Più diritti (di tappo) per tutti

Alla parola “diritto di tappo” ho avuto la netta sensazione che lui proprio non sapesse di cosa io stessi parlando. “Eh – gli ho detto allora – il fatto è che noi avremmo portato una bottiglia di vino da casa e vorremmo sapere se è possibile berla qui al ristorante“. Invece niente, era conversazione a cui proprio mancava una certa linearità: “un attimo che vado a chiedere al responsabile“.

Che questo sia dialogo andato in scena in un famoso ristorante del centro di Milano è del tutto ininfluente. Il diritto di tappo, in inglese corkage fee, è pratica che in Italia proprio non riesce a sfondare. I più non sanno come reagire ed anzi, vedono il cliente che si presenta con una o più bottiglie acquistate altrove come una vera e propria minaccia al proprio portafoglio. Niente di più sbagliato, mi sento di aggiungere. Il diritto di tappo è infatti una straordinaria opportunità di contatto, di conversazione, di condivisione e, in ultima analisi, di fidelizzazione. “Buonissimo, in cantina tra l’altro ho un Barolo della stessa annata che potrebbe essere interessante aprire in parallelo“. Ma è solo un esempio e yes, it’s that simple.

Quale però la giusta cifra da far pagare a persona? Come al solito: dipende. Dall’importanza del ristorante e quindi dell’ambiente, del servizio, della cantina, etc. Girando qua e là però ho avuto l’impressione che, salvo eccezioni particolari, la media si aggiri intorno ai dieci euro per persona, o poco meno. Un incasso netto, a voler pensare alle tasche del gestore di turno, certamente maggiore rispetto alla vendita della bottiglia più economica presente in carta. Quindi, amici ristoratori: viva il diritto di tappo. Promuovetelo, segnalatelo all’interno delle vostre carte dei vini e fate sbizzarrire i vostri clienti con le loro bottiglie.

Per non parlare di quell’amico che ha scritto: “diritto di tappo: gratis, basta che ne lasciate un bicchiere per l’oste“.

Scritto da Jacopo Cossater Pubblicato in Parlo da solo | Tag: , | Commenta

24 Commenti

  1. Luca
    Pubblicato 6 settembre 2013 alle 10:04 | Link

    Sono d’accordo con te ma 10€ sono troppi. Certo dipende dal ristorante ma deve dipendere anche dalla bottiglia. Per me 6€ come media sono più che onesti. Ovviamente parlo della maggioranza dei locali che non sono di alta classe, oltre che delle tasche dei clienti che non sono spugne da strizzare. Il tutto per avere un’esperienza piacevole.

    • Pubblicato 6 settembre 2013 alle 10:07 | Link

      Hai ragione, ho segnalato come media 10 euro quando in realtà sarebbe stato più giusto scrivere 8. Diciamo chi in genere il range è 6/10 euro. Salvo eccezioni, chiaro.

  2. giovanni
    Pubblicato 6 settembre 2013 alle 11:12 | Link

    Mi sembra comunque troppo 6/10€ a persona, dovrebbe essere un contributo tipo coperto 3/5€ dato che il lavaggio del bicchiere è l’unico costo.Compensato dalla correttezza e buon senso del cliente di non andare solo a consumare i propri vini ma con un’adeguato consumo di portate e magari anche con una bottiglia aperitivo.

    • Pubblicato 6 settembre 2013 alle 11:21 | Link

      Mah. Oltre al servizio, ai bicchieri ed al loro lavaggio c’è una voce sostanziale: il mancato guadagno. Io credo che non esista una tariffa fissa, e che ogni risto davvero dovrebbe fare i calcoli per sé.

      Ecco per esempio alcuni prezzi a NY, luogo dove il corkage fee è un’istituzione (e dove varia tantissimo da tavola a tavola): http://nymag.com/restaurants/articles/02/08/winechart.htm.

  3. Naz
    Pubblicato 6 settembre 2013 alle 11:50 | Link

    Cari Signori !

    Qui in Australia si usa il corkage fee. Ma piu’ passa il tempo meno si va di moda. Adesso tanti ristoranti hanno una sera dedicato al corkage. Lunedi o Martedi con la tariffa da 15 – 25 dollari a bottiglia.

    • Pubblicato 6 settembre 2013 alle 11:52 | Link

      Ah, ecco. Proprio adesso di là, su Facebook, un’amica mi faceva notare come la cosa avrebbe più senso applicando un fee per bottiglia e non, come detto, per persona.

