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	<title>enoiche illusioni &#187; Assaggi</title>
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		<title>Montepulciano d&#8217;Abruzzo DOC Valentini 1995</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 17:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Montepulciano d'Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Perfetto&#8221;, ho pensato dopo qualche minuto. &#8220;Semplicemente perfetto&#8221;, continuavo a ripetermi sorso dopo sorso. E poi un pensiero particolare: l&#8217;idea che il Montepulciano di Valentini riesca a sintetizzare meglio di altri quella magica unione che esiste tra il vitigno e l&#8217;uomo. Non l&#8217;unico, ma quasi. Voglio dire, prima di tutto è lui: montepulciano all&#8217;ennesima potenza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Montepulciano-Valentini.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9653" title="Montepulciano Valentini" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Montepulciano-Valentini.jpg" alt="" width="550" height="550" /></a></p>
<p>&#8220;Perfetto&#8221;, ho pensato dopo qualche minuto. &#8220;Semplicemente perfetto&#8221;, continuavo a ripetermi sorso dopo sorso. E poi un pensiero particolare: l&#8217;idea che il Montepulciano di Valentini riesca a sintetizzare meglio di altri quella magica unione che esiste tra il vitigno e l&#8217;uomo. Non l&#8217;unico, ma quasi. Voglio dire, prima di tutto è lui: montepulciano all&#8217;ennesima potenza. Poi c&#8217;è Valentini, lo riconosceresti tra mille. Profondo, e quel continuo rincorrersi tra note salmastre e terracee che lo indentifica, un marchio di fabbrica. Ed è nell&#8217;unione di queste due &#8220;forze&#8221; che il vino -questo vino- riesce a tirare fuori un&#8217;espressività mostruosa, stupenda e struggente.</p>
<p>Caleidoscopico al naso, ogni ritorno è capace di regalare note sempre diverse, sempre definite, sempre attraenti. E se all&#8217;inizio è più scuro, vuole qualche minuto per aprirsi, sa premiare l&#8217;attesa con note che abbracciano, profumi capaci di spaziare dalla terra al mare con una nonchalance che spiazza. Il rabarbaro si apre e si addolcisce fino a ricordare una noce tostata prima di virare sul caffè. Vegetale e certamente fruttato nella sua austerità si arricchisce di una mineralità inaspettata. Ma è la fusione di tutti questi elementi che riporta un naso semplicemente indimenticabile. In bocca è straordinariamente fresco, sinuoso, aggraziato e rigoroso al tempo stesso, reattivo, tanto aereo quanto tattile, elegante. Anzi, elegantissimo.</p>
<p>A descriverlo (forse) non bastano le parole.</p>
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		<title>Assaggi qua e là</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Benanti]]></category>
		<category><![CDATA[L'Acino]]></category>
		<category><![CDATA[Principe Ibleo]]></category>
		<category><![CDATA[Settesoli]]></category>
		<category><![CDATA[Valentini]]></category>

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		<description><![CDATA[- Sicilia Rosso IGT Benanti, Cabernet sauvignon 1998 Granato scuro, il naso è austero, minerale e carico di una frutta rossa di grande spessore. Poi inchiostro ed una bella nota alcolica a veicolare in una chiave più leggera tutti questi aromi. In bocca è ferroso, sapido, coinvolgente. Chiude più crudo su note di ginepro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Si-gioca.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9641" title="Si gioca" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Si-gioca.jpg" alt="" width="550" height="520" /></a></p>
<p>- <strong>Sicilia Rosso IGT Benanti, Cabernet sauvignon 1998</strong></p>
<p>Granato scuro, il naso è austero, minerale e carico di una frutta rossa di grande spessore. Poi inchiostro ed una bella nota alcolica a veicolare in una chiave più leggera tutti questi aromi. In bocca è ferroso, sapido, coinvolgente. Chiude più crudo su note di ginepro e tamarindo. Il vitigno ha incontrato il mare e ci riporta un grande vino mediterraneo. <strong>****+</strong></p>
<p>- <strong>Sicilia Bianco IGT 2010 Principe Ibleo &#8220;Incanta&#8221;</strong></p>
