in Parlo da solo

Giusto una canzone

Per anni, sempre a pochi giorni di distanza da Natale, mi sono divertito a raccontare le canzoni che più avevo ascoltato e i vini che più avevo amato nei mesi precedenti. Un post molto bello da scrivere che a un certo punto, nella vita del blog, era diventato una sorta di tradizione: chiudeva una stagione per anticipare la successiva (ecco quello del 2010, del 2011, del 2012 e del 2013). Poi le cose sono diventate più sfumate, soprattutto il blog ha perso alcune posizioni nelle mie personalissime priorità giornaliere. Va bene così.

Insomma, solo per sottolineare che a guardare il numero delle riproduzioni probabilmente i dischi più ascoltati sarebbero altri ma che quest’anno nessuno mi ha colpito quanto Carrie & Lowell, il nuovo lavoro di quel genio di Sufjan Stevens. Un disco che rispetto ai precedenti è tutto giocato sulla sottrazione, che racconta forse una certa fragilità, di sicuro la volontà di esporsi per come si è. Canzoni che come sempre nel suo caso riescono a parlare con un linguaggio unico, innovativo e difficilmente imitabile. Che spiazzano e che lasciano una traccia di straordinaria pulizia dopo il loro passaggio. Un disco che non vuole stupire a tutti i costi con chissà quali effetti speciali e in cui chi scrive e chi canta sembra voler fare un passo indietro rispetto a quello che ha scritto e a quello che sta cantando.

Content is king, mi ci sono ritrovato molto (e com’è d’obbligo in questi giorni, buone feste).

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