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	<title>enoiche illusioni &#187; Degustare come atto pratico</title>
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		<title>Vini scolpiti dall&#8217;ossigeno</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 17:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
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		<description><![CDATA[Misurarsi con il tempo è forse la sfida più grande. Tanti i rischi ma, a volte, enormi le soddisfazioni. L&#8217;occasione è stata quella di una recente degustazione, la volontà quella di godere &#8220;di una bellezza in bilico, ambigua ma ancora viva e legata ad un compromesso estremo quanto misterioso come quello con l&#8217;insidia dell&#8217;aria&#8220;. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Vini-scolpiti-dallossigeno.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9266" title="Vini scolpiti dall'ossigeno" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Vini-scolpiti-dallossigeno.jpg" alt="" width="550" height="409" /></a></p>
<p>Misurarsi con il tempo è forse la sfida più grande. Tanti i rischi ma, a volte, enormi le soddisfazioni. L&#8217;occasione è stata quella di una recente degustazione, la volontà quella di godere &#8220;<em>di una bellezza in bilico, ambigua ma ancora viva e legata ad un compromesso estremo quanto misterioso come quello con l&#8217;insidia dell&#8217;aria</em>&#8220;. Il risultato sconcertante per le straordinarie finezze incontrate. Ma è questo, bellezza, l&#8217;incanto evolutivo dei vini bianchi.</p>
<p>- <strong>Prosecco &#8220;sur lie&#8221; Casa Coste Piane 2006</strong>. Stupefacente per tenuta, è calcareo, cremoso, leggiadro, ancora teso. Avvolge, in bocca l&#8217;incontro è quello tra un&#8217;anima più dolce, comunque morbida, ed una più salata.  <strong>****+</strong></p>
<p>- <strong>Ferrari, &#8220;Giulio Ferrari&#8221; Riserva del fondatore 1991</strong>. <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/10/il-giulio-ferrari-riserva-del-fondatore-1991/">Ho già detto</a>, quello che rimane è la splendida eleganza ed autorevolezza di un metodo classico assoluto, definito come pochissimi in tutte le sue sfumature. <strong>*****</strong></p>
<p>- <strong>Trebbiano d&#8217;Abruzzo Valentini 1983</strong>. Annata forse minore ma lui c&#8217;è, con tutta quella sapidità salmastra, travolgente per forza emotiva. <strong>****+</strong></p>
<p>- <strong>Gaspare Buscemi, &#8220;Alture&#8221; Riserva massima 1987</strong>. Un pinot bianco sorprendente, ricco di note fruttate affiancate da una mineralità gessosa mai stanca. Sapido, dritto ma al tempo stesso delicato, ha un bellissimo svolgimento lungo tutto il palato. <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Riserva 1988</strong>. Note candite, agrumate e minerali, caratterizzate da un&#8217;evoluzione affascinante. In bocca è travolgente per sapidità, paga qualcosa in lunghezza. <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Collio Goriziano I Clivi, &#8220;Brazan&#8221; 1997</strong>. La terra ed il mare, sostanza e leggerezza. Naso fantastico per profondità e complessità, in bocca è teso, c&#8217;è tutta quell&#8217;acidità e quella lunghezza che non ti aspetti. Sorprendente, trascinante. <strong>*****</strong></p>
<p>- <strong>Soave Classico Pieropan, &#8220;La Rocca&#8221; 2000</strong>. Opulento, di grande materia, a tratti barocco. Note di miele introducono ad un grande assaggio, di tensione e di lunghezza. <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Verdicchio dei Castelli di Jesi Il Coroncino 2001</strong>. La sorpresa. Naso invernale, evoluto ma mai stanco grazie ad una mineralità da manuale. Teso, sapido, espressivo nonostante il suo essere così secco, a tratti austero. <strong>****+</strong></p>
<p>- <strong>Etna bianco Benanti, &#8220;Bianco di Caselle&#8221; 2004</strong>. Leggerezza, mineralità e freschezza. Inaspettato, sorprendente (a quel prezzo, poi). <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Pouilly Fumè Didier Dagueneau &#8221;Pur Sang&#8221; 2005</strong>. Meglio del 2004, più definito, fresco e divertente nel rincorrersi. Vabbè, il mio sauvignon preferito. <strong>*****</strong></p>
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		<title>Il Pecorino di Offida (il 2010, nello specifico)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Erro]]></category>
		<category><![CDATA[Offida]]></category>
		<category><![CDATA[Pecorino]]></category>