<p>Da uve grillo e zibibbo. È paglierino carico ed ha un naso piacevole, dritto e piuttosto complesso. Sentori di camomilla, di fieno, di frutta esotica e di mandorla aprono ad una bocca secca, una di quelle che attaccano con una bella acidità e che proseguono lineari e distese. Piacevolissimo anche il finale, pungente ed ammandorlato. <strong>****-</strong></p>
<p><em>È vino che, a leggere la retroetichetta (imbottigliato da TP 7010 per Poshracals srl Unipersonale, Padova), lascia un po&#8217; perplessi. Nei giorni scorsi Franco Ziliani sul blog Vino al Vino <a href="http://vinoalvino.org/blog/2012/01/igt-sicilia-incanta-2010-qualita-ben-superiore-al-modo-anonimo-di-presentare-il-vino.html">si poneva</a> lo stesso interrogativo e, a distanza di qualche giorno, ecco <a href="http://www.principeibleo.com/corporate/2012/01/trasformare-una-critica-in-opportunita/">la pronta risposta</a> di Antonio Catania, &#8220;padre&#8221; di questo progetto da seguire con attenzione.</em></p>
<p>- <strong>Trebbiano d’Abruzzo DOC 2007 Valentini</strong></p>
<p>Il 2007 è stato appena messo in commercio, quasi a due anni di distanza dalla vendemmia del 2008. Vino scontroso, intimamente diverso dal trebbiano cui siamo abituati. È giallo quasi dorato e piuttosto velato. Il naso richiede attenzione: spazia dalla carne secca agli agrumi, dalla sabbia a note di tostatura, è marino e terroso al tempo stesso, sempre però attraversato da una chiara solarità. In bocca è un crescendo la cui bellezza è tutta giocata tra acidità, tattilità e sapidità. Allunga felpato prima di un finale di fiori, agrumi, caffè. Alla fine, l&#8217;ennesima sicurezza da Loreto Aprutino. <strong>****+</strong></p>
<p>- <strong>Calabria Bianco IGT 2010 L&#8217;Acino &#8220;Chora&#8221;</strong></p>
<p>Da uve di mantonico, guarnaccia bianca, pecorello, greco. Il colore è carico ed il naso esprime note che vanno dal burro di arachidi al glicine. Poi frutta come pesca, ananas e in generale una grande nota tropicale. Grasso quindi, ma piacevole grazie a note più fresche e vegetali. In bocca è secco ma al tempo stesso ha una bella aromaticità. Equilibrato e pungente, di gran beva. A dimostrazione di quanto di buono Dino Briglio Nigro stia portando avanti anche con i vini meno ambiziosi. <strong>****-</strong></p>
<p>- <strong>Sicilia Fiano IGT 2010 Settesoli &#8220;Mandrarossa&#8221;</strong></p>
<p>Curioso, il fiano viene (anche) dalla Sicilia. Il colore è dorato e il naso riesce ad esprimere un certo varietale inserito in un contesto esotico di sicura morbidezza. In bocca attacca inizialmente nervoso e scattante con una bella acidità che però, lungo l&#8217;assaggio tende ad allargarsi. Rimane una certa polposità prima di una finale piuttosto piacevole. <strong>***+</strong></p>
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		<title>Calcabrina, un &#8220;vin de garage&#8221; da Montefalco</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Calcabrina]]></category>
		<category><![CDATA[Sagrantino]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella non così tanto variegata realtà di Montefalco è difficile trovare piccoli produttori. Ancor più arduo poi individuare quelli capaci di produrre un sagrantino meritevole di attenzione, uno di quelli capaci di uscire dal tracciato del tanto frutto, tanto tannino, tanta potenza a scapito di finezza e, in generale, di eleganza. Calcabrina è una piccolissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Calcabrina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9631" title="Calcabrina" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Calcabrina.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>Nella non così tanto variegata realtà di Montefalco è difficile trovare piccoli produttori. Ancor più arduo poi individuare quelli capaci di produrre un sagrantino meritevole di attenzione, uno di quelli capaci di uscire dal tracciato del tanto frutto, tanto tannino, tanta potenza a scapito di finezza e, in generale, di eleganza.</p>