  4. Matteo
    Pubblicato 6 settembre 2013 alle 12:27 | Link

    Il diritto di tappo dovrebbe essere a bottiglia come in tantissimi luoghi in GB. E’ un compenso sul mancato guadagno della bottiglia, non delle pietanze. E mi pare corretto che sia calcolato sul ricarico della bottiglia di 2° fascia di prezzo presente in carta. Per intenderci: prima fascia 10-13€, seconda fascia 14-18€ prendiamo questa, a fronte di un costo medio al ristoratore di 7€ diciamo che il Fee potrebbe essere tra i 7 e i 10 €

  5. Pubblicato 6 settembre 2013 alle 14:35 | Link

    Condivido appieno la necessità di promuovere più possibile questa pratica in Italia e magari in grandi città come Milano per esempio.
    Chargiare la bottiglia piuttosto che una fee ad personam mi sembra più equo.
    Bravo Jacopo hai sviscerato un argomento davvero interessante.
    A presto
    Gabriele

  6. Pubblicato 6 settembre 2013 alle 16:39 | Link

    grande l’oste dell’ultima frase… questa si che é condivisione!!
    sulla cifra io credo possa bastare il servizio dei bicchieri e se volete lo sbattimento di stappare il vino (ma volendo posso portarmi anche il cavatappi) sul mancato guadagno sono un pò perplesso… tenendo conto delle maggiorazioni dei ristoranti (spesso importanti) credo che portandosi una bottigli da casa quello che uno risparmia nel bere probabilmente lo investe nel mangiare… come spesso in Italia, credo ci sia un problema di cultura e di avidità di certi ristoratori, più attenti a fare gli impreditori che l’oste!!

    • tiziana zetti
      Pubblicato 11 aprile 2014 alle 14:04 | Link

      tiziana zetti

    • tiziana zetti
      Pubblicato 11 aprile 2014 alle 14:15 | Link

      mi pare che nelle varie osservazioni sulla determinazione di un prezzo per tale servizio alcuni dimentichino che i costi generali di servizio e disponibilità varie legate al luogo dove questo avviene non siano solo dovuti all’impiego di un “cavatappi” o il solo lavaggio dei bicchieri.Ok per il prezzo a bottiglia ma Questo solo nel caso di un buffet in piedi diversamente il servizio credo vada pagato!!!

  7. Marco Meneghelli
    Pubblicato 9 settembre 2013 alle 01:53 | Link

    Un problema da non sottovalutare è che non tutti sanno che possono portarsi la bottiglia da casa, sarebbe giusto scrivere in modo elegante sul menu o sulla carta dei vini la possibilità di poterlo fare. C’è gente che dove lavoro io in uk, non si fa problemi a portare bottiglie di haut brion petrus o cristal delle migliori annate.
    Il mancato guadagno? dipende, c’è nel caso in cui oltre alla bottiglia portata da casa il cliente non prende nemmeno un calice di aperitivo allora si 10-12 euro (in un ristorante di alto livello), sono più che giusti.

  8. Pubblicato 9 settembre 2013 alle 21:19 | Link

    Ciao Jacopo, interessante il tuo articolo anche perchè quest’argomento sembra essere tabù in Italia mentre risulta essere assolutamente attuale all’estero. Tempo fa avevo trattato la cosa in questo post http://www.diariodivino.com/870/ dal mio piccolo spazio. Leggendo i commenti vorrei condividere con voi il mio pensiero che traggo proprio da quel post:

    “Ma è proprio su questo che volevo soffermarmi. Il BYOB ha delle norme ben precise che sono un mix tra delle pratiche ormai consolidate più qualche piccola regola che viene dettata dal singolo ristoratore. Per poter essere ammessa al risotrante, generalmente, la bottiglia dovrà:

    - Essere di pregio e valore riconosciuto

    - Non essere contemplata nella carta vini del ristorante

    - E’ ammessa una bottiglia ogni due persone

    Se poi teniamo conto che questo servizio ha un sovraprezzo da pagare, che quest’ultimo preveda addirittura cifre molto importanti (in alcuni risoranti stellati in USA si paga fino a 75 dollari!!!) e che certi ristoranti richiedono che un bicchiere spetti in assaggio al sommelier…”

    Ecco. Se BYOB deve essere vediamo di farlo come si deve, non avrebbe senso portare al ristorante la prima bottiglia che capita, quelle le ha anche il ristoratore!! Evitiamo di fare come scrissi sul mio blog in conclusione :

    “Oppure più che un rigido ed anglosassone BYOB si tratta di un casereccio PLTB (leggasi “porta la to boza”) fatto con tanta buona volonta ma forse un pò adattato alla situazione??”
    (scusate il “trentinismo”)

    Ciao a tutti

    • Pubblicato 9 settembre 2013 alle 21:25 | Link

      Grazie a te Roberto del commento. Alla fine penso che ogni ristorante sia liberissimo di applicare le regole che preferisce, spiegando in pochissime righe nella carta dei vini la propria posizione nei confronti del BYOB. E invece? Non lo fa nessuno, quello è il problema.

