Tra un campioncino ed una collaborazione

Spett.Le Azienda,

sono XXX, studentessa appassionata di cucina.. da qualche giorno sto portando avanti un foodblog, e scrivo appunto per proporVi un’ eventuale futura collaborazione tra la Vostra azienda e il mio blog YYY. Sarei felicissima di utilizzare e promuovere i vostri prodotti nelle mie numerose e imminenti ricette!
Considero questa iniziativa uno innovativo scambio reciproco tra il mio blog, che conoscerebbe in tal modo prodotti di qualità, e la Vostra azienda che potrebbe contare in un’ innovativa forma di pubblicità per i propri prodotti.

Spero in una risposta positiva ma, se così non fosse, continuerò comunque ad ammirare le vostre stupende creazioni!

Cordiali saluti

Tra il 2010 ed il 2011 ho collaborato per circa un anno con una bellissima realtà olearia, qui in Umbria. Un’esperienza di cui serbo un gran bel ricordo e che -tra le altre cose- mi ha fatto prepotentemente entrare in contatto con un fenomeno che proprio allora stava conoscendo un’espansione senza limiti: quello dei food blog dedicati alle sole ricette. Non c’era settimana in cui non ricevessi assurde email contenenti più o meno velate richieste di campionature gratuite a fronte di banner, link, citazioni, etc.

Studentesse, casalinghe disperate, in generale cavoletto-wannabes non trovavano di meglio da fare se non continuare a caricare, all’interno di improbabili layout, le loro creazioni culinarie. Un fenomeno che ancora oggi, seppur in modo diverso, continua con una coda lunga piuttosto significativa. L’amico Davide Cocco per celebrare questo meraviglioso fenomeno sociale ha avuto la brillante idea di dedicare a quelle richieste un Tumblr, un luogo dove raccoglierle e celebrarle, opportunamente anonimizzate.

Si chiama Campioncini ed è un Tumblr imperdibile.

Post di servizio

Solo per segnalare, per chi non fosse passato dalle pagine di Intravino nei giorni scorsi, che è stato divertente ritornare a scrivere di Sagrantino di Montefalco grazie ad una degustazione dedicata al caldissimo 2003. Qui. Plus: alcune considerazioni su quelle stelline che molti consorzi di tutela utilizzano per valutare la qualità delle proprie vendemmie. Qui.

Vai a spiegarglielo, che invece

La mania dei vini è la progenitrice della fissa del cibo, a cui si applicano ultimamente categorie e metodologie critiche che dovrebbero essere limitate all’arte. Provo a fare un esempio: se a me piace più un vinello da 6 euro (perchè magari è il vino che sono abituato a bere nella mia regione) che non un Bordeaux da 600 euro, è un gusto personale. Se mi piace di più “Cinquanta sfumature di grigio” che “Guerra e pace” è perchè non capisco niente di letteratura. Non so se capite la differenza.

Un vecchio commento a “I vini sono tutti uguali?“, su Il Post.

Fin qui tutto bene

Scusate l’assenza, più lunga del solito. Guardo infatti il calendario e mi accorgo che sono ormai dieci giorni che colpevolmente non riesco a pubblicare nessun nuovo post. Niente di grave, una leggera diminuzione degli argomenti è cosa naturale, aggiungeteci poi un periodo lavorativamente piuttosto intenso ed i giochi sono fatti. Prometto di rimediare quanto prima. Nel frattempo, ormai è quasi aria di weekend (ehm), vi lascio con alcuni post che nei giorni scorsi mi hanno particolarmente colpito e che mi sono tenuto diligentemente da parte.

– Daniele Tincati racconta di una bella giornata trascorsa ad assaggiare prosecco 2013 da vasca. Un appuntamento (hashtag ufficiale: #serbatoy1) pensato, voluto e organizzato da Luca Ferraro di Bele Casel. Su Gli Amici del Bar.

– Maurizio Gily, sul sito di Slow Wine, mette in discussione uno dei pilastri della viticoltura moderna, in particolare degli anni novanta: i vigneti ad alta densità. Qui la prima parte, qui la seconda.

– Lo squilibrio dell’equilibrio. Paolo De Cristofaro su Tipicamente.

– Dietro al vino. Antonio Boco, sempre su Tipicamente.

– Giampiero Pulcini scrive del Barbacarlo. Come nessuno mai prima di lui.

– Fiorenzo Sartore invece riporta l’attenzione su cosa significhi scrivere di vino su uno, o più blog.

– Ah, a proposito di trasparenza, la settimana scorsa è uscito un post particolarmente calzante su Minima&Moralia. Impossibile non citarne uno stralcio – “un valore imprescindibile è quello della trasparenza, trasparenza delle scelte, trasparenza nel codice etico, trasparenza con il lettore. È questo e soltanto questo che crea un rapporto di fiducia” – e linkarlo.

– C’entra meno, ma il nuovo Lambiczoon, a Milano, è pub meravigliosamente accogliente. Plus: ci sono una valanga di Cantillon, anche alla spina. Vale la deviazione, eccome (ne ha scritto Sybelle proprio questa mattina).

Parco buoi

Molto dipende dai vari “tour” che le case editrici delle guide organizzano. Gambero Rosso e Slow Food in prima linea. Più sono i vini e le aziende premiate, maggiore sarà il “parco buoi” dal quale attingere per chiedere la partecipazione a quegli eventi. Ma questo inverte il ruolo delle cose. Non si fa più il roadshow in funzione della guida e della sua diffusione anche su mercati esteri, si fa la guida in funzione dei vari roadshow, che sono l’obiettivo vero per la remunerazione che la loro organizzazione consente.

Daniele Cernilli (curatore della guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso dalla prima edizione, nel 1987,  fino a quella del 2011), 18 novembre 2013.

Un’altra ricerca

Il mese scorso rilanciavo una ricerca sui consumi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, oggi è invece il turno di una sui consumatori utile alla stesura del nuovo progetto editoriale di Slawka Scarso, già autrice de “Il Vino a Roma” e de “Il Vino in Italia”. Si tratta di una manciata di domande, tutte chiuse, che richiedono pochissimi minuti. Eccolo qui.

Solforosa, solforosa, solforosa

Niente. Non se ne esce. Come già accennato qualche mese fa ormai agli occhi del grande pubblico vale il dogma secondo il quale i vini naturali sono quelli senza anidride solforosa.

Quindi il suo giudizio sul vino naturale è…

“…che uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile. Gli altri nove non sono bevibili in partenza. La fissa del naturale nasce da gruppi di appassionati più che dal grande pubblico: ma non si può pensare a un mercato composto unicamente da vini senza anidride solforosa. La trovo una discutibile astuzia di marketing”.

Così Maurizio Zanella, presidente di Cà del Bosco e del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, a proposito dei vini naturali in un’intervista di Maurizio Bertera su Linkiesta.

Vino, consumi e sostenibilità

Ho ricevuto qualche giorno fa da due ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza la richiesta di partecipare, in modo assolutamente anonimo, ad un sondaggio relativo al consumo di vino in Italia e all’importanza della sua sostenibilità ambientale, sociale, economica. Se foste interessati a contribuire il questionario è disponibile a questo link.