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		<description><![CDATA[Allora la trasferta ad Offida dello scorso weekend è stata anche l&#8217;occasione per una degustazione, domenica mattina, di circa venticinque pecorino. E guardate, avevo anche cominciato a scrivere un post fatto di impressioni ed osservazioni ma, dopo solo poche righe, ho capito che avrei fatto prima a rimandarvi all&#8217;impeccabile report di Mauro Erro. Lì c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/09/offida-e-in-provincia-di-ascoli-piceno/">la trasferta</a> ad Offida dello scorso weekend è stata anche l&#8217;occasione per una degustazione, domenica mattina, di circa venticinque pecorino. E guardate, avevo anche cominciato a scrivere un post fatto di impressioni ed osservazioni ma, dopo solo poche righe, ho capito che avrei fatto prima a rimandarvi all&#8217;<a href="http://ilviandantebevitore.blogspot.com/2011/09/il-pecorino-di-offida-e-lunico-pecorino.html">impeccabile report</a> di Mauro Erro. Lì c&#8217;è davvero tutto.</p>
<p>Volendo fare un brevissimo riassunto di quello che avrei scritto, aggiungo solo che si, si può parlare di un tratto comune nel Pecorino DOCG di Offida. Vini non aromatici ma comunque caratterizzati da una certa ricchezza espressiva, da una certa acidità (niente di particolarmente tagliente, chiaro) e da una vaga sensazione di dolcezza, quasi ad ammiccare all&#8217;assaggiatore (ecco, a questo punto ci sarebbe da aprire una parentesi su quanto scritto rimandi immediatamente al trebbiano spoletino, anche se questo ha una struttura diversa, più incisiva nell&#8217;esprimersi).</p>
<p>I nomi che mi sono segnato, una volta scoperte le etichette, sono: il &#8221;Rugaro Gold&#8221; della Cantina dei Colli Ripani, il &#8220;Villa Piatti&#8221; di Collevite, il &#8221;LiCoste&#8221; di Domodimonti, San Filippo, il &#8220;Kiara&#8221; di San Giovanni.</p>
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		<title>Il Grecomusc&#8217;, sole e terra</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 08:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine di Taurasi]]></category>
		<category><![CDATA[Intravino]]></category>
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		<description><![CDATA[Riprendo direttamente dalla Guida ai vitigni d&#8217;Italia di Slow Food: &#8220;Greco Muscio, Rovello bianco e Roviello sono alcuni dei termini con i quali veniva identificata questa varietà a bacca bianca recentemente riscoperta e vinificata in purezza dalla cantina Contrade di Taurasi di Sandro Lonardo (..) è diffuso in maniera molto limitata: si possono trovare pochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo direttamente dalla <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/06/la-guida-ai-vitigni-ditalia-di-slow-food/">Guida ai vitigni d&#8217;Italia</a> di Slow Food: &#8220;<em>Greco Muscio, Rovello bianco e Roviello sono alcuni dei termini con i quali veniva identificata questa varietà a bacca bianca recentemente riscoperta e vinificata in purezza dalla cantina Contrade di Taurasi di Sandro Lonardo (..) è diffuso in maniera molto limitata: si possono trovare pochi isolati filari o più spesso singoli ceppi sparsi all&#8217;interno di vigneti molto vecchi, quasi sempre allevati su piede franco.</em>&#8221;</p>
<p>L&#8217;anno scorso era stato il 2007 a conquistarmi, tanto da fare una deviazione direttamente in cantina per prenderne qualche bottiglia e scriverne subito dopo su <a href="http://www.intravino.com/assaggi/piccoli-miracoli-il-grecomusc-di-cantine-lonardo/">Intravino</a>. Quest&#8217;anno, la settimana scorsa, l&#8217;approfondimento era in seno a Vini nel Mondo, a Spoleto. Quattro annate per fare il punto, per scoprire ancora più a fondo questo meraviglioso vino bianco campano. Tra sole e terra, mineralità e luminosità, il Grecomusc&#8217; è sempre composto, sempre in equilibrio senza perdere la tensione che lo contraddistingue. A tratti viscerale, non esprime mai un frutto sfacciato. E&#8217; sottile, si distende lungo un ampiezza che può andare dal limone al miele, dal bergamotto al cumino. E poi ferro, gesso, a tratti zolfo. Un acidità veemente ed una freschezza pungente accompagnano un assaggio capace di rincorrersi, mai stanco, mai domo.</p>
<p>A voler scegliere il 2008 appare oggi in una forma smagliante, capace di regalare un&#8217;intensità mediterranea a tratti sorprendente. E poi il 2006, più delicato, capace di avvolgere e convincere. Ma è sempre un vino splendido, tra i migliori rapporti tra spesa e soddisfazione che io conosca.</p>
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		<title>Il San Giorgio di Lungarotti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 11:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Scorsone]]></category>
