Birra vs. vino

In un periodo in cui il vino va sempre più verso una parcellizzazione delle sue etichette sarebbe bello rivendicare il valore dell’assemblaggio. Non tutto il mondo è Borgogna, e spesso nella decisione di vinificare e commercializzare a parte le uve provenienti da un singolo appezzamento si rinuncia a quello che potrebbe essere un tassello fondamentale di quello straordinario mosaico che è il vino.

Su Piattoforte ho scritto una cosa su alcuni aspetti del mondo della birra che potrebbero fare piuttosto bene a quello del vino.

Su Piattoforte, un “di là” tutto nuovo

Solo per segnalare che ieri è uscito su Piattoforte -il sito dedicato ai temi dell’enogastronomia di Giunti- un mio post sulla nuova edizione de Gli Ignoranti (un fumetto bellissimo). Si tratta di una collaborazione che mi incuriosisce e che mi entusiasma, è la prima volta che infatti esco dai confini dei blog (più o meno) autogestiti per confrontarmi in modo (più o meno) continuativo con una realtà editoriale ben più strutturata. Come sempre ci si vede un po’ di qua, un po’ di là.

It’s disgusting

Appena finita la prima puntata su Twitter avevo scritto di aver apprezzato Flesh and Bone, miniserie ambientata a New York e dedicata al balletto (qui il trailer). In verità dopo aver visto anche la seconda devo dire che no, non è certo prodotto televisivo indimenticabile. Tant’è, solo per segnalare questo breve scambio di battute dedicate al Prosecco (e allo Champagne). Pochi secondi che possono dire molto su percezione e su posizionamento.

– For God’s sake, stop naysaying. You know I hate naysaying.
Per l’amor di Dio, smettila di dire sempre di no. Sai che odio i signornò.
– I’m not naysaying… I’m saying, and you just don’t like hearing it.
Non dico sempre di no, lo… dico e a te non piace sentirlo.
– I’m sick to death of all these constraints. I feel confined. I can’t breathe. I’m nauseous.
Sono stanco morto di tutti questi vincoli. Mi sento prigioniero. Non posso respirare. Mi viene la nausea.
– Do you want a glass of water?
Vuoi un bicchiere d’acqua?
– No, I do not want a Goddamn glass of water. I want some fucking champagne… At this fucking event.
No, non voglio un maledetto bicchiere d’acqua. Voglio dello Champagne, cazzo… a questo cazzo di evento.
– Maybe the man likes Prosecco?
Forse a lui piace il Prosecco?
– Well, I don’t! It is sparkling wine! It is disgusting!
Beh, a me no. È del vino frizzante. È disgustoso!

Il Concorso nazionale del Pinot nero, un altro post

Un altro cenno solo per segnalare che sempre di là, su Intravino, Peter Dipoli ha scritto una lunga risposta al mio post sul Concorso nazionale del Pinot nero. Un commento che spazia dalla Borgogna come riferimento assoluto per i Pinot nero italiani (e su cui sono fortissimamente in disaccordo) e che arriva alla mancata purezza della stragrande maggioranza delle birre artigianali mondiali (idem). In tutti i casi parole su cui riflettere, sulle quali spero di confrontarmi con lo stesso Peter quanto prima, di persona.

Un progetto molto bello

“E se mi prendessi un anno di aspettativa dal lavoro attuale con i ragazzi disabili e provassi a girare tutte le regioni d’Italia fermandomi in alcune delle realtà vitivinicole di cui ho fatto conoscenza diretta o indiretta cercando di raccontare a modo mio attraverso immagini e parole la loro esperienza?”

Ho sentito che questa idea era possibile e soprattutto ho sentito che meritava la pena di essere svolta fino in fondo. Ho visto la possibilità di trasmettere una pur contenuta e semplice visione d’insieme di questo approccio umano alla natura. La passione, la generosità e la forza continua dei vignaioli mi hanno contagiato e sento come se avessi contratto un debito con il loro mondo, un debito estinguibile attraverso un racconto sia didattico sia elegiaco che possa portare lontano e diffondere la loro buona energia, il loro responsabile rapporto con il nostro straordinario territorio fatto di piccole e fondamentali diversità, difficoltà e bellezze.

Ciò che sto organizzando, è un lungo viaggio all’insegna della continuità dove regione per regione possa avvicinarmi alle singole realtà contadine e stare a stretto contatto per alcuni giorni con chi vi lavora in modo da raccogliere un materiale quanto più umano e intimo, essenziale alla realizzazione di un documentario che abbia in sé forza e sincerità.

Lui si chiama Davide Vanni e lo potete seguire su Viteinviaggio365, il blog dedicato a questo progetto.

(Immagine: Giovanna Morganti, da Viteinviaggio365)

Le parole del vino

A proposito dello spostare un po’ più in su l’asticella, o del provare a portare le parole del vino, il linguaggio della degustazione, al livello successivo. C’è uno straordinario Sandro Sangiorgi, oggi su Porthos (a questo proposito come non consigliare anche, per provare a trovare una base su cui riflettere, l’illuminante lettura delle note di degustazione pubblicate in calce al volume “Manteniamoci giovani – vita e vino di Emidio Pepe”).

Così, tra gli altri tanti spunti, il Trebbiano d’Abruzzo 2010 di Francesco Valentini:

Raffinato e fiorito. Non è facile sentire un Valentini così accordato nei profumi, al punto che diversi partecipanti hanno creduto fosse di Pepe, e viceversa! Eppure la matrice verde dei profumi è inconfondibile, come la stratificazione organica infarcita di ricordi marini e di carne bollita; il sapore è secco, fila via spedito e coinvolto, cristallino nella qualità della persistenza. Forse per questo non tocca le corde più intime, vive nell’ambizione della perfezione e, perdendo un pizzico d’imprevedibilità, diventa abile.

The Umbria Connection

Solo per segnalare anche qui – me ne ero completamente scordato – un piccolo progetto editoriale dedicato al tema dei trasporti in Umbria, la regione dove vivo, realizzato con un amico. Si chiama The Umbria Connection, uno spazio dove riunire e dove discutere le tematiche più importanti relative ai maggiori cantieri, presenti e futuri, del Centro Italia. E poi è un ottima scusa per confrontarsi con Medium, la piattaforma creata da Biz Stone e Evan Williams, già cofondatori di Twitter. Un luogo dove il testo, le parole, tornano protagoniste, facile da usare e da condividere. Lo abbiamo scelto perchè “si tratta di uno straordinario strumento di scrittura collettiva, una piattaforma particolarmente plastica, un meraviglioso incubatore di parole e di idee“. Qui il primo post (The Umbria Connection, chi, cosa, come, etc.), quello che introduce il tutto.

Una cosa, chiaro, che con il vino non ha assolutamente niente a che vedere ma che mi diverte molto. E visto che da queste parti passa un po’ tutto quello che ho per la testa, beh, sì, insomma, avete capito.