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Il Ciliegiolo di Narni e altre storie

Due righe uscite questo mese su PM, oggi dedicate al Ciliegiolo di Narni (denominazione da tenere d’occhio).

Dell’Umbria del vino si può dire davvero di tutto tranne che sia ferma o poco dinamica. Pensate per esempio alla straordinaria crescita del Trebbiano Spoletino: un bianco che solo dieci anni fa era praticamente sconosciuto, prodotto da appena due o tre cantine nell’indifferenza generale, realtà che però hanno contribuito in maniera fondamentale alla sua riscoperta. Certo, nulla avviene mai per caso, la sua diffusione è infatti coincisa con un sempre maggiore interesse tanto per i vini bianchi quanto per i vitigni autoctoni, un’attenzione in leggera controtendenza rispetto al periodo storico precedente, quello a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni ’00. Un’attitudine al cambiamento, o forse all’adattamento, che nel bene e nel male fa parte della viticoltura regionale. Lo stesso Sagrantino di Montefalco, per nominare la più importante delle denominazioni della zona, ha conosciuto un’espansione quasi senza eguali, in quello stesso periodo a cavallo del millennio tutto sembrava andare alla velocità della luce: tanti investimenti, nuovi vigneti, sempre più bottiglie.

Un’introduzione, questa, per parlare di un vino che oggi sta vivendo un periodo particolarmente significativo, una seconda giovinezza che sta portando ad una sempre maggiore attenzione nei suoi confronti: il Ciliegiolo di Narni. Fresco, goloso, piacevolmente fruttato, mai opulento ma anzi disteso e piacevolissimo, è vino che trova nella vocazione gastronomica la sua dimensione più centrata. L’area è quella a sud-ovest di Terni, una zona dove il ciliegiolo è sempre stato presente, esistono testimonianze che lo collocano nel territorio da centinaia di anni. È però solo da poche vendemmie che un pugno di viticoltori ne ha rilanciato con sicurezza la produzione. Un piccolo gruppo di cantine guidate dal brillante Leonardo Bussoletti, capace a partire da quest’anno di proporre ben tre diversi Ciliegiolo. Dal più profondo e longevo, il Vigna Vecchia, fino al Brecciaro e al 05035. Vini slanciati e dinamici, godibilissimi nel loro coniugare freschezza e dettaglio. Una cantina da seguire con attenzione, che in pochi anni si è affermata come realtà tra le più interessanti della regione.

Un ottimo lavoro è anche quello che sta portando avanti Edoardo Mazzocchi insieme al prezioso contributo del figlio Maurizio. Dai bei vigneti che circondano la loro Fattoria Giro di Vento nasce lo Spiffero, Ciliegiolo gustoso e saporito. Da segnalare anche quello di Sandonna ed i prodotti della Cantina dei Colli Amerini. Vini coinvolgenti, da cercare e da bere, dimostrazione di tutta la vivacità produttiva di cui l’Umbria è capace.

(Immagine: The Travel Eater)

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Commento

  1. Ciao! Complimenti per l’interessante post! Mi permetto di segnalare agli amanti del Ciliegiolo – e non solo – la nostra startup dedicata alla vendita di vini online, rigorosamente italiani: link rimosso.
    Spero abbiate voglia di farmi avere i vostri commenti ed opinioni, per noi fondamentali per migliorare. Grazie e scusate il disturbo!

    Edit: nessun disturbo, ma il tuo commento non aggiunge niente di utile al post, e la pubblicità gratuita da queste parti non è ammessa.