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Le parole del vino

A proposito dello spostare un po’ più in su l’asticella, o del provare a portare le parole del vino, il linguaggio della degustazione, al livello successivo. C’è uno straordinario Sandro Sangiorgi, oggi su Porthos (a questo proposito come non consigliare anche, per provare a trovare una base su cui riflettere, l’illuminante lettura delle note di degustazione pubblicate in calce al volume “Manteniamoci giovani – vita e vino di Emidio Pepe”).

Così, tra gli altri tanti spunti, il Trebbiano d’Abruzzo 2010 di Francesco Valentini:

Raffinato e fiorito. Non è facile sentire un Valentini così accordato nei profumi, al punto che diversi partecipanti hanno creduto fosse di Pepe, e viceversa! Eppure la matrice verde dei profumi è inconfondibile, come la stratificazione organica infarcita di ricordi marini e di carne bollita; il sapore è secco, fila via spedito e coinvolto, cristallino nella qualità della persistenza. Forse per questo non tocca le corde più intime, vive nell’ambizione della perfezione e, perdendo un pizzico d’imprevedibilità, diventa abile.

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