in Campionature, Puglia

Macchiarola e una manciata di vini che ho trovato squisiti

Nel corso degli anni mi è capitato diverse volte di venire contattato da questa o da quella cantina per ricevere in modo del tutto gratuito una campionatura di vini. Non saprei dire di preciso quante volte sia successo, non moltissime però. Si tratta infatti di pratica che tendo fortemente a scoraggiare, specificando sempre a voce o via email che il suo invio non è sinonimo di un post (anzi). I motivi sono molti, tra questi forse quello che più mi preme sottolineare riguarda il fatto che il bicchiere non è quasi mai sufficiente, e che a differenza di quando muovevo i miei primi passi con questo blog considero una visita in cantina fondamentale per approfondire realtà che non conosco.

Naturalmente esistono sempre delle eccezioni, e nonostante sia passato davvero un sacco di tempo volevo evidenziare proprio con un post quanto mi avessero colpito i vini (tutti i vini) di Macchiarola, piccola azienda agricola pugliese. Proprio in questo momento sto sfogliando gli appunti di allora e beh, che spettacolo. A rileggerli mi ritrovo a immaginare di avere ancora nel bicchiere tanto il “Don Franco” – un Negroamaro ricco, goloso, spiccatamente mediterraneo per impatto olfattivo e al tempo stesso dinamico, ritmico, davvero ben delineato – quanto il Primitivo di Manduria “Unodinoi”, rosso fragrante e sorprendentemente floreale, tutt’altro che appesantito e anzi slanciato, uno di quelli che nonostante l’alto grado alcolico immaginerei di bere quando il sole è ancora alto, d’estate. Non solo rossi però, ad affiancare il “Belle Vignole” – un Fiano tanto fruttato quanto secco, asciutto – anche una Verdeca particolarmente materica e un rosato tutto frutto, il “Sole Rosa”.

Un’azienda che nasce negli anni 80 ma che inizia ad abbracciare un certo “non interventismo” solo a partire dagli anni 10: “il 2008 e il 2009 passano cercando di imparare dagli errori, cerco di far esprimere il vitigno al meglio ma non basta, l’uva deve essere trattata con neutralità, deve essere lei a stupirti, a fare cose che non ti aspetti. Nel 2010 faccio il mio secondo vino, è un Negroamaro, e da quel momento comincio a pensare che la chimica di sintesi che uso è troppa, che vorrei far fermentare l’uva con solo quello che la natura le ha messo a disposizione. Negli anni successivi faccio le mie prime fermentazioni spontanee: i primi tentativi sono disastrosi. Mi sembra di tuffarmi nel vuoto, le prime due notti in attesa che parta la fermentazione non sono tranquille ma all’alba del terzo giorno qualcosa si muove. Nel 2014 inizio a fare bianchi con fermentazioni spontanee e senza solfiti, l’uva è più libera di esprimersi, i vini sono più completi.

Dalla loro pagina su Facebook (da cui ho preso anche la foto in apertura) ho appena scoperto che tra meno di due mesi saranno a Vini di Vignaioli, a Fornovo. Inutile dire che andrò a conoscerli di persona con grande curiosità.

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