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		<description><![CDATA[Come scrivevo  Vini nel Mondo è stata una gran bella occasione per approfondire alcuni vini grazie alle tante degustazioni in programma. Il San Giorgio di Lungarotti raccontato da Alessandro Scorsone una di queste. E ci sarebbero tantissime cose da scrivere a proposito di questo storico taglio di cabernet sauvignon e sangiovese nato nel 1976. Inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Lungarotti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8301" title="Lungarotti" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Lungarotti.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>Come scrivevo  <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/06/limmancabile-report-da-spoleto-e-vini-nel-mondo/">Vini nel Mondo</a> è stata una gran bella occasione per approfondire alcuni vini grazie alle tante degustazioni in programma. Il <em>San Giorgio</em> di Lungarotti raccontato da Alessandro Scorsone una di queste. E ci sarebbero tantissime cose da scrivere a proposito di questo storico taglio di cabernet sauvignon e sangiovese nato nel 1976. Inizio dall&#8217;ultima e dalla più banale: preferisco il <em>Vigna Monticchio</em>, l&#8217;etichetta che forse più rappresenta la cantina di Torgiano nel mondo, sangiovese e canaiolo da un unico (mitico) appezzamento.</p>
<p>Trovo sia più espressivo, più territoriale, più fine. E poi ha quella componente di leggiadria che nel <em>San Giorgio</em> è molto difficile da trovare (primi anni a parte, quando il sangiovese faceva la parte del leone). Certo, è indiscutibilmente elegante. E molto. Deve trovare però un&#8217;annata molto equilibrata, come per esempio la 2001, per esprimersi al meglio e trovare quella freschezza che magari in altre stagioni latita un po&#8217;. Alla fine è tutto un discorso di quell&#8217;immediata piacevolezza, quella che ti fa ritornare subito al bicchiere successivo e che in bicchieri come il 2000 e 2003 (ma anche nel 1997) invece manca. Per capirci: è vino che in alcuni momenti, in particolare nelle annate citate, mi è sembrato un po&#8217; fermo, monolitico nell&#8217;esprimersi e di non così facile lettura. Con le dovute eccezioni, certo: ad averne, quando la vendemmia è quella giusta.</p>
<p><strong>San Giorgio 1979</strong> (sangiovese 70%, cabernet sauvignon 30%). Un mostro di integrità. Dal colore ai profumi. Evoluto ma mai stanco il primo, freschi, pungenti, avvolgenti i secondi. Intrigante in tutte le sue sfumature, certamente maturo ma al tempo stesso intatto. Rabarbaro, cuoio, caffè, ma anche ciliegia sotto spirito e una florealità lontana, quasi evocativa. Fresco, di succo e di eleganza. Finale lungo e vibrante. Una sorpresa. <strong>****+</strong></p>
<p><strong>San Giorgio 1997</strong> (cabernet sauvignon 50%, sangiovese 40%, canaiolo 10%). Elegante, certo. Pieno ed avvolgente nelle spezie e nel frutto. Austero, equilibrato, lungo. Eppure sembra non esserci quella grinta capace di proiettarlo lontano. Buono, forse didascalico, certamente difficile da immaginare tra dieci anni. <strong>****-</strong></p>
<p><strong>San Giorgio 2000</strong>. Uh, ecco il cabernet. Così riconoscibile e definito. In bocca è più amaro, meno equilibrato e caratterizzato da un tannino tanto verde quanto poco integrato nell&#8217;interezza dell&#8217;assaggio. Bel finale, lungo e definito. <strong>***+</strong></p>
<p><strong>San Giorgio 2001</strong>. Grande vivacità ed eleganza. Da subito piacevolissimo, invita immediatamente all&#8217;assaggio senza passare dal via. E&#8217; bello come riesca a coniugare un forte richiamo territoriale ad un&#8217;espressività data dall&#8217;assemblaggio. Un tutt&#8217;uno in continua crescita. E poi in bocca è splendido: fresco, equilibrato, teso. Sul finale ritorna sul frutto, quasi a crescere sempre di più. Il vino della giornata. <strong>*****-</strong></p>
<p><strong>San Giorgio 2003</strong>. Come spesso capita c&#8217;è da chiedersi se la cantina (non solo questa, anzi) lo avrebbe prodotto se non avesse già saltato il 2002 per i propri vini più rappresentativi. In particolare in Umbria. Il San Giorgio non fa eccezione. Di certo si tratta del bicchiere meno profondo, pur piacevole nel distendersi giocando su toni molto maturi. Da bere. <strong>***</strong></p>
<p><strong>San Giorgio 2004</strong>. C&#8217;è freschezza, intensità, eleganza. Grande naso, tra i migliori per complessità e varietà. Dall&#8217;amarena alla ciliegia, dalla vaniglia al cacao. Attacca con un&#8217;alcolicità appena accennata ma è assaggio decisamente equilibrato, pieno, piacevole, lungo. <strong>****</strong></p>
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		<title>A cena sui lieviti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 09:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barbacarlo]]></category>
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		<category><![CDATA[Casa Coste Piane]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Roma]]></category>
