dire- del vino naturale e nemmeno –ecimancherebbe– del vino smaccatamente industriale.

Eppure è gran buono, anche ad anni di distanza. Questa sera ha fatto capolino dalla cantina un 2005 spettacolare per integrità e forma. Un vino dal naso fresco ed attraente che in bocca era misurato nel raccontarsi, almeno all’inizio, e che giocava su note leggermente morbide ma che poi, dal centro dell’assaggio in poi, tirava fuori una forza inaspettata. Sapidità, acidità, ritmo.

Insomma, il senso di questo post è che ero sceso a prendere una bottiglia sulla quale non riponevo grandi aspettative, e che mi sbagliavo.

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Carso Vitovska DOC Kante 2004


Vitovska | 30 €

E poi c’è il Carso. Lassù ad est, così lontano da tutto, dove un pugno di produttori negli ultimi dieci/quindici anni ha letteralmente reinventato il concetto di grande qualità, terrano e vitovska in prima linea.

Edi Kante è tra questi e berlo oggi, con qualche anno sulle spalle, regala sensazioni difficili da trovare altrove. Il 2004 è ancora così definito, preciso in ogni sfaccettatura. Il frutto è ancora croccante ed integrato in un sottofondo di grande mineralità, di gesso e di pietra focaia. E’ un assaggio ricco, solare, mai scontato. In bocca non scappa mai via grazie ad corpo affatto esile sostenuto da una freschezza (ed acidità) invidiabile. Bello anche in chiusura, lungo ed appagante.
Un vino luminoso, assolutamente da non mancare.

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Rosso delle Venezie IGT Jermann, Blau&Blau 2008

Blaufränkisch (o Franconia), Blauburgunder (Pinot nero) | 15 €

A) Non vado così spesso in enoteca. Quando capita, però, cerco di acquistare qualche cosa che non conosco (e si, in genere mi affido ai consigli degli enotecari). Ecco, questo per dire che è successo che ero in una piccola bottiglieria a curiosare quà e là, con il preciso scopo di trovare qualcosa di nuovo da assaggiare, quando lo sguardo mi è caduto su questa etichetta. Rosa.

B) E si, anche io appena letto del Blaufränkisch ho pensato di avere qualche mancanza, che è vitigno che ho sentito nominare poche volte ed assaggiato ancora meno. E poi non me lo ricordo proprio nelle pagine dedicate al Friuli, nei manuali del vino dico. Eppure.

C) Però è vino di quelli simpatici. Per dire, che bel naso: così profumato, così leggero. La mente corre verso il freddo del sottobosco e verso gli aromi del pinot nero. Ecco, in bocca forse è appena un po’ magro, in particolare verso il finale. Ma che bevibilità. E poi c’è una trama tannica austera, un ritorno sul frutto deciso ed una persistenza invidiabile. Va bene, forse costa un po’ -a scaffale siamo oltre i quindici euro- ma in fondo piace, ed è la cosa più importante.

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Venezia Giulia IGT – Ratchis, Highlander 2007

Venezia Giulia IGT - Ratchis, Highlander 2007_1

Venezia Giulia IGT - Ratchis, Highlander 2007_2
Uvaggio: Tocai | Prezzo: <10 €

Assaggio semplice, diretto. Assaggio caratterizzato da un naso particolarmente erbaceo, dal quale emerge, poi, un frutto freddo, quasi glaciale. In bocca è bevuta dritta, secca, dalla spiccata acidità. Tutt’altro che morbidoso, fa di questa puntualità la sua caratteristica più importante, anche se sembra non completamente integrato. Finale in linea.

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Per il resto facciamo così. Evitiamo di indagare su quel “ducato longobardo” ed anche su quell’Highlander di scozzese memoria, che (nel dubbio, forse) è meglio.

Sorprese

Radikon

La giornata era andata così. Ed entravi in osteria, una dove non eri mai stato, senza grandi aspettative. Un posto aperto da relativamente poco, sulle ceneri di una precedente attività.
Sfogliavi la carta dei vini sperando di trovare qualcosa di interessante, magari senza spendere troppo. Era tutto così scontato, però.
Solo dopo un aperitivo l’occhio cadeva sull’etichetta nota, nella cantinetta lì vicino. Eppure Radikon in carta non c’era. Anche ora ne sei più che certo. Allungavi allora la mano, la prendevi e non ti pareva vero. Un duemila, e non era l’unica. Bottiglie che erano lì da tempo, di sicuro, magari della precedente gestione.
Così, con la faccia distaccata, chiedevi all’oste se erano da consumarsi, e se il prezzo era accessibile. “Te le faccio a quindici euro, anche dieci” rispondeva lui, completamente disinteressato a produttore e contenuto.
Un miracolo, praticamente.
E la giornata, nel frattempo, prendeva tutta un’altra piega.

Per la cronaca, l’Oslavje 2000 era bevuta stupenda, avvolgente, viva. In particolare il naso aveva una profondità rara ed in bocca un sorso ne chiamava immediatamente un altro. Emozionante, a dire poco.
La Ribolla gialla, sempre 2000, era bottiglia più stanca, mancava di quel guizzo di acidità nonostante un colore brillante ed un naso definitissimo. Nobile, nonostante tutto.
Lo Jakot, il Tokaj, 2001, era esattamente come le aspettative: giusto, giustissimo. Equilibrato, la bocca si riempiva di noci e mandorle pur rimanendo secca e puntuale. Una bevuta distinta.

Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG – Casa di legno 2006

Casa di Legno PicolitUvaggio: Picolit 100%

Davvero bella sorpresa, questo Picolit: elegante, avvolgente, diretto.
Dal colore bellissimo, tipico di tutta la tipologia, esprime sentori delicati, appena pungenti, molto caratteristici. Albicocca, agrumi, spezie gradevolissime. Assaggio equilibrato e lineare, di particolare freschezza. Naturalmente dolce, è bevuta dritta, pulita, caratterizzata da una leggera nota alcolica sul finale. Scorre veloce lasciando un bel ricordo, in prospettiva può solo migliorare.

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