Audio Di..Vino, Keith Jarrett ed un bicchiere di Borc Dodòn

Devo ringraziare Carlo Tabarrini se ieri pomeriggio ho vissuto un’esperienza memorabile, a dire poco. Quello che vedete qui sopra, nella foto, è uno spettacolare impianto a valvole costruito nel corso di praticamente un decennio da Andrea Bolognesi, non lontano da Imola. Un impianto progettato da zero in ogni sua componente, un qualcosa che credo richieda una passione ed una dedizione, con un pizzico di follia, che è impossibile non amare da subito.

Nel corso di questi anni ad Imola, anche grazie alla sua passione, è nata un’associazione culturale che favorisce l’incontro del vino e più in generale dell’enogastronomia con quello della musica. Artigianato d’eccellenza. Si chiama Audio Di..Vino (il sito è in allestimento, questa è una vecchia pagina ancora online) e Andrea è uno dei tre fondatori. Gli altri due sono Alessandro Costa e Marco Mazzotti. Il loro obiettivo “è quello di far incontrare appassionati e curiosi desiderosi di confrontarsi e crescere nel rispetto della filosofia <Dettagli di Alta Qualità>”, sul sito potete trovare tutte le indicazioni del caso (su Facebook c’è anche un bel video). Durante le loro serate sono passati da queste zone alcuni dei più rilevanti produttori italiani in un incontro unico tra l’altissima fedeltà musicale e tutte le sfaccettature dei rispettivi vini. Un parallelismo, questo, particolarmente calzante: ci sono infatti vini che si esprimono in mono, magari urlando, e vini capaci di parlare in stereo, così capaci di sfruttare diverse tonalità nel raccontarsi.

Un’esperienza memorabile, dicevo. Seduti di fronte a questo spettacolare impianto abbiamo ascoltato, al buio, alcuni pezzi sparsi. In particolare abbiamo goduto della prima traccia di un disco che credevo di conoscere praticamente a memoria, il concerto di Colonia di Keith Jarrett del 1975. Evidentemente mi sbagliavo, è stato come ascoltarlo per la prima volta.

Ad accompagnarlo, assai dignitosamente, un esuberante bianco di Borc Dodòn, la piccola azienda agricola di Denis Montanar.

Il tappo a vite è (decreto) legge

Quello apparso sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 24 settembre a firma del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, è Decreto storico (insomma, quasi). Dal giorno successivo la sua pubblicazione è infatti stato ufficialmente sdoganato il tappo a vite per tutte (tutte) le tipologie di vino italiane, ad esclusione ovviamente dei soli spumanti. Dal Barolo al Taurasi non c’è vino a denominazione di origine sul quale non sia quindi ipoteticamente possibile utilizzare lo Stelvin (saranno i singoli consorzi dei vini a DOCG -se sprovvisti di una regola in tal senso- a decidere se utilizzare il solo tappo di sughero con una modifica dei propri disciplinari da presentare entro sei mesi). Tra l’altro questo è decreto che va a completare il lavoro iniziato dal precedente Ministro che lo scorso 13 agosto 2012 aveva già intrapreso un percorso in questo senso.

Il testo completo in pdf lo potete trovare qui, a partire da pagina 4 (via Il Sole 24 Ore).

Edit 7/10/2013: Nello specifico, il tappo a vite viene ufficialmente riconosciuto come sistema valido per qualunque tipo di vino, anche a denominazione di origine (e questa è certamente la novità più rilevante). Tuttavia, se il suo disciplinare di produzione prevede una limitazione in tal senso questa rimane valida fatte salve eventuali successive modifiche.

Viva la carta di qualità

Ha fatto capolino ieri nella mia cassetta della posta -quella reale, non quella elettronica- il primo numero di Dispensa, magazine interamente “dedicato a tutti gli amanti del cibo e dell’universo che gli gira intorno”. Un bel progetto di un centinaio di pagine fatto di storie, anche lunghe, che forse non siamo più abituati a leggere; che richiedono attenzione e concentrazione ma che ripagano con un senso di grande appagamento. Di carta? Si, di carta. Da tempo infatti sono convinto esista uno segmento specifico per un certo tipo di pubblicazioni di grande, grandissima, qualità che non soffre la crisi editoriale e che anzi, nel peso di una carta da 140 grammi, nella bellezza di grandi fotografie, nella qualità di testi anche di diecimila battute trova un senso particolarmente compiuto.

Oggetti che spesso riprendo in mano, che colorano le stanze di casa e che non potrei mai immaginare di leggere (solo) in digitale. Ecco che quindi Dispensa forse andrà ad affiancarsi a pubblicazioni cui sono particolarmente affezionato come Rivista Studio, IL MagazineMonocle, CerealApartamento ed altri. E poi sto pensando di abbonarmi a Howler, un magazine che sta ridisegnando la narrazione del calcio non solo negli Stati Uniti.

Con i piedi per terra

È durante il caffè di questa mattina che mi sono imbattuto in “Con i piedi per terra” di Valentina Parasecolo. Si tratta di un corto di sette minuti che lo scorso 31 maggio è stato premiato durante la trasmissione Servizio Pubblico come vincitore del concorso “Generazione Reporter”. È molto bello, vale la condivisione.