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Solforosa, solforosa, solforosa

Niente. Non se ne esce. Come già accennato qualche mese fa ormai agli occhi del grande pubblico vale il dogma secondo il quale i vini naturali sono quelli senza anidride solforosa.

Quindi il suo giudizio sul vino naturale è…

“…che uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile. Gli altri nove non sono bevibili in partenza. La fissa del naturale nasce da gruppi di appassionati più che dal grande pubblico: ma non si può pensare a un mercato composto unicamente da vini senza anidride solforosa. La trovo una discutibile astuzia di marketing”.

Così Maurizio Zanella, presidente di Cà del Bosco e del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, a proposito dei vini naturali in un’intervista di Maurizio Bertera su Linkiesta.

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Commento

  1. L’astuzia di marketing è quella di rilasciare queste dichiarazioni sfuocate, imprecise, confuse, mentendo con cognizione di causa. Il personaggio in questione non fa parte del grande pubblico e non posso immaginare che non sappia che il vino naturale non è quello senza solfiti. L’obiettivo è spostare l’attenzione su un falso problema, appunto quello dei solfiti, per mettere i bastoni tra le ruote al carro (che in prospettiva potrebbe essere quello del vincitore) sul quale non si puo’ salire.

  2. Solo chiacchiere da Bar, il signor Zanella sa benissimo come stanno le cose…
    Qui l’unico problema reale è capire, all’interno delle varie fazioni, quali sono i parametri per poter definire un vino “naturale”, per ora l’unico parametro adottato Mi sembra sia la partecipazione alle varie fiere di settore.
    A buon intenditor servirebbero più parole!

    • Beh, non solo. Ad oggi, a dieci anni di distanza dalla prima edizione di Villa Favorita, le cose sono decisamente più chiare, direi. Come già scritto rispondendo a Maurizio Gily su Facebook esiste anche una certa bibliografia relativa all’argomento i cui contributi più interessanti (opinione personale) iniziano con l’enorme lavoro divulgativo di Sandro Sangiorgi, continuano con i libri di Giovanni Bietti e finiscono, almeno in ordine cronologico, con Servabo, il libro di Simona Centi, Gianpaolo Di Gangi, Alessandro Franceschini e Maurizio Paolillo. Per non parlare dei tantissimi post che affrontano l’argomento (ce ne sono molti decisamente esaustivi, in proposito).

      Insomma, il problema a mio avviso non è la definizione ma la continua disinformazione, ed è proprio nell’assenza della solforosa ed i vini naturali che essa trova uno dei suoi apici.

  3. Purtroppo caro Jacopo le tue parole non fanno che rafforzare e dare ragione alla tesi di Zanella.
    Solo una nicchia di persone può documentarsi come tu affermi.