Novelli e l’occasione per tornare sul Trebbiano Spoletino

Beh, Novelli non è esattamente, come dire, quel tipo di realtà di cui si può innamorare l’appassionato più smaliziato. Si tratta infatti di una cantina di proprietà di una famiglia che viene da un altro settore e che nel pieno della frenesia che ha caratterizzato Montefalco ed i suoi anni zero ha deciso di investire nel settore. La cantina poi -ci mancherebbe- è una di quelle che almeno per dimensioni si vedono da lontano, una di quelle che quantomeno denotano una certa ambizione progettuale (se rendo l’idea). Per dire, quello in foto è il salottino (!) che sovrasta l’immancabile, grande barricaia. Curioso poi che alcuni dei loro prodotti di maggior successo commerciale siano quanto di più lontano dal territorio e dalle sue tradizioni, gli spumanti. Per la cronaca, uno è un Blanc de Blancs a partire da trebbiano, l’altro un Rosé de Noir a partire da sagrantino. Insomma, ecco, ci siamo capiti.

Il maggior merito dei Novelli è però stato quello di aver dato una grandissima spinta al Trebbiano Spoletino. Lo hanno studiato (coinvolgendo nel progetto Attilio Scienza), ci hanno creduto, ne hanno piantato in quantità, hanno contribuito soprattutto grazie alle molte bottiglie prodotte alla sua riscoperta. Un vino bianco nel complesso piuttosto piacevole anche se mai davvero imprevedibile, equilibrato ma al tempo stesso troppo composto. Ho sempre trovato in altre interpretazioni un guizzo che lì non c’era. Per maggiori informazioni citofonare Antonelli, Bea, Collecapretta, Pardi, Tabarrini. E sono solo i primi nomi che mi vengono in mente.

Ma torniamo a Novelli. Qualche giorno fa l’occasione è stata buona per recuperare dalla cantina una bottiglia che mi era stata fornita per una degustazione sul tema, ancora oggi tra le più importanti indagini siano mai state pubblicate sul Trebbiano Spoletino. Un 2009 che allora avevo descritto così:

In un’annata che per altri è stata difficile, Novelli ha invece trovato una versione particolarmente riuscita del suo trebbiano. Ad un naso di bella complessità, morbido ma mai scontato, affianca una ricchezza espressiva non comune. Un assaggio lineare e molto piacevole, attraversato da una vena di acidità a renderlo dritto, prima di una chiusura di grande limpidezza. Produzione: 32.000b.

Una scheda piuttosto virtuosa, anche se a riguardare i punteggi complessivi era risultato comunque dietro a quelli delle cantine appena nominate. Ebbene, il vino che ho ritrovato l’altro giorno nel bicchiere aveva una marcia in più che allora non avevo intuito. Tracce di idrocarburi aprivano ad una mineralità di chiara lucentezza ed introducevano un assaggio spiazzante per finezza. Un Trebbiano Spoletino in una forma smagliante, davvero gustoso, con tutta quell’acidità che ne caratterizza le versioni migliori. Una vera sorpresa. Un bianco che è venuto fuori sulla distanza, ulteriore conferma del talento di un vitigno capace di smarcarsi da eccessivi tecnicismi e le cui potenzialità evolutive sono conosciute ma in parte ancora inesplorate.

Urge tornare in cantine per assaggiare gli altri.

By Jacopo Cossater This entry was posted in Assaggi, Umbria | and tagged , | Scrivi un commento

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