in Assaggi, Campionature

Assaggio di qua, assaggio di là

Finalmente un momento tranquillo, a casa. L’occasione è buona per riportare da queste parti alcuni degli assaggi delle ultime settimane in un post che stavo rimandando da qualche giorno. Da una parte bicchieri che mi hanno stupito, che non conoscevo o che comunque non assaggiavo da un po’, dall’altra bottiglie arrivate a casa per gentile iniziativa di alcune cantine (in rosso, nel testo). A queste dico: sempre grazie per la considerazione.

Valtellina Superiore Riserva DOCG Sassella “Rocce Rosse” 2001 Ar.Pe.Pe.

Difficile aggiungere qualcosa a quanto già scritto da altri a proposito di questa straordinaria cantina e di questi meravigliosi vini. Il Rocce Rosse 2001 attualmente in commercio è un monumento tanto alla Valtellina quanto al nebbiolo, un vino stupefacente per eleganza, tensione, slancio. Probabilmente il miglior nebbiolo prodotto fuori dalle Langhe abbia mai assaggiato, credo che sussurrare la parola “capolavoro” non sia affatto di troppo. Non qui, non oggi. *****

Lugana DOC “Mandolara” 2012 Le Morette

De Le Morette ho assaggiato uno spumante e due vini bianchi, tutti a base di trebbiano di Soave (o turbiana, come preferiscono chiamarlo a Peschiera del Garda, Verona). Quello che sulla carta dovrebbe essere il più semplice mi ha stupito per pulizia e freschezza, per tensione e per un piacevolissimo sfondo minerale che si è dimostrato essere vero leitmotiv di tutto l’assaggio. Da bere a sorsi generosi. ****-

Maremma Toscana DOC “Astraio” 2011 Rocca di Montemassi

Avevo già assaggiato il viogner che la famiglia Zonin produce in Toscana. Allora era la vendemmia del 2008 ed era vino che avevo trovato abbastanza nelle mie corde. Questo 2011 l’ho trovato forse non altrettanto fresco ma di certo con maggiore ritmo, come se il calore dell’annata avesse facilitato l’emergere di un certo carattere maremmano, riportando in primo piano un bell’aspetto territoriale. ***+

Trebbiano d’Abruzzo DOC Emidio Pepe 2010

Oh, ma quanto è buono? Devo dire che colpevolmente torno troppo poco spesso sui vini di Pepe. E si, faccio male. Un trebbiano, il 2010, che sa essere dannatamente abruzzese, che è caratterizzato da una beva imbarazzante, che è profondo e al tempo stesso scattante. Uno di quelli che sarà bello seguire negli anni, le sorprese sono assicurate. ****

Raboso del Piave DOC “Sangue del Diavolo” 2009 Ca’ di Rajo

Bello, il raboso. È vino che scalpita, in particolare quando non intrappolato in vinificazioni troppo costringenti. È il caso del “Sangue del Diavolo” di Ca’ di Rajo, un rosso coinvolgente e reattivo, acidità e trama tannica sono elementi che al palato creano un bel rock’n’roll grazie ad un’armonia per nulla scontata. Tra l’altro di Ca’ di Rajo, cantina in San Polo di Piave, Treviso, ho avuto modo di assaggiare diverse bottiglie, tutte caratterizzate da un bello stile e da una certa eleganza, magari ci tornerò. ***+

Brut Contadino 2010 Ciro Picariello

A proposito di vini che scalpitano, mi sono accorto di non aver dedicato mai neppure una riga al Brut Contadino di Ciro Picariello. Un metodo classico a base di fiano non sboccato e commercializzato a testa in giù. Avete presente? In questo modo il residuo rimane vicino al tappo e ognuno può scegliere se servirlo “colfòndo” o se sboccarlo à la volée. Il risultato? Roba buona, da bere a secchi. ****

Scrivi un commento

Commento

  1. Il Brut Contadino è stato assaggiato, in degustazione, sia “colfondo” che previa sboccatura: ebbene, sembrano due vini differenti, quasi antitetici, tanto è complesso e gradevole con i suoi bei lieviti e, per converso, tanto è “piatto” ed anonimo, privato della sua spina dorsale, nel secondo caso: provare per credere!

      • No voglio essere in alcun modo offensivo nei confronti di uno dei personaggi di maggiore spessore nell’areale irpino: sostengo però, in linea generale, che il Brut Contadino è anche una bella operazione di marketing (vedasi la specificità del packaging) e, più in particolare, che la scelta di spumantizzare “sur lie” dovrebbe condurre ad atteggiamenti degustativi conseguenti: quelli che lo spumante “colfòndo” lo fanno da generazioni se lo bevono bello torbido, magari agitando la boccia, altro che sboccatura!

  2. Luca Miraglia è un po’ talebano in certe circostanze ma la logica della rifermentazione in bottiglia con i lieviti e non eliminarli all’atto dello stappo.
    Io quindi il Brut contadino di Picariello lo bevo e lo consiglio di bere senza troppe manovre di eliminazione, anche per non perdere nemmeno una goccia del suo straordinario Fiano, in caso contrario può bersi anche a canna ma le sensazioni gusto-olfattive saranno sensibilmente depotenziate!!!

    • Il termine “talebano” significa, letteralmente, “colui che cerca” e si riferisce all’insegnamento di Maometto di cercare costantemente la verità; di conseguenza, in tale senso e nel mio pluridecennale percorso enoico, mi sento onorato dalla definizione di “talebano”.

  3. Bevuto sabato a pranzo Rocca de Piro 2004 di Ar.Pe.Pe., da lacrimoni!!!

    Non mi è mai capitato di bere un loro vino, anche il più fesso e non restarci male a bottiglia finita…bah sto diventando troppo vecchio e patetico???

  4. Francamente il brut di Picariello è proprio bruttino: bolla grossolana, naso di mela e poco altro. L’ho bevuto non sboccato ma mi è sembrato proprio un vino rustico.