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		<description><![CDATA[La loro schiettezza, la loro capacità di chiamare immediatamente il sorso successivo. La loro profondità e il loro senso compiuto a tavola, compagni ideai di molti piatti. Vini della gioia, che solo negli ultimi dieci anni sono prepotentemente tornati alla ribalta nonostante in alcuni luoghi siano legati alla nostra cultura rurale da generazioni. I vini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La loro schiettezza, la loro capacità di chiamare immediatamente il sorso successivo. La loro profondità e il loro senso compiuto a tavola, compagni ideai di molti piatti. Vini della gioia, che solo negli ultimi dieci anni sono prepotentemente tornati alla ribalta nonostante in alcuni luoghi siano legati alla nostra cultura rurale da generazioni. I vini sui lieviti, o <em>sur lie</em>.</p>
<p>Eccone alcuni, era cena dedicata a loro (alla cieca, ovvio).</p>
<p>- <strong>Casa Coste Piane, Prosecco &#8220;Brichet&#8221; 2009</strong>: Piacevolissimo nell&#8217;esprimere tutta la tipicità del vitigno. In bocca è soffice, elegante, sfaccettato e profondo. Grande bevibilità con quella chiusura che richiama il bicchiere successivo. Estivo. <strong>****+</strong></p>
<p>- <strong>Croci, Ortrugo 2009</strong>: Impossibile non riconoscerlo tra mille, in particolare al naso. Così duro, al tempo stesso ostico e generoso. E poi quelle note aromatiche, calde, che poi sfumano verso l&#8217;amarognolo. Arcaico, nel senso più positivo del termine. <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Tessère, Rosato di raboso &#8220;Redentor&#8221; 2007</strong>: Ricco, largo ed avvolgente. Peccato per la grana del perlage, <em>noncosìfine</em> e <em>noncosìelegante</em>. Perchè c&#8217;è polpa in un bicchiere che in particolare in bocca coniuga materia e leggerezza. <strong>***</strong></p>
<p>- <strong>Camillo Donati, &#8220;Il mio trebbiano&#8221; 2009</strong>: Qualche minuto per aprirsi ed ecco la magnifica espressività di questo trebbiano, apparentemente irriproducibile altrove. Netto, mai troppo aggressivo ad introdurre una bocca avvolgente (ma secca, eccome), profonda e lunghissima. La via Emilia in un bicchiere. <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Barbacarlo 2000</strong>: Autunnale, ad occhi chiusi impossibile la mente non corra verso le Langhe, verso certi grandi nebbioli. In un&#8217;annata minore regala una bocca stupefacente per vitalità: ci sono sapidità e freschezza, complessità e grande armonia per un finale che ritorna prepotentemente sul naso, sull&#8217;appassimento del frutto, sull&#8217;erba bagnata, sulla foglia secca. Struggente. <strong>*****</strong></p>
<p>- <strong>Vittorio Graziano, Lambrusco &#8220;Fontana dei boschi&#8221; 2004</strong>: La profondità del lambrusco: frutto, certo, affiancato da note balsamiche ed erbacee. Un&#8217;evoluzione nobile che introduce ad un assaggio di grande profondità e fascino. Appena largo sul finale, ma quanta polpa, quanta sostanza. <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Casa Roma, Raboso &#8220;Pro Fondo&#8221; 2007</strong>: Impenetrabile, scurissimo. Sorprendente al naso, al frutto (scuro) affianca note minerali che riportano al ferro. Straordinario anche in bocca, netto, tanto succo affiancato da una freschezza invidiabile. Bel finale elegante, mai sopra le righe. <strong>****+</strong></p>
<p>- <strong>Menti, Recioto di Gambellara &#8220;Sur lie&#8221; 2009</strong>: Bellissimo naso, tanto ricco quanto fresco. Tre note in particolare: arancia, iodio, salvia. Certamente dolce, sorprendentemente scorrevole, sicuramente buonissimo. Gran finale, appena amarognolo. <strong>****</strong></p>
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		<title>A proposito di (alcuni) grignolino</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 23:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[#grignolino1]]></category>
		<category><![CDATA[Cascina Brichetto]]></category>
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		<category><![CDATA[Goggiano]]></category>
		<category><![CDATA[Grignolino]]></category>
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		<category><![CDATA[Oreste Buzio]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi ero ripromesso di scrivere di quegli assaggi che più mi erano rimasti impressi nella memoria, mi riferisco alla degustazione di grignolino della settimana scorsa. Assaggi definiti, compiuti, equilibrati e di grande personalità. Lineari, con differenze appena accennate che vanno a giocare su toni mai scontati. C&#8217;era il grignolino 2010 di Goggiano, primo bicchiere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Indicazioni.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7826" title="Indicazioni" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Indicazioni.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a>Mi ero ripromesso di scrivere di quegli assaggi che più mi erano rimasti impressi nella memoria, mi riferisco alla <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/03/la-scoperta-del-grignolino/">degustazione di grignolino</a> della settimana scorsa. Assaggi definiti, compiuti, equilibrati e di grande personalità. Lineari, con differenze appena accennate che vanno a giocare su toni mai scontati.</p>