      A me capita spessissimo comunque. E al telefono chiedo sempre, al momento della prenotazione. E devo dire che tranne rari casi ho sempre trovato una certa disponibilità.

  9. Pubblicato 9 settembre 2013 alle 21:29 | Link

    E comunque conosco una persona che dovendo (e potendo) andare a cena al Per Se si è portato una bottiglia dall’Italia. Costo del diritto di tappo: 90 dollari, il più caro di New York.

    Ah, esiste anche una pagina wiki sull’argomento: http://nycorked.wikispaces.com/.

  10. Nic Marsél
    Pubblicato 10 settembre 2013 alle 13:18 | Link

    Io trovo il BYOB un pochino strano e non so come reagirei da ristoratore anche perchè la mia carta dei sarebbe più importante del menu’ :-)
    Vado molto raramente al ristorante (generalmente per lavoro) e mi sento in forte imbarazzo a portarmi la bottiglia, senza contare il fatto che al ristorante magari ci vado proprio per assaggiare qualcosa di nuovo.
    Per un po’ di tempo ho portato bottiglie all’enoteca con mescita di un amico, con l’obiettivo di condividerle, magari fornendo all’oste qualche nuova idea per il locale. Ovviamente solo una bottiglia ogni tanto e di particolare curiosità, “on top” di parecchie altre, bevute nella stessa occasione e regolarmente ordinate in loco. Alla lunga ho smesso perchè mi pareva di giocare a risparmiare sul conto. Forse è solo un problema mio, tant’è che l’amico enotecaro non me l’ha mai fatto notare e non mi ha mai fatto pagare un centesimo per il diritto di tappo. Molti ristoratori evidentemente non sono pronti per questo ma purtroppo nemmeno alcuni consumatori come me :-(
    Però mi capita anche di pranzare/cenare con produttori che non si fanno problemi a portarsi le proprie bottiglie e la cosa si svolge con grande naturalezza.

    • Pubblicato 10 settembre 2013 alle 16:13 | Link

      Ciao Nic e grazie mille per il lungo intervento. A me capita un po’ il contrario, ovvero di voler condividere bottiglie spesso importanti con amici senza l’onere di dover preparare una cena a casa. Certo, ormai qui in città so come muovermi e so chi si fa problemi o meno di fronte ad una bottiglia da aprire lì. Al telefono però verifico sempre e sempre insisto per pagare qualcosa in più (cosa assai difficile se il proprietario è uno che conosci bene).

      Altro discorso è se invece il ristorante non lo conosco. Lì non mi faccio alcun problema a chiedere al telefono. Considera che almeno due volte su tre non sanno proprio di cosa io stia parlando ma al tempo stesso ho sempre trovato una soluzione (anche provando altri locali fino a trovare quello giusto). Boh, fosse per me porterei il vino quasi sempre da casa a meno di sapere di andare incontro a carte dei vini che permettono scelte non banali.

      • mauro
        Pubblicato 26 settembre 2013 alle 21:35 | Link

        Ho un ristorante dove le persone si portano le loro bottiglie dalla loro cantina, bottiglie che a casa non riuscirebberero ad abbinare con il cibo.
        Il prezzo che pagano è un bicchiere di vino.
        E’ molto che faccio questa cosa ed ho bevuto dei vini grandiosi.

  11. Pubblicato 11 settembre 2013 alle 22:08 | Link

    Mi dispiace leggere solo ora questo post. Ma il mio ritardo mi permette di osservare che nessuno degli intervenuti ha citato due aspetti che sono piuttosto risolutivi. Il byob solleverebbe problematiche di ordine fiscale e soprattutto va in contrasto con la normativa haccp. In altri siti e in passato sono già state citate le questioni relative.
    http://www.intravino.com/primo-piano/portarsi-il-vino-al-ristorante-il-manuale-finalmente/

  12. Emanuele Annibali
    Pubblicato 15 settembre 2013 alle 20:17 | Link

2 Trackbacks

  1. Scritto da Il TG1 sul diritto di tappo | Enoiche illusioni il 15 settembre 2013 alle 21:40

    [...] incredibile: l’edizione delle 20.00 del TG1 di oggi ha dedicato un ampio servizio al diritto di tappo. Qui, a partire da [...]

  2. Scritto da Open door policy | Enoiche illusioni il 26 aprile 2014 alle 00:11

    [...] door policy A proposito del famoso diritto di tappo (via [...]

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