Chianti Classico Riserva DOCG Castello di Monterinaldi 2005

Sangiovese 90%, Canaiolo 5%, altre uve a bacca rossa 5% | 15/20 €

Se forse in Monterinaldi non si trovano certe levità tipiche della zona di Radda non si può certo dire questa riserva non abbia stoffa da vendere. Voglio dire, lasciamo da parte tutta una serie di sentori legati a quelle finezze floreali un po’ tipiche e concentriamoci su toni più scuri, austeri e al tempo stesso aristocratici. E’ naso generoso nel rivelarsi, di un’intensità importante, giocato sul frutto e su una spezia che ricorda vagamente il pepe nero, ma solo alla fine.
In bocca stupisce per un distendersi mai ammiccante. Anzi, è quasi amarognolo al centro dell’assaggio (caratteristica comune in tutti i vini del Castello) e solo sul finale più aperto, capace di esprimere un’anima più croccante. Bella trama tannica per un vino molto lineare, che inizia e finisce senza mai tradire le attese.

[s4]

Calabria IGT L’Acino, Toccomagliocco 2008


Magliocco | 20 €

L’assaggio che non ti aspetti oggi viene dalla Calabria, dalla provincia di Cosenza. L’Acino è una piccola e giovane cantina con le idee molto chiare, “abbiamo deciso di ridare fasto ai vitigni che in secoli lontani hanno fatto la fortuna e la fama di queste terre, e che oggi quasi non esistono più. In un periodo in cui la nostra terra viene vista male abbiamo deciso di fare bene: oltre che vino vogliamo produrre orgoglio e valori“.

Il Toccomagliocco ha uno spettro olfattivo bellissimo. Vuole qualche minuto, ma sa regalare sentori affascinanti che riportano la mente all’acqua del mare d’inverno. E poi ha una ferrosità rara, così integrata in un bel sottofondo florele. In bocca è dinamico, di gran freschezza, ritorna prepotentemente sulle note olfattive. E poi una piacevolissima acidità fa da spalla ad una componente sapida di grande spessore. Un assaggio al tempo stesso leggero e vibrante di forza, con un grande futuro.

Una sopresa. Una bella sorpresa.

[s4]

Franciacorta DOCG Il Mosnel, Riserva QdE 2004

Chardonnay 65%, Pinot nero 20%, Pinot bianco 15% | 35 € | Sboccatura: 04/2010

Ci sono vini che non è così facile scriverne. Eppure quando sono nel bicchiere tutto sembra così semplice, definito. Definitivo. In quel momento forse le parole sarebbero poche, ma di sicuro centrerebbero il punto. Si tratterebbe solo di dire buonissimo, e sinonimi. Perchè ti rapisce, ti porta in una dimensione capace di non parlare di sé per essere sicuro approdo per un momento felice. Se mi sono spiegato.

Oggi rileggo gli appunti veloci relativi alla riserva QdE de Il Mosnel e penso che letti così, come veloci note di degustazione, possano quasi sminuire l’impianto emozionale di un vino che invero gioca le sue migliori carte su una componente fortemente passionale, difficilmente inquadrabile. Perchè è vino di contrasti, fragile nel sussurrarsi ma altrettanto forte nel sostenersi. Il naso per dire racconta di tanti piccoli sentori, a donare una splendida complessità, che si fondono in un tutt’uno molto netto, difficilmente inquadrabile proprio per questa sua naturale profondità. Primaverile, la delicatezza del frutto ed una nota verde, la profondità delle sensazioni che riportano la mente ai lieviti, anche se appena accennati. In bocca raconta tutta l’espressività di un grande pas dosé grazie ad una componente materica impressionante per stoffa, che ad oltre cinque anni dalla vendemmia riesce ad imprimere all’assaggio grande forza, pur giocando su toni mai urlati, anzi. E poi il finale, di gran pulizia e persistenza.

Il fatto è che il Franciacorta QdE 2004 de Il Mosnel è un Franciacorta buonissimo, compresi tutti i suoi sinonimi.

[s5]

Isola dei Nuraghi IGT – Vigne Surrau, Rosso Surrau 2007

Cannonau, Carignano, Cabernet sauvignon, Muristellu | 15-20 €

Torno un momento sui vini di Vigne Surrau, che a due Vermentini di sicuro interesse affianca una gamma di rossi dal deciso carattere mediterraneo. Il Rosso Surrau, forse il più espressivo dei tre, ha quella grinta, quella spinta, che ad un bicchiere facilmente ne segue un altro.

Cioè, davvero credo riesca a coniugare struttura, velocità – nel senso che non stanca, che non riempie la bocca di sensazioni stanche – ed una bella idea di morbidezza, senza mai esagerare in nessuna di queste componenti. E’ duemilasette, eppure c’è freschezza, in particolare del frutto. Poi un qualcosa di speziato porta la mente appena più in profondità, a prepararla ad un assaggio caldo, in cui una sapiente trama tannica incontra un succo ed una polpa funzionali ad un equilibrio dal sapore definito. Appena costoso forse, ma piacevolissimo.