<p>Calcabrina è una piccolissima cantina poco lontano Montefalco, proprio sulla strada che va verso il paese. Piccolissima? Si, praticamente un <em>vin de garage</em>, nel senso più letterale del termine. Non ho chiesto, ma credo che la stanza che oggi ospita i legni sia proprio quella adibita alle automobili, almeno nella testa di chi quella casa l&#8217;ha costruita. Quattromila bottiglie complessive, un unico vino. Un Sagrantino di Montefalco? No, un IGT, anche se fino al momento dell&#8217;imbottigliamento avrebbe tranquillamente potuto essere parte della denominazione. Vinificazione naturale: vendemmia manuale, fermentazioni spontanee, no solforosa aggiunta. Il risultato è quello di un sagrantino di gran piacevolezza. Molto sul frutto nei profumi e caratterizzato da subito da una grande acidità che, anche grazie ad un tannino non particolarmente asciugante, lo rende bicchiere di gran beva. Aggettivo chiave: succoso. L&#8217;unico rammarico è quello di non averne prese un paio di bottiglie da lasciare in cantina. Devo provvedere, sono curioso di seguirne l&#8217;affinamento.</p>
<p>A dieci euro, vale la pena di essere provato.</p>
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		<title>Venezia Giulia IGT Jermann, Vintage Tunina 2005</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Friuli-Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[Jermann]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è che per caso un vino come il Vintage Tunina sia uno di quelli capaci di mettere d&#8217;accordo un po&#8217; tutti? Voglio dire, stilisticamente è impeccabile, elegante, mai sbilanciato da una parte o dall&#8217;altra. È vino molto understatement, uno di quelli che forse -ed è un peccato- non fanno parte dell&#8217;agenda giornaliera dei tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Vintage-Tunina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9624" title="Vintage Tunina" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Vintage-Tunina.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>Non è che per caso un vino come il Vintage Tunina sia uno di quelli capaci di mettere d&#8217;accordo un po&#8217; tutti? Voglio dire, stilisticamente è impeccabile, elegante, mai sbilanciato da una parte o dall&#8217;altra. È vino molto understatement, uno di quelli che forse -ed è un peccato- non fanno parte dell&#8217;agenda giornaliera dei tanti che scrivono di vino proprio per questa suo essere un po&#8217; super partes. Per non essere un simbolo -per dire- del vino naturale e nemmeno -<em>ecimancherebbe</em>- del vino smaccatamente industriale.</p>
<p>Eppure è gran buono, anche ad anni di distanza. Questa sera ha fatto capolino dalla cantina un 2005 spettacolare per integrità e forma. Un vino dal naso fresco ed attraente che in bocca era misurato nel raccontarsi, almeno all&#8217;inizio, e che giocava su note leggermente morbide ma che poi, dal centro dell&#8217;assaggio in poi, tirava fuori una forza inaspettata. Sapidità, acidità, ritmo.</p>
<p>Insomma, il senso di questo post è che ero sceso a prendere una bottiglia sulla quale non riponevo grandi aspettative, e che mi sbagliavo.</p>
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		<title>Valpolicella Classico Superiore DOC, Quintarelli 1996</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 22:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Quintarelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mio ultimo bicchiere di Quintarelli è stato poco prima di Natale, a cena. Era un momento importante, uno di quelli in cui ci si rivede, si beve bene e tutti i discorsi che ruotano intorno alle tante bottiglie altro non sono che una proiezione del nostro benessere. Il nostro personalissimo &#8220;va tutto bene&#8221;. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Valpolicella-Quintarelli-1996.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9598" title="Valpolicella Quintarelli 1996" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Valpolicella-Quintarelli-1996.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a><br />
Il mio ultimo bicchiere di Quintarelli è stato poco prima di Natale, a cena. Era un momento importante, uno di quelli in cui ci si rivede, si beve bene e tutti i discorsi che ruotano intorno alle tante bottiglie altro non sono che una proiezione del nostro benessere. Il nostro personalissimo &#8220;va tutto bene&#8221;. E insomma questo Valpolicella aveva spiazzato un po&#8217; tutti. Prima di tutto per integrità, un vino in una forma che definire smagliante è quasi riduttivo. A partire dal colore ancora luminoso, tanto compatto quanto vivo, fino al naso, di rara eleganza con tutte quelle note ancora floreali, balsamiche, così nobili. E poi il sorso, un assaggio mai urlato che si esprimeva in un crescendo di raro equilibrio. Un grandissimo vino rosso che accarezzava il palato ma che non si tirava indietro, ancora così fresco. Un mostro di territorialità, la Valpolicella spremuta e messa dentro un bicchiere, un vero fuoriclasse.</p>
