in Parlo da solo

La certificazione del cambiamento?

Quest’anno niente Supertuscan. Una decisione che nella mia testa frullava già da un paio di anni (o forse addirittura da quando, una quindicina di anni fa, il collega Andreas März mi parlò di una sua analoga decisione… che ai tempi bocciai con grande e amichevole fermezza). Se sia giusto o sbagliato è difficile dirlo (toccherebbe di più a voi esprimervi), di sicuro alla base c’è un moto di “onestà” giornalistica che dovevo a me stesso e a voi lettori: a parte alcune eccezioni, che sono poi i nomi che hanno fatto la storia della tipologia, il resto dei vini negli ultimi anni era diventato sempre di più un obbligo e sempre meno un piacere. Soprattutto perché ancora prima di cominciare già sapevo cosa aspettarmi da questi vini sempre più prigionieri di sé stessi e incapaci di rinnovarsi (e la cui epopea andrebbe comunque prima o poi raccontata, con le sue vittorie e le sue sconfitte, con le sue intuizioni e i suoi errori, e soprattutto con uno sguardo il più possibile distaccato, non partigiano).

Alessandro Masnaghetti nella consueta introduzione alla panoramica dedicata ai vini del Chianti Classico, Enogea 51, novembre 2013.

Scrivi un commento

Commento