in Collegamenti

Voce del verbo procrastinare (o dell’anidride solforosa)

Il bello di rimandare continuamente un post è che inevitabilmente qualcuno, ad un certo punto, lo scriverà al tuo posto. Due volte. È il caso di Alessandro Morichetti che, questa mattina, riprende un pezzo uscito qualche giorno fa sul sito di Porthos a firma del suo direttore, Sandro Sangiorgi. Eccone un brevissimo stralcio:

“Consideratelo un appello. Ormai non è più solo una moda, è un grosso equivoco, alimentato dall’ignoranza e dalla superficialità. Mi riferisco al collegamento automatico che sempre più persone fanno tra l’assenza di solforosa aggiunta e l’essenza della naturalità. Come se bastasse imbottigliare il vino senza SO2 per sdoganarsi dalla convenzione chimica e ipertecnologica e approdare nell’universo “bio” con proposte falsamente rivoluzionarie.”

Non c’è niente da aggiungere, credo.

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Commento

  1. della serie “io l’avevo detto” 🙂

    il 16 maggio (prima della pubblicazione della miniatura di Sangiorgi) commentavo così un post proprio di Morichetti (che non mi ha filato manco di striscio) : “i vini senza solfiti non sono necessariamente vini naturali. C’è molta strada da fare anche tra i semplici consumatori”

  2. Ma no, dai. Non vorrete mica rompere un giocattolino del marketing che frutterà un sacco di soldi a chi lo sta cavalcando.

  3. Come già detto su Intravino, perchè questa avversione verso chi prova a ridurre o eliminare la solforosa anche se non fa parte del club elitario dei vini “naturali”?
    Io, se fossi produttore biologico, biodinamico, naturale, etc.. sarei molto contento e orgoglioso se anche altre cantine decidono di seguire alcune pratiche che per me sono importanti.
    Invece no, subito a dar contro e fare facile ironia. Bah?

    • Ma no, Vittorio. Una generale diminuzione nell’utilizzo della solforosa non può che essere cosa buona e giusta, ci mancherebbe.

      Il fatto è che stiamo assistendo (anche) all’attuazione di modelli produttivi che al fine di non utilizzare (poca) SO2 in fase di imbottigliamento tendono a rendere tutto il processo di vinificazione assolutamente innaturale. Un esempio è il protocollo brevettato da Freewine, quello che se non sbaglio vinifica in assenza di ossigeno.

      • Non conosco il protocollo FreeWine, ma da enologo posso intuire i principi su cui si basa.
        Perchè è innaturale vinificare senza ossigeno?
        Non ci vedo nulla di male, meno ossigeno nel mosto vuol dire meno ossidazioni e quindi meno solforosa da aggiungere. Il tutto aiutato dall’uso di gas inerti come azoto, argon e anidride carbonica e tecnologie innovative (presse inertizzate, vasche e pompe adatte all’inertizzazione), che di fatto non richiedono l’uso di nessun antiossidante/additivo (o in dosi ridotte).
        Certamente si ottengono vini più “tradizionali”, soprattutto per i bianchi, rispetto ai vini “naturali” e l’uso di lieviti selezionati è quasi d’obbligo (magari per i rossi non necessario). Forse intendi questo per processo innaturale?
        Poi non è che il vino non vede mai ossigeno, ma lungo tutto il processo di vinificazione c’è un attenzione ad evitare eccessivi arieggiamenti e si tende a dosare precisamente l’ossigeno (utile soprattutto nelle prime fasi di fermentazione per la crescita dei lieviti).
        Così facendo poi si preserva un antiossidante naturale presente nell’uva: il glutatione. Il quale, rimanendo in elevate concentrazioni, garantisce al vino di preservarsi anche dopo l’apertura della bottiglia.
        Se sei interessato ti consiglio, se non lo conosci già, di parlare con Mario Pojer. un vero pioniere e innovatore in questo campo
        Ciao
        Vittorio

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  • Solforosa, solforosa, solforosa | Enoiche illusioni 27 maggio 2013

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