<p>C&#8217;era il grignolino 2010 di <strong>Goggiano</strong>, primo bicchiere in degustazione. Uno di quelli capaci di portare da subito il palato in perfetta sintonia con la degustazione perchè così pulito, delicato senza pagare in forza espressiva. Gentile e leggero nell&#8217;esprimersi, mai aggressivo nel rivelarsi. Didascalico. <strong>***+</strong></p>
<p>C&#8217;era quello 2009 di <strong>Cascina Tavijn</strong>, intenso nel raccontare una profondità inaspettata fatta tanto di piccoli frutti rossi quanto di una speziatura definita. Autunnale, in bocca stupisce per una trama tannica di grande spessore che se da una parte lo rende più ruvido dall&#8217;altra gli regala gran forza. Tosto. <strong>***+</strong></p>
<p>C&#8217;era il 2009 di <strong>Oreste Buzio</strong>. Un grignolino più scuro, decisamente evoluto nel senso più positivo del termine. Affascinante nel regalare sentori così diversi, definiti e profondi. E poi una bella sapidità, una leggera acidità ed un tannino mai aggressivo a concludere un assaggio di razza. Austero. <strong>****-</strong></p>
<p>C&#8217;era il grignolino 2009 di <strong>Cascina Brichetto</strong>. Solo apparentemente leggero, i suoi profumi, così tipici, anticipano ad una bocca di grande personalità e linearità. Vitale. <strong>****-</strong></p>
<p>Ed infine il 2010 di <strong>Luigi Spertino</strong>. Caratterizzato forse da una speziatura più dolce colpisce per una florealità così diffusa e piacevole. In bocca è vivace, lungo, pieno. Abbraccia il palato verticalmente, tannicità ed acidità ad accompagnare il succo, mai invadente e mai sfuggevole. Buono. <strong>***+</strong></p>
<p>Adesso è vino che non posso più ignorare.</p>
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		<title>La scoperta del Grignolino</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 21:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
		<category><![CDATA[#grignolino1]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Gallino]]></category>
		<category><![CDATA[Grignolino]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Gily]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Spertino]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;avevo scritto venerdì: #grignolino1 si inserisce in quel contesto di degustazioni seriali nate in rete, in particolare su Twitter, che hanno avuto la capacità di riunire decine di persone in diverse occasioni per parlare e confrontarsi su vini particolarmente legati ad un determinato territorio. Lambrusco, Barbera, Aglianico del Vulture, Dolcetto di Dogliani, Prosecco Colfòndo, Trebbiano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Grignolino1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7790" title="Andrea Buzio" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Grignolino1.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>L&#8217;avevo <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/03/alla-scoperta-del-grignolino/">scritto</a> venerdì: <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23grignolino1">#grignolino1</a> si inserisce in quel contesto di degustazioni seriali nate in rete, in particolare su Twitter, che hanno avuto la capacità di riunire decine di persone in diverse occasioni per parlare e confrontarsi su vini particolarmente legati ad un determinato territorio. Lambrusco, Barbera, Aglianico del Vulture, Dolcetto di Dogliani, Prosecco Colfòndo, Trebbiano. E probabilmente è lista destinata ad allungarsi.</p>
<p>&#8220;<em>Il grignolino è il più rosso dei vini bianchi ed il più bianco dei vini rossi</em>&#8221; pare abbia scritto Veronelli. &#8220;<em>Probabilmente una cazzata</em>&#8220;, così esordisce Maurizio Gily, direttore di Mille Vigne, nel raccontare la storia di un vitigno che attraversa quella del Piemonte e che oggi vede il numero dei propri ettari vitati drammaticamente diminuito. Eppure c&#8217;è orgoglio nel coltivarlo, lo vedi negli occhi dei produttori presenti. E&#8217; impossibile imporre un ragionamento utilitaristico, almeno in questo caso, per questo vitigno. E non è solo un discorso di tradizione: c&#8217;è una forte componente emozionale nelle loro parole.</p>
<p>Perchè lo devi amare: acino piccolo, poco succo, tanti vinaccioli, rese basse, delicato. Qualsiasi approccio di tipo industriale porterebbe altrove, che qui si parla di terreni impervi, meglio sicurezze. Meglio morbidezze. E infatti nel bicchiere è un vino tannico, con un nerbo acido tutt&#8217;altro che delicato. Difficile da una parte, adorabile dall&#8217;altra. I profumi prima di tutto, così profondi e sempre delicati di toni floreali, di piccoli frutti rossi appena colti, di speziature molto fini. In bocca poi ha una forza travolgente, è netto, dritto, verticale. Difficile? No, basta saperlo ascoltare per qualche minuto. A tavola, come tutti i grandi.</p>
