in Assaggi, Languedoc-Roussillon

Domaine Gauby, non è solo luce

Mi spiego meglio: certo che quelli di Domaine Gauby sono vini da bere con gli occhiali da sole (cit.), ci mancherebbe. Solo ieri sera però – per la prima volta – mi sono reso conto della grande sostanza che sostiene quella luminosità. Che poi figuratevi, non era nè il (mitico) “Coume Gineste” nè il “Vieilles Vignes” bensì il più semplice “Les Calcinaires”, assemblaggio di muscat, macabeu e chardonnay trovato in carta al ristorante a circa trenta euro.

Il luogo si chiama Calce, minuscola enclave nel cuore del Roussillon, a pochi chilometri da Perpignan, diventata famosa nel mondo proprio grazie alla svolta produttiva di Gérard Gauby. Piccolo produttore che verso la fine degli anni Novanta ha iniziato lavorare in sottrazione, se si può usare questo termine, producendo vini sempre più espressivi di quel territorio forse sottovalutato un po’ da tutti. Dalla svolta prima biologica fino a quella biodinamica, dalla riduzione delle estrazioni fino alla scelta di usare contenitori per la maturazione più grandi e neutri, è strada che nel giro di pochi anni ha portato su Calce l’attenzione di tanti. Stava cambiando qualcosa.

Vini verticali, certo. Luminosissimi e profondamente minerali ma che riescono a trasmettere una generosità che è impossibile non definire come mediterranea. “Les Calcinaires”, il 2012, è vino certamente elegante ma al tempo stesso goloso, gustoso, saporito. In una parola: buono. Tutto questo grazie alla sua capacità di lavorare su una certa tridimensionalità. Lo bevi e pensi a quel suo sviluppo quasi aereo – sole, roccia e mare – poi lo ribevi e ti ritrovi in frutteto. A mangiare una mela, con gli occhiali da sole.

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Commento

  1. con un paio di amici ho visitato l’azienda circa cinque anni fa, ma dei vini non mi ricordo più tanto.
    però quello che non mi dimenticherò così presto sono tutte le b***e che ci hanno raccontate in quell’occasione. questo incontro mi ha tolto tanto la curiosità nei confronti di biodinamici, naturali e simili.
    peccato…

    • Peccato davvero, io non conosco i due Gauby (padre e figlio) ed ho sempre trovato bottiglie particolarmente significative al di là del “colore” che magari ti ha fatto allontanare dai loro vini.

  2. Capisco Armin…. Bere Gauby ad intervalli regolari di anni ti fa incappare in tutto ed il contrario di tutto…. Certo è che oggi, come forse mai prima, i suoi vini, anche i più “semplici”, ti danno la dimostrazione di saper fare vino. Verticali ma pieni in bocca, aromi essenziali ma intriganti; sempre un bel bere