<div class="stars"><img src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/themes/enoiche/images/05.png"></div>
<p>Questo brindisi è per Giuseppe Quintarelli, <a href="http://vinoalvino.org/blog/2012/01/6865.html">è mancato</a> poche ore fa. Viva.</p>
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		<title>Barbera d&#8217;Alba DOC, Bartolo Mascarello &#8220;Vigna San Lorenzo&#8221; 2004</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 16:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Barbera d'Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Bartolo Mascarello]]></category>

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		<description><![CDATA[A proposito di Barbera, eccone una grande interpretazione. È bottiglia che era in bozza da un po&#8217;, quasi fosse in attesa delle parole giuste (o del momento più adatto). Una barbera che non teme il trascorrere del tempo, vigorosa e suadente. Il colore è ancora acceso, rubino scuro particolarmente fitto. Al naso regala note di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Barbera-dAlba-Mascarello.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9509" title="Barbera d'Alba Mascarello" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Barbera-dAlba-Mascarello.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>A proposito di Barbera, eccone una grande interpretazione. È bottiglia che era in bozza da un po&#8217;, quasi fosse in attesa delle parole giuste (o del momento più adatto). Una barbera che non teme il trascorrere del tempo, vigorosa e suadente. Il colore è ancora acceso, rubino scuro particolarmente fitto. Al naso regala note di raro spessore e profondità, dal fruttato al floreale. Ma anche erbaceo e (possibile?) vagamente minerale. In bocca è coinvolgente, lunghissima e ancora scattante. Le parti più dure danno slancio ad un assaggio lineare e di gran succo.<br />
Una bellissima interpretazione dicevo. La dimostrazione che la barbera, quando la mano è quella giusta, sa essere non solo grande ma che con il passare degli anni può anche migliorare, affinandosi ed evolvendo. Un vino, oggi, ancora straordinariamente fresco ed armonico</p>
<div class="stars"><img src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/themes/enoiche/images/04.png"></div>
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		<title>Isole e Olena, Cepparello 2006</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 12:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Isole e Olena]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>

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		<description><![CDATA[Insomma: ci sono certi vini il cui rimando prima di qualunque altra possibile descrizione è territoriale. Toscana, Chianti classico, sangiovese. Poi certo, prendersi il proprio tempo per ascoltarlo e per cercare di capirlo è doveroso ed estremamente piacevole. Il Cepparello ho sempre pensato fosse straordinario nel coniugare una certa struttura, una grande forza espressiva ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Cepparello.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9457" title="Cepparello" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Cepparello.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>Insomma: ci sono certi vini il cui rimando prima di qualunque altra possibile descrizione è territoriale. Toscana, Chianti classico, sangiovese. Poi certo, prendersi il proprio tempo per ascoltarlo e per cercare di capirlo è doveroso ed estremamente piacevole. Il Cepparello ho sempre pensato fosse straordinario nel coniugare una certa struttura, una grande forza espressiva ed una bellissima levità. Questo grazie ad una linearità gustativa che pochi altri sangiovese possono vantare. Inizia piano piano, con note appena tostate che poi introducono al cuore del sangiovese: la viola, l&#8217;amarena, la ciliegia. Poi la profondità, con note appena erbacee che fanno da sottofondo a caffè, cacao, cioccolato, tutti appena accennati. Infine il sottobosco e una certa pungenza, quasi ferrosa.<br />