<p>In degustazione dieci grignolino. Non per giudicare ma per capire. Da Portacomaro ad altre zone del Monferrato sia in provincia di Asti che di Alessandria e Cuneo. Da Dogliani a Barbaresco. Diversi territori, diverse espressioni, consapevoli che &#8220;<em>il grignolino ha una personalitá talmente spiccata che qualunque cosa si aggiunga si puó solo peggiorare</em>&#8220;, parola di Mauro Spertino.</p>
<p>&#8220;<em>Anarchico ed individualista</em>&#8220;, diceva Veronelli. &#8220;<em>Vino scandalo, vino dispari, vino difficile e poco redditizio ma profondamente amato. No pain, no gain</em>&#8220;, <a href="http://twitter.com/#!/mauriziogily/status/46715916188254208">conclude</a> Maurizio Gily.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Vittorio-Rusinà.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7789" title="Vittorio Rusinà" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Vittorio-Rusinà.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>(continua)</em></p>
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		<title>Moreno Peccia e il suo Rosso Spina</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 23:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina La Spina]]></category>
		<category><![CDATA[Moreno Peccia]]></category>

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		<description><![CDATA[La denominazione &#8220;Colli perugini&#8221; è talmente sconosciuta ai più da risultare per certi versi quasi inutile. Davvero, le cantine che imbottigliano come doc si contano sulle dita di una mano e la qualità è concetto che sicuramente alberga altrove. E&#8217; una di quelle denominazioni che stanno in piedi più per motivi storici che altro, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Rosso-Spina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7700" title="Rosso Spina" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Rosso-Spina.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a><br />
La denominazione &#8220;Colli perugini&#8221; è talmente sconosciuta ai più da risultare per certi versi quasi inutile. Davvero, le cantine che imbottigliano come doc si contano sulle dita di una mano e la qualità è concetto che sicuramente alberga altrove. E&#8217; una di quelle denominazioni che stanno in piedi più per motivi storici che altro, per centinaia di anni i colli a sud di Perugia sono stati serbatoio di vino per le tavole della città, insieme alla ben più nota Torgiano.</p>
<p>Tra le (poche) cantine l&#8217;unica che vale davvero la segnalazione è <a href="http://www.cantinalaspina.it/">La Spina</a>, un&#8217;idea che Moreno Peccia porta orgogliosamente avanti da oltre dieci anni e che, oggi, può sicuramente essere presa a modello per il livello qualitativo raggiunto. Poi certo, il fatto che i suoi siano tutti vini che in etichetta riportano la dicitura &#8220;igt&#8221; non gioca di sicuro a difesa della denominazione, ma tant&#8217;è. Mi ricordo bene la prima volta che visitai la cantina, quando mi disse che &#8220;<em>per quanto io ami il sangiovese credo davvero che qui si possano lavorare al meglio altre varietà</em>&#8220;. Fuori denominazione, appunto.</p>
<p>I suoi sono vini oggi molto didascalici, che riportano immediatamente al varietale. Da queste parti sono passati non così tanto tempo fa praticamente tutti: dall&#8217;unico <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/05/umbria-igt-la-spina-eburneo-2008/">bianco</a> a base di grechetto al <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/07/umbria-igt-%E2%80%93-la-spina-merlato-2008/">merlot</a>, dal <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/07/umbria-igt-la-spina-rosso-spina-2007/">Rosso Spina</a> al <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/10/umbria-igt-la-spina-polimante-della-spina-2006/">Polimante</a>.<br />
L&#8217;occasione per scriverne, oggi, è quella di una recente verticale del suo vino più rappresentativo, il Rosso Spina appunto. Un blend di montepulciano e altre uve locali, dal gamay (da queste parti altro nome per intendere il cannonau) al nebbiolo (già, avete letto bene, vitigno presente da queste parti da tante decine di anni, anche se in pochissimi esemplari).</p>
<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Moreno-Peccia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7701" title="Moreno Peccia" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Moreno-Peccia.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a><br />
Un vino che oggi non appare mai stanco, capace di raccontare l&#8217;andamento dell&#8217;annata e di regalare vini di grande espressività. E se le ultime annate, dalla 2008 alla 2005, raccontano di un grande rigore ed una certa continuità nell&#8217;esecuzione, le precedenti raccontano forse di una maggiore inconsapevolezza, ma non per questo meno compiute, anzi. Grandi bottiglie, vere sorprese.</p>