[s3]

Vermentino di Gallura Superiore DOCG – Vigne Surrau, Sciala 2009


Vermentino | 15-20 €

E’ cantina piuttosto giovane, Vigne Surrau, ma dallo stile già piuttosto definito. Moderno, non gratuitamente modernista.
Il Vermentino Superiore, per dire, ha una pulizia rara ed una finezza difficile da trovare, altrove. Riesce ad essere in un certo modo piramidale, almeno a livello di aromi. C’è frutto, fiore, fragranza. Pulizia, ecco. In bocca scorre deciso, torna velocemente sulle tanti profumi per poi distendersi su di un perchè fatto di equilibri. Netto, coniuga la voglia di lasciarsi trasportare dalla brezza marina con il calore delle colline dell’entroterra, d’estate. E poi finisce pulito, definito, lungo. Una bevuta calda e solare, nella migliore accezione del termine.

[s4]

Champagne Georges Clément, Blanc de Blancs Premier Cru Brut

Chardonnay

Delicato, prima di tutto. Poi, dopo qualche momento, si trova uno Champagne di ampia florealità che fa da contorno a note più fruttate, in particolare di limone, pera e mela cotogna. E’ gentile, come solo un Blanc de blancs sa essere.
In bocca attacca elegante, gioca le proprie carte su tutta una serie di piacevoli morbidezze e, grazie alla sapienti corrispondenze con le note olfattive, risulta particolarmente compiuto. Soffice e seducente.

[s4]

Champagne Georges Clément, Cuvée Tradition Brut

Pinot nero, Pinot meunier, Chardonnay

Federico Miniussi, con la sua Fine Food and Wine, importa e commercializza eccellenze alimentari. Poco prima di Natale mi ha chiesto un’opinione su due nuovi Champagne che sta inserendo in catalogo. Potevo rifiutare?
E domani il secondo.

La Cuvée Tradition di Georges Clément, con la sua spuma morbida e divertita, è Champagne capace di stupire per la nitidezza dei suoi profumi. Gli agrumi sono gradevoli, quasi dolci. E’ croccante pur senza stancare, con un sottofondo di pan brioche, mandorle e di miele, appena accennato.
Attacca dritto, certamente piacevole. Continua polposo, ritornando sulle note olfattive. Termina avvolgendo il palato, grazie anche ad un finale di mirevole lunghezza.

Un grande Brut di stampo classico, da non mancare.

[s4]

Montello e Colli Asolani Prosecco DOC – Bele Casel, Brut

Prosecco | <10 €

Delicata, la versione brut del prosecco di Bele Casel. Esile, quasi. Il colore è chiarissimo ed i profumi faticano ad esprimersi. A cercare, però, ecco pera e pesca, ed una dolce fragranza floreale.
Particolarmente pulito, in bocca ritrova le note appena nominate e pur forse pagando qualche cosa in freschezze si scopre assaggio particolarmente piacevole, rotondo, quasi compiuto, buono.

[s3]

E che bello, in generale lo stile di tutti i prosecchi di Bele Casel. Se mi ha entusiasmato la versione Extra Dry, ho trovato estremamente giusti anche il millesimato 2008 e questo brut, carezzevole e, soprattutto, caratterizzato da un comune denominatore simile agli altri.
Sembrano prosecchi di struttura, il contrario di tanti prodotti beverini ma poveri di corpo e facilmente dimenticabili che si trovano in giro nei bar. Prosecchi decisi, dai residui zuccherini importanti ma sempre equilibrati.

Un grande grazie a Luca Ferraro, direttamente dai Colli Asolani, e da Twitter, per i campioni assaggiati in questi giorni.

Montello e Colli Asolani Prosecco DOC – Bele Casel, Dry 2008


Prosecco | <10 €

Il prosecco millesimato zero otto di Bele Casel è assaggio che si distingue per la grande freschezza. A guardare bene, poi, è bevuta in qualche modo nervosa, di certo corpo, apparentemente più secca di quel dry riportato in etichetta.

E’ assaggio tipico, in particolare per tutte quelle piccole note che emergono al naso. Mela, certo, appena tagliata. Ma anche sensazioni più sottili, quasi croccanti, e vegetali. E se ci si aspetterebbe una bocca più morbida ci si trovano invece freschezze ed una leggera acidità a fare da protagoniste pur mantenendo corpo e sostanza.

Più che piacevole, proverei a portarlo sulla tavola, senza temere abbinamenti.

[s3]

Montello e Colli Asolani Prosecco DOC – Bele Casel, Extra Dry

Prosecco | <10 €

Buona, eccome, la versione extra dry del Prosecco di Bele Casel. La zona è quella meno conosciuta, rispetto alla vicina Valdobbiadene, dei Colli asolani, sempre in provincia di Treviso. Ed è qui, in questa specifica versione, dove la bollicina incontra un grado zuccherino di poco più elevato che il prosecco appare particolarmente compiuto.

Perchè sembra particolarmente equilibrato, e mi riferisco in particolare al frutto, che trova una continuità inaspettata nei profumi, prima, ed in bocca, poi. Mela, pera, ma anche sentori floreali e fragranti diventano parte integrante di un tutto estremamente piacevole, secco, ma non tagliente, anzi.

Se questo prosecco avesse genere sarebbe femminile, ne sono certo.

[s4]