L&#8217;assaggio accarezza per poi prendere forza lungo il palato. Senza essere irruento si mostra in tutto il suo equilibrio, con una bellissima freschezza ed un tannino puntuale ma al tempo stesso setoso. C&#8217;è succo, c&#8217;è vitalità, c&#8217;è garbo. Anche sul finale, lungo e definito.</p>
<p>Un sangiovese di enorme eleganza. Un altro inno alla toscanità, dei migliori.</p>
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		<title>Assaggi vari, in mancanza di altro</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cascina Gilli]]></category>
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		<category><![CDATA[Forti del Vento]]></category>
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		<category><![CDATA[San Lorenzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si, sto scrivendo davvero poco. E si, sarebbe bello dire che sono completamente concentrato in altri progetti, che sono immerso nel lavoro o chissà cos&#8217;altro. Ma non sarebbe (del tutto) vero: quella che manca è la spinta, quella che ti porta a scrivere in qualunque momento libero della giornata, quella che ti porta a stare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si, sto scrivendo davvero poco. E si, sarebbe bello dire che sono completamente concentrato in altri progetti, che sono immerso nel lavoro o chissà cos&#8217;altro. Ma non sarebbe (del tutto) vero: quella che manca è la spinta, quella che ti porta a scrivere in qualunque momento libero della giornata, quella che ti porta a stare qualche minuto in più alla tastiera piuttosto che svenire a letto, la notte. In attesa di nuove ispirazioni ecco qui due o tre assaggi, assolutamente a random:</p>
<p>- <strong>Toscana IGT Bianco, Il Paradiso di Manfredi 2006</strong>. Ok, parliamone. Più eccezione che regola è la dimostrazione che anche a Montalcino possono nascere vini bianchi di grande interesse. L&#8217;uvaggio è quello tipico del centro Italia, malvasia e trebbiano. L&#8217;assaggio profondo, dinamico e sfaccettato. Forse non così lungo e tagliente (in caso si sarebbe gridato al miracolo) ma piacevolissimo. <strong>***+</strong></p>
<p>- <strong>Colli Piacentini DOC, Croci &#8220;Monterosso&#8221; 2004</strong>. Grande vitalità, ad oltre sei anni dall&#8217;imbottigliamento questo &#8220;sur lie&#8221; mantiene un&#8217;anima galoppante. Il naso è fantastico: le note sono calde, avvolgenti, nitide. In bocca acidità, corpo, e la sensazione di un vino capace di continuare la sua strada ancora a lungo. Un po&#8217; largo sul finale. <strong>***+</strong></p>
<p>- <strong>Freisa d&#8217;Asti DOC, Cascina Gilli &#8220;Vigna del Forno&#8221; 2008</strong>. Eccolo, un grande vino da tavola. Una freisa che mi piace tantissimo, che fa della bevibilità la sua caratteristica principe. Non stanca, è gustosa, non aggredisce il palato. Un&#8217;altra bottiglia, grazie. <strong>****</strong></p>
<p>- <strong>Monferrato Rosso DOP, Forti del Vento &#8220;Ventipassi&#8221; 2009</strong>. Curioso assaggiare un nebbiolo che viene dal dolcetto, da Ovada. E, guardate, è bicchiere davvero sensato nel suo essere equilibrato. Certo, il naso gioca sull&#8217;immediatezza del frutto ed anche in bocca emerge per succo, certe eleganze sono sicuramente altrove. Ma ha parecchio fascino, e tanto mi basta. <strong>****-</strong></p>
<p>- <strong>Rosso di Montalcino DOC, San Lorenzo 2008</strong>. Bellissimo esempio di un solo apparentemente piccolo sangiovese. Al naso il meglio di sé, già così profondo e pungente. In bocca è fresco, dinamico, bello. <strong>****-</strong></p>
<p>- <strong>Barbaresco DOCG Gaja 1986</strong>. Annata minore, e si sente (in particolare in bocca). Al naso però l&#8217;impressione è subito quella di avere a che fare con un grandissimo nebbiolo. Evoluto ma tipicissimo, dolce, invitante. In bocca tutto è più soffuso, in particolare per una certa mancanza di grip. Ma la corrispondenza è quella dei grandi, tutto torna.  <strong>****+</strong></p>
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		<title>Tanta Toscana, il Tignanello 1983</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 12:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Antinori]]></category>
