Vitigni e vini, singolare e plurale, maiuscole e minuscole

Qualche giorno fa mi sono trovato a scrivere un breve vademecum utile ad omogeneizzare i testi di un sito a cui contribuiscono più autori. Una serie di veloci indicazioni che dovrebbero servire a dare unità e sintonia alle varie pagine. Mentre buttavo giù quelle righe pensavo che sarebbe stato utile riproporne qui una piccola parte al netto dei paragrafi meno interessanti. Sono cose che in molti danno per scontate ma che a girare per il web sembra non lo siano, non per tutti almeno.

Il vitigno per esempio va in minuscolo, sempre. L’aglianico, il nebbiolo, il sangiovese, il primitivo o il gaglioppo sono indiscutibilmente “solo” dei sostantivi maschili. Nel caso il nome del vitigno comprenda il nome di una località, solo quella andrà in maiuscolo: il nero d’Avola, il moscato di Scanzo, etc.

Altro discorso è quello dei vini e delle denominazioni di origine. Perchè se è vero che il sagrantino (l’uva) prevede il minuscolo, quando si parla del Sagrantino (di Montefalco, il vino) il maiuscolo è d’obbligo. Stesso identico discorso per l’Aglianico, sia del Vulture che un IGT Beneventano, solo per citare la prima che mi viene in mente. È questo il motivo per cui tutti i vini si scrivono in maiuscolo. Un Pinot Nero prodotto in Alto Adige non è altro che un’estensione abbreviata della denominazione stessa. In questo caso “Alto Adige Pinot Nero DOC”. Pinot Nero, appunto.

Ecco quindi aperta la parentesi relativa alle denominazioni. Questa però è la parte più facile: sempre in maiuscolo, mai al plurale. Nelle Langhe si producono i Barolo ed i Barbaresco, in provincia di Siena i Brunello di Montalcino, in provincia di Avellino i Taurasi (faccina), etc.

In attesa di scoprire l’esatta dicitura della Barbera. Femminile? Maschile? Chissà, la stessa Accademia della Crusca ne autorizza però entrambi gli usi.

Insomma: “the devil is in the details”, come sempre.

By Jacopo Cossater This entry was posted in Parlo da solo | Scrivi un commento

3 Commenti

  1. Nic Marsél
    Pubblicato il 5 marzo 2014 alle 12:43 | Permalink

    Per l’ultima questione non chiedere a Camillo Donati che s’inkazza come una iena : “a casa mia il vino è maschile e l’uva femminile e stop” :-)

    • Pubblicato il 5 marzo 2014 alle 12:45 | Permalink

      Haha, mi hai strappato una grassa risata. Me lo immagino perfettamente, con quell’accento lì. :D

  2. Pubblicato il 5 marzo 2014 alle 19:02 | Permalink

    Un ‘errore’ comunissimo che io per primo tendo a non correggere assolutamente:
    è Il Falanghina, e non La Falanghina. ;-)

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