<p>Il <strong>2008</strong> nella sua giovinezza è già molto disteso, caratterizzato com&#8217;è da note eteree mai invadenti, una nota smaltata ed un frutto sempre croccante. Ha bisogno di tempo per crescere. <strong>****-</strong></p>
<p>Il <strong>2007</strong> è più introverso, il naso racconta di un frutto passito, scuro, bagnato e leggermente vegetale. In bocca è inizialmente sottile, ma è solo un discorso di tempo per dimostrare tutta la sua generosità, linea conduttore di (quasi) tutte le annate. Compiuto e divertente. <strong>***+</strong></p>
<p>Il campione assaggiato in questa occasione, targato <strong>2006</strong>, è un nebbiolo praticamente in purezza, esperimento di Moreno. Un vino dal bellissimo naso, giustamente nebbioleggiante e suadente nell&#8217;esprimere dolcezze. In bocca ha un&#8217;ottima trama tannica, è secco e leggermente asciutto sul finale. <strong>***+</strong></p>
<p>Il <strong>2005</strong> è generoso (appunto) ed elegante. Grande in particolare in bocca, capace com&#8217;è di coniugare sostanza e succo, senza mai perdere di vista una grande bevibilità. <strong>****</strong></p>
<p>Il <strong>2004</strong> invece appare un po&#8217; più stanco, senza grandi slanci espressivi, senza quel guizzo così presente nelle altre annate. Frutta passita, mora, pepe nero ma scorre via veloce, senza lasciare grande traccia di sé. <strong>***-</strong></p>
<p>Il <strong>2003</strong> è la sorpresa della serata. Dove altrove si trovano vini cotti e stanchi il Rosso Spina esprime grande complessità. Un naso che richiama ai lieviti, che ricorda certe idee di bagnato e che inesorabilmente riporta la mente a montepulciano ben più celebrati, in particolare tra quelli abruzzesi. Non perde in levità pur essendo di grande sostanza. Bella poi la spalla acida, più definita che altrove. Avvolgente e (davvero) bellissimo <strong>****+</strong></p>
<p>Nonostante l&#8217;annata il <strong>2002</strong> è sottile ed elegante, il nebbiolo presente richiama nettamente ad una bella idea floreale ed una spezia particolarmente gentile accompagna tutto l&#8217;assaggio. Grande bevibilità, magari senza una trama tannica di grande spessore ma c&#8217;è piacevolezza, eccome. <strong>***+</strong></p>
<p>Il <strong>2001</strong> ha un settanta percento di nebbiolo, e si sente. Viola passita ed un accenno carnale aprono ad una bocca viva e di gran gusto. <strong>****-</strong></p>
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		<title>il Nobile di Montepulciano 2008 ed altre storie</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
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		<category><![CDATA[Poggio alla Sala]]></category>
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		<category><![CDATA[Tenimenti Angelini]]></category>
		<category><![CDATA[Vino Nobile di Montepulciano]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi certo, ci sono stati alcuni Nobile che mi sono piaciuti, eccome. Alcuni per dire sono questi. Vino Nobile di Montepulciano 2008, Talosa Profilo olfattivo caratterizzato da una nota di affinamento in legno, almeno all&#8217;inizio. Poi un bel frutto croccante ed un timbro da sangiovese, a ricordare la viola. In bocca è particolarmente tannico ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Anteprima-Vino-Nobile-di-Montepulciano1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7603" title="Anteprima Vino Nobile di Montepulciano" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Anteprima-Vino-Nobile-di-Montepulciano1.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/02/vedo-la-vita-tutta-rosa-o-forse-rossa-di-sangiovese/">Poi certo</a>, ci sono stati alcuni Nobile che mi sono piaciuti, eccome. Alcuni per dire sono questi.</p>
<p><strong>Vino Nobile di Montepulciano 2008, Talosa</strong><br />
Profilo olfattivo caratterizzato da una nota di affinamento in legno, almeno all&#8217;inizio. Poi un bel frutto croccante ed un timbro da sangiovese, a ricordare la viola. In bocca è particolarmente tannico ma al tempo stesso caratterizzato da grande polpa. Finale appena amarognolo. Grande stoffa. <strong>****+</strong></p>
<p><strong>Vino Nobile di Montepulciano 2008, Boscarelli</strong><br />
Elegante, fine, emerge nettamente la tipicità. E poi è profondo senza mai apparire ammiccante. In bocca è snello, piuttosto articolato, definito in particolare sulle note floreali. Leggera nota eterea sul finale e tannicità mai invadente. <strong>*****-</strong></p>
<p><strong>Vino Nobile di Montepulciano 2008, Avignonesi</strong><br />
Naso scuro, Bocca molto elegante, materica, austera e piacevolissima. Finale leggermente addolcito. ****+</p>
<p><strong>Vino Nobile di Montepulciano 2008, Tenimenti Angelini</strong><br />
