Il pregiudizio è duro a morire

Saranno forse i nostri figli, o i figli dei figli, a crescere in un mondo in cui le bottiglie tappate con il sughero verranno esposte nei musei. Berranno grandi, magnifici vini, affinati a lungo dentro bottiglie chiuse con tappi a vite. Si rallegreranno del progresso e si chiederanno come fosse possibile “prima” conservare così bene un vino prezioso e degno di attesa. La poesia del sughero sarà stata dimenticata, gli ultimi nostalgici ormai sepolti e visitati dagli eredi delle loro cantine, sogghignanti riguardo alle misere credenze degli avi. I boschi di quercia sughera rimarranno intatti.

Da un illuminato post di fine agosto apparso sull’Accademia degli Alterati.

Uno sguardo a Montalcino

Avevo visto il trailer il mese scorso senza però poi accorgermi dell’uscita del video qualche settimana dopo. Si chiama “Un coro unito” ed è un cortometraggio che ripercorre la storia del Brunello di Montalcino. È molto bello e la voce narrante è quella di Stefano Cinelli Colombini, Fattoria dei Barbi.

Everything changes

Nel frattempo Eric Asimov, penna di riferimento per il New York Times, consiglia tre vini italiani all’interno di una selezione di venti bottiglie da tutti i giorni. Tra questi, il “Fontana dei Boschi” di Vittorio Graziano, il “Querciole” di Ca’ de Noci, il Nebbiolo della Produttori di Barbaresco – esatto, si dice LA PdB, l’ho scoperto ieri grazie ad Ale Morichetti (via Stefano Caffarri, su Facebook).

Tappi, tappi, tappi

Stavo navigando abbastanza distrattamente, cercavo una particolare informazione a proposito dei tappi considerati come alternativi al sughero, quando mi sono accorto di avere aperto a poche tab di distanza due pagine in totale contrapposizione tra di loro. Da una parte “Io sto col sughero“, una campagna che vede coinvolto anche Carlo Cracco finanziata da APCOR, la Portuguese Cork Association. Dall’altra “Io non so di tappo“, un sito di Nomacorc, il più importante produttore di tappi alternativi del mondo.

Nel frattempo in Umbria un colosso come Cardèto ha dichiarato di aver eliminato dal proprio portafoglio i sugheri agglomerati. Esatto, quelli più brutti e più scandenti. Al tempo stesso però da un’indagine condotta da Astroricerche e voluta proprio da APCOR risulta che per moltissimi “il tappo di sughero non solo protegga la qualità del vino, ma sia anche in grado di conferirgli maggior valore rispetto ad altri tipi di chiusura”.

La strada è ancora lunga.

Interviste

Su Slow Wine in questi giorni sono uscite tre interessanti interviste ai responsabili, rispettivamente, degli appuntamenti dedicati al mondo dei vini naturali dentro e fuori Vinitaly. A Beppe Ferrua, presidente dell’associazione che organizza ViVit. Ad Angiolino Maule, presidente di VinNatur e responsabile dell’organizzazione di Villa Favorita. A Giampiero Bea, presidente di ViniVeri e responsabile dell’omonima manifestazione che si tiene a Cerea (Vr).

Si, no, forse

Solo per segnalare la simpatica vicenda di un vino, il Melograno 2012 di Roccafiore, prima “rimandato” e subito dopo “riammesso” da parte della commissione di degustazione che si occupa dell’attribuzione delle DOC.

Di là, su Intravino.