		<category><![CDATA[Tignanello]]></category>

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		<description><![CDATA[Intanto l&#8217;annata: il 1983 non è stato certo memorabile, anzi. Tanto che nella stessa tenuta, quella della famiglia Antinori, è stato prodotto il Tignanello ma non il Solaia. Poi un veloce cenno storico: questo pare infatti essere stato il primo sangiovese ad essere affinato in barrique e &#8220;tagliato&#8221; con varietà non tradizionalmente toscane, oggi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Tignanello-19831.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9410" title="Tignanello 1983" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Tignanello-19831.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a>Intanto l&#8217;annata: il 1983 non è stato certo memorabile, anzi. Tanto che nella stessa tenuta, quella della famiglia Antinori, è stato prodotto il Tignanello ma non il Solaia. Poi un veloce cenno storico: questo pare infatti essere stato il primo sangiovese ad essere affinato in barrique e &#8220;tagliato&#8221; con varietà non tradizionalmente toscane, oggi sono il cabernet sauvignon (15%) e il cabernet franc (5%). Era il 1971, una piccola rivoluzione che avrebbe portato tantissimi grandi vini ad uscire dalle maglie della denominazione chiantigiana per raccontare un&#8217;altra Toscana. Prima infatti il suo nome era &#8220;Chianti Classico Riserva vigneto Tignanello&#8221;.</p>
<p>E più che una lunga serie di note relative all&#8217;assaggio mi premeva dire una cosa. Va bene che il sangiovese non è solo e che oggi c&#8217;è molta voglia di un certo classicismo, o purezza, comunque tipicità. Ma questo è di gran lunga il vino più <em>toscano</em> abbia bevuto da parecchio tempo a questa parte. Per tutti quegli accenni che solo il sangiovese sa regalare. Per quell&#8217;avvolgenza, per quell&#8217;aristocratica eleganza e per quella fantastica evoluzione che ho trovato nel bicchiere. Alla faccia del cabernet.</p>
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		<title>Ruché di Castagnole Monferrato, Poggio Ridente 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 16:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Campionature]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Poggio Ridente]]></category>
		<category><![CDATA[Ruché di Castagnole Monferrato]]></category>

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		<description><![CDATA[Dei tanti vitigni piemontesi il ruché è uno di quelli che mi incuriosiscono di più. Se ne sta lì, nascosto in qualche decina di ettari intorno al comune di Castagnole Monferrato, la provincia è quella di Asti ed è quasi impossibile trovarlo altrove. Eppure è vitigno che nel bicchiere regala un vino gustoso e dritto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Poggio-Ridente-Ruché.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9394" title="Poggio Ridente Ruché" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Poggio-Ridente-Ruché.jpg" alt="" width="400" height="391" /></a></p>
<p>Dei tanti vitigni piemontesi il ruché è uno di quelli che mi incuriosiscono di più. Se ne sta lì, nascosto in qualche decina di ettari intorno al comune di Castagnole Monferrato, la provincia è quella di Asti ed è quasi impossibile trovarlo altrove. Eppure è vitigno che nel bicchiere regala un vino gustoso e dritto. Uno di quelli che a tavola trovano particolare ragione di esistere. Sopratutto adesso, d&#8217;autunno. Apparentemente semplice? No, quella è caratteristica distintiva ed anzi di particolare pregio per un vino capace di essere complesso senza apparire complicato.</p>
<p>Poggio Ridente? Si, ancora. Dopo la <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2011/10/la-barbera-dasti-superiore-2008-di-poggio-ridente/">barbera</a> mi ha colpito proprio per le caratteristiche appena dette. Questo in particolare ha una bella polpa, tanto al naso quanto in bocca. E se all&#8217;inizio lascia intravedere note più scure all&#8217;assaggio si libera e denota una tattilità di grande freschezza, prima di un finale abbastanza lungo e decisamente equilibrato.</p>
<p>Ruché? Ancora, grazie.</p>
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