Didascalico, con particolare ampiezza sul frutto. In bocca poi è compiuto in tutte le sue componenti con una tannicità composta e mai invadente. Bello disteso. <strong>****+</strong></p>
<p><strong>Vino Nobile di Montepulciano Parceto 2008, Poggio alla Sala</strong><br />
Compiuto, mai invadente, in generale elegante. A ritornarci ha un naso particolarmente profondo, capace di coniugare la leggerezza dell&#8217;annata ad una speziatura che cattura. Bel finale che ritorna sulle note olfattive. <strong>****+</strong></p>
<p><strong>Vino Nobile di Montepulciano Riserva Grandi Annate 2007, Avignonesi</strong><br />
Splendido. Al naso riesce ad essere al tempo stesso austero e generoso. C&#8217;è la grandezza del sangiovese con un ampiezza rara. Frutto gentile e florealità diffusa. Speziatura vagamente antica ed un tocco quasi minerale, sicuramente a donare profondità. In bocca poi ha succo, si distende lungo tutto il palato con un equilibrio straordinario prima di un finale di gran compostezza.  <strong>*****</strong></p>
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		<title>A proposito di Chianti Classico</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 06:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustare come atto pratico]]></category>
		<category><![CDATA[Anteprime]]></category>
		<category><![CDATA[Badia a Coltibuono]]></category>
		<category><![CDATA[Castello di Volpaia]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
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		<category><![CDATA[Fontodi]]></category>
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		<description><![CDATA[Appurata la spettacolarità della location, ieri a Firenze il tempo non era dalla mia parte e mi sono limitato (!) ad assaggiare un po&#8217; di riserve. Sia 2008 che 2007. Volevo cercare di capire se fosse possibile individuare in linea generale alcune differenze legate alle diverse annate. La risposta è certamente positiva, anche se si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Chianti-Classico-Collection3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7593" title="Chianti Classico Collection" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Chianti-Classico-Collection3.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>Appurata <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/02/come-una-sfilata/">la spettacolarità della location</a>, ieri a Firenze il tempo non era dalla mia parte e mi sono limitato (!) ad assaggiare un po&#8217; di riserve. Sia 2008 che 2007. Volevo cercare di capire se fosse possibile individuare in linea generale alcune differenze legate alle diverse annate. La risposta è certamente positiva, anche se si trattava solamente di una trentina di vini per tipologia. L&#8217;idea che piano piano è emersa è quella di un 2008 molto omogeneo, gentile, equilibrato e certamente caratterizzato da belle bevibilità. A differenza di un 2007 capace di rivelare profondità e complessità. Vini più strutturati quindi, ma non per questo più stanchi, anzi.</p>
<p>Ecco i miei due centesimi, giusto i bicchieri che mi sono proprio piaciuti.</p>
<p><strong>Chianti Classico Riserva Le Baroncole 2008, Fattoria San Giusto a Rentennano</strong><br />
Bellissimo naso, floreale e compiuto con un accenno minerale. Bella bocca, snella, dritta, con un&#8217;acidità composta. Tannino ancora giovane ma dal grande futuro. Buonissimo. <strong>****+</strong></p>
<p><strong>Chianti Classico Riserva 2007, Badia a Coltibuono</strong><br />
Naso molto bello, materico e glicerico. Regala sentori speziati ed un frutto passito. Molto profondo, avvolgente, piacevole, bellissimo ed elegante. <strong>****+</strong></p>
<p><strong>Chianti Classico Riserva Coltassala 2007, Castello di Volpaia</strong><br />
Buono, naso molto netto, preciso, definito, piacevole e profondo. Moderno, in bocca coniuga molto bene un&#8217;anima morbida con una bella spalla acida e fresca. <strong>****</strong></p>
<p><strong>Chianti Classico Riserva Vigna del Sorbo 2007, Fontodi</strong><br />
Profondo, speziato e piacevole. Austero. Bello. In bocca è lineare, perfetamente integrato nelle sue componenti. Limpido sul finale. <strong>****+</strong></p>
<p><strong>Chianti Classico Riserva Baron&#8217;Ugo 2007, Monteraponi</strong><br />
Speziatura gentile, vagamente affumicato ed espressivo sulle note più floreali e fruttate. Un accenno quasi minerale. Un grande naso. E poi acidità, freschezza, in generale equilibrio per un finale di grande limpidezza. <strong>*****</strong></p>
<p><strong>Chianti Classico Riserva 2007, Savignola Paulina</strong><br />
Naso molto fine, leggero, etereo e di spezie. Altrettanto in bocca, molto piacevole ed elegante. Croccante. Buono. <strong>****</strong></p>
]]></content:encoded>
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