in Assaggi, Sicilia

A proposito del Vinupetra

Beh, quello che è certo è che il Vinupetra è vino che non lascia indifferenti. Impossibile infatti fare finta di niente quando lo si ha nel bicchiere tale è la sua forza, la sua intensità e la sua – se volete – impetuosa eleganza. Nerello cappuccio e nerello mascalese provenienti da un vigneto considerato come mitico, un appezzamento composto quasi esclusivamente da vigne centenarie che producono pochissimi grappoli per pianta e che Maurizio Pagano, storico collaboratore di Salvo Foti, conosce, ve lo posso garantire, a memoria, una per una. Vi ricordate? È passato poco più di un anno da quel giro in jeep che porto ancora così vivo negli occhi e nelle mani, impossibile cancellare le sensazioni date dalla tatto e dall’accarezzare quelle vigne così imponenti.

Un vino che divide? Non credo. Quello che è certo è che si tratta di bottiglia che porta con sé un sacco di Etna, e mi riferisco proprio a sensazioni olfattive che ricordano il vulcano e ad una stoffa, in bocca, che solo i grandissimi possono permettersi. Inizia sempre lento, quasi monolitico, anche il 2007 dell’altra sera. Ma con il passare dei minuti ecco fare capolino un’appassionante fusione tra toni vulcanici e linfatici per un profilo olfattivo di una classe sopraffina. In bocca poi è un mostro di complessità e tensione, ci sono acidità e sapidità mai fini a se stesse ma integrate al sapore del vino. Gustoso, vellutato, elegante. Un vino caratterizzato da un grande slancio che sempre, sempre, porta con sé una certa idea di ancestralità.

Riportatemi là, il prima possibile.

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Commento

  1. Il Vinupetra è, come gli altri due vini in cui Salvo Foti mette il suo scibile più profondo, un vino monumentale: il paradigma dell’Etna, composto di terra, fuoco e vite.
    Nei molteplici assaggi che hanno deliziato il mio ed altri palati appassionati di Nerello Mascalese (addirittura limitando l’analisi comparata ai rossi del versante settentrionale del vulcano etneo), il Vinupetra si è stagliato come il più complesso, il più potente, senza peraltro perdere alcunchè in termini di eleganza (la caratteristica principale del vitigno, non a caso il parente più prossimo, geneticamente parlando, del Pinot Nero).
    Alcuni grandi enologi si stanno cimentando da tempo in zona, spesso con risultati più che apprezzabili (penso al toscano Paolo Caciorgna), ma i vini di Salvo Foti rendono l’anima del vulcano in modo ancora ineguagliato.

  2. Se si amano i vini dei Vigneri il Vinupetra non può non piacere. Dico questo perché indubbiamente si tratta di un vino di notevole struttura, ricco, pieno, ma la Sicilia, e l’Etna in particolare, è anche questo, non siamo mica in Valle d’Aosta no? 😉
    Ad averne vini così potenti senza che diventino pesanti o privi di fascino…

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  • Dieci vini per il duemilatredici, e dieci canzoni | Enoiche illusioni 9 luglio 2013

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